Piante psicoattive usate tradizionalmente in Madagascar

Giorgio Samorini e Francesco Festi

Eleusis, n.s., n. 2, pp. 90-92, 1999

Con la presente nota vorremmo porre l'attenzione su un paio di piante psicoattive usate presso alcune popolazioni autoctone del Madagascar, facendo riferimento essenzialmente a un articolo di un autore francese, ignorato dalla letteratura specialista inerente i vegetali psicoattivi; anche le due specie di piante ci risultano ignote.

L'articolo, scritto da Pierre Boiteau, fu pubblicato nel 1967 nei Comptes Rendus de l'Académie des Sciences di Parigi, con il titolo "Sur deux plantes autochtones de Madagascar utilisées à la manière du Chanvre comme stupéfiant" ("Su due piante autoctone del Madagascar utilizzate nella maniera della canapa come stupefacente").

La prima pianta riportata da BOITEAU (1967) viene nominata nella lingua malgascia (dialetti merina, bezonozano e sihanaka) con il termine tsilaky e viene usata come droga psicoattiva soprattutto nella regione orientale dell'Imerina (sotto-prefetture di Manjakandriana e Anjozorobe), nella regione dei Bezanozano e nella regione orientale del lago Alaotra.

La pianta è stata identificata come Lycopodium gnidioides L., della famiglia delle Lycopodiaceae. Essa sembra essere piuttosto comune in quelle regioni; cresce come epifita sui tronchi degli alberi nelle foreste, a un'altitudine di 1000-1500 m.

La pianta viene raccolta e seccata all'ombra; possiede un odore aromatico e un sapore amaro. Gli indigeni la fumano, ottenendo in tal modo una "ebbrezza accompagnata da allucinazioni oniriche che ricordano quelle provocate dalla canapa indiana" (BOITEAU 1967).

Numerose specie di licopodio sono considerate tossiche. CHRISTIAN RÄTSCH (1998) ha recentemente posto l'attenzione su alcune specie dalle sospette proprietà psicoattive. Nel curanderismo nord-peruviano vengono impiegate dai guaritori parecchie specie di licopodio come farmaci, amuleti vegetali e additivi nella bevanda di San Pedro (Trichocereus pachanoi). Forse il Lycopodium sp. aumenta anche la psicoattività della bevanda di San Pedro.

Un raccoglitore-venditore di piante di Trujillo riferì di una specie di licopodio che veniva utilizzata per migliorare la "vista visionaria". Un raccoglitore-venditore di piante al "mercato delle streghe" di Chiclayo riferiva nel giugno 1997 che il condoro, che Rätsch determinò come L. magellanicum, ha effetti psicoattivi, specialmente in associazione con Trichocereus pachanoi.
Forse anche in Cile è conosciuto un impiego psicoattivo dei Licopodi o questi possono essere stati un tempo utilizzati come tali (RÄTSCH 1998).

Lycopodium clavatum L. e altre specie di Licopodio spontanee in Europa sono popolarmente conosciute con diversi nomi, che indicano un antico impiego in rituali pagani e presentano una forte associazione con le streghe: erba, farina o polvere degli spiriti o delle streghe; muschio dei serpenti, artiglio del diavolo, cenere del diavolo, inquietudine. Le spore vengono chiamate farina delle streghe, farina degli spiriti o polvere di fulmine, di strame o di muschio (RÄTSCH 1998).

Le plantule di L. clavatum sono state utilizzate in Europa sin dall'antichità come stomachiche e diuretiche; impiegate anche nella cura del reumatismo articolare e dei disturbi epatici e vescicali, l'azione diuretica pare essere dovuta alla presenza di alcaloidi. L'infuso è per questo fortemente tossico e la sua azione è analoga a quella della coniina (NEGRI 1979).

Nelle Indie Orientali L. phlegmaria L. e L. hygrometricum L. sono considerate afrodisiaci. Nelle Indie Occidentali L. cernuum L. è usata come diuretico e considerata specifica per il trattamento di certe forme di dissenteria. Diverse specie di Lycopodium producono un folto gruppo di alcaloidi, fra cui annotina, nicotina, lycoclavina, lycopodina e clavatossina (WILLAMAN & LI 1970).

La seconda pianta riportata da Boiteau è nota con i nomi di riadiatra in lingua betsileo e di maharaoka in lingua bara. E' usata per i suoi effetti psicoattivi soprattutto nel territorio dei Bara, nei dintorni di Betroka, Ivohibe e fin verso Beraketa.

La pianta è stata identificata dai botanici come Myrothamnus moschatus (Baillon) Niedenzu (sin. Myosurandra moschata Baillon), della famiglia delle Myrothamnaceae. E' una pianta suffrutescente che raggiunge l'altezza di 40-50 cm e allo stato fresco emana un forte odore balsamico gradevole. Cresce sulle rocce.

Boiteau riporta: "In questa regione dove accadono ogni anno dei violenti incendi delle praterie, anche la vegetazione delle rocce è spesso toccata dalle fiamme e si secca. E' in questo stato che la pianta viene raccolta e fumata. E' meno aromatica che allo stato fresco, ma conserva tuttavia un odore caratteristico. L'ebbrezza provocata da questo Myrothamnus è considerata di tipo esilarante, che provoca, soprattutto al suo inizio, degli accessi di risa irrefrenabili. Ma colui che fuma la pianta abitualmente, non tarda a divenire taciturno, a isolarsi in un autismo sempre più forte, sino a poter raggiungere un aspetto schizofrenoide e a manifestare una irritazione anormale, che può degenerare poco a poco in temibili accessi di violenza" (BOITEAU 1967).

Nel Tanganika, il frutto della congenere M. flabellifolia Welw. - nota pianta medicinale usata in diverse regioni dell'Africa Boreale - viene fumato assieme al tabacco o da solo come suo sostituto (WATT & BREYER-BRANDWIJK 1962).

Ricordiamo che in Madagascar viene utilizzata da molto tempo anche la canapa indiana (Cannabis). La presenza di questa pianta, chiamata in lingua malgascia rongony - o, seguendo LOUIS LEWIN (1981:142), vongony - è registrata a partire dagli anni '20 di questo secolo, ma la sua introduzione nell'isola può facilmente risalire a molto tempo prima.


Bibliografia
BOITEAU P. 1967. "Sur deux plantes autochtones de Madagascar utilisées à la manière du Chanvre comme stupéfiant" Comptes Rendus de l'Académie des Sciences, sér. D, 264: 41-42.

LEWIN L. 1981 (1924). Phantastika. [3 vols.] Savelli, Milano.

NEGRI G. 1979 Nuovo erbario figurato. Hoepli, Milano.

RÄTSCH C. 1998. Enzyklopädie der psychoaktiven Pflanzen. AT Verlag, Aarau, Switzerland.

WATT J.M. & M.G. BREYER-BRANDWIJK 1962. Medicinal and Poisonous Plants of Southern and Eastern Africa. Livingstone, Edinburg & London.

WILLAMAN J.J. & H.-L. LI 1970. Alkaloid-Bearing Plants and Their Contained Alkaloids. Lloydia, Suppl. vol. 33.