Sullo stato attuale della conoscenza dei Basidiomiceti psicotropi italiani

Giorgio Samorini

Annali del Museo Civico di Rovereto
vol. 5, pp. 167-184, 1989

Immagini allegate:   Figura 1   Figura 2   Figura 3


Abstract - The state of research on Italian psychotropic Basydiomycetes.
The Author is presenting an up-to-date chemotassonomic study regarding Italian psychotropic Basydiomicetes. The argument includes suspected specie in order to outline future research in this field.
Key words: Psychotropic mushrooms, Chemotaxonomy.
Riassunto - L'Autore presenta un quadro aggiornato delle conoscenze ad indirizzo chimio-tassonomico sui Basidiomiceti psicotropi italiani. La discussione viene estesa a specie sospette, al fine di delineare le future ricerche sul campo.
Parole chiave: Funghi psicotropi, Chimiotassonomia.


Premessa

In questi ultimi decenni si è sempre più sviluppata la ricerca biochimica nel campo dei funghi "allucinogeni", o meglio ad azione psicotropa sull'uomo. Si è cosi visto come numerosi miceti siano in grado di metabolizzare sostanze chimiche, per lo più alcaloidi, note per le loro proprietà di agire sul sistema nervoso centrale umano; alcuni di questi principi attivi sono prodotti anche da piante superiori dotate di riconosciute proprietà psicotrope.

Oltre alla nota Amanita muscaria e specie affini, vi sono specie delle famiglie delle Bolbitiaceae, Coprinaceae, Cortinariaceae, Pluteaceae e Strophariaceae producenti psilocibina/psilocina ed affini composti indolici psicotropi. La Psilocybe semilanceata è una delle specie più ricche in principi attivi ed anche la maggiormente diffusa nei territori europei.

Altre specie potenzialmente psicotrope appartengono ai generi Gymnopilus e Polyporus, essendo produttrici di derivati dello stirilpirone; recente è la scoperta di alcaloidi beta-carbolinici prodotti dal Cortinarius infractus, mentre vi sono più dati che fanno sospettare un potere psicotropo della Mycena pura (fam. Tnricholomaceae) e di altre congeneri.

Considerata la scarsa documentazione riguardo il territorio italiano, si intende qui fornire un quadro il più possibile aggiornato delle conoscenze ad indirizzo chimio-tassonomico sui Basidiomiceti psicotropi reperibili nel nostro territorio (per la bibliografia italiana a riguardo vedi BALDRATI 1984-85; CERUTI et al., 1972; CORNACCHIA et al., 1980; D'ANTUONO & T0MA5I, 1988; FESTI, 1985; FIUSSELLO et al., 1972a e 1972b; GITTI et al., 1983; SAM0RINI, 1988; TOMASI & ARIETTI, 1968). La discussione viene estesa a specie sospette non ancora soggette ad analisi biochimiche e farmacologiche, delineando dunque gli indirizzi futuri di ricerca sul campo.


Distribuzione chimio-tassonomica delle specie

I miceti psicotropi sono diffusi in svariati ecosistemi, da quelli alpini sino alle zone di pianura.

Nei boschi di abeti, pini, lanci, betulle, e talora fino alla zona del castagno, evidente è la presenza dell'Amanita muscaria L. ex Fr., l'agarico allucinogeno per eccellenza (il fly-agaric degli inglesi), il cui rapporto con l'uomo, sia dal punto di vista del suo utilizzo sciamanico-religioso che da quello tossico-farmacologico, ha lasciato testimonianze datanti il loro inizio nella preistoria umana di differenti zone del globo (FERICGLA, 1985; WASSON, 1968, 1979a, 1979b).

Ma l'A. muscaria non è sempre e ovunque dotata dei medesimi effetti sub l'uomo. Pur essendo distribuita in larghe fasce del globo, vi sono zone settentrionali, quali il territorio siberiano, ove essa è dotata di notevoli proprietà psicotrope, mentre in altre zone tali effetti, in particolare se trattata, sono pressoché nulli. Questo ultimo è il caso di varie zone del territorio italiano.

CAVARA (1897) ne riferisce l'uso in alcune zone della Toscana a seguito di un lungo trattamento. Pure GIACOMINI (1947) riporta il suo utilizzo culinario nel bresciano previ semplici trattamenti. Lo stesso Autore riferisce che durante la seconda guerra mondiale i soldati italiani ne mangiavano spesso senza inconvenienti.

Taluni affermano che le sue proprietà psicotrope si attenuino con l'altitudine (FESTI & BIANCHI, in pubbl.), ma questo non e l'unico fattore ad influire sul suo potenziale psicotropo. È probabile anche che nella medesima stagione i successivi momenti di fruttificazione dell'A. muscaria comportino significative differenze quantitative e qualitative dei suoi principi attivi. Inoltre, la diversità degli effetti sull'uomo dipende dallo stato psico-fisico al momento dell'ingestione, fattore caratteristico e determinante sugli effetti delle sostanze psicotrope in genere.

V'è infine da tener conto, dal punto di vista chimio-tassonomico, del fatto che vengono solitamente distinte differenti varietà o forme dell'A. muscaria, quali: aemilii Riel, regalis Fr., formosa Pers., aurelia Kalch. (MERLO & TRAVERSO, 1983).

Negli stessi boschi ove cresce l'A. muscaria ritroviamo altre specie dello stesso genere dotate di affini proprietà psicotrope. L'A. pantherina DC. ex Fr., con la sua varietà abietum Gill., considerata tassonomicamente vicina alla muscaria, è dotata di un potere psicotropo più potente ed anche più violento.

L'A. gemmata (Fr.) Gill. (= A. junquillea Quél.), rara in certe regioni, predilige i terreni sabbiosi o calcarei dei caldi boschi di latifoglie e di conifere; produce in alcuni casi alcaloidi isossazolici.

Taluni autori ritengono che la "vera" A. gemmata sia priva di p.a., mentre l'apparente ibrido designato provvisoriamente come A. gemmata-pantherina possa essere differenziato dalla A. gemmata solo per la presenza di p.a. (BENEDICT, 1970).

Ricordiamo, inoltre, che è stata registrata la presenza di composti isossazolico-simili non meglio identificati, in campioni americani di A. solitaria (Fr.) Secr. (= A. strobiliformis (Vitt.) Quél.) (BENEDICT et al., 1966), nota ma rara specie considerata generalmente edule. (CHILTON & OTT, 1976, in carpoforii giapponesi ritengono di aver rinvenuta la presenza di acido ibotenico).

Accanto all'acido ibotenico e al muscimolo, i due derivati isossazolici considerati i responsabili principali degli effetti psicotropi di queste specie di funghi, nell'A. muscaria è stato ritrovato, sebbene in tracce, l'acido carbossilico metiltetraidrocarbolino (MTC), anch'esso probabilmente dotato, come altri e affini derivati beta-carbolinici, di proprietà psicotrope (SCHULTES & HOFMANN, 1983), mentre nelle A. pantherina e A. gemmata è stata riscontrata la presenza degli acidi stizolobico e stizolobinico (CHILTON & QTT, 1976), le cui attività farmacologiche sono tuttora sconosciute.

Infine, sempre nell'A. muscaria e stato isolato un derivato aminoacidico, l'(-)-R-4-idrossi-pirrolidone-(2), il quale sembra avere un azione narcotico-resistente (SCHULTES & HOFMANN, 1983).

Altre due Amanite affini chimio-tassonomicamente fra loro, ma producenti un differente gruppo di principi attivi, sono l'A. citrina Schaeff. ex Roques e l'A. porphyria (A. & S. ex Fr.) Secr.

La prima è comune nei boschi di latifoglia e di conifere lungo tutti i versanti alpini e quelli appenninici. Cresce a piccole famiglie di individui più o meno distanziati; per il suo caratteristico colore giallo citrino è stata a volte fatalmente confusa con l'A. phalloides e quindi a questa, in passato, erroneamente associata dal punto di vista tossicologico.

In effetti può succedere, specie in condizioni di elevata umidità, di ritrovare carpofori di A. citrina con una tinta verdastra, una delle tonalità dominanti nell'A. phalloides. Sono anche state descritte differenti varietà della stessa A. citrina, quali le var. mappa ed alba e la varietà alba forma glabra, totalmente bianca e col cappello del tutto privo delle caratteristiche placche, rimanenze del velo generale (PARROT, 1960), forse non sempre giustificate sul piano tassonomico. L'A. porphyria, meno comune della precedente, è una specie isolata dei boschi di aghifoglie.

Per questi due funghi i pareni sulle loro proprietà psicotrope sono discordi: sebbene più autori (ARIETTI & TOMASI, 1975; HEIM, 1978; PHILLIPS, 1985) considerino l'A. citrina innocua o addirittura edule, riabilitandola dunque rispetto a precedenti allarmismi, analisi chimiche (ANDARY et al., 1978; PÉREZ-SILVA E. et al., 1983; STIJVE T., 1979; TYLER & GROGER, 1964) hanno mostrato come questo fungo sia produttore di alcaloidi triptaminici, in particolare derivati del DMT (dimetiltriptamina), bufotenina compresa, già noti per le loro proprietà psicotrope poiché prodotti anche da piante superiori della famiglia delle leguminose (genere Anadenanthera), utilizzate da alcune tribù di Indiani del Sud America al fine di produrre visioni ed allucinazioni (SCHULTES & HOFMANN, 1983).

V'è da tener conto del fatto che gli individui di queste tribù introducono nel loro corpo la droga preparata con queste piante mediante inalazioni (snuffs), e che i relativi principi attivi si manifestano probabilmente solo per via nasale; ciò può essere la causa per cui la A. citrina e l'A. porphyria sono considerate eduli o innocue. Il loro potere psicotropo potrebbe manifestarsi solo inalando o fumando i carpofori secchi polverizzati (BENEDICT, 1972).

Su legno di faggio, ontano e salice cresce un interessante fungo psicotropo, il Pluteus salicinus (Pers. ex Fr.) Quél., della famiglia delle Pluteaceae. Considerata specie rara in Italia, produce in significative quantità psilocibina e psilocina (HOILAND et al., 1984; SAUPE, 1981; STIJVE & BONNARD, 1986), ed è dotata del viraggio blu-verdastro della canne alla rottura o al tocco, caratteristico dei funghi psilocibinici. Singer (1956) ne descrive una varietà achloes, la quale differisce dalla specie tipo per essere priva proprio del viraggio bluastro della canne; è da supporre che tale differenza rispecchi a livello biochimico la capacità o meno da parte del fungo di metabolizzane il gruppo indolico psilocibinico.

In un recente lavoro (GITTI et al., 1983), in base ad un sillogismo chimiotassonomico già utilizzato positivamente in precedenza, è stata posta l'attenzione sul Pl. cyanopus (Quél.) Métr., anch'esso bluificante al tocco o alla rottura e la cui presenza nel Trentino venne registrata dal Saccando (1915).

Continuando a focalizzane l'osservazione nei boschi, su ceppaie di latifoglia e di conifere è possibile ritrovare, in maniera isolata o cespitosa, il Gymnopilus spectabilis (Fr.) A. H. Smith (= Pholiota spectabilis) (fam. Cortinariaceae), le cui proprietà psicotrope, tuttavia, sono state riscontrate su campioni non europei.

In campioni nordamericani e giapponesi è stata accentata la presenza, oltre che di psilocibina (HATFIELD et al., 1978), anche di bis-noriangonina (HATFIELD & BRADY 1968), un derivato dello stirilpirone affine a quelli presenti nelle radici del Piper methysticum Forst. (fam. Piperaceae), arbusto perenne delle isole del Pacifico meridionale, la cui radice viene da tempo utilizzata dalle tribù indigene per scopi magico-religiosi (HOLMES, 1979; Q'HARA et al., 1965).

La psilocibina è stata riscontrata pure nelle specie europee G. liquiritiae (Pers. ex Fr.) Karst. (HATFIELD et al., 1978) e G. purpuratus (Cook & Mass.) Sing. (GARTZ, 1989; KREISEL & LINDEQUIST, 1988), mentre derivati dello stirilpirone sono stati ritrovati in ulteriori specie di Gymnopilus nordamericane (HATFIELD & BRADY, 1971).

Il G. spectabilis ha causato diverse intossicazioni di natura psicotropa sia in Nordamerica che in Giappone (BUCK, 1967; ROMAGNESI, 1964; WALTERS, 1965), mentre in Europa viene considerato innocuo, sebbene non edule per il suo sapone amano. V'è da ricordare, ancona, che da questo fungo sono stati recentemente isolati nuovi composti non azotati (della classe dei poliisoprenepolioli), le cui proprietà farmacologiche non sono ancona state studiate (AOYAGI et al., 1983; NOZOE et al., 1983a e 1983b).

Da più autori (ARIETTI & TOMASI, 1975; HEIM, 1978; GIACOMONI, 1984) è stata posta l'attenzione su Mycena pura Pers. ex Fr., fungo dei sottoboschi comune in Italia, dal caratteristico odore di ravanello o patata. Dai più considerato commestibile, altri, in base ad esperienze personali, ritengono sia dotato di incostanti proprietà psicotrope. Ricordiamo che sono riconosciute diverse entità della Mycena pura, quali le forme alba Gill., lutea Secr., multicolor Bres., e la var. rosea Schum (KUHNER, 1938), ed è dunque possibile, come in altri casi sopra citati, che le differenze fra la specie tipo e le sue varietà si rispecchiano a livello biochimico nella capacità o meno di metabolizzare i principi attivi.

Analisi chimiche hanno mostrato la presenza, in carpofori secchi di M. pura, di derivati indolici ed altri alcaloidi non meglio identificati (HEIM, 1978), oltre che di piccole quantità di muscarina (STADELMANN et al., 1976).

Sorprendente è la recente identificazione di composti psilocibinici in alcune specie boschive del genere Inocybe (fam. Cortinariaceae) (STIJVE et al., 1985; SEMERDZIEVA et al., 1986), poiché mostra come la ricerca sui funghi psicotropi non sia affatto esaurita, e come i principi attivi di natura indolica possano essere riprodotti in ampi spettri habitativi e tassonomici.

La Inocybe corydalina Quél., caratteristica dei terreni boschivi calcarei, l'I. haemacta Berk. et Br., nei boschi di latifoglie, e l'I. tricolor Kuhn., considerate in precedenza sospette a causa della loro appartenenza ad un genere ove varie specie sono produttrici di muscarina, hanno invece rivelato la presenza di psilocibina e beocistina, e non quella di muscarina.

Uscendo dai boschi e dirigendosi verso le zone erbose e di pascolo, in particolare quelle di media-alta montagna (800-2000 m s.l.m.), si riscontra la presenza di un importante gruppo di funghi psilocibinici appartenenti ai generi Psilocybe e Panaeolus. Rimandando l'interessato ai lavori di Roger Heim & C. (HEIM, 1967; HEIM & WASSON, 1959) quale base di studio su questi funghi allucinogeni dal punto di vista chimio-fanmacologico, culturale ed etnomicologico, volgiamo l'attenzione alle specie presenti nel territorio italiano.

La presenza della Psilocybe semilanceata (Fr.) Quél. venne inizialmente segnalata da Bresadola nella provincia di Trento (1927); in seguito e stata raccolta nel torinese (FIUSSELL0 & CERUTI SCURTI, 1972), e recentemente ne abbiamo registrata la presenza nelle province di Brescia, Bergamo e Sondrio (GITTI et al., 1983; SAMORINI, 1988). Inoltre, notizia registrata qui per la prima volta, abbiamo rinvenute sue stazioni in più luoghi del crinale appenninico tosco-emiliano (province di Modena, Bologna, Firenze).

La Ps. semilanceata appartiene, secondo Heim (1967), alla sezione Caerulescentes, ovvero alla stessa sezione alla quale appartengono le potenti Psilocybe messicane, utilizzate dagli Indios per scopi religiosi e/o magico-terapeutici.

Guzmàn, il quale ha pubblicato uno studio monografico sulle Psilocybe di tutto il mondo (1983), modificando non poco le vecchie tassonomie, pone invece questo fungo nella nuova sezione Semilanceateae Guz.

Fungo di piccola taglia, dalla caratteristica papilla nella parte superiore del cappello e con un'accentuata bluificazione al tocco del gambo, predilige i prati ed i pascoli estivi di alta montagna, in luoghi umidi ed assolati; gregario, su terreno acido e preferibilmente smosso (lungo i bordi dei sentieri o su terreno scosceso), è spesso in associazione con ciuffi della graminacea Deschampsia caespitosa (L.) P. B.

Specie europea e nordamericana, negli instabili periodi autunnali (ma abbiamo riscontrato suoi conti periodi di fruttificazione anche in maggio-luglio) è comune nei paesi nordici e attualmente utilizzato a scopo ricreazionale presso certi strati giovanili, in particolare in Inghilterra e nei paesi Scandinavi, così come in alcuni stati dell'America del Nord (GUZMÀN et al., 1976; HOILAND et al., 1984; HYDE et al., 1978; SAMORINI & FESTI, 1988).

Diverse analisi chimiche hanno mostrato la costante e ricca presenza nei carpofori di Ps. semilanceata di psilocibina, psilocina e beocistina, con un grado di concentrazione dello 0,25-0,40% nei carpofori secchi (BEUG & BIGWOOD, 1982; GARTZ, 1985; HEIM, 1971; HOFMANN et al., 1963; MANTLE & WAIGH, 1969; REPKE & LESLIE, 1977; WHITE, 1969).

Accanto a questa specie troviamo la Ps. callosa (Fr. ex Fr) Quél., confondibile per le molte affinità con la precedente; le principali differenze consistono nella papilla pileica assente o più piccola e nelle minori dimensioni delle spore. Possiede le medesime proprietà psicotrope della precedente e la si ritrova spesso frammischiata a questa, sia nei campioni di erbario che nell'utilizzo ricreazionale (OTT, 1979).

Ai margini dei boschi di conifere montane o sugli spazi aperti fra gli alberi (radure), su suolo sabbioso, è rinvenibile la Ps. montana (Pers. ex. Fr.) Kummer. E' noto l'utilizzo di questa specie a scopo ricreazionale in Inghilterra, nonostante il minore potere psicotropo rispetto alle specie precedenti; ciò è apparentemente in contraddizione con le analisi chimiche effettuate su diversi campioni europei e americani, i quali non hanno rivelato tracce di composti psilocibinici.

D'altronde, è stata riscontrata una significativa quantità di un alcaloide indolico sconosciuto, potendo forse questo giocare un ruolo chiave nelle proprietà psicotrope, da più parti acclamate, della Ps. montana (BEUG & BIGWOOD, 1982; COOPER, 1980; MARGOT & WATLING, 1981).

Poniamo l'attenzione anche su Ps. rhombispora (Britz) Sacc. (= Ps. phyllogena (Peck.) Peck., secondo Guzmàn), i cui habitat preferiti sono i terreni erbosi dei boschi aperti di conifere e di latifoglie, su foglie e rametti in decomposizione, così come su muschi per lo più del genere Sphagnum. In alcuni casi la base del gambo presenta delle colorazioni blu-verdastre, e probabilmente si tratta di un fungo dotato incostantemente di proprietà psicotrope, pur non essendo state ancona svolte delle precise indagini chimio-farmacologiche.

Le stesse condizioni valgono per la Ps. crobula (Fr.) M. Lge. ex Sing., altra specie europea, dei boschi aperti decidui e più raramente di conifere, anch'essa in più casi presentante sfumature blu-verdastre sul gambo.

Pressoché nulla è la conoscenza tossicologica delle specie Ps. inquilina (Fr. ex Fr.) Bres., Ps. tenax (Fr.) Kuhn. & Rom. e Ps. physaloides (Bull. ex Mérat) Quél., infrequenti ma non nane nei sottoboschi aperti di conifere dei versanti appenninici ed alpini, più caratteristicamente associate a ramoscelli, foglie ed altro materiale organico in decomposizione.

Analisi chimiche hanno mostrato la presenza, in campioni europei di Ps. inquilina, di una significativa quantità di un composto indolico sconosciuto (MARGOT & WATLING, 1981), mentre la ricerca dei composti psilocibinici in campioni americani è risultata negativa (BEUG & BIGWOOD, 1982).

Funghi di dubbio potere psicotropo, così come di contrastata posizione tassonomica, sono le Psilocybe stercorali, specie da non confondere con la comunissima Stropharia semiglobata (Fr.) Quél., ubiquitaria sugli sterchi bovini ed equini, dotata di un più o meno evidente anello sul gambo e la cui innocuità dal punto di vista psicotropo è stata ripetutamente accentata (secondo Heim, tuttavia, la varietà mamiilata può in alcuni casi manifestarsi come psicotropa (HEIM, 1971), mentre, in base ad autosperimentazioni indipendenti dell'Autore e di Giacomoni (1985), parrebbe essere dotata di un blando effetto psicodislettico).

Le due Psilocybe stercorali più comuni sono la Ps. coprophila (Bull. ex Fr.) Kummer e la Ps. merdaria (Fr) Ricken, la prima con tonalità rossastre sul cappello, la si trova soprattutto in pianura, la seconda con tonalità del cappello giallo-olivastre, più comune sui pascoli montani.

Entrambe crescono in maniera piuttosto gregaria, in zone soleggiate ed erbose. Sebbene nessuna delle due specie sia dotata del fattore di bluificazione al tocco caratteristico delle Psilocybe psicotrope, la Ps. coprophila ha mostrato produrre in alcuni casi psilocibina (GUZMÀN, 1983; STAMETS, 1978). Inoltre, è noto il suo utilizzo a scopo ricreazionale in Inghilterra (Ott, 1979).

La Ps. merdaria, considerata per lo più innocua, potrebbe verosimilmente non essere dotata di alcuna proprietà psicotropa, visti i risultati negativi di analisi chimiche eseguite a tal riguardo (campioni di Ps. montana e Ps. merdaria sono stati analizzati in Norvegia da HOILAND K., 1978, citato in GUZMÀN, 1979).

Rimangono da citare, infine, alcune altre Psilocybe di accertate proprietà psicotrope le quali, pur non essendo segnalata la loro presenza in Italia, hanno come area di diffusione i territori montuosi nord- e centro-europei:

la Ps. fimetaria (Orton) Watl., specie stercorale bluificante affine alla semilanceata, provvista di un tenue anello sul gambo e che riteniamo di aver individuata in nane stazioni appenniniche, inizialmente interpretata quale forma stercorale (accidentale) della Ps. semilanceata. Secondo i moderni studi monografici di Guzmàn (1983), si tratterebbe invece di una specie distinta, che lo stesso Autore ha trovato frammischiata o definita come Ps. semilanceata in più campioni di erbario europei. Un altro fattore macroscopico distintivo fra le due specie è l'attenuazione o addirittura la mancanza, nella Ps. fimetaria, dell'umbonatura e/o papilla sul cappello.

La Ps. cyanescens Wakef., comune nei paesi nordici, sembra sia stata raramente individuata anche sull'arco alpino, ma la confusione tassonomica che continua a persistere attorno a questo fungo, o meglio gruppo di funghi nettamente bluificanti (basti ricordare che fra le sole Psilocybe sono state nominate con lo stesso termine "cyanescens" ben tre entità distinte), non ci ha ancona permesso di inquadrare i pochi campioni fortemente cianescenti rinvenuti in habitat praticoli alpini.

Nelle zone erbose e di pascolo, accanto alle varie Psilocybe sopra citate e con habitat più o meno legati a substrati stercorali, si rinvengono frequentemente alcune specie di Panaeolus (fam. Coprinaceae), nel cui genere, estesamente studiato da Ola'h (1969), taluni autori fanno confluire affini ma distinti generi: Panaeolus, Panaeolina, Anellaria, Copelandia. In particolare, questo ultimo genere è stato ultimamente ridefinito e distinto dal genere Panaeolus ad opera di autori americani (WEEKS et al., 1979).

Per quanto riguarda le specie del nostro territorio, v'è da citare in primo luogo il Panaeolus subbalteatus Benk. & Br. (un tempo definito come Pan. venenosus Murr), ubiquitario, più o meno associato a materiale stercorale, ma anche nascosto nell'erba alta delle zone più umide dei prati e dei pascoli; gregario, a piccoli gruppi, lo si riscontra a tutte le altitudini possibili così come in pianura.

Le sue costanti proprietà psicotrope sono state accentate anche da autori italiani (CERUTI SCURTI et al., 1972; FIUSSELLO & CERUTI SCURTI, 1972b), e in più casi ha dato luogo ad accidentali o volontarie intossicazioni di natura psicotropa (MURRIL, 1916; POLLOCK, 1976; WATLING, 1977).

Il Pan. ater (Lge.) Kuhn. & Romagn., anch'esso praticolo o coprofilo, ma meno comune del precedente, cresce a piccoli gruppi o isolato e predilige le zone montuose.
Abbiamo riscontrata la sua presenza in rare stazioni dell'arco alpino e di quello appenninico e produce composti psilocibinici (OLA'H, 1979).

In habitat praticoli (non stercorali) si ritrova il Pan. foenisecii (Fr) Kuhn.; ubiquitario, ama nascondersi fra le alte e umide erbe dei prati in piccoli gruppi. A causa della particolare tinta bruno-cioccolata delle sue lamelle (privo dunque delle tinte nerastre tipiche delle lamelle degli altri Panaeolus), e della caratteristica rugosità delle sue spore, Maire creò il genere Panaeolina, costituito dall'unica specie Panaeolina foenisecii (Pens. ex Fr) Mre. Attualmente esso viene dai più considerato un Panaeolus (OLA'H, 1968, lo incluse nel sotto-genere degli Pseudo Panaeolus).

Riguardo alle sue proprietà psicotrope è da considerare un fungo "psilocibinico-latente", ovvero inconstantemente produttore dei p.a. psilocibinici, dipendendo ciò da fattori non ancona chiariti; è tuttavia da ritenere, come già proposto in altra sede (GITTI et al., 1983), che la differente distribuzione geografica della specie (ove intervengono variabili quali l'altitudine ed il tipo di terreno) comporti una differenziazione nella biosintesi degli alcaloidi del fungo.

Ricordo a tal proposito che psilocibina, psilocina e beocistina, fanno parte di un gruppo ben più numeroso di alcaloidi prodotti da questi funghi: essi non sono altro che i prodotti finali di una lunga catena metabolica (pathway) o, più probabilmente, di una "griglia di possibilità metaboliche" (REPKE et al., 1977), sulle quali possono influire le variabili geografico-pedologiche menzionate.

Così, campioni di Pan. foenisecii raccolti nel torinese hanno mostrato in maniera incostante la presenza della sola psilocibina (FIUSSELLO & CERUTI SCURTI, 1972b), e ciò in accordo con le analisi di altri autori (OLA'H, 1970; ROBBERS et al., 1969). Sono anche ultimamente stati registrati casi di intossicazioni psicotrope con questo fungo in Inghilterra (COOLES, 1980).

Altri Panaeolus psilocibinico-latenti sono i Pan. campanulatus (Fr.) Quél., Pan. sphinctrinus (Fr.) Quél., Pan. fimicola Fr. e Pan. retirugis Fr.; questo ultimo si presenta in maniera più isolata delle altre.

Da notare il fatto che i Pan. campanulatus e retirugis, considerate in precedenza specie non-psilocibiniche, hanno mostrato di produrre psilocibina, sebbene in maniera incostante, in campioni raccolti proprio in territorio italiano, nel torinese (FIUSSELLO & CERUTI SCURTI, 1972a e 1972b) e devono dunque essere ora viste come specie psilocibinico-latenti.

Da taluni autori viene anche riportato l'impiego dei Pan. campanulatus e sphinctrinus in alcuni stati del Nord America a scopo ricreazionale, - mediante massicce ingestioni di carpofori (GUZMÀN et al., 1976; POLLOCK, 1976).

Il Pan. semiovatus (Fr.) Lund. & Nann. (= Anellaria semiovata (Fr. ex Sow.) Pearson & Dennis), comune fungo stenconale considerato il "gigante" fra i Panaeolus, ha mostrato in un singolo caso, fra le varie analisi effettuate, contenere psilocibina (STAMETS, 1978).

Ricordiamo, infine, il Panaeolus (Copelandia) cyanescens Berk. & Br., fungo stercorale nettamente bluificante, non europeo ma eccezionalmente rinvenuto in Francia (ove fu causa di una nota intossicazione collettiva a Ménton), su sterchi di cavalli da corsa importati da zone tropicali (HEIM et al., 1966).

Anche questa specie e stata ritrovata da Fiussello nel territorio del torinese e le relative analisi chimiche hanno mostrato che essa produce costantemente significative quantità di psilocibina. Confermata dunque la sua presenza in territorio italiano (FIUSSELLO & CERUTI SCURTI, 1972b), non è da escludere che questa vada oltre l'eccezionalità supposta, e che il fungo abbia trovato nei pascoli equini una sua più ampia diffusione.


Specie sospette

Indichiamo ora quelle specie di Basidiomiceti alle quali è stata a volte attribuita una qualche proprietà psicotropa, sia in base a casi tossicologici registrati, che ad analisi chimiche non meglio approfondite; in questa stessa sede vengono pure indicate per la prima volta specie non sospettate in precedenza e per lo più, vista la loro piccolezza o rarità, considerate "insignificanti" dal punto di vista della loro commestibilità.

Troppo spesso sotto questo termine si cela la mancanza di precisi studi chimiotossicologici. Il fenomeno della bluificazione al tocco (ma anche con l'invecchiamento) del carpoforo è da ritenere un buon indicatore nell'indagine sui funghi psilocibinici, pur essendo stata registrata in rari casi la non validità di una simile associazione. D'altra parte, la bluificazione di un fungo psilocibinico è ben distinguibile da quella propria di altri funghi, dovuta alla presenza di certe sostanze cromogeniche (vedi, ad esempio, la ben più veloce bluificazione della carne in specie di Boletus).

Poniamo l'attenzione, dunque, su:

Stropharia cyanea (Bolt. ex Secr.) Tuomikosky, non rara nei boschi di latifoglie così come nelle zone erbose, in particolare sotto piante di ortica (TURCONI, 1907), ha in un solo caso mostrato di contenere psilocibina, sebbene analisi ulteriori non l'abbiamo confermato (MARGOT & WATLING, 1981). Stamets (1978) riporta che i campioni nordamericani sono bluificanti e psilocibinici.

Entoloma (Leptonia) incanum (Fr.) Hesler (= Rhodophyllus incanus (Fr.) Quél.), piccolo fungo dei prati e pascoli subalpini su terreno calcareo, dal caratteristico gambo verde-oliva o giallo-verde, divenente blu-verde intenso alla rottura, e ciò anche a livello del cotone miceliare basale (KUHNER & ROMAGNESI, 1953); la sua presenza è stata registrata in più regioni italiane (SACCARDO, 1915).

Psathyrella gracilis (Fr.) Quél., nelle radure di bosco fra rami caduti, e Psath. candolleana (Fr.) Mre., gregarie attorno a ceppaie di latifoglie, tra l'humus o sul terreno. Nella prima la carne bianca presenta delle sfumature verdastre, mentre in campioni giapponesi della seconda specie è stata accertata la presenza di psilocibina (KOKE et al., 1981) (questo è il primo caso accertato che fa rientrare il genere Psathyrella fra quelli produttori di alcaloidi psilocibinici).

Nel genere Mycena ritroviamo un intero gruppo di funghi bluificanti alla base del gambo, riuniti da Kuhner, nel suo studio monografico del genere (1938), nella sezione "Cyanescentes": Mycena amicta (Fr.) Quél. (= M. calorhiza Bres., secondo Bresadola, 1881), cresce nei sottoboschi di conifere ed è caratterizzata da un gambo radicante, con la radichetta basale obliqua e nettamente bluificante all'estrazione dal terreno; M. cyanorhiza Quél., su tronchi di peccio e ramoscelli, e M. cyanipes Godey (= M. cyanescens Vel.), entrambi bluificanti alla base del gambo, a volte anche al bordo del cappello, nella caratteristica maniera dei funghi psilocibinici. V'è tuttavia da ricordare che numerose Mycena di piccola taglia, biancastre, sono viste con sospetto potendo indurre intossicazioni muscarinico-simili.

Altri due funghi della famiglia delle Bolbitiaceae, nella quale sono già presenti specie psilocibiniche (generi Conocybe e Pholiotina), sono la Pholiotina cyanopus (Atk.) Sing. e la Ph. subverrucispora (Velselsky & Watl.) Mos., i cui gambi bluiscono al tocco.

La Pholiota squarroso-adiposa Lge., in campioni nordamericani ha mostrato contenere bis-noriangonina (OTT, 1979), il principio attivo rinvenuto in varie specie di Gymnopilus sopra menzionate.

Nel Polyporus hispidus (Bull.) Fr., che cresce sui tronchi di latifoglie e conifere, diffuso pressoché su tutto il territorio italiano, e nel Pol.schweinitzii Fr., meno comune del precedente (SACCARDO, 1915), sono state rinvenute significative quantità di ispidina (BU'LOCK et al., 1962; HATFIELD & BRADY, 1973), un derivato dello stirilpirone, presente anche in specie di Gymnopilus assieme alla bis-noriangonina (HATFIELD & BRADY, 1971).

Recente è la notizia della presenza di alcaloidi beta-carbolinici nel Cortinarius infractus (Pers. ex Fr.) Fr. (STEGLICH et al., 1984). Fungo gregario, non raro nei luoghi erbosi dei boschi di conifere e di latifoglie, è dotato di un forte sapore amarognolo il quale, oltre ad essere motivo principale della sua non edulità, pare sia dovuto proprio alla presenza di infractopicrina, uno dei derivati betacarbolinici riscontrati.

Pur non essendo note al momento le sue eventuali proprietà tossicologiche, v'è chi ha già affermato con sicurezza (a nostro avviso con troppa sicurezza) che si tratta di un fungo allucinogeno (AZÉMA, 1987).

Facciamo notare che recenti indagini biochimiche estese sul genere Cortinarius hanno messo in evidenza la diffusa presenza di composti tossici affini all'orellanina (HOILAND, 1983; TEBBET et al., 1983). Nonostante questi composti siano stati ritrovati solo in tracce nel C. infractus, questo fungo è tuttavia da considerare "potenzialmente tossico", prima ancora che "sicuramente allucinogeno".

Ricordiamo infine la Clitocybe gallinacea Scop. ex Fr., rara in Italia, rinvenuta ad esempio dal Saccardo nella provincia di Parma (1915), e nella quale v'è chi ritiene di avervi individuato alcaloidi di tipo lisergico (citato in ARIETTI & T0MA5I, 1975), fatto non poco sorprendente poiché sarebbe uno dei pochi casi (l'unico nella micologia europea) di produzione di questo tipo di alcaloidi (notoriamente prodotti dalla Claviceps purpurea, ergot) fra i funghi superiori.

Ricordiamo, tra l'altro, che anche per la specie nordamericana Clitocybe subilludens Murr. si era in precedenza affermato producesse alcaloidi dell'ergot (FOOTE et al., 1953), fatto poi smentito da studi più approfonditi (TYLER, 1961). È da tenere pure in considerazione che questo fungo appartiene ad un genere di cui molte specie, in particolare le Clitocybe bianche, sono considerate tossiche poiché produttrici di composti muscarinici.


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