Polveri da fiuto allucinogene nel Cile precolombiano

Constantino Manuel Torres

Altrove, vol. 3, pp. 29-39, 1996

La regione archeologica di San Pedro de Atacama è localizzata nel deserto di Atacama del Cile settentrionale, a un’altitudine di 2450 m sul livello del mare. Nei tempi preispanici l’area fu occupata da cacciatori e raccoglitori preceramici e, in seguito, da agricoltori e pastori dello stadio della ceramica. Queste popolazioni pre-incaiche concentravano le aree abitative attorno alle oasi e alle valli fluviali. San Pedro de Atacama, una delle maggiori oasi del deserto di Atacama, è composto da piccoli insediamenti concentrati lungo il corso inferiore del fiume San Pedro. I siti archeologici vengono contrassegnati col nome degli insediamenti presso i quali sono stati rinvenuti. Fra questi Coyo Oriente, Quitor 5, Quitor 6 e Solcor 3 sono importanti per le loro chiare associazioni contestuali e per una cronologia ceramica ben evidenziata (Berenguer et al. 1988). Quest’area è ricca dal punto di vista archeologico e il clima secco ha permesso un’eccellente conservazione di manufatti tessili, in legno o in osso, e di resti umani, mummificati dal clima arido.


Polveri da fiuto psicoattive in San Pedro de Atacama

Una caratteristica saliente della cultura San Pedro è l’alta incidenza di strumenti per "fiutare". Il più comune kit da fiuto trovato nella zona consiste di una borsa di lana contenente una tavoletta rettangolare in legno, un tubo per fiutare generalmente in legno o in osso, un cucchiaio o spatola, un piccolo mortaio con pestello e uno o più astucci di pelle atti a conservare le polveri da fiuto.

Istituto di Ricerca e Museo Archeologico di San Pedro de Atacama, Cile Tipico corredo delle mummie di San Pedro de Atacama: borse di lana contenenti il kit completo per fiutare polveri psicoattive
Tutti questi oggetti possono essere presenti in qualsiasi sepoltura, sebbene di frequente sono presenti soltanto i tubi, i cucchiai e i contenitori per la polvere da fiuto. In 42 sui circa 50 siti scavati nella zona sono stati rinvenuti 612 corredi da fiuto. Gli ornamenti sono eseguiti con incisione di linee, intaglio a bassorilievo e scultura sulle superfici arrotondate.

Ricerche condotte da Ana María Barón (1984) e María Antonietta Costa (Llagostera et al. 1988) hanno rilevato che i corredi da fiuto sono generalmente associati a sepolture di maschi adulti. Taglia e cronologia dei campioni indicano che approssimativamente il 20-22% della popolazione maschile adulta faceva uso di polveri da fiuto psicoattive, durante un periodo che va dal 200 al 900 d.C. Dopo il X secolo la pratica è pressoché scomparsa dalla zona. Il ritrovamento di corredi da fiuto sono rari negli insediamenti Inca (dopo il 1480) del deserto di Atacama.

Istituto di Ricerca e Museo Archeologico di S. Pedro de Atacama, Cile
Tavoletta da fiuto, tubo per inalazione e cucchiaino-dosatore. Istituto di Ricerca e Museo Archeologico di S. Pedro de Atacama, Cile.
La presenza di una tavoletta e di un tubo come parte del corredo da fiuto è largamente distribuita in tutto il Sud America. Tavolette da fiuto sono state rinvenute sia nell’estremo Nord della Colombia settentrionale (Reichel-Dolmatoff, 1972), sia all’estremo sud, come a Calingasta, nella provincia argentina di San Juan (Ambrosetti, 1902) e a Ciquimbo, regione IV del Cile (Castillo, 1984).

Altrettanto ampia è la distribuzione cronologica di questi oggetti. Le tavolette e i tubi più antichi di tutto il Sud America sono quelli ritrovati da Junius Bird (1948) e Fédéric Engel (1963) sulla costa centrale e settentrionale del Perù e databili intorno al 1200 a.C. E’ stato anche ipotizzato che i recipienti zoomorfici in pietra rinvenuti nel Brasile meridionale, provvisoriamente datati attorno al 3000 a.C., possano essere stati usati come recipienti per le polveri da fiuto (Wassén 1967). La presenza di questi utensili in un sito archeologico è una chiara testimonianza dell’uso di polveri da fiuto psicoattive. La pratica di "fiutare" polveri vegetali nel XX secolo è stata documentata presso numerosi gruppi del bacino amazzonico.



Analisi chimica e botanica dei reperti di polveri da fiuto

Soltanto di recente sono state determinate l’identità botanica e la composizione chimica delle polveri da fiuto archeologiche (Torres et al. 1991). Fino ad ora le testimonianze erano essenzialmente costituite dalle descrizioni dei primi cronisti europei e dal confronto fra i manufatti archeologici e quelli amazzonici raccolti negli ultimi duecento anni (Pané 1974; Wassén 1965, 1967).

Nella tomba 112 del sito preispanico conosciuto come Solcor 3 a San Pedro de Atacama sono stati rinvenuti due campioni di polveri da fiuto, miracolosamente conservatisi all’interno degli astucci di cuoio. Il sito è stato datato da una serie di sette analisi al carbonio radioattivo e per mezzo di sei campioni di ceramica sottoposti all’analisi della termoluminescenza. La datazione va dal 320 al 910 d.C. La data approssimativa della tomba 112 è del 780 d.C., come è stato possibile determinare col metodo del carbonio radioattivo e con il confronto con i manufatti trovati in altre tombe già datate. La mummia trovata nella tomba 112 aveva due corredi da fiuto contenuti in borse di fibra tessile multicolore, entrambe collocate all’altezza delle spalle, a destra e a sinistra del corpo. Ciascuna borsa conteneva una tavoletta rettangolare, un tubo da fiuto semplice, due astucci in pelle contenenti la polvere da fiuto, e un cucchiaino.

L’analisi chimica ha evidenziato in entrambi i campioni di polvere da fiuto la presenza degli alcaloidi psicoattivi dimetiltriptamina (DMT), 5-metossidimetiltriptamina (5-Meo-DMT) e 5-idrossi-N,N-dimetiltriptamina (bufotenina) (Torres et al. 1991). La presenza di bufotenina in queste polveri da fiuto induce a pensare che la fonte botanica di simile materiale fosse un albero appartenente al genere Anadenanthera (fam. Leguminosae). Questo è l’unico genere di piante contenenti bufotenina usato nel "complesso" delle polveri da fiuto. Inoltre, sempre in Solcor 3, si sono rinvenuti piccoli astucci contenenti semi di Anadenanthera, appartenenti al medesimo periodo dei campioni di polvere da fiuto analizzati.

Gli effetti di queste triptamine sono rapidi e potenti, e inducono radicali modifiche dello stato di coscienza e di entrambi i sistemi cognitivo e percettivo.

Anadenanthera colubrina è la specie nativa delle Ande centro-meridionali e della periferia del bacino amazzonico meridionale e molto probabilmente la pianta usata a San Pedro de Atacama. L’utilizzo di polvere da fiuto ottenuta dall’A. colubrina è ancora diffuso fra i Mataco, che vivono nell’area delineata dai fiumi Bermejo e Pilcomajo, al confine fra l’Argentina e il Paraguay (Califano, 1975; Reis Altschul, 1964).

Ulteriori prove dell’A. colubrina come fonte delle polveri da fiuto archeologiche ci provengono dai diari dei primi esploratori europei del Sud America. Questi riferiscono di polveri preparate con i semi o i baccelli di un albero. Secondo Oviedo y Valdés, che scriveva nel 1535, la polvere da fiuto cohoba dei Taino delle Grandi Antille era ottenuta da un albero i cui baccelli contenevano semi dall’aspetto di lenticchie. Nel 1560 Pedro de Aguado descriveva lo yopo colombiano come ricavato dai semi o dai fagioli di un albero. Bernardo de Vargas Machuca nel XVI secolo, e l’esploratore gesuita José Gumilla nel XVIII secolo descrissero la fonte delle polveri da fiuto come i semi di un albero.

Più tardi, nel 1802, Alexander von Humboldt, nel corso dei suoi viaggi in Amazzonia, osservò fra gli Otomac l’uso di una polvere preparata dai semi fermentati di un albero. Nel 1850, anche il botanico ed esploratore inglese Richard Spruce testimoniò la preparazione di una polvere da fiuto ottenuta dai semi di un albero. La situazione è analoga nelle Ande peruviane, dove i primi cronisti, come lo scrittore Santa Cruz de Pachacuti del XVI secolo, riportarono preparazioni di polveri da fiuto da semi o baccelli.


L’iconografia del complesso delle polveri da fiuto

L’iconografia delle tavolette da fiuto comprende una grande varietà di temi e motivi. Su questi oggetti si possono distinguere due categorie di rappresentazioni convenzionali: quelle che contengono i tratti della cultura Tiwanaku e quelle incise con motivi locali o variazioni regionali su tema pan-Andino.

Istituto di Ricerca e Museo Archeologico di S. Pedro de Atacama, Cile
Tavoletta da fiuto di San Pedro de Atacama. La polvere veniva appoggiata nell'incavo inferiore. Istituto di Ricerca e Museo Archeologico di S. Pedro de Atacama, Cile.
L’influenza della cultura Tiwanaku del bacino del lago Titicaca (100-900 d.C.) si fece sentire in tutte le Ande centro-meridionali. Le tavolette da fiuto in stile Tiwanaku rinvenute a San Pedro de Atacama possono essere classificate secondo differenti temi:

1 - Figure frontali recanti in mano un bastone. Su questo tema si possono osservare numerose varianti: una figura antropomorfa frontale con braccia distese che tiene nelle mani dei bastoni e una figura frontale raggiata. Una testa raggiata con occhi disincarnati è presente su numerose tavolette.

2 - Figure di profilo recanti in mano un bastone. Questo è il motivo dell’area del Titicaca più frequentemente rappresentato sulle tavolette da fiuto. La posizione di profilo è associata a una gran varietà di esseri. Si osservano tre distinti personaggi, portanti tutti la posizione genuflessa, la testa incoronata e con lo sguardo diritto, un oggetto che sporge dalla loro bocca e un bastone tenuto nella mano destra. I tre soggetti differiscono nella forma della testa e nella natura degli oggetti che recano in mano.

3 - Condor. La figura alata può essere identificata come un condor dalla cresta, dal becco uncinato e dal caratteristico collare.

4 - Figure di camelidi antropomorfizzati. In queste tavolette è raffigurato un personaggio di profilo, con due gambe, con un fagotto sulla schiena e un collare attorno al collo. L’essere rappresentato parrebbe essere un uomo con un costume dalle fattezze animali. Ciò è suggerito dalla natura dei disegni che ricoprono il corpo e dalla fascia che scende dal dorso. I tratti zoomorfi sembrano quelli di un camelide, molto probabilmente un lama, come indicato dal piede a zoccolo, dalla bocca scarsamente ondulata, dalla fronte protuberante e dalle orecchie e denti prominenti.

5 - Figure frontali con braccia sul torace. Questo tipo di tavoletta presenta una figura umana con un’acconciatura di nastri che scende da entrambi i lati del volto.

Questi cinque temi sono frequenti a San Pedro de Atacama e nei luoghi dove è presente l’iconografia Tiwanaku. Ci sono però anche tavolette da fiuto Tiwanaku con raffigurazioni tipiche di San Pedro de Atacama. Fra queste, significative sono le tavolette con rappresentazione di figura reclinata con ginocchia e torso sollevati, con due felini rampanti e con un condor nell’atto di divorare una testa umana.

Numerose tavolette sono ornate di motivi locali o variazioni regionali su temi largamente distribuiti, quali il "Decapitatore" o "Sacrificatore", l’"Alter Ego", la "Trasformazione in Felino", raffigurazioni di uccelli, e il motivo della "Donna Araldica". Su queste tavolette è presente con una certa frequenza una scena di decapitazione. Di solito è composta da un essere umano con caratteristiche zoomorfe che stringe in una mano un’ascia e con l’altra tiene una testa come trofeo. Il "Decapitatore" è raffigurato su undici tavolette provenienti da San Pedro ed è riportato anche sui tubi e sui cucchiai. La rappresentazione è chiaramente visibile su una tavoletta che presenta una figura antropomorfa con una coda arricciata sulla testa. Il personaggio stringe una testa con la mano sinistra e un’ascia con la destra. Gli occhi sono intarsiati con malachite, forse parte di una maschera, come farebbe pensare il bordo sollevato della bocca. L’importanza di questo tema è confermato dai graffiti dell’arte rupestre del deserto di Atacama. Nell’aerea di San Pedro, sui petroglifi del fiume Chuschul o fiume Salado, tributario del fiume San Pedro, sono visibili figure che stringono "teste-trofeo". Medesimo tipo di raffigurazione è visibile anche nell’arte rupestre della valle superiore del fiume Loa (Mostny & Niemeyer 1983). Si può dire che questo è un tema pan-Andino che trova espressione in molti stili archeologici e in molti manufatti. Ad esempio, è frequentemente rappresentato nelle ceramiche Pucara, a Nord del bacino del lago Titicaca, nella monumentale scultura in pietra di San Agustin, in Colombia, e nella metallurgia Huari. L’"Alter Ego" o "Doppio" appare in cinque tavolette. Nella maggior parte delle rappresentazioni di questo tipo vediamo una figura umana sormontata da un felino. Il motivo, in un contesto etnografico, si riferisce alla capacità dello sciamano di acquisire caratteristiche feline, spesso sotto effetto di sostanze psicoattive. Questo è un tema ricorrente nei corredi da fiuto, ed è comune anche in Amazzonia e nelle tavolette provenienti dall’Argentina Nord-Occidentale. E’ presente anche su altri oggetti preispanici di tutta l’area andina, principalmente nelle sculture monumentali di San Agustin, in Colombia (Preuss 1974).


Sciamani-giaguaro

Un’immagine felina è visibile anche in numerose tavolette ornate con motivi di un individuo trasformato in felino o con una maschera con fattezze feline. L’immagine basilare del tema della trasformazione è costituita da un essere umano che mostra una fisionomia felina. In tutto il nord del Cile sono state rinvenute in contesti archeologici maschere con tratti di gatto. Inoltre, di recente, nel sito Solcor 3 di San Pedro de Atacama, è venuto alla luce un copricapo felino.

Il motivo del felino è uno dei più importanti elementi del corredo da fiuto, ed è generalmente associato alle sostanze psicoattive. Fra i numerosi gruppi nativi del bacino amazzonico, ancora oggi è data grande importanza alle caratteristiche feline. Le polveri da fiuto vengono conservate nelle ossa del giaguaro, e gli sciamani Guahibo delle pianure colombiane si dipingono il volto a imitazione della pelle del giaguaro, portano collane di denti di giaguaro e tengono il corredo da fiuto in astucci di pelle di giaguaro (Reichel-DolmatOff, 1978).

Ancora oggi gli sciamani Kogi della Sierra Nevada di Santa Maria, in Colombia, indossano maschere dalla forma di testa di giaguaro e parlano delle sostanze allucinogene come dello "sperma del giaguaro". Fra i Kaxuyana (Cashuena) del Brasile, la tavoletta da fiuto è denominata yará-kukúru, o immagine (kukùru) del mitologico giaguaro dei fiumi (yará), identificando direttamente il giaguaro con uno strumento da fiuto (Frikel 1961).

Fra i diversi gruppi Tukano della ragione del Vaupés, il termine per "sciamano" e quello per "giaguaro" sono identici. Nei miti dei Tukano è riportato che lo scopo della polvere da fiuto vihó è quello di permettere la trasformazione in giaguari: "Avevano vihò per trasformarsi in giaguari e in persone. Avevano vihò per trasformarsi in doppio" (Reichel-Dolmatoff 1978).

Anche gli sciamani Muisca della Colombia possono trasformarsi in giaguaro. Pedro Simon, cronista spagnolo del XVI secolo, affermava: "Sono stregoni, alcuni possono trasformarsi in puma e in giaguaro ogni volta che lo desiderano, per comportarsi come quelli".

Un racconto dei Tacana boliviani riferisce di un giaguaro mitico come del maestro delle pratiche sciamaniche. Un ragazzino di dodici anni si stava arrampicando sulla palma sayel per raccoglierne i frutti, quando fu rapito dal grande giaguaro alato lba Bana. Il giaguaro lo trattenne presso di se per un anno intero, periodo durante il quale il ragazzo ricevette gli insegnamenti per diventare sciamano. Quando il suo corpo fece ritorno al villaggio, si diresse nel tempio dove stramazzò a terra come morto. Fu accolto dagli altri sciamani, che gli strofinarono il corpo con una polvere psicoattiva.

L’associazione fra giaguaro e sostanze psicoattive non sembra essere limitata agli aborigeni amerindi. Lo psichiatra Claudio Naranjo (1973), in uno studio sugli elementi costanti riscontrabili negli stati modificati di coscienza indotti chimicamente, riportò un’alta incidenza di immagini di giaguari in sperimentatori occidentali di composti psicoattivi amerindi. Sette soggetti su dieci videro tigri, leopardi o giaguari. Tutti e dieci gli individui appartenevano alle classi media e alta, senza alcuna conoscenza della mitologia tradizionale amerinda. In un caso il giaguaro fu percepito come una vera personificazione. Uno dei soggetti studiati da Naranjo, una donna di trent’anni, scrisse sul suo diario: "All’inizio vidi molte tigri, pantere e ogni specie di felino, neri e gialli. Poi la tigre. La più grande e la più forte di tutte" (Naranjo 1973: 183-4).


Uccelli e "volo" sciamanico

Rappresentazioni avicole senza i tratti Tiwanaku sono presenti su 16 tavolette, 13 delle quali rappresentano dei condor, e le rimanenti dei falchi. L’associazione fra uccelli e corredo da fiuto è altresì evidente negli innumerevoli tubi da fiuto costruiti con ossa di uccelli. Questo tipo di tubo è stato ritrovato in associazione con le tavolette più antiche sinora note, come mostrato dal materiale scavato a Huaca Prieta, in Perù, da Junius Bird (1948).

L’acquisizione di determinate caratteristiche di uccello durante la transe estatica rappresenta un altro livello del simbolismo legato agli uccelli. Gli elementi che sembrano essere importanti sono la capacità di volare e la presunta vista prodigiosa degli uccelli. Wassén (1 965:28) riportò un’osservazione fatta fra i Chimane della Bolivia orientale. Egli riferiva che i Chimane erano soliti sfregarsi attorno agli occhi una polvere fata con gli occhi dell’aquila, allo scopo di vedere meglio durante le battute di caccia. Lévi-Strauss riferisce di un rituale di guarigione da lui osservato durante la permanenza presso una tribù del fiume Guaporé. Il guaritore soffiava una polvere psicoattiva nel naso del paziente. Il lungo tubo usato per soffiare la polvere terminava con una noce cava modellata a mo’ di testa di uccello dai grandi occhi.

Durante una visita ai Tama (tribù Tukano), Karl Theodor Preuss osservò un "medicine-man" che aveva bevuto lo yagé, una pozione visionaria (ayahuasca). Lo sciamano indossava un copricapo di penne, in modo da poter vedere meglio durante la trance (rip. in Wassén 1965: 28). Pedro Simon (1882-1892, 111: 150), cronista spagnolo del XVI secolo, riportò il volo estatico di uno scìamano Muisca: "In un’occasione il diavolo lo sollevò per aria .. e una notte lo portò a Santa Marta, che dista quasi duecento leghe da qui .. e lo portò nella sua casa di Ubaque quella medesima notte.. niente lo spaventò di più del vedere la luna cosi grande da apparire cinque volte più grande che vista dalla terra".

L’associazione uccello-felino è riferita da Reichel-Dolmatoff (1978: 115) a proposito di un mito Desana. Gli uomini possiedono un pappagallo che prende la polvere vihò con loro e in tal modo si può trasformare anch’esso in giaguaro. La combinazione dell’immagine del giaguaro e dell’uccello è frequente nel corredo da fiuto. Per esempio, una tavoletta Kaxùyana del Brasile è ornata con la scultura di due felini e un uccello disposto nel pannello superiore della cavità.

Uno studio sullo sciamanesimo Mataco, condotto da Mario Califano (1975) è risultato molto importante per questa ricerca, per le dettagliate descrizioni del simbolismo avicolo. Mataco è il nome dato a diverse tribù che occupano l’area dei fiumi Bermejo e Pilcomayo, a Est della provincia di Salta, in Argentina, I Mataco usano una polvere da fiuto preparata con i semi del cebil (Anadenanthera colubrina var. cebil). La polvere viene inalata allo scopo di facilitare i viaggi dell’anima dello sciamano (o-n’nusek) sotto forma di uccello. La trasformazione viene facilitata con il suono di un flauto ricavato dal femore dell’uccello yulo. Lo sciamano (jayáwu), sotto l’influenza della polvere da fiuto, suona il flauto con grande forza. La sua anima esce dal tubo e poi, trasformatasi in uccello, abbandona il corpo per eseguire i suoi compiti. Se il viaggio dell’anima non è effettuato con l’aiuto del flauto, lo sciamano si percuote il petto con le ali di un falco. Le ali liberano l’anima dal corpo e la gettano nell’aria perché inizi il suo viaggio (Califano 1975: 47).

In sei tavolette da fiuto è rappresentata una donna con braccia e gambe aperte. Questa serie di figure di donne ostentate, disposte simmetricamente di lato, è l’espressione di un motivo conosciuto come quello della "Donna Araldica". Figure con simili caratteristiche sono state rinvenute in zone molto distanti tra loro, come Luristan, Etruria e Nuova Zelanda. Nelle Americhe la più significativa espressione è quella che troviamo nella scultura di pietra della cultura Manteño, in Ecuador (datata dopo il 500 d.C.) e visibile anche nella scultura di pietra Recuary del Callejon di Huaylas, in Perù.

Circa 114 tavolette, fra quelle ritrovate a San Pedro de Atacama, sono sprovviste di decorazioni. Esse consistono di un’area incavata di forma rettangolare e di una superficie piatta laterale. Quest’area piatta può essere divisa in nove differenti tipi, in base alla forma o al contorno dell’estensione laterale e in base alla congiunzione fra la cavità e la parte piatta.


Conclusioni

San Pedro de Atacama è una delle aree con più alta incidenza di uso di sostanze psicoattive nel mondo. Tra il terzo e il decimo secolo della nostra era, circa il 22% della popolazione maschile usava polveri da fiuto allucinogene. L’iconografia dei corredi da fiuto comprende una grande varietà ditemi e di motivi, tra i quali troviamo personaggi con bastoni, scene di decapitazione e una varietà di motivi zoomorfi. Fra questi, significative le rappresentazioni di felini, uccelli e camelidi. In tutte le Americhe le immagini di felini e di uccelli sono frequentemente associate all’uso di piante psicoattive. Tuttavia, è in San Pedro de Atacama che le rappresentazioni di camelidi acquistano una notevole importanza in questo contesto.

In tutto il mondo preispanico le sostanze allucinogene erano considerate come strumenti che permettono la mediazione fra il mondo umano e quello sovrannaturale; come tali erano in grado di partecipare all’interpretazione e alla creazione degli elementi culturali (Frike 1961: 4; Pané 1974: 30, 35; Reichel-Dolmatoff 1971: 27-8).

Lo studio degli oggetti impiegati per l’ingestione di sostanze psicoattive potrebbe fornire l’opportunità di esplorare la relazione fra allucinogeni, la costruzione dei sistemi iconografici complessi e la formazione dello stato nelle Ande centrali.


Ringraziamenti: sono grato a Donna Torres per i disegni e per la sua assistenza.


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