Analisi degli effetti cimici degli agenti psicotomimetici1

Humphry Osmond

In: David Solomon (cur.), 1967,
LSD. La droga che dilata la coscienza, Milano, Feltrinelli, pp. 133-156

Gli agenti psicotomimetici

Usiamo il termine, coniato da Gerard (25), di "psicotomimetici" genericamente per composti che sono stati chiamati schizogeni, psichotica, psicotogeni, phantastica, allucinogeni ed elixirs. Per chi crede che l'importanza di queste sostanze risieda nella loro capacità d'imitare quelle malattie mentali denominate psicosi, il termine psicotomimetici sarebbe quello più idoneo. Basterebbe questa capacità a rendere tali droghe degne di uno studio d'indole psicofarmacologica, ma questa capacità non è la loro unica caratteristica, né, forse, la più importante. Solo recentemente la relazione fra psicotomimetici e schizofrenia è diventata abbastanza chiara. Più oltre in questo saggio suggerirò un termine più selettivo.

Noi siamo l'ultima delle generazioni di sperimentatori che, da prima dell'alba della storia, in ogni parte del mondo, hanno cercato di scoprire dei mezzi mediante i quali l'uomo potesse alterare, esplorare e controllare i processi della sua mente, ampliando in tal modo la propria esperienza dell'universo. Fino a tempi recenti, tuttavia, la scienza ha mostrato solo un interesse sporadico in queste sostanze.

Dal momento che vi sono poche sostanze che, in dosi abbastanza forti, non producano delle alterazioni nel corpo e nella mente simili a qualche malattia mentale, cercherò di limitare il nostro campo di ricerca con una definizione che permetta agli studiosi di questa materia di non essere schiacciati da una parte eccessiva della farmacopea. La definizione di "psicotomimetici" deve essere migliorata, e possiamo riformularla nel modo che segue: "Gli agenti psicotomimetici sono sostanze che producono dei mutamenti nel pensiero, nella, percezione, nello stato d'animo e, a volte, nell'atteggiamento del corpo, sia se prese da un solo soggetto o da più soggetti, senza provocare importanti disturbi del sistema nervoso autonomo o assuefazione. Benché delle dosi eccessive possano provocare disorientamento, disturbi della memoria, stupore e a volte narcosi, queste reazioni non sono caratteristiche."

Questa sommaria definizione esclude la morfina, la cocaina, l'atropina e i loro derivati. Esclude altresì gli anestetici, gli analgesici e gli ipnotici. Mi aspetto, tuttavia, che certe sostanze possano sottrarsi a questa distinzione. Rientrano nella nostra definizione un lungo elenco di sostanze, a cominciare dal soma (21), importato in India dall'Asia centrale parecchie migliaia d'anni fa e non ancora identificato, e finendo col 3,4,5-trimetossifenil-beta-aminopropano (TMA) (55), la bufotenina (73), l'adrenocromo (31) e l'adrenolutina (34, 53), le cui qualifiche per l'inclusione in questa lista sono ancora oggetto di esami. Nel passare in rassegna questi tesori di 5000 anni di perigliose e a volte fatali ricerche, viene fatto di pensare agli scopritori ed ai riscopritori di cui non ci è giunto il nome, Aztechi ed Assassini, caraibi e vichinghi, siberiani e pellirosse, bramini ed africani, e molti altri i cui sforzi sono ignoti anche agli studiosi. Noi siamo eredi dei loro segreti e approfittiamo della loro curiosità, del loro coraggio ed anche dei loro errori ed eccessi. Onoriamoli, anche se i loro nomi non appaiono in nessuna bibliografia.

Esistono sostanze come il soma, l'hashish, il coyoba, l'ololiuqui, il peyote, la ruta siriaca, la liana caapi, il fungo teonanacatl, le due Amanita, pantherina e uscaria, il fagiolo iboga e la potente polvere da fiuto detta virola, ottenuta da un albero dell'Amazzonia simile a quello della noce moscata. Chissà quante altre sostanze del genere attendono le ricerche minuziose di etnobotanici come R. E. Schultes o di micologi come Gordon Wasson.

Coi nostri moderni preparati sintetici siamo piùa nostro agio, benché la materia cominci a diventare troppo vasta. Queste sostanze sintetiche comprendono la mescalina (28), introdotta da Heffter nel 1896, la prima - credo - ad essere sintetizzata: la harmina o telepatina (54), del cui nome suggestivo non sono mai riuscito a capire il motivo; la formidabile dietilamide dell'acido lisergico (LSD), scoperta da Hoflman (70), tanto attiva da rendere meno improbabile l'omeopatia; l'hashish, di cui verranno certamente scoperti i principi attivi; il TMA, sintetizzato da Scott e dai suoi collaboratori della compagnia Imperial Chemicals di Manchester, in Inghilterra, sostanza che ha un effetto intermedio fra quello della mescalina e dell'amfetamina ed è stata di recente oggetto di uno studio di J. R. Smythies; la bufotenina, isolata dalla cohoba, una polvere da fiuto delle Indie Occidentali; l'instabile adrenocromo; l'elusiva adrenolutina. Che lista di sostanze per delle audaci ricerche! Che mole di lavoro per le generazioni a venire!

Sappiamo abbastanza poco dei più familiari di questi agenti, ed esistono solo delle vaghe correlazioni fra i mutamenti fisici e mentali da essi provocati. Se consideriamo il loro interesse per quanto riguarda la sola medicina, la nostra scarsità d'informazioni è inquietante. Tuttavia la loro importanza va molto al di là del campo della medicina. Esse interessano la psicologia (50, 64), la sociologia (56), la filosofia (66), l'arte (58, 75), ed anche la religione (37. 38, 65). E' un fatto certo che purtroppo siamo ignoranti circa queste sostanze, ed è necessario porre rimedio a tale ignoranza.

Per i medici come me che ogni giorno hanno a che fare con quelle paralizzanti malattie che confinano migliaia e migliaia d'infelici in quei tetri e antiquati istituti che passano sotto il nome di ospedali, la pubblicazione di una monografia come questa è consolante. Forse significa che l'apatia e l'abbandono stanno per finire, che avremo la possibilità di applicare le conoscenze, immense ma spesso non usate, che già possediamo circa la cura dei malati di mente, e che potremo ottenere incoraggiamento e appoggio per giungere a scoperte ancora maggiori.


Perché queste sostanze sono importanti?

Quasi tutti coloro che lavorano con gli psicotomimetici e con sostanze analoghe concordano nel ritenere che ci sia in essi qualcosa di particolare. Parole come "indimenticabile" e "indescrivibile" abbondano nella letteratura specializzata. Pochi ricercatori, tuttavia, hanno posto in rilievo che le qualità uniche di queste sostanze devono essere studiate contemporaneamente in molte direzioni; tale considerazione rende il lavoro in questo campo ancora più difficile. Cercherò di rimediare a questa deficienza citando diverse ragioni dell'importanza delle droghe psicotomimetiche, benché sia certo che il mio tentativo rivelerà le mie lacune in campo scientifico e i limiti della mia immaginazione.

1. Il principale fattore d'interesse per lo psichiatra presentato da queste droghe consiste nella loro capacità d'imitare più o meno fedelmente alcuni aspetti di certe gravi malattie mentali, ed in speciale modo della schizofrenia. Tuttavia il fatto che i medici si siano occupati di quegli stati transitori simili alle malattie mentali che sono stati chiamati psicosi sperimentali non significa che queste sostanze si possano solo impiegare nello studio delle condizioni patologiche. Questo equivoco, se non verrà eliminato, potrà privarci di molte conoscenze e impedire lo sviluppo di nuove e affascinanti ricerche. Le psicosi sperimentali ci permettono di porre in correlazione l'esperienza umana col comportamento animale. Noi possiamo imparare come aggravare e alleviare queste malattie sperimentali, e possiamo quindi elaborare delle "terapie sperimentali" che in seguito possono avere una più ampia applicazione.

2. Gli psichiatri hanno scoperto che queste sostanze hanno una loro funzione in psicoterapia. Questa pratica può sembrare che porti abbastanza lontano il principio omeopatico del similia similibus curantur, tuttavia sembra essere giustificata.

3. Un altro possibile impiego di queste sostanze è nell'addestrare e nell'educare coloro che operano nei campi della psichiatria e della psicologia. specie nella comprensione di strane forme mentali.

4. Queste droghe servono anche per esplorare la mente normale in circostanze inconsuete.

5. Vengono infine quelle che sono forse le implicazioni più importanti delle scoperte fatte grazie a queste sostanze: le implicazioni sociali, filosofiche e religiose. Trattare ciascuna di esse in un modo che non sia superficiale richiederebbe più tempo di quanto io ne abbia a disposizione, nonché una cultura e del discernimento superiori ai miei.


Le psicosi sperimentali

Oltre un secolo fa B. B. Morel, secondo quanto scrive Ellemberger (14), usò l'hashish per mostrare ai suoi allievi in che tipo di mondo potessero vivere certe persone malate di mente. È notevole quanto si sia ancora ignoranti circa il modo migliore di condurre simili esperimenti. Non sappiamo ancora con certezza quali siano le esatte differenze fra le esperienze prodotte, ad esempio, dall'hashish e quelle prodotte dal peyote, dal peyote e dalla mescalina. o dalla mescalina e dall'LSD. Naturalmente paragoni del genere sono stati fatti, ma nessuno - a quanto mi risulta - ha mai preso in considerazione degli ovvi elementi variabili come la costituzione corporea, l'altezza e il peso, o il colore della pelle e degli occhi, nonché delicati fattori, che possono essere molto importanti, riguardanti la personalità, oppure culturali, sociali e biochimici. Non siamo ancora sicuri se queste sostanze differiscano quantitativamente o qualitativamente. Le nostre ricerche sull'ololiuqui (53), l'adrenocromo (31) e l'adrenolutina (34,53) m'inducono a sospettare che queste droghe siano qualitativamente diverse dalla mescalina e dall'LSD. Gli Aztechi, che usarono per primi l'ololiuqui, la pensavano allo stesso modo. Ho ottenuto alcuni rapporti sui risultati ottenuti impiegando misture di quelle droghe, ma non sono a conoscenza di nessun fatto certo su di esse.

Stando a tutti i rapporti (15,45, 65), il cactus peyote è sgradevole da prendersi, per cui l'isolamento e la sintesi della mescalina per opera di Heffter (28) incoraggiarono un nuovo fervere di ricerche. E qui dobbiamo menzionare Beringer (6), Rouhier (59), Kluver (45), G. Tayleur Stocking (72), Mayer-Gross (49) e Paul Hoch (30). L'introduzione dell'LSD per merito di Hoffman (69) e i conseguenti studi su questa sostanza da parte di Stoll (71) aggiunsero un'arma immensamente potente al nostro arsenale. La minuta concentrazione di LSD richiesta per produrre l'effetto e il fatto che, secondo Cerletti (10), la maggior parte della droga venga espulsa dal corpo entro un'ora mentre i suoi effetti durano dodici ore o più rappresentano un mistero insoluto. Come può la droga continuare ad agire senza essere più presente?

Fra molti eccellenti saggi sull'LSD, a parte i rapporti originali di Stoll (71), di eccezionale interesse sono le osservazioni di Rinkel, Hyde e Solomon (57) e di Anderson e Rawnsley (2).

È curioso che, dopo le interminabili e a volte accese discussioni sui rapporti fra le psicosi sperimentali e la schizofrenia che si trascinarono in tono minore per circa cinquant'anni, solo nel 1951 si riconobbe chiaramente la differenza fra una condizione transitoria, sperimentale, provocata artificialmente in un soggetto volontario e in un laboratorio, e la prolungata, insidiosa, paralizzante malattia che ha colpito una vittima ignara la cui vita sociale viene progressivamente atrofizzata.

C'è una regola d'oro che bisognerebbe applicare studiando le psicosi sperimentali. Ogni ricercatore dovrebbe incominciare da se stesso. Finché non lo fa non ci si può aspettare che capisca quanto gli viene comunicato da altri, e, di conseguenza, il valore della sua opera è di molto ridotto. Stefaniuk mi disse quanto il suo atteggiamento fosse cambiato dopo che egli stesso prese l'LSD nel corso di una serie di esperimenti.

Non so ancora bene in che modo i pazienti dovrebbero partecipare a queste ricerche. Rinkel (58) ha osservato che i pazienti malati di mente possono peggiorare in seguito alla somministrazione dell'LSD. Non si può essere dogmatici, ma per un ricercatore è lecito chiedersi se una persona che non può comunicare normalmente sia in grado di rendersi molto utile durante un'esperienza che spesso riduce al silenzio dei volontari, nel pieno possesso delle loro facoltà, che si sono impegnati a fare del loro meglio per riferire le loro impressioni. Si possono notare delle modificazioni del comportamento, ma ci si chiede quale possa essere il loro valore quando il loro significato è oscuro.

Dopo che Smythies (52) ebbe riscoperto le affinità fra la formula di struttura della mescalina e quella dell'adrenalina, cominciammo a ricercare delle sostanze che potessero essere psicotomimetiche e andassero collocate nell'enorme serie fra i due c6mposti. Pensammo che avremmo dovuto trovare qualcuno di questi composti intermedi la cui azione fosse più vicina a quella dell'adrenalina che non a quella della mescalina. Delle informazioni di natura clinica forniteci da alcuni asmatici e da Asquith (3), specialista in anestesia, condussero la nostra attenzione sull'adrenalina priva dei suoi effetti sulla pressione. Dapprima facemmo delle ricerche sull'adrenocromo, e - in seguito - sull'adrenolutina. Noi pensiamo che questi due composti siano psicotomimetici. Fabing (17) ha fatto di recente degli esperimenti con la bufotenina. Mentre il nostro lavoro con esseri umani deve ancora essere ripetuto da ricercatori indipendenti, quello con animali (63) è stato incoraggiante. Parecchio tempo addietro, un tentativo da parte di Rinkel, Hyde e Solomon (57) di riprodurre i nostri esperimenti col semicarbazone, un adrenocromo più stabile, fallì. Ciò suggerisce che vi sia qualcosa di specifico nella molecola instabile. Anche tentativi più recenti, fatti da altri, coll'adrenocromo non hanno dato risultati positivi. L'inconveniente sembra derivare da difficoltà inerenti alla sintesi sia dell'adrenocromo che dell'adrenolutina. Una recente lettera di J. Harley Mason. dell'università inglese di Cambridge, afferma che le cause di queste difficoltà non sono chiare. Spero che questo fatto incoraggi gli esperti in chimica organica a tentare di separare e classificare questi derivati indolici dell'adrenalina, la cui instabilità fa ampiamente sperare nel loro impiego come agenti psicotomimetici naturali. Le modificazioni da esse prodotte, benché a volte molto singolari, sono più sottili e meno appariscenti di quelle causate dalla mescalina o dall'LSD. È perciò più difficile riconoscere, descrivere e misurare questi cambiamenti, e inoltre essi possono sembrare molto esigui a persone abituate alla mescalina e all'LSD. Noi ci sforziamo, tuttavia, di riprodurre in sezione un'infermità insidiosa, che s'infiltra nella vittima in un periodo di settimane e di mesi, e quindi può darsi che queste caratteristiche che rendono cosi difficili gli esperimenti siano incoraggianti.

Più i nostri psicotomimetici assomigliano all'ipotetica endotossina che Carl Jung (43) definì tossina X e che noi abbiamo chiamato sostanza M (cioè simile alla mescalina), più difficile sarà analizzarli e con più attenzione bisognerà usarli nei programma di esperimenti. Dal momento che una persona già satura di sostanza M può non reagire affatto ad essa, sarebbe bene escludere da questo tipo di esperimenti psicopatici, nevrotici, epilettici ed alcolizzati, ed affidarsi invece a dei volontari normali. Questo suggerimento è corroborato dal fatto, dimostrato da Isbell (40), che per un breve periodo dopo aver preso dell'LSD si sviluppa la tolleranza, e un'ulteriore dose non ha effetto. Esistono poi altre difficoltà, come quella di rifornirsi regolarmente di una particolare sostanza, le incertezze circa il modo più adatto in cui somministrarla, le diversità individuali in fatto di assorbimento e suscettibilità, la scarsezza di soggetti esperti nell'auto-osservazione, e gli effetti del placebo sull'osservatore e sull'osservato. Il primo compito è quello di elaborare dei formulari per la misurazione e la correlazione dei mutamenti fisiologici, elettrofisiologici, biochimici, psicologici e sociali; poi viene il compito di rapportare queste modificazioni ad una malattia che si produce naturalmente: la schizofrenia. Il lavoro è pieno di difficoltà ma va svolto, perché, anche secondo le previsioni più prudenti, può dare risultati di grande importanza.

Un saggio sulle psicosi sperimentali non sarebbe completo se non ponesse in relazione quelle ottenute chimicamente con quelle prodotte con altri mezzi, come mediante ambienti ridotti o particolari, secondo quanto descritto da Hezon, Bexton e Hebb (29) e da Lilly (46). Questi ambienti particolari sono stati usati fin dall'antichità e sollevano una quantità di problemi, uno dei quali richiede con sufficiente urgenza un breve accenno.

La maggior parte della gente può assuefarsi a dei piccoli mutamenti di percezione abbastanza presto perché essi divengano trascurabili. Esistono poche situazioni in cui anche questi piccoli mutamenti possano essere pericolosi e non riconoscibili se non attesi e ricercati. Nel volo ad alta velocità, come in ogni tipo di volo nello spazio esterno, gli uomini subiscono in un periodo di tempo molto breve dei gravi mutamenti psicofisiologici e psicochimici (è artificioso separare queste due categorie, ma la distinzione è utile a fini pratici). Noi sappiamo che una malattia di fegato, anche se sofferta molti anni prima, può per certe persone prolungare per ore e anche giorni gli effetti sia della mescalina (22) che dell'adrenocromo. In condizioni di grave sforzo, nell'ambiente speciale sia della tuta pressurizzata che della cabina di un aereo, il fegato di un pilota, in seguito agli spostamenti della spinta gravitazionale e a volte alla deficienza di ossigeno, può non lavorare in misura sufficiente da disintossicarsi dei sottoprodotti della propria adrenalina. Se ciò accade il pilota può non essere in grado di esercitare sul proprio apparecchio un controllo che gli consenta di sopravvivere.

In queste circostanze un fattore aggravante sarebbe una lunga consuetudine alcolica, e ciò per la nota tendenza dell'alcool a danneggiare il fegato. Una bassa percentuale di zucchero nel sangue e un'inadeguata immissione di acido nicotinico accrescerebbero queste tendenze. Degli eccessi in fatto di caffè e di tabacco aggraverebbero il pericolo.

I piloti d'aereo dovrebbero evitare specialmente i derivati dell'atropina. Si sa d'antica data che hashish (42) e datura costituiscono una mistura quanto mai energica, che potrebbe benissimo intensificare l'azione degli psicotomimetici endogeni. Tonini (75) ha mostrato che la metedrina prolunga e intensifica gli effetti dell'LSD-25. Però bisogna mettere a disposizione del soggetto delle luci che si accendono e si spengono a intervalli regolari (36) e occhiali di protezione (47, 76), o coperture di vari colori per cabine, necessari a grandi altezze.

Con tanti possibili fattori da prendere in considerazione, sono necessari molti e pazienti studi, e c'è da attendersi che molti inattesi mutamenti di percezione possano passare inosservati semplicemente perché interessano tanti settori.

Avvengono realmente questi mutamenti? Non lo so. So, tuttavia, che l'unica volta in cui fui incapace di porre in relazione il tempo con la distanza fu dopo aver preso l'adrenocromo. Questo effetto mi rese molto sgradevole la guida di un'automobile, ed anche mi rese molto sgradevole il viaggiare su una macchina guidata da un altro. Mi chiedo come mi sarei sentito guidando un aereo a reazione.


Usi in psicoterapia

Ho già letto i rapporti di Sandison (60). Abramson (1) e Frederking (23) sull'impiego dell'LSD-25 e della mescalina in psicoterapia, ma non ho potuto vedere quelli di Busch e Johnson (8). Ho condotto degli studi in questo campo per conto mio, ed ho avuto la possibilità di passare in rassegna le relazioni di un collega che ha condotto un'ampia serie di esperimenti in psicoterapia con queste sostanze. Mi sia consentito di sottolineare ancora una volta che coloro che non hanno preso di persona. possibilmente parecchie volte, una particolare sostanza con cui intendono lavorare, farebbero bene a non usarla in psicoterapia. Può darsi che ogni ricercatore abbia prima esperimentato su se stesso l'oggetto dei propri studi, tuttavia nessuno dei saggi da me letti ha presentato questo fatto come un presupposto di primaria importanza per ricerche di questo tipo.

Abramson (1), usando un procedimento psicoanalitico modificato, somministra piccole dosi di LSD-25 in ripetute sedute. Il suo scopo è quello di risolvere annosi conflitti mediante l'abreazione, la libera associazione e la rieducazione. Sandison (60) dà una dose variante di LSD-25 ai pazienti di un ospedale psichiatrico affetti da nevrosi cronica, e usa l'esperienza per delle discussioni collegiali e per una psicoterapia di tipo junghiano.

Frederking (23), il cui rapporto è il più accurato, stabilisce dei paragoni fra la mescalina e l'LSD-25 e prende in esame una ventina di metodi di cura. Usa metodi psicoanalitici. Il nostro lavoro parte dall'idea che una sola esperienza sconvolgente avrebbe potuto essere benefica per gli alcolizzati, idea che proveniva da James (41) e Tiebout (74). Alla luce delle nostre conoscenze attuali, sembra che una dose rilevante possa avere effetti positivi, ma è necessario ripetere il trattamento. A questo stadio delle nostre ricerche non abbiamo ancora osservato abbastanza pazienti da poter diramare dei regolamenti di servizio riguardanti la somministrazione di queste droghe.

Hubbard (36), che ha posto molto gentilmente a mia disposizione l'ampia serie inedita della sua documentazione, ha curato una quantità di alcolizzati gravemente malati. A quanto risulta, tutti beneficiarono in qualche misura delle sue cure, e molti di loro ad un grado tale che essi stessi lo considerarono miracoloso. Leggendo i rapporti, è difficile non condividere i giudizi che i pazienti esprimono sul loro miglioramento.

Tutte le nuove terapie godono di un periodo iniziale di grande successo, cosicché il cauto ottimismo sembra essere il nostro atteggiamento più saggio, tuttavia al medico che si è sottoposto di persona a queste esperienze si presentano delle possibilità eccitanti e veramente straordinarie. Le sostanze in questione possono essere usate per dare il massimo sviluppo a quella facoltà misteriosa ma di vitale importanza che è l'empatia. Scopriremo un metodo che permetterà al medico curante di partecipare, in misura molto più grande di quanto non avvenga comunemente, all'esperienza del paziente? Già da molto tempo Freud (24), Jung (44) e molti altri (11) sono stati consapevoli del possibile verificarsi di fatti transitori di questo genere.

Forse faremo bene a non permettere che delle vecchie tecniche pregiudichino il nostro impiego di questi nuovi mezzi.


Psicotomimetici e addestramento

Non conosco nessuno studio che si occupi in modo specifico dell'applicazione di queste sostanze all'addestramento dei ricercatori impegnati in campi diversi che lavorano assieme in psichiatria. Tale addestramento è risultato dal lavoro sperimentale, ma solo incidentalmente. Hyde (39) ed altri hanno usato queste sostanze per accrescere l'armonia fra un gruppo di psichiatri e i pazienti affidati alle loro cure. Un simile viaggio di autoscoperta potrà un giorno essere obbligatorio per coloro che lavorano in psichiatria. Anche se non sempre piacevole, questa esperienza, attraversata con impegno e comprensione, potrebbe essere molto utile per l'allievo.


Le terapie sperimentali e i loro contrari

Il fondatore delle terapie sperimentali sembra essere stato Schueler (61), che, nel 1934, iniettò per via endovenosa ad alcuni dei suoi allievi, che avevano appena preso della mescalina, del succinato di sodio. Questo trattamento ridusse in breve tempo i loro sintomi, che però tornarono a manifestarsi quando il succinato di sodio fu espulso, cosa che accadde presto. Mayer-Gross (48), usando il sistema dell'LSD-25, mostrò che i mutamenti di percezione vengono ridotti quando il tasso zuccherino nel sangue sia superiore ai 200 mcg. per cento. Elkes (13) scoprì che la clorpromazina e il sodio succinato si opponevano agli effetti dell'LSD. Fabing (16) alterò le manifestazioni dell'LSD-25 con l'azaciclonal (Frenquel), ma sembra che gli effetti tornarono dopo oltre mezz'ora. Hyde (39), nel condurre delle eccellenti ricerche, scoprì che la presenza di persone che proteggano e incoraggino il soggetto durante la seduta ha come risultato una riduzione delle tendenze paranoidi e dei mutamenti di percezione. Hoffer ed Agnew (33) usarono l'acido nicotinico per modificare le reazioni all'LSD-25. Giberti e Gregoretti (26) usarono sia la reserpina che la clorpromazina in esperimenti con l'LSD-25, e Schwarz, Bickford e Rome (62) scoprirono che le reazioni alla mescalina furono molto ridotte dalla clorpromazina.

Non credo che gli studi di Schueler (61) siano mai stati usati, in nessun modo, in cure psichiatriche, anche se Smythies (67) usò il sodio succinato su pochi schizofrenici cronici, senza peraltro ottenere alcun cambiamento delle loro condizioni. Le ricerche di Mayer-Gross (48) possono avere un rapporto con la terapia basata sull'insulina, e, se ciò è vero, sembra indicato un cambiamento radicale di tecnica. E' stato detto che la schizofrenia e il diabete raramente si presentano assieme. Può trattarsi di una traccia che valga la pena di seguire. La clorpromazina, la reserpina e il Frenquel hanno avuto, naturalmente, un ampio uso in terapia. Hoffer ed io, coi nostri colleghi (32), stiamo preparando un saggio su un gran numero di schizofrenici curati con dosi massicce di acido nicotinico. Finora i risultati sembrano promettenti.

Ugualmente importanti sono i sistemi per aggravare le psicosi sperimentali, benché siano poco conosciuti. Hyde (39) scoprì che gli atteggiamenti freddi e, in particolare, inquisitori, accrescono i disordini di percezione e le tendenze paranoidi. L'atropina e i suoi derivati aggravano gli effetti dell'hashish (42) ed anche quelli della schizofrenia (35). Gli effetti del datura aggiunto all'hashish sono noti in India fin dall'antichità, e si dice che tale mistura fosse usata in quel paese dai ladri di professione per provocare una pazzia temporanea nelle loro vittime. La metedrina, come ho già accennato, prolunga e riattiva gli effetti dell'LSD-25. A detta di un tossicomane, la benzedrina in forte dosi dissolta nel caffè dà effetti assai simili a quelli della mescalina. Hubbard (36) riferisce che l'inalazione di un 30 per cento di CO2 e un 70 per cento di ossigeno amplifica e riattiva gli effetti dell'LSD-25. Smythies (67), usando uno stroboscopio e, in seguito, un otturatore a velocità variabile, trovò che essi intensificano alcuni aspetti delle reazioni alla mescalina. Ho già accennato in questo saggio che certe persone le quali sono state colpite da epatite virale molti anni prima ottengono reazioni molto prolungate alla mescalina ed all'adrenocromo.

Sarei curioso di vedere questi esperimenti combinati con un ambiente ridotto o particolare. Sarebbe anche necessario sapere entro quali limiti l'ipnosi può eliminare, aggravare e facilitare questi mutamenti psichici.


Agenti psicotomimetici e psicologia

Heinrich Kluver (45) è stato un tale pioniere che non ci sorprende scoprire che circa trent'anni fa mise in evidenza l'importanza della mescalina per la psicologia in un ammirevole libro, ora sfortunatamente esaurito. Kluver notò che sarebbe stato possibile compiere dei progressi nella nostra comprensione delle allucinazioni e delle illusioni studiando gli effetti della mescalina ed esperienze similari; ma ciò, in larga parte, è ancora inattuato. Durante un esperimento con l'adrenocromo mi trovai ad essere una cosa. La sensazione non fu d'irrealtà; potrebbe essere definita "spersonalizzazione," ma non sono certo che una gran varietà di percezioni dell'io non vengano classificate con questo termine. Solo il confronto e un'accurata classificazione chiariranno la questione.

Consideriamo ora l'empatia, quel sentimento di appartenenza, d'intimità o di comunanza che unisce ad altre creature, o anche a cose, che sembra essere cosi scarsamente descritto nei testi di psicologia. Eppure quando esso manca in larga misura significa che si è perso qualcosa di essenzialmente umano. So che l'empatia può accrescersi solo quando una persona è "imbevuta d'umanità," cosa che la maggior parte di noi prova solo quando è profondamente innamorata. I santi hanno prolungato quest'esperienza per un'intera vita, ma per il resto di noi basta che sia durata per pochi istanti perché sia ricordata per sempre come una suprema esaltazione. I membri della Chiesa Nativa Americana (65), dediti al peyote, affermano che nelle loro riunioni ciò accade di frequente, ed io lo credo. Sembra improbabile che persone di solito insensibili possano diventare coscienti in modo acuto e squisito dei sentimenti di altri, eppure ciò accade.

Una certa attenzione è stata dedicata allo svilupparsi della sinestesia,ciooè alla strana fusione di due o più modalità sensoriali, ma sappiamo poco dei gradi minori di questo tipo di percezione e del problema di comunicarli. In che cosa la sinestesia può interessare gli schizofrenici? Bleuler (7), in un saggio sulla psicoterapia esistenzialista, fornisce alcuni suggerimenti sulle possibilità esistenti in questo campo.

C'è poi la questione del blocco del pensiero. Ho notato tre diverse manifestazioni di questo fenomeno, che ad un osservatore esterno sembrano analoghe. In una di esse, la pressione delle associazioni è tanto forte da spezzare la concatenazione dei pensieri. In un'altra, le illusioni ed anche le allucinazioni distraggono l'attenzione del soggetto. Nel terzo tipo è come se il potere di concentrazione venisse a mancare e il pensiero si dissolvesse. Questo terzo tipo sembra sorgere da fattori fisiologici. Credo che coloro che hanno imparato a scrutare in loro stessi sapranno trovare dei metodi di ricerca migliori di quelli oggi in uso.

Per lo studioso di socio-psicologia vi sono ricerche di gruppo derivate dalle osservazioni che abbiamo già fatto con gli indiani dediti al peyote. Abbiamo già incominciato a fare degli esperimenti collegiali con l'LSD-25. Gli effetti sono strani e impressionanti. Sembra quasi che il linguaggio sia inadeguato a descriverli. È come se si fossero rivelate dimensioni nuove dei rapporti fra gli uomini. Queste ricerche possono essere compiute solo da coloro che sono abituati a tali sostanze.


Altri interrogativi suscitati da questi studi

È un fatto incoraggiante che molti intervengano nelle ricerche ora che è stata nuovamente sollevata la questione degli indoli psicotomimetici. Federoff (18, 19, 20) sta compiendo presso l'università di Saskatchewan degli studi sulla tossicità del sangue nella schizofrenia, con interessanti risultati. Abbiamo bisogno di una mole molto maggiore d'informazioni dettagliate su questi derivati dell'adrenalina e su altri composti similari, in modo da poterci rifornire regolarmente di quelli fra loro che abbiano rivelato delle sicure proprietà psicotomimetiche. Si sente la necessità di attive ricerche in questo campo della psicofarmacologia. Bisogna anche trovare il sistema d'intensificare temporaneamente l'effetto degli psicotomimetici, in modo da poter evitare una psicosi sperimentale e nello stesso tempo poter rilevare la sua presenza nel soggetto volontario. Smythies (67) ci ha fornito una preziosa indicazione in questo senso usando lo stroboscopio, e sta proseguendo questi esperimenti presso l'università inglese di Cambridge. La nostra riuscita dipende da una stretta cooperazione fra molte diverse discipline.

Spero che fondazioni, governi e importanti fabbriche di farmaceutici tengano sempre presente questo fatto. Incoraggiamo persone appartenenti a gruppi distanti fra loro, e spesso contrarie ad incontrarsi, a parlare e ad ascoltare. Spingiamole a fare amicizia fra loro, perché ciò è d'importanza fondamentale ed è degno dei nostri sforzi.


Lo studio dell'esperienza

Il nostro interesse, finora, è stato dedicato agli aspetti psichiatrici e patologici della questione, senza nessun accenno a qualsiasi altro punto di vista. Eppure i nostri predecessori si sono interessati a queste sostanze per motivi completamente diversi dai nostri. Nella prospettiva della storia, i nostri giudizi di natura psichiatrica e patologica sono qualcosa di nuovo. Mediante tecniche diverse, dalla danza dei dervisci alla preghiera contemplativa, dal ritiro nella solitudine e nell'oscurità all'inspirazione di aria carica di anidride carbonica davanti all'oracolo di Delfi, dalla masticazione del peyote al digiuno prolungato, gli uomini hanno cercato di ottenere certe esperienze che consideravano le più valide di tutte.

Il grande William James (41) fu molto e ingiustamente criticato per aver suggerito che per certe persone delle inalazioni di protossido d'azoto producessero una disposizione psichica che è sempre potenzialmente presente e può manifestarsi per breve tempo. È possibile che sia stato il nostro relativo abbandono di queste esperienze, che James e Bergson riconobbero essere di grande valore, a rendere la psicologia sorpassata e senza più attrattive. Ci preoccupiamo del comportamento, perché è misurabile, e ciò ci ha indotti a presumere che ciò che può essere misurato sia valido, e viceversa. Nel ventesimo secolo abbiamo assistito ad un abbandono della psiche da parte di psicologi e filosofi, eccettuati pochi luminari come Carl Jung (4), Pavlov, Binet, Freud e molti loro illustri seguaci che limitarono, com'era legittimo, il loro campo di ricerca, ma in seguito ampliarono le loro formulazioni da uno studio limitato ad uno che abbracciasse la totalità dell'esistenza. Il rilievo dato da psichiatri e psicologi a ciò che è misurabile e di ridotta portata ha condotto ad una limitazione del loro interesse ad aspetti dell'esperienza conformi a queste premesse.

In Europa e negli Stati Uniti ci fu un'altra corrente di pensiero psicologico più favorevole alle ricerche di cui mi occuperò ora. James negli Stati Uniti, Sedwick, Myers (51) e Guerney in Gran Bretagna e Carl Jung in Svizzera sono fra i personaggi principali. Bergson (5) è il filosofo di questi studi, e Harrison (27) il loro profeta. Essi e molti altri studiosi hanno affermato che in queste ricerche, come in tutte le altre, la scienza è applicabile, sempre che la si definisca, con una frase coniata da Dingle (12), "l'ordinamento razionale dei dati dell'esperienza." Non dobbiamo cadere nell'errore di credere che una qualsiasi spiegazione, per quanto ingegnosa, possa essere un surrogato dell'osservazione e della sperimentazione. L'esperienza deve quindi venire prima dell'ordinamento razionale.

Le ricerche sui poteri della mescalina e del resto di queste sostanze finiscono sullo sterile terreno del behaviorismo e della psicoanalisi dottrinaria. Per anni siamo stati sommersi da spiegazioni, mentre le osservazioni si sono andate facendo sempre meno penetranti. È un fatto che senza dubbio si perpetuerà finché l'osservatore e l'osservato non capiranno che splendore, terrore, meraviglia e bellezza, lungi dall'essere gli epifenomeni dei fatti "obiettivi," possono essere d'importanza fondamentale.

Le relazioni sugli effetti di questi composti, che vanno in ordine di tempo da quella di Havelock Ellis (15), risalente al 1897, a quella più recente di Aldous Huxley (37, 38) sono molte, e pongono in risalto il carattere unico dell'esperienza. Spesso si verificano mutamenti in una o più modalità sensorie, combinate con lo stato d'animo, il modo di pensare e, spesso in modo marcato, l'empatia. La maggior parte dei soggetti trovano l'esperienza valida, alcuni spaventosa, e molti dicono che è straordinariamente piacevole. Tutti, dagli indiani senza istruzione di Slotkin ad uomini di grande cultura, sono d'accordo nel sostenere che essa non è descrivibile a parole. I nostri soggetti, molti dei quali - scrittori, artisti, un giovane membro del gabinetto, scienziati, un eroe nazionale, filosofi ed uomini d'affari - conoscono bene la vita, sono tutti pressoché dello stesso parere. Per quanto mi riguarda, le mie esperienze con queste sostanze sono state i fatti più strani e grandiosi, e fra i più belli, che mi siano accaduti nel corso di una vita varia e fortunata. Non si tratta di fughe dalla realtà, ma di amplificazioni, fioriture della realtà. A mio giudizio si verificano in violazione del principio di Hughlings Jackson (40a), dato che il cervello, per quanto il suo funzionamento sia danneggiato, agisce con maggiore acutezza e complessità di quando è normale. Eppure non c'è dubbio che le azioni del cervello, quando esso è sotto l'influenza dell'intossicazione, dovrebbero essere maggiormente semplificate, invece che più complesse di quando è normale. Non posso discutere questo problema con chi non abbia avuto direttamente un'esperienza del genere. Chi ha avuto queste esperienze sa di che cosa si tratta, mentre chi non le ha avute non lo sa, e, ciò che più conta, non è in grado di fornire nessuna spiegazione utile del fenomeno.

Questo fenomeno, che riguarda un'aberrazione mentale prodotta chimicamente, è qualcosa di completamente nuovo? No, come ho già suggerito poc'anzi. È un fenomeno che è stato ricercato e studiato dai tempi più antichi, e che ha avuto una parte considerevole nello sviluppo della religione, dell'arte, della filosofia ed anche della scienza.

Da esso sono derivati sistemi come lo yoga. Sono stati compiuti enormi sforzi per provocare facilmente questi stati e per sfruttarli in modo adeguato. Benché a volte superficiali e spesso paurose, condizioni di questo tipo hanno costituito, almeno in parte, l'esperienza di mistici e di visionari in tutte le parti del mondo. Questi stati vanno attentamente considerati e approfonditi, perché nessuno può compiere uno studio accurato della mente senza averli capiti. È assurdo attenderci che una sola indagine procuri la stessa mole d'informazioni procurate da venti di esse. È ugualmente assurdo attenderci che una persona impreparata, inetta o inferma possa svolgere contemporaneamente le funzioni di osservatore, sperimentatore e saggista nello stesso modo in cui può svolgerle una persona preparata ed esperta. Coloro che non sono portati a questo lavoro farebbero bene ad ammettere sinceramente i loro limiti invece di celarli dietro a qualche titolo altisonante.

Ciò potrà sembrare privo di senso, ma il lettore, prima di chiudere la propria mente, dovrebbe riflettere sul fatto che qualcosa d'insolito finisce col sembrare irrazionale perché trascende quelle abitudini di pensiero alla moda che noi nobilitiamo con gli attributi di logica e di ragione. Noi preferiamo le spiegazioni razionalizzate perché danno un senso illusorio di prevedibilità. Poco male, fintanto che non permettiamo al nostro atteggiamento di comodo di farci rinunciare al primato dell'esperienza, specie in psicologia.

Gli psicoanalisti sostengono che le loro idee non possono essere comprese appieno senza un'analisi personale. Non tutti accettano quest'osservazione, ma come si può capire ciò che non si è mai fatto? Un eunuco potrebbe scrivere un libro autorevole sul comportamento sessuale, ma un libro dello stesso autore sull'esperienza sessuale ispirerebbe meno fiducia. Nel lavorare con queste sostanze, come in psicoanalisi, spesso dobbiamo essere i nostri stessi strumenti.

La psicoanalisi fa pensare al telescopio di Galileo, che offre un'immagine di un oggetto che è abbastanza ingrandita ma deformata e confusa. Il telescopio cambiò tutte le nostre concezioni del sistema solare e rivoluzionò la navigazione. Gli agenti psicotomimetici, il cui nome collettivo è ancora incerto, sono più simili ai telescopi muniti di radar che servono per scrutare le profondità dello spazio esterno invisibile. Il loro uso non è agevole. Non possono servire per osservare gli uccelli: servono per esplorare una porzione esigua di un immenso vuoto. Creano più interrogativi che non risposte, e per capire tali risposte dobbiamo inventare nuovi linguaggi. Ciò che impariamo non è rassicurante e neppure sempre comprensibile. Come gli astronomi, tuttavia, possiamo mutare il nostro modo di pensare per sfruttare le possibilità dei nostri nuovi strumenti.

Freud ci ha detto molto circa numerose importanti questioni. Credo tuttavia che lui e i suoi seguaci cercarono illegittimamente di forzare le sue scoperte molto oltre i loro giusti limiti, nel tentativo di spiegare tutte le azioni dell'uomo e, addirittura, la natura dell'uomo e di Dio. Si tratta di una meravigliosa bravata, non di scienza, perché è impossibile usare il sistema di Freud per le questioni più grandi come è impossibile cercar di vedere le galassie col cannocchiale di Galileo. Jung, usando gli strumenti, che considero molto inadeguati, del sogno e del mito, ha dato prova del massimo di abilità e di sagacia, penetrando in questi misteri tanto profondamente quanto gli era concesso dal suo equipaggiamento. I nostri nuovissimi strumenti, usati con abilità e cautela, ci permettono di esplorare più intensivamente un più vasto mondo di esperienze.

La scoperta ha sempre comportato dei rischi. Una magnifica temerarietà come quella di John Hunter dovrebbe essere evitata, ma d'altro canto dovremmo essere preparati a dei rischi calcolati come quelli che Walter Reed e i suoi colleghi affrontarono per debellare la febbre gialla. Per approfondire la nostra compressione, non solo della follia vera e propria ma anche della natura della mente stessa, dobbiamo usare i nostri strumenti con la sicurezza e il coraggio di coloro che sfidano col loro aereo altre barriere invisibili. Anche i pid esperti possono andare incontro al disastro. Oggi e in passato, per scopi d'importanza molto minore, gli uomini hanno corso rischi ben più gravi.


Che nome dare a queste sostanze?


Se la caratteristica principale di questi agenti fosse quella d'imitare le malattie mentali, quello di "psicotomimetici" sarebbe senz'altro un discreto termine generico. È vero che essi hanno questi effetti, ma ne hanno anche di molto più rilevanti. Perché ci preoccupiamo sempre di quelli negativi, di carattere patologico? Forse che salute significa solo assenza di malattie? Forse che bene significa solo assenza di male? Forse che la patologia è l'unica pietra di paragone? Dobbiamo forse scimmiottare Freud nei suoi momenti di maggior pessimismo, quando dice che un uomo felice è solo uno che bara con se stesso, per sfuggire all'angoscia implacabile? Dobbiamo proprio pensare che un fanciullo sia un essere dalle mille perversioni, invece che dalle mille possibilità?

Ho cercato di trovare un nome per le sostanze in questione, un nome che includa i concetti di arricchimento della mente e di espansione della visione. Alcuni possibili termini sono: psicheormici," stimolatori della mente, e "psicheplastici," modellatori della mente. "Psicheressici," esplosivi mentali, è difficile ma degno di essere ricordato.

Soddisfacente è "psichelitici," cioè liberatori della mente. Io scelgo "psichedelici," manifestatori della mente, perché è un vocabolo chiaro, armonioso e incontaminato da altre associazioni semantiche. Bisognerà comunque servirsi di uno di questi termini.


Epilogo

Questo è il modo in cui un medico vede gli psichedelici. Io credo che queste sostanze abbiano una loro funzione nella nostra sopravvivenza come specie, poiché tale sopravvivenza dipende tanto dalle opinioni che abbiamo sui nostri simili e su noi stessi quanto su qualunque altro fatto singolo. Gli psichedelici ci aiutano a esplorare e a scandagliare la nostra natura.

Possiamo considerare noi stessi come i prodotti in serie di un processo automatico socio-economico, come animali altamente malleabili e condizionabili, come una sequela di sforzi istintivi che si concludono con la perdita dell'impulso sessuale e con la morte, come automi cibernetici, o addirittura come enigmi semantici. Tutti questi concetti hanno i loro sostenitori e contengono in sé qualche grado di verità. Forse noi siamo anche qualcosa di più, "una parte del tutto," un frammento in attività di un processo creativo, una manifestazione di Brama in Atman, un aspetto di un Dio infinito, immanente e trascendente in noi e al di fuori di noi. Queste diverse valutazioni dell'io e delle altre individualità sono state sinceramente condivise da uomini e da donne. Credo che anche quelle che sembrano le idee più audaci siano sostenute da alcuni di coloro che hanno collaborato a questi studi. Non si può mettere in dubbio che le visioni del mondo derivate da concetti tanto diversi e le linee d'azione da esse determinate siano con ogni probabilità molto varie.

Le nostre generalizzazioni, le nostre supposizioni, come dimostra Ames riferendosi alla percezione,2 influenzano in misura notevole il mondo in cui viviamo. Un mondo che è, almeno in parte, come noi lo facciamo. Una volta che abbiamo trovato il nostro sistema per formare il mondo è molto difficile cambiarlo. Gli psichedelici ci permettono, per breve tempo, di liberarci di queste interpretazioni comunicateci dagli altri e di vedere nuovamente l'universo con occhio innocente. Come dice T. H. Huxley (38a), noi possiamo, se lo vogliamo, "metterci a sedere di fronte ai fatti come tanti bambini," oppure, secondo Thomas Traherne, un mistico inglese del diciassettesimo secolo, "disimparare gli sporchi trucchi del mondo e ridiventare come fanciulli."3 Mistici e scienziati consigliano la stessa cosa a coloro che cercano la verità. Forse, se ciò è possibile, impareremo a ricostruire il nostro mondo in un modo diverso e migliore, poiché lo sfrenato avanzare della scienza ci costringe, volenti o nolenti, a mutamenti. Ma i nostri antichi errori, ancora presenti nel nostro nuovo edificio, sono molto più pericolosi di quanto non lo fossero in quello vecchio. Il vecchio mondo crolla, e, sempre che non ci tocchi in sorte perire nella sua rovina, dobbiamo far si che le nostre idee antiquate periscano con esso. "Lasciate che i morti seppelliscano i loro morti" è un consiglio valido anche per noi.

Mentre noi conduciamo i nostri studi, speriamo che la religione dogmatica e la scienza assolutistica non si scontrino in una lotta all'ultimo sangue. Non c'è bisogno che noi strappiamo gli occhi al visionario perché ci sono negate le sue visioni. Non c'è bisogno che noi mettiamo a tacere la voce del mistico perché non possiamo udirla, o che ci sforziamo di rassicurarci contro di lui con le nostre razionalizzazioni. Pochi di noi possono accettare o capire il pensiero che emerge da questi studi. Una volta Kant disse di Swedenborg: "La filosofia si trova spesso in imbarazzo quando è posta di fronte a certi fatti che non osa porre in dubbio e che pure non vuole credere per timore del ridicolo." Per i fisici di sessant'anni fa l'atomo era incompressibile e indivisibile. Solo pochi originali la pensavano diversamente. Eppure chi mai crede oggi all'atomo simile a una palla di biliardo?

C'è da prevedere che in capo a pochi anni gli psichedelici da me menzionati ci sembreranno primitivi come i nostri modi di usarli. Eppure, anche se molti di essi provengono da popoli dell'età della pietra, possono ampliare notevolmente la nostra esperienza. Che queste sostanze vengano impiegate per il bene o per il male, con abilità e accortezza o in modo inetto e caotico, dipende non poco dal coraggio, dall'intelligenza e dall'umanità di molti che oggi stanno operando in questo settore.

Recentemente mi è stato chiesto da un collega più anziano se questo tipo di studi rientri negli obiettivi della scienza, e se, in caso contrario, non sia meglio assegnarne la competenza alla religione, alla filosofia o alla politica. Ma la politica, la filosofia, la religione ed anche l'arte vanno sempre più armonizzandosi con la scienza, e, come scienziati, è nostra responsabilità far si che questa armonia non diventi una marcia funebre, né in senso fisico né spirituale.

Noi non possiamo sfuggire alle nostre responsabilità.

A quanto mi consta, esperienze spontanee del tipo di cui ho parlato sono sempre state infrequenti, e le tecniche per svilupparle sono spesso difettose, insicure, rozze, discutibili e addirittura pericolose. La nostra salute fisica, che grazie ad una rapida eliminazione delle infezioni acute e croniche è sempre più buona, i tranquillanti, che ci permettono di neutralizzare l'insolita attività cerebrale elettrochimica, la nostra dieta, ricca di proteine e soprattutto di vitamine del complesso B, di cui ho già fatto notare l'azione contraria all'LSD, tutto ciò, combinato con una società che spinge solo al possesso materiale in un mondo sintetico sfolgorante di luci e sgargiante di colori, renderà le esperienze spontanee di cui ho detto ancora piùi rare. Coll'accrescersi del benessere, non potremo discostarci di un millimetro dalla norma comune senza che ciò venga controllato.

Credo che gli psichedelici offrano una possibilità, forse tenue, all'homo faber, il fabbro astuto, spietato, temerario ed avido di piaceri, di confondersi con un altro essere la cui presenza abbiamo presunto con tanta avventatezza: l'homo sapiens, l'uomo saggio, che capisce, che prova compassione, che accomuna nella propria visione arte, politica, scienza e religione. Non dobbiamo farci sfuggire questa possibilità.


Sommario

Dopo aver indicato che attualmente esiste una quantità di sostanze classificate come agenti psicotomimetici, ho indicato che la loro natura non è ancora chiaramente definita, e ho soggiunto che, sebbene uno dei loro aspetti sia quello d'imitare la psicosi, esso non è l'unico e neppure il più importante. Ho posto in evidenza il fatto che queste sostanze sono molto antiche, ed ho mostrato in che modo abbiano attratto l'uomo sin dall'alba della storia. Dal momento che molte droghe provocano delle modificazioni sia nel corpo che nella mente, penso che sia necessaria qualche valida definizione che escluda anestetici, ipnotici, alcool e i derivati della morfina, dell'atropina e della cocaina. Io ho proposto questa definizione: "Gli agenti psicotomimetici sono sostanze che producono dei mutamenti nel pensiero, nella percezione, nello stato d'animo e, a volte, nell'atteggiamento del corpo, sia se prese da un solo soggetto o da più soggetti, senza provocare importanti disturbi del sistema nervoso autonomo o assuefazione. Benché delle dosi eccessive possano provocare disorientamento, disturbi della memoria, stupore e a volte narcosi, queste reazioni non sono caratteristiche."

Questa definizione, naturalmente, verrà modificata quando le nostre conoscenze si saranno accresciute.

Ho parlato delle psicosi sperimentali condotte per mezzo di queste sostanze, ed ho rilevato l'esistenza di molte lacune nelle nostre conoscenze. Io credo che tali lacune facciano parte delle difficoltà che circondano coloro che fanno delle ricerche sui più nuovi e autentici psicotomimetici e abbiano ritardato lo sviluppo di questo tipo di studi, che ci hanno da poco indotti a lavorare con l'adrenocromo, l'adrenolutina e la bufotenina. Ho suggerito come le terapie sperimentali che modificano le psicosi sperimentali, nonché lo studio dei mezzi per aggravarle o prolungarle, possano fornire utili informazioni, e ho accennato ad alcuni dei loro impieghi in psicoterapia, facendo presente che molto è ancora ignoto.

Credo che ci sia modo di usare queste sostanze nell'addestramento di psichiatri, psicologi, infermiere ed altre persone che lavorano coi malati di mente. Ho posto in relazione questi agenti con le recenti ricerche di Hebh e Lilly sull'ambiente ridotto e particolare, ed ho preso in considerazione alcune implicazioni psicologiche, sociali e filosofiche di questi studi, collegandole alle nuove ricerche sulla percezione.

Tenendo presenti tutte queste considerazioni, ho suggerito che il termine "psicotomimetico" è troppo tecnico, ed ho proposto parecchi altri termini che implicano alterazioni della mente normale, come, fra gli altri, "psicheormici," "psicheressici" e "psichezinici," ma la mia preferenza va per "psichedelici," cioè manifestatori della mente.


Note

1) Questo saggio è pubblicato con l'approvazione del Saskatchewan Committee for Schizophrenia Research, che si avvale di fondi forniti dal National Department of Health and Welfare, Ottawa, Ontario (Sezione Psichiatrica del Department of Public Health, governo provinciale di Saskatchewan, Regina, Saskatchewan), e dalla Fondazione Rockefeller, New York, N. Y.

2) "… Secondo questo principio, ciò di cui siamo consci non è determinato completamente dalla natura della cosa stessa o dai nostri sensi, ma le supposizioni che ricaviamo dall'esperienza passata influenzano ogni nostra percezione, perché in genere si sono rivelate attendibili."

3) Anche Francis Bacon, il padre del moderno metodo scientifico, scrisse nel Novum Organum: "L'ingresso nel Regno dell'uomo, fondato sulle scienze, non è molto diverso dall'ingresso nel Regno dei Cieli, in cui nessuno può entrare se non è come un fanciullo."


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