Paolo Mantegazza, "Quadri della natura umana - Feste ed ebbrezze", 1871, 2 voll., Milano, Bernardoni Edit.
[Vol. II, pag. 349]


CAPITOLO XXIV.


L'oppio. - Il papavero sonnifero. - Le varietà commerciali dell'oppio. - Metodi di preparazione. - Il chandù. - Diverse maniere di prendere e fumare l'oppio. - Storia antica e moderna dell'oppio. - Un editto dell'Imperator della China e sua importanza. - Cifre del bilancio attivo e passivo dell'oppio. - Rendiconti ufficiali e statistici della China. - Analisi dell'oppio.



Poche sostanze mostrano un più singolare contrasto fra i loro caratteri esterni e le loro virtù, quanto l'oppio. Bruno, fetido, amaro e nauseoso, questo succo piceo, raccolto a pigre goccie dal taglio di una pianta glauca e fetente; questo frutto ributtante della natura fa dire ai più celebri medici d'ogni tempo, che senza di lui non vorrebbero esercitare l'arte medica; fa dire ad un grande scrittore inglese parole così innamorate, che appena potrebbero esser rivolte alla più bella e alla più adorata delle donne: thou hast the heys of Paradise, oh just, subtle and snighty opium! Che più? Questa pece nauseosa forma la delizia di più d'un terzo dell'umana famiglia; di forse 400 milioni di uomini. Perchè questo contrasto, perchè tanto fascino insieme a così umili e brutte apparenze? Perchè tanta modestia e tanta potenza in una sola creatura della terra?
[350] L'oppio1 è dato dal succo lattiginoso delle capsule del Papavero sonnifero, pianta dell'Asia e dell'Egitto, ma che è coltivata su vasta scala nelle Indie, in Persia, in Egitto, nell'Asia Minore; e quà e là anche in Europa per l'olio dei suoi semi. Nei nostri giardini si vede raramente come pianta curiosa e in alcune sue varietà anche bella pei petali variopinti. Anche Ippocrate distingueva già in questo papavero due varietà, il bianco e il nero, che si distinguono dal colore diverso dei semi. Oggi quasi dovunque si coltiva di preferenza la varietà bianca; mentre la nera sarebbe coltivata, secondo Royle, sull'Himalaya.
Nell'impero Indo-britannico il papavero che dà all'uomo tanta gioia e tanto dolore, è coltivato in un vasto tratto di terreno, che ha forse 600 miglia di lunghezza su 200 di larghezza, e si estende da Goruckpore nel nord fino ad Hazareebaugh nel sud, e da Dingepore all'est fino ad Agra nell'ovest. Questo paese contiene i due dipartimenti di Behar e di Benares; ma il primo di questi manda al mercato una quantità di oppio tre volte maggiore dell'altro. Eppure Benares solo ha circa 21,500 coltivatori di papavero; e forse 106,147 persone si occupano della coltivazione di questa pianta.
Nel febbrajo voi vedete un'ampia distesa di campi biancheggianti; e sono le piante fiorite del papavero; e i petali quando son presso al cadere, soan raccolti e addensati in focaccie, onde poi servire a co-

1 Oppio deriva da , succo; è detto ufiyoon dagli Arabi, ufeem dagli Indostani, o-fu-jung dai Chinesi.


[351]prire l'oppio. È allora che pochi giorni dopo la raccolta dei fiori, fra le tre o le quattro pomeridiane gli operai vanno nei campi ad incidere le capsule del papavero, armati di nushturs, coltellini di ferro di tre a quattro lame disgiunte a piccola distanza l'una dall'altra per mezzo di fili. Questo strumento è un vero scarificatore, con cui si fanno tre o quattro incisioni sulle capsule del papavero; ripetendo l'operazione da due a sei volte, e lasciando passare due o tre giorni dall'una all'altra. Nell'Asia Minore invece si fa una sola incisione orizzontale tutt'all'intorno della capsula per mezzo di una sola lama.
Il mattino che tien dietro alle incisioni, si raccoglie il succo condensatosi durante la notte per mezzo di piccoli strumenti di ferro, detti seetoochs e che rassomigliano a piccole cazzuole concave. L'oppio così raccolto si versa in un vaso di terra.
Quando il papavero ha fornito tutto l'oppio che può dare, si rompono le capsule per cavarne i semi, che sono confettati o spremuti per averne l'olio. Il pane dei semi spremuti, detto khari, è riservato alle classi più povere e al bestiame, e può anche servire a preparare cataplasmi come il seme di lino. Nei più poveri paesi, dove la plebe non può aver l'oppio, si beve il decotto delle capsule infrante di papavero che già hanno dato il loro succo. Questo decotto è chiamato post dal nome persiano delle capsule. In qualche luogo queste invece di esser cotte son fatte in polvere (boox) che si sparge poi sui buttees di oppio per impedire la loro adesione. A Benares invece si polverizza la pianta stessa del [352] papavero, e la polvere, poppy trash, serve a spolverare i pani di oppio.
Un acre di terreno ben coltivato produce da 70 a 100 libbre di chick o succo di pavavero, iL cui prezzo varia da 6 a 12 scellini alla libbra. Ci voglion tre libbre di questo succo per avere una libbra di oppio. Il succo è messo ad asciugare in vasi espansi, e a Benares si preferisce l'ombra al sole. A Malwa invece, mano mano è raccolto, vien versato nell'olio di lino; in Turchia si impasta colla scialiva. Nell'India, vi si versa il pussewah, liquore del color di caffè, che serve a far aderire le foglia di papavero ai pani di oppio.
L'oppio del Bengala è in palle di tre libbre e mezzo, e vien messo in casse che contengono quaranta palle. Hanno la grossezza del capo di un bambino, e ravvolte da petali di papavero e da foglie della stessa pianta.
L'oppio che gli Inglesi chiamano Garden Patna, è invece in focaccie quadrate, grosse un pollice e del diametro di tre pollici, ravvolte da sottili lamette di mica. L'oppio di Malwa è in focaccie rotonde e appianate del peso di circa dieci oncie, ravvolte colla boosa, polvere di petali di papavero, o anche nude. L'oppio cutch è in piccole focaccie, di poco più d'un pollice di diametro e ravvolto da frammenti di foglie. L'oppio kandeish ci presenta focaccie rotonde e appianate di circa mezza libbra di peso.
L'oppio egiziano è anch'esso in focaccie rotonde e piatte, di circa tre pollici di diametro, coperto cogli avanzi di una foglia e molto secche. L'oppio [353] persiano è in forma di bastoni di circa sei pollici di lunghezza e mezzo pollice di diametro, ravvolti da carta e legati col cotone. L'oppio di Smirne ci presenta focaccie molto regolari, rotonde o piatte, che passano rare volte due libbre di peso e coperte talvolta colle capsule di una specie di Rumex (?). L'oppio di Costantinopoli è in focaccie grandi e regolari o in piccole, lenticolari e regolari, coperte colle foglie di papavero e di due a due pollici e mezzo di diametro.1
Queste sono le varietà più conosciute dell'oppio del commercio e sono ammesse da uno dei più profondi conoscitori della materia; ma alcuni anni or sono anche gli scrittori più colti di farmacologia non conoscevano che l'oppio turco o di Costantinopoli e l'oppio di Smirne. Wiggers invece raggruppò tutte quante le varietà d'oppio in queste tre principali: l'asiatico, l'europeo e l'africano. All'oppio asiatico appartengono il turco, il persiano, l'arabo, l'indiano, il chinese e il russo. L'oppio europeo è piuttosto una curiosità che un articola commerciale. All'oppio africano appartengono l'egiziano e l'algerino. L'oppio di Costantinopoli e quello di Smirne sono, secondo questo autore, sottovarietà del turco; mentre il bengalese, quello di Malwa, quello di Kandy, quello di Giava, e l'oppio cutch sono varietà dell'oppio indiano.
Il dottor Finckh ci dà pure preziosi ragguagli sopra un gran numero di varietà orientali dell'oppio, ch'egli stesso ha vedute e studiate.

1 COOKE, The seven sisters of sleep, pag. 118.


[354] L'oppio di Geva sarebbe il migliore; questo contiene da 12 a 15 per 100 di morfina; ha la forma di piccoli pani piatti e arrotondati, del peso di 60 a 90 grammi, involti nelle foglie di papavero, con superficie liscia, sebbene la nervatura della foglia vi induca l'aspetto di una divisione per metà; il suo interno sembra composto di strati chiaro-oscuri.
L'oppio di Amasia è una qualità che sta al paro del primo; l'aspetto non è molto dissimile, un po' più rugoso all'esterno o un po' più omogeneo nell'interno.
L'oppio di Magnesia è in pani irregolari da 30 a 80 grammi, coperti d'un primo strato di sementi di Rumex, e in seguito di foglie di papaveri e di vite. La massa è composta di lagrime agglutinate; la qualità è eccellente.
Gli oppii di Malattia, di Salonica o di Kutchina hanno molta analogia coll'oppio di Geva in quanto alle apparenze esterne, ma sono assai meno ricchi di morfina; in commercio però vi si sostituiscono frequentemente.
Fra gli oppii di Smirne i migliori sono:
L'oppio di Balukhissar, che è in pani da 100 a 300 grammi, di forma irregolare, un po'arrotondata e ovoidale; somiglia all'oppio di Magnesia, anche per le sementi di Rumex, che coprono i pani assieme alle foglie di papavero.
L'oppio di Cutaya, meno grosso del precedente, ma che vi s'avvicina di molto pei suoi caratteri e per la sua ricchezza in morfina.
L'oppio di Taushan è in pani oblunghi, irregolari, pesanti, da 80 a 120 grammi, involti anch'essi con [355] sementi di Rumex e con foglie di papavero. E' molto ricco in morfina.
L'oppio di Cigusti assomiglia ai primi, ma non è sempre ricco di morfina.
L'oppio d'Angora e quello di Kara sono di qualità inferiore.
L'oppio di Persia, in pani da 120 grammi circa, inviluppato nelle foglio di sicomoro o in frammenti di foglie di diverse piante, è molle, di color bruno chiaro, senza distinzione di lagrime; contiene molto olio. È qualità scadente, poco ricco di morfina; ne ha cioè da 5 a 10 al più.
Vi è un'altra varietà d'oppio di Persia, che ha la forma di bastoni cilindrici, di circa cinque pollici e mezzo di lunghezza e di 3 a 4 linee di diametro. Questo è involto nella carta, ma sono aperte le estremità, nel centro delle quali vi è attaccato un debol filo di cotone. Fra gli oppii di Persia è quello che contiene maggior quantità di morfina cioè il 10 per 100 circa.
L'oppio d'Egitto, che viene in commercio per via di Costantinopoli, è quasi sempre adulterato con un quarto del suo peso di gomma arabica È qualità inferiore.
Il prof. Gastinel, direttore del Giardino d'acclimazione del Cairo ha trovato che il papavero dell'Egitto dà un oppio pessimo e che non contiene che il 3 o il 4 per 100 di morfina; perchè i coltivatori irrigano troppo i campi, e perchè incidono le capsule immature. Egli coltivò del papavero bianco dell'A1to Egitto e, raccogliendo l'oppio a tempo debito potè averne dell'ottimo, che conteneva 10 per [356] 1O0 di morfina. In seguito a quest'esperienza fatta su piccola scala nel suo giardino, Gastinel ebbe l'incarico di coltivare il papavero in grande scala, e potè dal bianco avere un oppio, che conteneva il 10,4 per 100 di morfina, e dal papavero violetto dell'oppio a 12,2 per 10O di morfina.
Fra i coltivatori del papavero sonnifero in Europa va distinto anche l'Aubergier, il quale riuscì ad ottenere nella Limagne dell'oppio, che contenevà il 14,780 per 100 di morfina; ed egli crede che in Francia questa coltura potrebbe dare il guadagno netto di 500 franchi per ettaro.
Può sembrare a taluno che il ravvolgere i pani di oppio piuttosto con una foglia che coll'altra sia cosa indifferente e solo da notarsi dai farmacologi per distinguere le diverse varietà di oppio l'una dall'altra; ma invece è questa una questione tecnica di grande importanza. Basti dire che il signor Flemming, il quale introdusse nel Bengala l'uso di ravvolger l'oppio nei petali di papavero, mentre prima si soleva coprirlo colle foglie del tabacco, ebbe il premio di 50,000 ruppie dalla Court of Directors della Compagnia delle Indie Orientali. Convien però ricordare che pochi anni or sono il Bengala dava annualmente un frutto di 5 milioni di libbre di oppio, che rappresentavano un valore di 5,003,l62 di lire sterline.
In Inghilterra, uno dei primi mercati europei per l'oppio, è preferito quello di Smirne, mentre in China e nell'Oriente in generale, si preferiscono le varietà indiane.
Tutto questo si riferisce alla preparazione del[357]l'oppio greggio, ma prima di consumarlo, vien sottoposto a diverse altre manipolazioni, che variano assai nei diversi paesi, secondo il gusto dei consumatori.
A Singapore fra le tre o le quattro del mattino si accendono i fuochi, si aprono le casse dell'oppio e si distribuisce agli operai un certo numero di palle. Queste son tagliate nel mezzo onde levarne col dito la parte liquida, che vien raccolta in un vaso di terra. Durante quest'operazione gli operai si lavan le mani in un vaso pieno d'acqua, e questo liquido di lavatura è gelosamente conservato. Quando la parte molle è separata dalla corteccia secca, questa si stempera in quell'acqua, meno la parte più esterna della pelle, che è rigettata o venduta per adulterare il chandu o chandoo nel Johore o in altri paesi dell'isola.
La seconda parte dell'operazione consiste nel far bollire la parte dell'oppio stemperato nell'acqua in un largo vaso di ferro, finchè il tutto sia disciolto. Il liquido allora è colato attraverso a carta della China, mischiato alla parte liquida delle palle di oppio e di nuovo bollito, finchè abbia acquistato la consistenza di una triacca densiccia. Ciò che non potè filtrarsi si fa poi bollire di nuovo, si filtra attraverso a carta, e il liquido chiarificato si aggiunge alla massa di chandu già ottenuta. Il residuo è venduto ai Chinesi per adulterare l'oppio, e perfino la carta che servì di filtro è asciugata con molta cura e serve di medicina agli abitanti del Celeste Impero.
L'oppio che ha acquistato la consistenza della [358] triacca semiliquida, viene poi esposto ad un calore forte e continuo, e continuamente rimescolato, onde perde l'acqua e nello stesso tempo non bruci. Quando per quest'operazione l'oppio ha acquistato la debita consistenza vien diviso in sei lotti, che si pongono sopra vasi di ferro, in modo da foggiarlo in empiastro dello spessore di un mezzo pollicde o tre quarti di pollice, si espongono al fuoco ardente, rivoltando quelle focaccie per tre volte. E' questo il momento più delicato dell'operazione, perchè esige grande abitudine di occhio, di naso e di mani per colpire il vero momento in cui il chandu acquista tutte le sue proprietà beatificanti. Questa abilità non si acquista che con lunga esperienza; e per lo più la dimostrano operai venuti dalla China e che sono lautamente pagati.
Dopo tanto manipolare il chandu non è ancor fatto; perchè l'oppio bruciacchiato vien di nuovo disciolto nell'acqua, bollito e ridotto alla consistenza di estratto. È allora che voi avete il vero chandu il solo e legittimo chandu; e l'oppio triaccoso ne dà il 75 per cento, mentre l'oppio brutto non ne fornisce che il 50 o il 54.
Il bruciatore del chandu è esposto continuamente ad un calore insopportabile, e Little descrive uno di questi operai, il quale dalle tre fino alle dieci del mattino stava dinanzi alla pentola bollente, con un ventaglio in una mano e una pluma nell'altra levando con questa la schiuma, e con quello raffrreddare il liquido onde non bollisse. Era un uomo che non parlava mai e che sorrideva sempre, non allontanandosi dal suo posto, d'onore che per bevere un [359] po' d'acqua. Appena finit0o il suo compito, si gettava sull'arrack e ne beveva tanto da caderne ubbriaco fradicio fino al mattino seguente. Anche in China si prepara il chandu nello stesso modo che abbiamo indicato per Singapore.
Il chandu già bruciato e che ha dato ad un uomo la sua parte di felicità su questa terra, lascia un residuo che è la metà del suo peso e che si chiama tye o tinco; che è fumato e mangiato dai poveri. Se è fumato lascia un secondo rifiuto, il samshing, che non può più esser fumato, ma che è ingoiato, solo o coll'arrack dai poverissimi; rifiuto di seconda mano che tocca in sorte all'ultimo rifiuto degli uomini.
Anche a Giava si usa il tchandou, con cui si fanno pillole, che son fumate. Si fa anche bollire l'oppio con foglie di tabacco, betel ed altre sostanze, finchè si trasformi in un liquido glutinoso, che si beve col nome di madat.
L'oppio puro o greggio non è usato che rare volte da chi per la prima volta tenta la via pericolosa dell'ebbrezza narcotica. Ciò avviene specialmente in Inghilterra, dove è bevuto anche sotto forma di laudano o di altre soluzioni. Nella sola città di Preston nel 1843 vi erano 1600 famiglie, che consumavavano l'oppio sotto forma di cordiale di Godfrey.
Vann Dissel dà interessanti notizie sull'uso dell'oppio nello Indie Olandesi. La compagnia delle Iedie porta fin dal 1740 a Giava l'oppio greggio dove si chiama amfioen, e si cede in monopolio a speciali persone, che devono pagare una forte tassa. [360] Nel 1740 si importavano a Batavia 229.398 libbre; più tardi andò crescendo a dismisura l'importazione e il privilegio nel 1867 dava 459,750 gulden al mese. I concessionarii fabbricano coll'oppio greggio, col succo di limone e lo zucchero, l'estratto, detto madas o tjandu; e vi aggiungono il fondo delle pipe d'oppio (taai tjandoe), del gambir, del riso bruciato (ketang) le foglie della Datura ferox, Ketjoebong; che ne aumentano il peso di un quarto e si vende poi in case speciali (petjandon); e mezzo cucchiaio di tè si vende per un gulden. Nelle case di fumo i consumatori giaciono sopra un banco di bambu (balibali) e fumano in particolari pipe di legno o l'oppio solo, o misto a tabacco, o colle foglie minutamente tagliate del Ficus septica. Molto oppio si consuma anche nelle case private e nei bordelli, e Van Dissel descrive fra gli effetti dell'oppio una diarrea cronica accompagnata da sangue, pus e dolori addominali. Dice che a perdere il vizio giovano le pillole chinesi di una parte di canfora e 1 1/2 parti di oppio e di radice di genziana quanto basta.1
In Egitto si fanno varie conserve composte di elleboro, canape ed oppio ed altre conserve aromatiche e oppiate che sono di uso comune. Una di esse è detta magoon e chi la fabbrica o la vende è detto magoomgee. La conserva più comune è detta barck o berch. Si dice che vi sia una conserva, che di-

1 VAN DISSEL I.A. Iets over het opium en opiumschuiven, uit een genzees, kundig oogpunt beschouwd. Virchow's Iahresbericht. 1867, Tom. I, pag. 448.


[361]spone al canto, un'altra al chiacchierio, una terza alla danza; mentre una quarta rallegra la vista e un'ultima non è che sedativa. Si vendon tutte in botteghe speciali, dette mahshshehs.
Nell'India l'oppio puro si prende disciolto nell'acqua o in pillole; e se ne fa un grande abuso per addormentate i bambini e avere poco impiccio dal loro pianto.
I Chinesi fumano o mangiano l'oppio sotto forma di tye o tinco o di chandoo, o di ya-pieukao, o di samshung. Secondo Calkins il tye è il rifiuto del chandoo; e il samshung è il rifiuto dei rifiuti, mentre il ya-pieu-kao è un buon estratto fatto dalla miscela dell'oppio indiano col chinese. La pipa chinese per fumar l'oppio si chiama yentsiang o pistola d'oppio. A Bally vien adulterato con carta della China e poi ravvolto nelle fibre di una specie particolare di banano; vien allora posto nella cavità di una cannuccia di bambù e così è fumato. A Giava e a Sumatra vien mischiato spesso collo zucchero e il frutto maturo del banano. I Turchi le prendono in pillole, e allora si evita di bere dell'acqua dopo di averne preso, perchè si dice che produca coliche. Per renderne gradevole il sapore, lo si mischia talvolta con siroppo o conserva, ed allora si prende col cucchiaio o ridotto a pastiglie secche, sulle qua1i stanno scritte le parole mash allah (dono o opera di Dio). Cooke assicura che quando la dose di due o tre grammi non basta più a produrre l'usata beatitudine, si mischiano all'oppio fin dieci grani di sublimato corrosivo al giorno. Calkins cita un oppiofago di Broussa che prendevà fin 40 grani di sublimato.
[362] A Singapore son rappresentate quasi tutte le nazioni dell'Asia, e ognuno prende l'oppio secondo gli usi speciali della sua patria.
La pipa in cui si fuma l'oppio in China, è per lo più una cannuccia di bambù o di legno, con un caminetto di metallo o di terra cotta e metallo, e dove vi è appena il posto per un pisello di chandù. Questa pipa ha una lunghezza di circa 8 pollici e il diametro di un pollice. Si fumano in una volta sola da 20 a 100 grani di oppio, che si vende un dollaro all'oncia. L'oppio è preso colla punta di un sottile filo metallico ed esposto al calore di uma fiamma, e gonfio e rammollito viene applicato al caminetto della pipa. Si accosta allora loppio alla fiamma della lampada, e il fumo prodotto dalla sua combustione viene aspirato e lentamente espirato attraverso alle narici. Quando Cooke, pochi anni or sono, scriveva la sua splendida monografia dei narcotici, vi erano, dice, pubbliche case in Hong-Kong autorizzate al fumo dell'oppio e quasi tutte erano nella parte chinese della città.
Le pipe usate a Lione per fumar l'oppio rassomigliano al narghilè. E un frutto di cocco a metà pieno d'acqua e a cui si attaccano due tubi di bambù, uno colla pipa che brucia l'oppio, l'altro che serve ad aspirarne il fumo. I fumatori siedono in giro e si passano dall'uno all'altro lo strumento beatificante; e l'un dopo l'altro, appena hanno aspirato il prezioso vapore, cadono sui loro cuscini e ruminano le divine voluttà della fantasmagoria.
In tutti i paesi abitati da Malesi si fama l'oppio in pipe molto simili alle chinesi, e Gerstäcker e [363] Little ci hanno descritto a vivi colori lo strano aspetto delle case pubbliche, dove si può comperare a diversi prezzi i diversi cieli del paradiso narcotico. Il mangiatore d'oppio è per lo più amante della solitudine, ma il fumatore non disdegna la società, specialmente nei primi stadii della sua ebbrezza; e le case dell'oppio sono spesso anche case di giuoco e bordelli. Questi luoghi consacrati al vizio sono riconoscibili a Singapore per una tavola rossa e son quindi chiamati pápán mérá (tavola rossa).
In antichi viaggiatori di Persia voi trovate che l'oppio era preso in forma di pillole sotto il nome di afioun e che i poveri lo bevevano in decotto. Si usa dai Persiani anche un liquore vinoso e oppiato, che chiamasi coquemar o cocomar.
Gli Europei in Europa o nelle loro colonie usano il laudano, la cui composizione trovasi in tutti i libri di farmacologia; il black-drop, tintura acetosa d'oppio, l'elixir Me-Munn preparato coll'etere, il paregorico, che è un laudano aromatico e con canfora; e il Cordiale di Godfrey, adoperato specialmente per dare il sonno ai bambini troppo importuni.
Anche la morfina è presa da molti per vizio, e Calkins cita una giovane galante di Nuova York, età di 25 anni, che si eccitava, iniettandosi nel retto ad ogni momento soluzioni di morfina per mezzo di una piccola sciringa di vetro. In ogni iniezione introduceva perfino 1O grani di morfina, ed essa era cos' abile da farsio l'operazione in qualunque luogo ed anche per le vie della città.
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[364] L'origine dell'uso dell'oppio come alimento nervoso si perde nella più lontana oscurità dei tempi nè ancora è dimostrato qual narcotico fosse il nepenthes di Omero, come vedremo più innanzi, parlando dell'haschisch. Teofrasto di Ereso parla dell'oppio, che chiama . Dioscoride conosce già le principali virtù dell'oppio; dice che in piccole dosi favorisce la digestione, calma i dolori e concilia il sonno, mentre a forti dosi riesce pericoloso e può produrre la morte; distingue poi nel succo del papavero l'oppio e il meconio, e crede il secondo di azione più debole del primo. Anche Plinio dice che l'oppio uccide a forti dosi e che molti con esso si eran tolta la vita, e fra gli altri cita il padre del pretore Publio Licinio Cecina. Anche Avicenna parla delle proprietà velenose dell'oppio e dice che uccide spegnendo il calor naturale.
Ovidio descrive la notte incoronata di papaveri:

Interea placidam redimita papavera frontem
Nox venit, et secum somnia nigra trahit.

E Silio Italico descrive in questo modo il sonno:

Curvoque volucris
Per tenebras portat medicata papavera cornu.

Catullo ci parla dei lethoea papavera e Tibullo dei medicata papavera. E queste poche citazioni bastino per le molte che si potrebbero fare della classica antichità.
Carlo Ritter crede che l'uso del fumar oppio non sia d'origine indostana, ma sia stato introdotto nelle [365] Indie dai concquistatori musulmani; e il noto viaggiatore Chardin pensa che la proibizione fatta ai credenti di Maometto di bevere il vino e i liquori abbia contribuito alla diffusione dell'oppio.
Il primo scrittore europeo, che parli dell'uso dell'oppio in Turchia, è forse Petrus Bellonius, che pubblicava il suo libro nel l6O5 ad Amsterdam, come potrete persuadervi scorrendo la ricca bibliografia che sta alla fine del capitolo. Egli parla della coltivazione del papavero nell'Asia Minore e in altre parti dell'impero Ottomano, e racconta di giannizzeri, che dinanzi ai suoi occhi ingojarono mezza dramma di oppio. Aggiunge che in tempo di guerra i soldati ne consumavano grandi quantità per darsi coraggio e che i Persiani ne prendevano più dei Turchi, notizie confermate anche dal Kampfer, il quale narra nelle sue Amoenitates exoticae, che molti Persiani consumano una dramma d'oppio algiorno.
Hammer racconta che il Sultano Murad uccise il suo medico Emirtschelebi, costringendolo a prendere in una volta tutte le pillole d'oppio che furono trovate presso di lui. Così pure ricordo che l'oppio fu creduto afrodisiaco, perchè dopo una battaglia contro i Turchi, che prima di battersi si erano inebbriati coll'oppio, si trovava nei cadaveri la verga eretta. Secondo Ferishta, lo storico dei maomettani nell'India, Humayun figlio del Sultano Babur era dedito al vizio dell'oppio, e lo stesso dicasi anche di suo figlio Akbar. Pare che in India il vizio passasse dai principi a popoli, cosi come in China l'oppio fu introdotto dall'India, e fin dalla metà dello scorso secolo era molto diffuso nell'Impero Celeste. Nel [366] 1807 l'Imperatore della China emanava il divieto di usar oppio, ed ecco la libera traduzione dell'editto chinese:
"Le navi delle nazioni straniere hanno da lungo tempo licenza di introdurre le loro merci a Wgampon e Macao nella Provincia di Canton, per cambiarle con prodotti chinesi. Da questo scambio di merci si era escluso da principio una sostanza, di cui ci sono sconosciuti gli elementi, ma che sono potenti in modo straordinario e che ha un odore orrendo. Siccome essa inoltre possiede la proprietà di riscaldare e di eccitare i principii vitali, così quella sostanza era ricercata e comperata da persone che ne ricavavano un estratto, intraprendendo con esso un nuovo ramo di commercio. Da principio l'oppio non era preso che dai contadini e dalla feccia del popolo, ma poi divenne di uso comune anche fra le famiglie più ragguardevoli, fra gli impiegati dello Stato, gli studenti ed altre persone. Il gusto per questa sostanza sembra dipender da ciò, che per essa si passano intiere notti senza chiuder gli occhi e si possono soddisfare gli appetiti più sensuali a danno dei nostri doveri e delle nostre occupazioni. Quando questa abitudine ha preso radice, non è più possibile di perderla, e quelli che soglion prender l'oppio non solo non possono per un sol giorno rinianerne privi: ma venuta l'ora in cui sogliono usarne, se la lasciano passare senza prenderne, son presi da mal di capo, febbre violenta e non hanno più alcun dominio sopra di essi: Per escire da questo stato spaventoso e per ricuperare i loro sensi, essi devono ritornar di nuovo all'antico vizio. Ma quando poco [367] a poco l'azione creseente del veleno è penetrata nei polmoni e nelle viscere, l'ammalato divien pallido e sparuto. Tutti i mezzi dell'arte medica sono impotenti a sanarlo. Gli infelici desiderano di lasciare una così funesta abitudine, ma confessano di non poterlo fare, e nella loro disperazione vorrebbero strapparsi le viscere. L'oppio ha ancora un altro svantaggio, che merita di essere notato. Per procurarsi l'estratto d'oppio, convien dare denaro per un peso otto o nove volte maggiore di quello. Oltre a ciò esso sviluppa un appetito straordinario che il popolo minuto povero non può appagare, per cui in pochi anni anche un ragguardevole patrimonio va consunto. Coloro che hanno una debole costituzione muoiono di fame o di miseria, e quelli che son robusti divengono ladri e assassini. Finalmente vi sono degli insensati, i quali per piccoli motivi decidono di mettere un fine ai loro giorni, e prendono un decotto d'oppio col vino, sostanze che possono procurarsi più facilmente d'ogni altra veleno. I funesti effetti dell'oppio erano da principio limitati da Fokien e a Canton, ma in seguito si sono diffusi a tutte le provincie del Regno. I mercanti stranieri che introducono l'oppio approfittano a loro grande vantaggio di questa merce maledetta e tanto ricercata, per esportare di qui i più preziosi nostri prodotti. E' cosa triste e vergognosa che i nostri paesani abbiano durato fin qui nella viziosa abitudine dell'uso dell'oppio. Siccome però noi vogliamo arrestare i progressi di tanto male, così abbiamo rimontato alla sua origine ed abbiamo trovato che l'oppio è introdotto dall'estero e fin nella capitale, [368] dove i doganieri furono lautamente pagati, perchè chiudessero gli occhi. Se non cercassimo ora di tagliare il male alle radici, quanto innumerevoli ne sarebbero poi le devastazioni! L'introduzione e la vendita di questa merce vien quindi proibita nel modo più rigoroso, ecc."
Dato in Cantotì, il 16 dell'undecimo mese del quarto anno di Kia-King.
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Nuovi e più severi editti furono pubblicati e che minacciavanp anche colla morte i contravventoni; ma l'oppio continuava ad entrare in China di contrabbando e nel solo anno 1838 pare che gli Inglesi ne introducessero per il valore di 67 milioni di lire. Nel 1839 il governo chinese fece sequestrare e distruggere tutto l'oppio, che si trovava presso i negozianti inglesi di Canton, cioè più di 20,000 casse. Fu allora che l'Inghilterra mosse la guerra alla China e obbligò il figlio del Sole a scendere a patti, lasciando che i suoi sudditi si avvelenassero voluttuosarnente col succo del papavero indiano, che dava tanto lucro agli inglesi. Per avere un idea grossolana di questi guadagni basti sapere che per confessione di uno scrittore ingiese nel 1854 il valore dell'oppio introdotto in China eccedeva il valore di tutto il tè e di tutta la seta esportati dalla China in Inghilterra e in tutte le Colonie inglesi. Pare che fin da molti anni or sono le navi inglesi non introducessero mai meno di 7 milioni di sterline d'oppio nella China.
Della misura con cui vien consumato nel Celeste [369] Impero fanno fede le cifre seguesti. Gli abitanti di Chung-wan (Bazar di centro) sommano a 5800 e il numero dei fumatori d'oppio supera i 2,600. Nell'Hawan (Bazar di Canton) vi sono più di 1200 abitanti con più di 600 fumatori. A Shung-wan vi sono 13000 maschi, dei quali 3000 fumatori d'oppio. A Tai-ping-shan vi sono 5300 abitanti e più di 1200 fumatori. A Ting-loong-chow vi sono 2500 abitanti e 400 fumatori, per cui sopra 27,800 abitanti 7,800 fumatori danno la cifra del 26 per cento della popolazione dedita al narcotismo del papavero orientale.
Ecco alcuni elementi importanti della storia dell'oppio:

Quantità d'oppio esportato dalla Compagnia delle indie Orientali dal 1848 al 1858.
1846-47 ........ 22,468 casse (Con 14O libbre di oppio).
1847-46 ........ 22,879    "            "
1848-49 ........ 33,073    "            "
1850-51 ........ 32,033    "            "
1851-52 ........ 31,259    "            "
1852-52 ........ 35,521    "            "
1853-54 ........ 42,403    "            "
1854-55 ........ 49,979    "            "
1855-56 ........ 49,399    "            "
1856-57 ........ 66,305    "            "
1857-58 ........ 68,004    "            "

Si è calcolato che nel 1867 si sono consumati in China 110,620 picul di oppio, eguali a 14,750,000 libbre.

[370] Misura del guadagni fatti dalla Compagnia delle Indie Orientali per il monopolio dell'oppio.

  Anni               Guadagno
1840-41 ............ 874,277 sterline
1841-42 ......... 1,018,765     "
1842-43 ......... 1,577,581     "
1843-44 ......... 2,024,826     "
1844-45 ......... 2,181,288     "
1845-46 ......... 2.803,350     "
1846-47 ......... 2,886,201     "
1847-48 ......... 1,698,252     "
1848-49 ......... 2,845,762     "
1849-50 ......... 3,309,637     "
1850-51 ......... 3,043,135     "
1851-52 ......... 3,139,247     "
1852-53 ......... 3,717,932     "
1853-54 ......... 3,359,019     "
1854-55 ......... 3,333,601     "
1855-56 ......... 3,961,975     "
1856-57 ......... 3,860,390     "
1857-58 ......... 5,918,375     "


Statistica dell' oppio in Inghilterra.




[371]


[372]



[373] Oltre questi vi erano 15 uomini all'ospedale, e meno uno, fumavano tutti l'oppio.



Finalmente diamo qui tradotti letteralmente alcuni rendiconti ufficiali Chinesi sull'uso del fumar oppio, e dai quali, sulla guida di Cooke, abbiamo ricavato le statistiche qui citate:

Per ordine, noi abbiamo constatato il numero degli abitanti di Taiping-Shan.
Essi sono più di 5,300.
Il numero di quelli che fumano oppio, perchè piace è più di 1,200.
[374] Il numero di quelli che fumano oppio è più di 600.
Il numero di quelli che son morti per causa del fumar oppio è piccolissimo.
Firmato
Tai-Ping-Shan. Rendiconto Teapoa.
Datato nell'anno Yuet-nan. mese II, 20 giorno.
29 dicembre 1855.

Per ordine, noi abbiamo constatato che in Wantsai vi sono più di 1,600 abitanti.
Quelli che fumano unicamente l'oppio, perchè piace loro, è più di 500.
Quelli che fumano oppio sono più di 200.
Quelli che sono morti per aver fumato oppio, nessuno.
Firmato
Wan-Tsai. Rendiconto Teapoa.
Datato nell'anno Yuet-man, mese II, giorno 20.
29 dicembre 1855.

La composizione dell' oppio è molto complessa: e si può dire che questo succo condensato del papavero è una mina di a1caloidi, dacchè quasi ogni giorno i chimici allargano la storia chimica dell'oppio a più largo orizzonte. La narcotina fu scoperta nel 1803 da Desrosme; la morfina nel 1804 da Sertüerner; la codeina nel 1833 da Robiquet; la narceina nello stesso anno da Pelletier; la tebaina e la pseudomorfina nel 1835 da Pelletier; la meco[375]nina nel 1836 da Dublanc; la porfirossina o l'opina nel 1837 da Merck; la papaverina nel 1848~ dallo stesso Merck; l'opianina nel 1851 da Hinterberger; mentre l'acido meconico era stato scoperto fin dal 1804 nella prima analisi di Sertüerner. Lahens dimostrò la presenza del glucoso in molte varietà d'oppio, e Retling confermò la scoperta di Lahens. Del resto le analisi dell'oppio fatte in diversi tempi segnano i progressi della chimica, come può vedersi dalle seguenti, che son prese fra le più celebri.



[376]


La quantità della morfina contenuta nell'oppio ne determina con sufficiente precisione il valore commerciale; e siccome è questo una sostanza che varia assai nella sua composizione secondo il paese in cui si raccoglie ed è soggetto poi a facilissime adulterazioni, così riesce molto importante il determinare la diversa quantità di morfina che un oppio contiene. L'oppio, che gli Inglesi vendono alla China, non contiene spesso che 0,5 per cento di morfina; quello di Costantinopoli ne dà il 5; quello d'Egitto dal 7 all'8; quello di Smirne 10; in un oppio d'Al[377]geria analizzato da Hardy non si trovò che il 5, mentre un altro raccolto da Smirne ne diede il 12. Caventou poi assicura di averne trovato fino il 14 per cento in un oppio raccolto nel dipartimento delle Lande sulle terre del generale Lamarque; e in altre varietà della stessa provenienza, fino il 22 e più per cento.
Ecco altri dati sulla diversa ricchezza morfinica dell'oppio.



Il diverso tempo della raccolta influisce assai sulla quantità della morfina contenuta nell'oppio, e le ricerche di Aubergier dimostrerebbero che il succo delle capsule ne contiene in massima quantità, quando esse non sono ancora del tutto mature. Ecco infatti ciò ch'egli trovò in diverse qualità di oppio raccolto in Algeri:


[378]


In questi ultimi anni, in occasione di alcune ricerche sull'oppio, Mathiessen e Wright, medici dello Spedale di S. Bartolomeo di Londra, scoprirono una nuova base, che ha la composizione della morfina, meno gli elementi di una molecola d'acqua (C34 H19 Az. O6 - H2 0 = C34 H17 Az. O4) e che produce gli effetti fisiologici più strani. Sembra che questa base sia affatto sprovveduta della proprietà narcotica (come la tebaina, la papaverina e la narcotina) ed abbia invece una proprietà vomitiva energica, sia pure molto deprimente. La injezione sottocutanea di un decimo di grano (0gr. 005) di questa sostanza, produce vomiti violenti in capo a cinque minuti, senza che sieno seguiti da conseguenze funeste o da sensazione disaggradevole (?). Questa proprietà vomitiva è così energica, che gli esperimentatori non possono maneggiarla a lungo senza provare nausea.
Lattuga. - La lattuga ha proprietà narcotiche e il lattucario, o succo, o estratto di varie specie di lattuga, ha la sua storia farmacologica e terapeutica: noi però non ne parliamo, per non invadere il campo puramente medico, ricordando solo [379] che Galeno, già vecchio e logorato da lunghi studii, non poteva conciliarsi il sonno che mangiando a cena la lattuga, e ricorderemo i versi di Columella:

Iamque salutari properat lactuca sopore,
Tristia quae relevat longi fastidia morbi.