[Vol. II, pag. 279]

CAPITOLO XXIII.


Il tabacco e la sua storia. - Il sigaro, la pipa e la cicca. - La glorie e le vergogne della nicoziana. - I calunniatori e gli adulatori. - Fisiologia, igiene, economia sociale.



Se un abitante alato di qualche mondo remoto pigliasse il gusto di attraversare lo spazio infinito e con una carta astronomica aleggiasse intorno al nostro sistema planetario, riconoscerebbe subito la terra dall'odore di tabacco ch'essa esala, dacchè tutti i popoli conosciuti fumano la nicoziana; e mille e mille uomini ridotti ad accontentarsi di un solo alimento nervoso, lascerebbero il vino e il caffè, l'oppio e l'acquavite per tenersi la preziosa foglia narcotica. Prima di Colombo non si fumava che in America; ed ora, dopo pochi secoli, nell'estrema China e nel Giappone, nelle Isole dell'Oceania come in Lapponia e in Siberia si innalza dalla capanna del selvaggio e dal palazzo del principe, insieme al fumo del focolare dove l'uomo cuoce il suo pane e riscalda il suo cuore, un altro fumo odoroso ch'egli respira per calmare il dolore o per cancellare la noja. In molti paesi i fumatori furono nei primi tempi dell'introduzione [280] del tabacco condannati a pene infamanti e crudeli, ebbero mozzi il naso e le labbra e, trascinati col volto dipinto di nero sopra un asino, dovettero attraversare la città fra i lazzi dei monelli a gli insulti delle moltitudini; ma oggi fuma il boja e prima dell'agonia fuma anche il condannato a morte; fuma il re nel cocchio dorato e fuma l'assassino, che nella via lo attende per gettargli fra i piedi una bomba omicida. L'umana famiglia, spende ogni anno 2670 milioni in tabacco, che non è cibo, che non è bevanda, e senza di cui pur seppe vivere sì lunga serie di secoli.
Nelle sconfitte che ebbe a soffrire l'esercito di Lavalle nelle guerre civili della Repubblica Argentina, i poveri fuggiaschi patirono tali privazioni, che più orribili non si potrebbero immaginare. Il tabacco a poco a poco fu consumato, e gli Argentini fumavane foglie secche. Uno più fortunato degli altri continuava ad usare con molta economia della sua provvisione più lauta; ebbene un suo commilitone pregò a lasciargli appressare la bocca alla sua pipa onde aspirare di seconda mano quel fumo adorato, pagando questo fumo al prezzo di due scudi. Ma che più? Nel 1843 scoppiò in Francia una rivoluzione fra i detenuti delle prigioni d'Epinal, stati privi per qualche tempo di tabacco, e il grido di guerra era:
Il tabacco, o la morte! 1
_____________

1 MANTEGAZZA. L'arte e la scienza della salute. Annali Universali di medicina. Dic. 1859.


[281] Il tabacco per eccellenza, il tabacco padre di tutti i sigari del mondo è la Nicotiana tabacum: ma i botanici, secondo Bibra, descrivono quaranta specie almeno di nicoziana e almeno quattro sono coltivate e ben conosciute, cioè la Nicotiana tabacum, la N. macrophylla, la N. rustica e la N. quadrivalvis. La prima specie è rappresentata dal tabacco di Virginia con tutte le sue varietà; la seconda dal tabacco del Maryland, che è coltivato sopra grande scala anche in Ungheria e in Grecia. La terza specie è forse originaria del Brasile e della Guiana, e ora lo trovate in Siria, in China, nel Tibet, in Germania. La N. quadrivalvis si coltiva e si fuma nell'Alto Missouri.
Benchè il tabacco sia pianta tropicale, pure ha saputo piegarsi con mirabile accondiscendenza alle esigenze dei climi più disparati, e benchè prosperi meglio fra il 15° e il 35° di lat., in ambedue gli emisferi; ure giunge fino ai 50°, abbracciando quindi la maggior parte del mondo abitato. E infatti voi trovate piantagioni di tabacco negli Stati Uniti, nel Canadà, nel Nuovo Braunschweig, nel Messico, nel Brasile, a Cuba, a Trinidad, in tutte le Antille e in tutta l'America meridionale; trovate tabacco in Egitto, in Algeri, nelle Isole Canarie e lungo tutta la costa occidentale dell'Africa fino al Capo di Buona Speranza; e lo avete in Turchia, in Persia, in India, nel Tibet, nel Giappone, nella China, nelle Isole Filippine, a Giava, a Ceylan, e lo trovate in Austra1ia e nelle isole sparse nell'Oceano Pacifico. Questa indefinita acclimazione del tabacco fu una delle cause più potenti della sua diffusione, a cui si ag[282]giunse il gusto eguale che provano per esso tutte le razze del mondo, le più civili como le più barbare, le razze antropofaghe come le razze che fondano società per la protezione degli animali. Un popolo bevitore di birra diventa difficilmente un consumatore di vino, e al caffè non si può sempre sostituire il tè, all'oppio la coca, e l'haschisch al betel; ma il tabacco piace a tutti e con inaudita e sùbita famigliarità si associa al caffè, all'acquavite, alla noce di areca, all'amanita, a tutta la plelade degli alimenti nervosi.
Tabako è parola dell'antica lingua di Hayti e significa la pipa, e non già la pianta che era invece chiamata cohiba. Son false le etimologie che voglion derivare il nome volgare della nicoziana da Tobago una delle Isole Caraibe, o da Tabacco, provincia del Yucatan nella Nuova Spagna.
Nel Messico il tabacco era chiamato yetl, e nel Perù sayri, due parole che significano erba, l'erba per eccellenza. Nell'America settentrionale gli Algonchini lo dicevano sema, gli Uroni oyngoua; nell'America meridionale gli Omagua lo chiamavano petema, i Maypuri jema; i Chiquitos pais; i Vilela tusup; i Tamanac cavai; e i Guarani petun e su questo nome trasportato anche in Francia, ho discorso lungamente nei miei viaggi nel Paraguay.1 I Macusis e gli Arecuras lo chiamavano rawai, gli Arawakks, yaari; i Warraus akä; gli Accawais tamai; gli Atorais schama e i Caribi tamoh.
Colombo fu il primo che nel 1492 vide nell'isola

1 MANTEGAZZA. Rio de la Plata e Tenerife. Ed. 2a.


[283] di Guanahani, indigeni che fumavano dei sigari fatti di tabacco ravvolto in una foglia di maiz. Il monaco domenicano Bartolomeo de las Casas trovava lo stesso uso in Haiti nel 1502. Oveido ci racconta che in Hispaniola gli Indiani fumavano il tabacco, aspirando il fumo del tabacco bruciato con carboni accesi in una pipa fatta come la lettera Y, e di cui introducevano nelle narici i due rami divergenti. L'eremita Romano Pane lasciato a Hispaniola da Colombo nel 1496, è il primo che abbia raccolto preziose notizie sull'uso del tabacco e ne abbia fatto parte al mondo antico; ma l'onore dell'introduzione della pianta in Europa si deve al maturalista Gonzalo Hernandez de Avideo y Baldes, che ne portò i primi semi in Spagna dal Messico nel 1559, e, come Humboldt vuol meglio precisare, dalla provincia messicana del Yucatan. Circa la stessa epoca un uomo oscuro, certo Flamingo, introduceva il tabacco nel Portogallo.
Gli Spagnuoli trovarono fin dal 1519 assai diffuso l'uso del tabacco nel Messico, dove si fumava con altre erbe e resine odorose in canne dipinte ed intagliate, ed anche in pipe d'argilla, che furono poi trovate nelle tombe dei più antichi Aztechi. I Messicani masticavano anche il tabacco, unendovi un po' di calce, e lo annasavano. Gli indigeni della Florida usavano il tabacco come un rimedio, come si può scorgere da una lettera di Giovanni di Verazzano a Francesco I° di Francia; e così pure gli Indiani della Virginia, come ci racconta Thomas Harriot, il maestro dell'ardito marinajo Walther Raleigh.
[284] Gli Spagnuoli trovarono l'uso del fumar tabacco anche pressio tutti gli Indiani dell'America centrale, ma invece non si fumava nel Chilì, nel Perù, nella Bolivia, in tutte le potenti nazioni che ubbidivano allo scettro degli Incas.
Sappiamo queste notizie per merito del cappellano di Cortez, Francisco Lopez de Gomara1 e dal francescano Bernardino de Sahagun.2 Bernal Dias ci dice che Montezuma fumava sempre dopo il pranzo e mandava fuori il fumo, parte dalla bocca e parte dal naso.
Nelle tombe non si trovò mai una pipa nè altro strumento che servisse a fumare; mentre invece nel Perù si tirava tabacco. Anche nel Rio de la Plata non si fumava. Nel Brasi1e invece si fumava anche prima dell'arrivo dei Portoghesi, come è chiaramente dimostrato dal monaco carmelitano Andrea Thévet, che visitò il Brasile verso la metà del secolo XVI e anche dal calvinista ginevrino Giovanni di Lery, che pubblicò il suo viaggio nel Brasile a Parigi nel l580.3 È singolare che Thévet volle chiamare il tabacco dal nome della sua patria, Angoulême; herbe angouslemoisine.

1 TIEDEMANN. Geschichte des Tabaks und anderer ähnlicher Genussmittel. Frankfurt, 1854.
2 Historia general de las cosas de Nueva Hispaña que en doce libros y dos volumenes escribe el R.P. Bernardino de Sahagun, data a luz con notas y suplementos por Carlos Maria Bustamente. Mexico, 1830.
3 A. THÉVET. Histoire générale des Indes occidentales et terres neuves, Paris 1584. - I. LERY. Voyage en la terre du Bresil, autrerment dite Amérique. Rochelle, Paris, 1581.


[285] Le pipe di pace erano fumate in solenni occasioni, e al fumo del tabacco si associavano presso molte tribù indigene dell'America settentrionale, idee religiose e diverse forme di culto. molti Indiani dell'America del Nord bruciavano il tabaco come una offerta che si elevava verso il Creatore.1 Così pure verso i Guarani, quando i soldati stavano schierati e pronti alla guerra, i loro condottieri soffiavano verso di essi il fumo del tabacco, sclamando: Prendetevi lo spirito della forza, onde possiate vincere i vostri nemici.
Nella metà del secolo XVI anche Benzoni parla dell'uso del tabacco nelle Indie occidentali, e dice che il suo fumo ha un odore fetido e diabolico.
Gli indigeni del fiume Ganabra, là dove ora si trova Rio de Janeiro, fumavano sigari grossi come le candele, e i Francesi che visitarono quel paese con Villegagnon vollero imitare quelli Indiani, e furono presi da capogiri e da nausee.
Il capitano francese Giacomo Cartier trovò nel 1535 che gli Indiani del San Lorenzo nel Canada fumavano il tabacco nella pipa, e nel 1608 Champlain trovò l'uso del tabacco diffuso anche fra gli Algonchini, i Montagnez, gli Huroni e gli Irochesi. Il calumet, o la pipa della pace, fu forse trovata per la prima volta presso queste diverse tribù d'Indiani dal governatore del Canadà, Montmagny, nel 1645. Era per lo più una pipa di pietra rossa con una lunga canna artificiosamente ornata di penne.
Quando nel 1668 il capitano inglese Gillam vi-

1 CARLIER. Histoire du peuple américain. Vol. I, pag. 43.


[286]sitò la Baja di Hudson e quella di James, trovò ovunque l'uso della nicoziana e sul principio del 700 Charlevoix vide la pipa di pace anche fra gli Indiani dei fiumi Boirbon e Santa Teresa. Anche gli Indiani del Forte Nelson a 57° lat. nord, fumavano in solenni occasioni la pipa di pace, come ce lo racconta Bacqueville de la Potherie; ed è certo che il tabacco di cui si servivano, doveva venire da paesi posti più al sud.1
Abbiam già veduto chi portasse i primi semi di tabacco nella Spagna e nel Portogallo, or conviene tener dietro alle altre vie di diffusione per cui la pianta da americana divenne mondiale.
Un nobile ritornato nel 1560 dall'America nel Portogallo, fece dono di alcuni semi di tabacco a Giovanni Nicot, allora ambasciatore di Francia alla Corte di Lisbona. Nicot lo seminò nel suo giardino e colle piante fece cure mediche che riuscirono felicemente. Passò la nuova pianta di giardino in giardino; ebbe il battesimo di erba dell'ambasciatore e poi di nicoziana, battesimo che i botanici consacrarono poi per sempre al nome di Giovanni Nicot. L'ambasciatore mandò piante e semi a Caterina de Medici e il popolo di Parigi chiamò allora per lungo tempo il tabacco coi nomi di erba della Regina, erba di Caterina, o erba medicea. La storia di queste trasformazioni di nomi fu scolpita da mano maestra in un epigramma del poeta inglese Buchaman:

Doctus ab Hesperiis rediens Nicotius oris
Nicotianam retulit.

1 BIBRA. Die narkotische Genussmittel des Menschen. Pag. 309 e 313.


[287]
Nempe salutiferam cunctis languoribus herbam
Prodesse cupidus patriae.
At Medice Catharina luesque suorum
Medea seculi sui.
Ambitione ardens, Medicae nomine plantam
Nicotianam adulterat;
Utque bonus civis prius exuit, exuere herbae
Honore vult Nicotium.
At vos auxilium membris qui quaeritis aegris,
Abominandi nominis.
A planta cohibete manus, os claudite, et aures
A peste tetra occludite.
Nectar enim virus fiet, Panacea venenum
Medicea si vocabitur.

In Italia il tabacco fu coltivato per la prima wolta da Cosimo de' Medici morto nel 1574. Fu il vescovo Alfonso Tornabuoni, che gli diede i semi avuti dal suo nipote Nicolò Tornabuoni, ambasciatore a Parigi. Nel 1589 anche il cardinale Santa Croce, nunzio nel Portogallo, ritornando in Italia, porto i semi di tabacco. Cesalpino chiamò il tabacco herba tornabona, mentre il medico romano Castor Durante gli diede il nome di Sancta Crucis herba, il primo in onore di Tornabuoni, il secondo in onore del cardinale di Santa Croce.
In Germania il tabacco fu conosciuto nel 1565, quando il medico di Augusto Adolfo, Occo, ricevette non si sa da chi, piante e foglie di tabacco. Non conoscendo che cosa fosse mandò il tabacco al medico Giovanni Funk e questi alla sua volta, ignorante come il primo, si appellò a Zurigo alle profonde cognizioni di Corrado Gessner, il quale finalmente riconobbe che si trattava del tabacco.
[288] Tre uomini illustri si contendono l'onore di avere introdotto il tabacco in Inghilterra, cioè sir Francis Drake che l'avrebbe portato nel 1560, sir John Hawkins che lo introdusse nel 1565; mintre Walter Raleigh non l'avrebbe fatto conoscere che nel 1584, nello stesso anno in cui fu emanato il primo editto contro di esso. Humboldt dà a Raleigh l'onore di aver diffuso l'uso del tabacco fra le nazioni del nord d'Europa, ma non conviene dimenticare che quando Raleigh portò il tabacco dalla Virginia in Europa, il Portogallo aveva già intiere campagne seminate a nicoziana.
E' a notarsi che la coltivazione del tabacco fu introdotta in Europa 120 e forse 140 anni prima di quello della patata.
Camden racconta che Richard Fletcher, vescovo di Londra che morì nel 1596, col tabacco si confortava dei dolori di un infelice matrimonio. Secondo Aubrey, si faceva passare la pipa da una mano all'altra, pigliandosi ognuno la sua fumata, come si soleva fare da molti Indigeni dell'America settentrionale. Jouvin, un francese che visitò l'Inghilterra ai tempi di Carlo II, ci dice che fumavano uomini e donne.
L'uso del tabacco dall'Inghilterra passò in Olanda, per mezzo degli studenti inglesi, che frequntavano la celebre università di Leida: per cui la nazione che sta alla testa dei fumatori in Europa apprese il vizio dall'Inghilterra. Quasi alla stessa epoca il tabacco entrava in Germania e in Svezia, così come alla fine del secolo XVII era introdotto in Lapponia. In Russia entrò col commercio inglese alla fine del [289] secolo XVI. Proibito severamente da Michele Jedorowitsch trovò maggiore indulgenza in Pietro il Grande.
Lo storico turco Naima Raufstulebrar dice che il primo tabacco fu conosciuto a Costantinopoli nel 1605, e vi giunse coi marinai inglesi, che lo fumavano. Nove anni dopo tutta la Turchia fumava forse più d'ogni altro popolo al mondo, probabilmente perchè vi eran stabilite le pene più severe contro l'uso del tabacco. Infatti sul principio si accontentò il Governo turco di forare le narici del fumatore, di piantarvi una pipa attraverso quel foro e di farlo passeggiar sopra un asino per le vie di Costantinopoli; ma più tardi il sultano Murad IV punì colla morte il fumatore; e spesso al mattino si trovavano per le vie i cadaveri di quelli che di notte erano stati acchiappati in atto di fumare. Il sultano Ibrahim continuò queste persecuzioni, ma Mohamed IV diede piena assoluzione ai fumatori, forse perch'egli stesso era amante del tabacco.
Fra i Maomettani è popolare una bellissima leggenda sull'origine del tabacco. Maometto viaggiava nel deserto in un dì d'inverno, quando s'incontrò con una vipera gelata sul suolo. Mosso a compassione, la prese e la mise nella sua manica, dove essa ritornò in vita. Appena quel rettile ingrato si sentì vivo, cacciò fuori il suo capo, dicendo:
- Profeta, io ti voglio mordere.
- Dammi una buona ragione di questo tuo pensiero, ed io sarò contento.
- Il tuo popolo uccide sempre il mio popolo, vi è guerra fra la vostra razza e la mia.
[290] - Il tuo popolo morde il mio popolo, la bilancia dei nostri parenti è ora fra te e me, ed è in mio favore, perchè io vi ho fatto del bene.
- E perchè non mi faccia del male, io ti morderò.
- Non essere ingrata.
- Io lo voglio, l'ho giurato per il Sommo Iddio e lo voglio.
- A quel nome il Profeta non si oppose più alla vipera, ma le disse di morderlo nel nome di Dio. Il serpente piantò i suoi denti nella sacra mano di Maometto, e il Profeta addolorato gettò via la vipera, senza però farle del male, nè permise che i presenti l'uccidessero, ma applicando le sue labbra alla ferita e succhiandone il veleno, lo sputò a terra. Da quelle gocce nacque l'erba miracolosa, che ha l'amarezza dei denti del serpenti, mitigata dalla dolce saliva del Profeta.1
_____________

Il tabacco giunse a Giava nel 1601. Secondo El-Is-hàkee l'uso del fumare tabacco vi fu introdotto verso il 1601-1603; e secondo gli scrittori persiani di materia medica fu conosciuto in India nel 1605 sul finire del Regno di Jeladeen Akbar Padshaw. Probabilmente dalla penisola indiana il tabacco passò nella penisola Malese e nella China, come la pensano Cooke, Tiedemann il più illustre storico del tabacco, Reich e Bibra; ma Pallas, Loureiro e Rumphius credono invece che il tabacco fosse conosciuto in China prima della scoperta d'America e che il tabacco chinese sia pianta indigena del Celeste Impero.

1 WALPOLE F. The Ansayrii and the Assassins.


[291] Le ragioni principali sulle quali si appoggiano Bibra e gli altri per sostenere la loro opinione son queste. Nessun scrittore antico chinese parla del tabacco. I chinesi non hanno per questa pianta alcun nome proprio, ma lo dicono gen, che vuol dire fumo. Nella ricca raccolta di vasi chinesi che si trova a Dresda non si vede disegnato alcun fumatore in quelli fatti prima del 1700; mentre dopo quell'epoca compaiono sui vasi fumo e fumatori. Del resto ancbe prima del 1700, i Chinesi avevano tabacco, e l'ambasciatore russo Ides vide piantagioni di nicoziana sulle frontiere del Celeste Impero. Non è ben noto però per qual via il tabacco si sia introdotto in China, se colle navi portoghesi o olandesi, o se colle carovane dei Tartari Usbekki provenienti dalla Persia.
Nel Giappone il tabacco fu forse introdotto prima che in China, dacchè Montanus ve lo trovò pienamente acclimato nel 1611, introdotto forse dai Portoghesi. Lo chiaman tabaco.
I Calmucchi, i Samojedi, i popoli della Siberia e altre stirpe mongoliche dell'Asia settentrionale fumano e tirano tabacco. Erman ha veduto gli Ostiaki mescolare il tabacco da naso con ranno forte di ceneri; empirsene ben bene le due narici e chiuderle colle fibre raschiate della corteccia di salice.
____________

Tutte le tribù africane della Costa occidentale fumano con passione e, con tutta probabilità appresero dagli Europei l'uso del tabacco. E' certo che fino dal 1637 in quei paesi si fumava, [292] così come è noto che nel 1595 gli Ottentotti appresero a fumare dai marinaj olandeei, diventando poi uno dei più strenui fra i popoli fumatori. In Kolbe leggete che la madre toglie al bambino il capezzolo per piantare in quelle tenere labbra una pipa accesa.
Si fuma anche sulla Costa occidentale dell'Africa, benchè l'origine dell'uso sia ignota. Così il tabacco si mastica e si fuma nella Nubia, a Dongob, nel Sanaar, nei paesi del Sudan, ecc. Io ho veduto fumare con vera passione i Negri di tutte le stirpi in molti paesi dell'America meridionale e nelle Isole del Capo Verde, dove anche le donne più gentili e più giovani tenevano fra i denti tutto il giorno una pipa.
L'Australia è l'ultimo paese in cui fu introdotto il tabacco, e Cook nei suoi viaggi non trovò isola alcuna in cui si fumasse la nicoziana. Ora invece l'Oceania non solo fuma, ma semina ed esporta tabacco.
____________

Nei primi tempi dell'introduzione del tabacco, non se ne conosceva che una sola qualità o, per dir meglio, si confondevano tutte in una sola, chiamandola col nome collettivo di tabacco americano, ma già nel 1667 troviamo che un viaggiatore francese Jean Baptiste du Testu parla di quattro varietà del tabacco americano, cioè del petum o gran tabacco verde, del tabacco lingua, del tabacco dell'Amazzone, e del tabacco Varinas. Oggi abbiamo infinite qualità di tabacco, diverse di profumo e di valore secondo le specie di nicoziana che forni[293]sce, secondo il clima, il terreno, il metodo di preparazione delle foglie, ecc. Avviene per il tabacco lo stesso come per il vino e come per gli ingegni umani, che infinite influenze, sommandosi e incrociandosi in mille modi, producono mille varietà che il buongustajo o l'osservatore sanno benissimo distinguere ed apprezzare. Basti il dire che in Grecia il tabacco concimato colle caccole di pecora e di capra ha un gusto ripugnante e mordace, mentre i campi coltivati colla meta delle vacche danno una nicoziana aggradevole e mite: lo sterco del porco invece le conferisce un gusto di anice. Con tanti elementi di varietà non è strano che si abbiano sigari da un centesimo e da tre lire, e che quindi gli estremi della voluttà fumatoria e del valor del tabacco possano essere rappresentai dal rapporto di 1:300.
I tabacchi possono dividersi nei tre grandi regni degli americani, degli europei e degli asiatici.
Gli americani si possono distinguere nei sudamericani, in quelli indooccidentali e nei nordamericani.
Tabacchi sudamericani. - Varinas o Canastro, di Varinas, Venezuela e Merida - Orenoco - Cumana - Brasile (a Bahia si imitano assai bene i sigari d'Avana) - Paraguay.1
Tabacchi indo-occidentali. - Cuba -Avana - San Domingo - Portorico.
Tabacchi nordamericani. - Virginia - Kentucky - Maryland - Ohio.

1 MANTEGAZZA. Rio de la Plata e Tenerife.


[294] I tabacchi asiatici possono dividersi in orientali e occidentali.
Tabacchi asiatici orientali - Ceylan - Guzurate.
Tabacchi asiatici occidentali, migliori dei precedenti. Si distinguonosopra gli altri il Latakkia della Siria e il Shiraz della Persia.
I tabacchi europei son tanti quanti sono i paesi, dove può coltivarsi la nicoziana; e ne abbiam quindi di tedeschi, di ungheresi, di inglesi, portoghesi, spagnuoli, francesi, russi, turchi, olandesi, belgi, italiani (siciliani, sardi), danesi, svedesi, norvegiani, svizzeri.
Il tabacco per esser fumato è messo afermentare, e l'ammoniaca che si svolge durante questo processo si combina cogli acidi organici ai quali è associatà la nicotina, la quale viene così messa in libertà. Non è qui il luogo di entrare in particolari tecnici, ma basti sapere che i fabbricatori di sigari e di tabacco da fumo e da naso posseggono salse diverse e metodi svariati per conciare la nicoziana, i quali sono per lo più segreti che sono custoditi gelosamente. I sigari si fabbricano con due o tre varietà di tabacco; e, come è naturale, il migliore sta al di fuori e serve di soprabito al peggiore che sta nascosto il più profondamente possibile nelle viscere del sigaro. Eccovi l'analisi di alcuni sigari:
Copertina: Kentuky, Maryland, Domingo - Viscere: Virginia.
Copertina: Maryland - Viscere: Luisiana.
Copertina: Avana - Viscere: Canastro fino.
______________

[295] Cooke ha calcolato che, dividendo il numero degli abitanti del globo per il tabacco consumato, si avrebbe il consumo annuo di 70 oncie per uomo. Se ne brucerebbero dunque due milioni di tonnellate l'anno. La distribuzione approssimativa secondo lo stesso autore fatta già da parecchi anni e quindi colla carta geografica dell'Europa d'allora sarebbe questa.
Consumo annuo del tabacco per ogni maschio oltre i 18 anni di età.
Austria 108 oncie; Zollverein 156 oncie; Steuerverein con Hannover ed Oldenburg 200; Francia 88; Russia 4O; Portogallo 56; Spagna 76; Sardegna 44; Toscana 40; Stati del Papa 82; Inghilterra 66; Olanda 132; Belgio 144; Danimarca 129; Svezia 70; Norvegia 99; Stati Uniti 122; New South Wailes più di 400.
Nel territorio del Zollverein secondo Kolb nel 1860 si coltivarono 71,735 morgen prussiani a tabacco, quantità molto inferire a quella degli anni precedenti. Nel 1861 questa cifra discese a 55,885, nel 1865 a 92,035 morgen.
In Francia nel 1861 si coltivarono a tabacco 1500 ettari. In Austria erano dedicati a questa coltura nel 1860 42,750 ettari, dei quali 36000 nella sola Ungheria.
Dieterici calcolò il consumo dal tabacco



[296] In Italia nel 1862 il consumo del tabacco sarebbe stato di 19,898,044 Zollpfund - 0,91 libbre per abitante; in Spagna (media di tre anni dal 58 al 60) 14,733,696 libbre - 0,98 libbre per abitante; in Russia nel 1865 22,4 mill. libbre - 0,29 libbra per abitante.
Il tabacco in Italia si coltiva, per l'eccezione fatta colla legge sulle privative, nelle provincie di Ancona, Benevento, Terra di Lavoro, Principato Citeriore, Terra d'Otranto, Umbria, Vicenza e Sardegna. Durante il 1867 vennero nel Regno effettivamente coltivati a tabacco 3,806 ettari con 46,129,565 piante, mentre la concessione riguardava 3,711 ettari-a 57,124,699 piante.
Ecco quale è stata la coltura e il prodotto dei tabacchi indigeni dal 1804 in poi:



La maggiore quantità di tabacco però che si lavora nelle nostre manifatture ci giunge dall'estero: nel 1806 abbiamo importato, specialmente dall'America 93,856 q. m. dl foglie di tabacco, pel valore di oltre 13 milioni di lire.2

1 MAESTRI. L'Italia Economica del 1868.
2 Le colture della provincia di Vicenza che comprendevano 428 ettari e 13 629 mila piante coltivate, e da cui si ebbe un prodotto di 4,702 q. m. di foglie, pel valore di 272,000 lire, non erano naturalmente incluse nelle cifre degli anni antecedenti.


[297] Nel 1869 furono venduti per conto della Regia cointeressata 14,966,632 chilog. di tabacco di varie qualità e pel prezzo complessivo di 98,750,600 lire.
La parte di concorso in questa rendita dei magazzini delle singole regioni può vedersi nel quadro seguente:



______________

Il tabacco fu studiato chimicament da molti, cioè da Vauquelin, da Trommsdorff, da Buchner, da Posselt e da Reimann, da Hertwig, da Schlösing, da Casaseca, da Vogel, da Stark e da altri. Zeise e Unverdorben si occuparono dell'analisi del fumo. La nicotina fu conosciuta da Vauquelin, ma Posselt e Reimann furono i primi che la ottennero allo stato di purezza, e di questo potente alcaloide si occuparono anche Henry e Boutron-Charlard, Ortigosa, Barruel, Barral, Melsens ed altri.
È celebre fra tutte l'analisi accuratissima della foglia fresca di tabacco fatta da Possel e Reimann. Essi vi trovarono in 10,000 parti:
[298]
Nicotina ........................................................................ 6,0
Nicozianina ................................................................... 1,0
Materia estrattiva con traccia di nicotina e sali .......287,0
Gomma con malato di calce e sali .............................. 74,0
Resina verde ................................................................26,7
Albumina con traccie di sali calcari ............................ 26,0
Sostanze glutinose con amido, cera e sali calcari .... 104,8
Acido malico con traccie di materia estrattiva ........... 51,0
Malato di ammoniaca .................................................. 12,0
Solfato di potassa ......................................................... 4,8
Cloruro di potassio ........................................................ 6,3
Malato e nitrato di potassa ........................................... 9,5
Fosfato di calce ............................................................ 16,6
Malato di calce ............................................................. 24,2
Silice ............................................................................... 8,8
Legnoso con traccie di fosfato di calce ...................... 496,9
Ossido di ferro .......................................................... traccie
Acqua ........................................................................ 8828,0

Schlösing ha confrontato diversi tabacchi per rapporto alla quanità di nicotina che essi contengono.

Tabacchi francesi               Nicotina
Lot .................................... 7,69 p. % di tabacco secco
Lot-Garonne ..................... 7, 34       "
Nord .................................. 6,58        "
Ille Vilaine .......................... 6,29       "
Pas de Calais ..................... 4,49        "
Elsasz ................................ 3,21        "

[299]

Tabacchi americani            Nicotina
Virginia ............................. 6,87 p. % di tabacco secco
Kentucky .......................... 6,09        "
Maryland .......................... 2,29        "
Avana ............................... 2,00        "

Henry e Boutron ottennero risultati molto diversi da quelli di Schlösing, forse per il diverso anno in cui furon raccolte le foglie sottoposte all'analisi. Essi ottennero:

Lot .......................... 6,48
Lot-Garonne ........... 8,20
Ille-Vilaine ............ 11,20
Nord ...................... 11,28
Maryland ................. 5,28
Cuba ....................... 8,64
Virginia ................ 10,00

Abbiamo un'altra prova che la quantità di nicotina può variare assai secondo molte circostanze diverse che influiscono sulla composizione del tabacco. Infatti Lenoble da varie qualità di tabacchi del Paraguay ottenne 1,8; 2,0; 5,5, e 6,0 per 100 di nicotina.
I tabacchi fermentati e già pronti all'uso del fumare e dell'annasare sono però quasi sempre più poveri di nicotina della nicoziana fresca o semplicemente diseccata. Se però questo potente veleno può misurare la forza narcotica del tabacco, non ne indica però nè la fragranza nè il valore commerciale, dacchè le analisi mostrano quantità molto piccole di [300] nicotina in alcuni tabacchi fra i più squisiti del mondo.
La canfora del tabacco o la nicozianina studiata da Hermbstädt, E. Davy e da Lersch, benchè contenuta in picolissima quantità nelle foglie di nicoziana, produce in dosi minime, nausee e vertigini.
Il fumo del tabacco è cosa ben diversa dal tabacco stesso, ed è quello che dovrebbe essere studiato, profondamente onde indagare la sua azione fisiologica. Zeise trovò nel fumo un carburo idrogeno giallo e d'odore molto forte, una sostanza resinosa, dell'acido butirrico, dell'acido carbonico, acido acetico, ammoniaca, paraffina, acqua, ossido di carbonio idrogeoo carbonato. Non si potè dimostrare la presenza del creosoto. Vogel e Reischauer dimostrarono nel fumo del tabacco anche il gas solfidrico, e l'acido idrocianico. Anche A. Vogel asserisce di aver trovato l'acido cianidrico nel fumo di tabacco e di averne confermata l'esistenza, servendosi della cartolina reattiva di Schoenbein fatta colla soluzione alcoolica di resina di guaiaco e col solfato di rame. Melsens vi dimostrò la nicotina. Sono analisi che voglioia esser rifatte, e a diversa temperatura, dacchè i prodotti della combustione del tabacco devono essere molto diversi secondo il grado di calore a cui è sottoposto, differenza che basta a spiegare l'influenza diversa che esercitano sull'organismo la pipa e il sigaro, come vedremo più innanzi.
_________________

Gli uomini godono del tabacco in tre modi diversi; cioè lo fumano, lo annasano, e lo masticano.
[301] Lo stesso tabacco fumato nella pipa o sotto forma di sigaro esercita una diversa azione, e in generale nella pipa riesce più forte, dacchè la combustione essendo più incompleta, il fumatore aspira una maggiore quantità di principii narcotici. È per questa ragione che si riserva alla pipa il tabacco più leggero, ai sigari il più forte, e chi fuma in corte pipe i mozziconi di sigari è di certo il più arrabbiato e il più nero fumatore che esista sulla faccia della terra. Quando però il tabacco non è troppo narcotico e sopratutto, quando il fumo attraversa una tela bagnata d'acido citrico o dell'acqua; è assai meglio fumar tabacco colla pipa che col sigaro; il quale imbeve la saliva del suo succo e apre una nuova via di assorbimento della nicotina e delle altre sostanze solubili della nicoziana. La pipa ha l'altro vantaggio di portare alla bocca il fumo più fresco e quindi meno irritante della mucosa della bocca, delle ghiandole mucipare e delle ghiandole salivari. Tutti questi vantaggi si perdono, quando la pipa è molto corta, e quando nella sua curvatura si è lasciato addensare molta quantità di quel succo nero tanto ricco di nicotina che avvelena ed uccide i piccoli animali.
A preferire la pipa o il sigaro più d'ogni altra cosa, concorre la moda, e il sigaro va guadagnando terreno ogni giorno, perchè è usata dalle classi più ricche e più colte, e perchè ad essee fumato non ha bisogno che di un fiammifero. Molte donne che fumano sigari fortissimi, e con molta voluttà, avrebbero orrore di pigliarsi in mano una pipaa, così come in quasi tutta l'America spagnuola e porto[302]ghese un creolo avrebbe rimorso come d'un delitto se toccasse solo colla punta delle dita la pipa riservata ai negri schiavi e alla feccia della plebe.
Ogni paese ha la sua pipa; di porcellana in Olanda, di argilla non verniciata in Inghilterra. Una sola fabbrica inglese di pipe di terra, quella di Saint Omer impiega 45O operaj e fabbrica ogni anno circa 15 milioni di pipe; mentre un'altra fabbrica dello stesso paese occupa 850 operaj e dà circa 30 milioni di pipe all'anno, adoperando circa 80,000 tonnellate di argilla. Londra ha bisogno di 52,416,000 pipe ogni anno, che esigono il lavoro di 300 operaj.
La pipa più antica dell'Inghilterra però era fatta con un guscio di noce e una paglia, istrumento che per la sua rozza semplicità rammenta le pipe indiane descritte dal dott. Royle. Il fumatore scieglie un terreno argilloso, con un bastone ricurvo vi fa un canale con due aperture, ad una accende il tabacco, all'altra applica la bocca e sdrajato sul suolo fuma deliziosamente e con poca spesa, fabbricandosi una pipa dovunque trova un terreno argilloso.
Le pipe turche o lules son fatte coll'argilla rossa del Nish mista all'argilla bianca del Roustchouck: sempre eleganti, spesso dorate. Il vero turco fuma ogni giorno con una pipa nuova e spesso in Oriente si computa la distanza di un luogo o il tempo trascorso dal numero delle pipe che si possono fumare.
La pipa germanica è di schiuma di mare, adottatacora da molti popoli d'Europa, d'Asia e d'America. E' la terra magnesiaca che i Tartari della Crimea chiamano Keff-til. Pallas deriva erronea[303]mente questo nome da Caffa; mentre, secondo Cooke, in turco significa schiuma di terra, espressione che ricorda il nostro nome adottato da francesi, spagnuoli, tedeschi, inglesi.
La schiuma di mare si trova in Spagna, Grecia, Crimea, Moravia ed altri luoghi, ma per la massima parte si esporta dall'Asia Minore, dove si trova principalmente nella Natolia presso la città di Cossiah. Essa formava una volta un importantissimo articolo di commercio in Costantinopoli, dove era adoperata nei bagni pubblici per pulire i capelli delle donne.
I Turchi spendono molti quattrini per ornare d'ambra le loro pipe, credendo che quella resina fossile non possa trasmettere il contagio. Spesso anche l'avorio entra nella composizione di una pipa; talchè il fumatore adopera in servizio suo e per il culto della sua voluttà i tre regni della natura; il mondo fossile, e il mondo moderno: cioè l'ambra, l'avorio, la canna d'India e la schiuma di mare.
La pipa egiziana moderna che fra gli altri nomi ha quello di shibuh, ood, ecc., è lunga da quattro a cinque piedi, fatta comunemente di legno garmashak. È quasi tutta coperta di seta, intrecciata con fili d'oro e d'argento. Questa copertura doveva in origine essere bagnata e rinfrescare in questo modo il fumo del tabacco, ma ora ciò non si pratica che colle pipe vecchie o rozze. Le pipe di legno di ciliegio, che non si coprono mai di seta, si adoperano specialmente in inverno. Il camminetto delta pipa egiziana è di argilla rossa o bruna. Il bocchino è d'ambra con diversi ornamenti [304] d'oro, d'agata, di diaspro, o di altre materie preziose. L'egiziano di mezzo ceto adopera pipe che costano da 25 a 75 lire. Il tubo di legno deve essere mutato di quando in quando e pulito spesso; e nel Cairo alcuni poveretti si guadagnagno il pane col ripulire le pipe. La pipa persiana è il nargeeleh, in cui il fumo passa attraverso l'acqua. Il nome suo deriva dalla parola araba, che significa noce di cocco; perchè in queste si soleva mettere l'acqua. Quando il vaso è di vetro, la pipa chiamasi shesheh, da una parola persiana che significa vetro. La gente minuta usa in Persia di un'altra pipa a tubo corto, che chiaman gozeh, e dove si fumano il tabacco e l'haschisch.
I Zoolus dell'Africa meridionale fanno le loro pipe con un corno di bue e le chiamano egoodu. E' fatta in modo da far gorgogliare il fumo attraverso uno strato d'acqua. Una pipa poco diversa hanno i Delagoans dell'Africa orientale. I Kaffirs fanno pipe con una pietra nera e con una pietra verde; rassomigliano alle pipe olandesi e non hanno ornamenti. I negri dell'Africa occidentale hanno pipe di argilla rossastra e imitano le nostre. Ne hanno anche con due caminetti piantati sopra un solo tubo. Pipe di una pietra verde furono trovate anche in America in antiche tombe. Gli indigeni della Costa sud-ovest dell'Africa presso la Baia di Elisabetta, hanno pipe di forma di un portasigari, fatti di una pietra magnesiaca verde o bianca, intagliate e ornate rozzamente.
I marinaj privati delle loro pipe per naufragi od altri accidenti di mare, misero alla tortura il loro [305] ingegno per fabbricarne col piombo, col legno, con ciò che si trovavano fra le mani. I marinaj del Samarang, che avevano perduto le loro pipe nel fiume Sarawak, se ne fabbricarono di eccellenti cogli internodi del bambou, uso vecchio d'altronde nell'India.
Gli Indigeni della Guiana inglese si fabbricano un tubo detto winna, fatto colla corteccia del frutto della palma manicot, che cresce sul fiume Berbice.
Nel gruppo delle Isole Bashee e speclamente a Ibayat, gli abitanti sanno acconciarsi pipe molto eleganti con diverse conchiglie, come la Mitra episcopalis, la M. papalis e varie specie di Terebra e di Turbo.
Nella China avete la pipa ad acqua, la pipa dritta e la pipa doppia. Le pipe chinesi, indochinesi, tartate, coresi, giapponesi hanno tutte un piccolissimo caminetto metallico e una lunga cannuccia di bambou. Vi fumano spesso un sol pizzico di tabacco per volta; la grandi pipe degli altri popoli non possono avere caminetti metallici, perchè scotterebbero troppo.
Le tribù del Missouri fanno le loro pipe con una pietra rossiccia, chiamata catlinite, che molle dpprima e facle a lavorarsi col coltello, indurisce più tardi, ed acquista una bella pulitura. Le pipe usate dagli Indiani delle Montagne Rocciose sono fatte di una pietra argillosa finissima che si trova al nord dell'isola della Regina Carlotta; è d'un bel colore azzurro-nero.
Il calumet o la pipa di pace dei Sioux è descritta da Irving: "Il caminetto era di una specie [306] di terra rossa somigliante al porfido, la canna aveva sei piedi di lunghezza, ornata di crine di cavallo tinto in rosso. Il portatore della pipa entrò nel circolo, l'accese, la rivolse al sole, poi ai diversi punti dell'orizzonte e la porse al capo della tribù. Questi fece poche fumate, poi tenendo il caminetto della pipa nelle sue mani, porse l'altra estremità all'ospite e ad ognuno degli astanti successivamente. Quando tutti ebbero fumato, fu inteso che si era conchiuso un patto di buona fede e di amicizia."
In tutto l'Oriente la pipa ha un vero culto; la cura della pipa è affidata ad un servo speciale e quando il Sultano viaggia, il portatore della pipa è con lui.
Nel Museo del Giardino botanico, di Kew si vedono pipe scolpite in legno di bosso, come si usano in Svezia; e pipe di pino e di altri legni fatti dagli Indiani di Sitka nel nord-ovest d'America.
Entrate nella bottega di un fabbricatore di pipe delle nostre grandi città europee, e voi troverete raccolto tutto un museo di strumenti dedicati al culto del tabacco; vedrete tutti i regni della natura, tutti gli artifizi dell'arte messi al servizio della cara abitudine del fumare. Ogni gusto vi si trova rappresentato; il proletario e il principe vi possono spendere il loro rame o il loro oro, comperando una pipa.
I colti Europei hanno però un gusto ben diverso da quello dei Turchi: mentre questi ogni giorno adoperano una pipa nuova; noi amiamo le pipe vecchie, quelle che seppero resistere alle procelle della vita e agli strazii del tempo; quelle che por[307]tano nel loro colore mutato la storia del lungo fumo assorbito.
La pipa di schiuma è la regina delle pipe, e come dal bianco più puro passa, assorbendo i prodotti della combustione del tabacco, al gialliccio, al giallo dorato, al mogano e al cioccolatte, così in una pipa noi leggiamo gli annali della nostra vita; la storia di alcuine fra le ore più liete della vita, vediamo in essa quasi un monumento della nostra vita domestica. Questa poesia della pipa è così importante per molti che i Francesi credettero necessario di fabbricare un verbo: culotter les pipes; ed io conosco parecchi, che si sciuparono la salute, fumando eccessivamente per colorire in modo artistico le loro pipe o le loro boccuccie di schiuma. Tanto svariate e infinite sono le forme di pazzia che non son registrate nelle opere di psichiatria e non trovano rifugio nei manicomi!
La pipa è di certo cosa cara a chi fuma con volutttà, e la pipa d'un uomo illustre può essere un caro ricordo. Ognuno che ha visitato con certa intimità la casa di Alessandro Manzoni può ricordarsi con riverenza di una certa pipa di gesso collocata devotamente sul suo camino; la più modesta, la più plebea delle pipe d'Europa.
Se questa storia della pipa ha avuto per voi qualche interesse, siatene riconoscenti al dottissimo direttove del Museo scolastico metropolitano di Londra, M. C. Cooke; e prima di lasciare il camino, in cui si distilla la nicoziana, leggete questa bellissima ode ad una pipa, scritta ora è circa un secolo:
[308]
Little tube of mighty power
Charmer of an idle hour
Object of my warm desire,
Lip of ware and eye of fire;
And thy snowy taper waist.
With this finger gently braced;
And this pretty swelling crest,
With this little stopper prest;
And thy sweetest bliss of blisses
Breathing from thy balmy kisses.
Happy thrice and thrice again,
Happiest he of happy men;
Who, when again the night returns,
When again the taper burns,
When again the cricket's gay
(Little cricket full of play)
Can afford his tube to feed
With the fragrant Idian weed;
Pleasure for a nose divine,
Incense of the god of wine.
Happy thrice, and thrice again,
Happiest he of happy men.
__________

Nella corsa che abbiam fatto insieme nella storia del tabacco abbiam già veduto molti popoli selvaggi che in America tiravan tabacco. Oggi selvaggie uomini civili tiran tabacco in cento modi diversi.
In Islanda molti contadini e varii sacerdoti portano una scatola fatta d'osso e che rassomiglia ad una delle nostre fiaschette per la polvere. Quando vogliono tirar tabacco, gettano all'indietro la testa, si mettono nel naso la punta di quella bottiglia e vi fanno entrare una presa di nicoziana.
I Zoolus dell'Africa meridionale portano il loro tabacco da naso in una piccola zucchetta al collo, [309] e se lo portano alle narici con un piccolo cucchiajo d'avorio.
In Inghilterra si tirava tabacco antiamente con mollette d'oro è d'argento e con un apparato che secondo Cooke rassomigliava in tutto a un moderno mull scozzese. Pare che nei primi tempi dell'introduzione del tabacco in Iscozia, chi voleva annasar tabacco, torrefaceva egli stesso le foglie al fuoco e con uno strumento di legno lo polverizzava nella scatola, che ebbe perciò il nome di mill, mulino. Una delle forme primitive delle scatole scozzesi da tabacco fu il corno di montone.
I Mongrabini ed altre razze d'Africa tengono il loro tabacco da naso in piccole scatole ovali fatte col frutto della palma doum. Non lo prendono in prese, ma lo versano sul dorso della mano. Quando Campbell viaggiava nel mezzodi dell'Africa, fece dono ad una Bushman di un pezzo di tabacco, che fu subito convertito in polvere per il naso. Una figliuola si mise a macinarlo fra due pietre; poi ne mescolò la polvere colle ceneri del focolajo. la madre annasò una presa e involse il resto in un pezzo di pelle di capra, nascondendolo fra i capelli.
Nella lista dei narcotici e degli alimenti nervosi mal determinati troverete molte polveri diverse, che si annasano in Africa invece del tabacco.
L'arte europea ha adoperato le materie più vili e le più preziose per fabbricare le scatole da tabacco, le quali raggiunsero forse l'apoteosi nel principio dei secolo scorso, quando sir Plume aveva una scattola d'ambra e quando se ne vendevano del valore di 30 sterline. In Francia e in Germania d'al[310]tra parte se ne fanno molte di corteccia di betula, che costano un soldo. Altre volte l'arte centuplica il valore della materia prima: così nella Scozia da un pezzo di sicomoro che costa 25 scellini si cvano scatole del valore di tremila sterlinie. L'osso, l'avorio, il legno, l'argento, l'oro, la malachite, la madreperla, e cento e cento altre materie sono adoperate per rinchiudere le foglie della nicoziana. Un inglese mandò in China un pezzo di carbone fossile perchè se ne facesse una scatola da tabacco e fu esposta alla gran mostra del 1851. Son celebri le scatole russe d'argento smaltato.
Nell'India si fanno scatole di cocco o di seme dell'Eutada gigalobium o pursaetha e nel Nepal si adopera una piccola zucca in tutto simile a quella che a tanta distanza si usa nell'Africa meridionale. Nel Nepal però intorno al modesto guscio della zucca trovate splendidi ornamenti d'oro e d'argento. Fra i Zolu Kaffirs trovate d'uso comune scatolette fatte coi semi di una specie di Zamia e ornati con coroncine di pallottole, che si portano come orecchini.
In China avete scatolette che son come le le bottigliette de' profumi; e son di cristallo di rocca, di porcellana o d'altre materie. L'uso del tabacco da naso vi fu introdotto da antichi missionarii che risiedevano alla Corte di Pechino. I primi venditori di tabacco da naso in Pechino si guadagnarono immense fortune: il francese era il più stimato e come portava i tre fleurs de lis, così anche oggi questa insegna indica un tabaccajo. Ora però i Chihesi si fabbricano il loro tabacco da naso, che non è [311] fermentato; ma è foglia triturata finemente com farina e profumata di fiori e di essenze.
In Francia l'uso del tirar tabacco fu introdotto da Caterina de' Medici che lo consigliò a suo figlio per curarsi da un'ostinata cefalea. I cortigiani imitarono i prìncipi e la medicina divenne voluttà. Ai tempi di Luigi XIV alla Corte di Francia uomini e donne tiravano tabacco con vera passione. A Roma quest'uso fu portato da un prete spagnuolo e si diffuse presto per ogni parte. Papa Urbano VIII nel 1624 emanava una bolla, che scomunicava laici e sacerdoti che avessero tirato tabacco nelle chiese, e a questa bolla aveva contribuito il lamento del Capitolo della cattedrale di Siviglia che deplorava col Pontefice, che i preti, annasando tabacco e starnutendo, turbassero la maestà del culto. Papa Innocenzo XII rinnovava la bolla di Urbano VIII, contro i tiratori di tabacco nelle chiese, ma papa Beneddetto XIII toglieva ogni divieto, essendo egli stesso appassionato dilettante della nicoziana.
Pare che in Inghilterra l'uso di cui discorriamo sia stato introdotto dopo la Ristorazione e sia venuto dalla Francia.
_________________

La forma più brutale dell'usar tabacco è que1la del masticarlo. Eppure non sono soltanto i popoli barbari che ci presentano quest'uso ripugnante; ma i nordamericani seno fra i più intrepidi tobacco-chewers. Il Philadelphia Journal fece una volta un curioso calcolo dedicato ad un Yankee, che chi ma[312]sticasse per 50 anni un plug di tabacco di due pollici di lunghezza, avrebbe dopo quel periodo consumato una corda lunga un miglio e un quarto e del valore di circa 500 sterline, sputacchiando nello stesso tempo 2,300 galloni di saliva, un lago bastevole per sostenere il Great Eastern.
Il capitano Cochrane ha veduto questa abitudine molto radicatafra i Tchuktchi della Siberia, dove anche i fanciulli e le bambine di nove o dieci anni si piantano in bocca una gran foglia di tabacco, masticandola lentamente e lussuriosantente, senza lasciar sfuggire però una goccia di saliva.
Mastican tabacco anche le donne dei Mintira, e di altre razze dell'Arcipelago Indiano. I Nubii masticano più di quel che fumano. Nell'America meridionale ciccano i Sercucurnas di Erevato, e i Caura, vicini dei Taparitos.
In Africa ciccano i Mongrabini, mescolando al tabacco il natron o carbonato di soda impuro; e tengono il loro bolo fra i denti e il labbro superiore e non nella guancia come fanno gli Europei. Delle Celle ci racconta che anche in Barberia gli uomini masticano il tabacco con pezzetti di natron, e che nella Provincia di Venezuela il carbonato di soda nativo dato dal lago di Salaguanillo, si mastica col tabacco e serve alla preparazione del mo o chi mo, che è il succo di una pianta.1
I Negri di Gesira prparano un'infusione fredda di tabacco e vi disciolgono il natron. Questo liquido si chiama bucca; se ne prende un sorso, si tiene

1 DELLA CELLA. Viaggio da Tripoli, ecc.


[313] nella bocca per un quarto d'ora e poi si sputa fuori. Si fanno riunioni per prendere insieme la bucca, che posta in una tazza circola di mano in mano fra il continuo rumore di un voluttuoso sciaqaumento e gorgoglio.
I Finlandesi masticano il tabacco, e di quando in quando si levano la cicca1 dalla bocca; se la mettono dietro l'orecchio, per riprenderla di nuovo poco dopo.
In Europa si cicca specialmente dai marinaj, dai cocchieri, dai facchini e da altri che non possono per l'esercizio del loro mestiere fumare colla pipa o col sigaro, Anche persone delle alte classi sociali però sogliono ciccare, e fra essi fu celebre ciccatiore il Duca di Marlborough.
________________

Pare che da poco tempo si sia introdotto negli Stati Uniti un nuovo metodo di usar tabacco, che si chiama dipping, e sarebbe adottato specialmente dalle signore. Qualche viaggiatore assicura che a Memphis vi è un pubblico stabilimento, in

1 "Cicca in italiano è quel pezzetto di sigaro che resta senza esser fumato e che i fumatori gettano via; e ciccajuolo chiamano in Firenze ciascuno di coloro che la sera vanno attorno con un lanternino a cercare e raccoglier cicche per poi rivenderle ai tabaccaj che le nettano e le tritano per fumarsi con la pipa." (FANFANI) Io proporrei di adottare la paro1a di cicca e di ciccare per esprimere il tabacco che si mastica e l'azione del masticarlo; tanto più che si potrebbero adottare anche per la coca, il betel ed altre soptanze che si masticano da diversi popoli.


[314] cui le americane possono soddisfare questo loro gusto. Per fare il dipping sì prende del tabacco in polvere con un spazzolino da denti e con esso si soffregano gengive e denti. Speriamo che questa sia una calunnia.
_________________

Appena l'umana famiglia si impossessò del tabacco, trovò in esso una fonte di gioie, che nessun altro uso al mondo poteva procurarle; e sorsero per ogni parte fanatici adoratori della nicoziana, mentre nacquero le reazioni dei diffidenti, dei misantropi, dei calunniatori, a denigrare, ad insultare la nicoziana. Non sono ancora quattro secoli che il mondo civile fuma, e le guerre pro e contro il tabacco continuano ancora, benchè ormai la nicoziana abbia già vinto le sue battaglie, e sia divenuto un bisogno universale d'ogni paese e d'ogni razza.
Bonteke chiamava il tabacco le panacea di tutti i mali, ed ecco che cosa vi dice:
"Lo scorbuto è la sola malattia dell'uomo, è la radice di tutte le altre, con qualunque nome poi le chiamiamo. Contro la radice di ogni male v'è però una panacea ed è il tabacco.
"E' rimarchevole che le tre cose di massima importanza per l'uomo siano state scoperte nello stesso tempo, cioè la circumnavigazione del globo, la circolazione del sangue e il fumare il tabacco.
"Prima di parlare della virtù del tabacco e del modo con cui guarisce lo scorbuto, dobbiam prima togliere i pregiudizii che hanno finora impedito la [315] diffusione sua. Si dice che il tabacco dissecca gli uomini, che li fa sterili, che li fa ammalare, ecc., ma invece si attribuiscono al tabacco dei malanni dei quali conviene cercare la causa altrove. Se un uomo in allegra brigata beve acquavite e fuma e quindi diventa seedy (bitorzoluto) è la colpa del tabacco. Ma prima che si fumasse, l'acquavite produceva lo stesso effetto; se un fumatore perde il suo tempo, gli amici gli dicono di lasciare il tabacco, come se questo fosse la causa e non la conseguenza della sua infingardaggine."
E più innanzi:
"Si potrebbe scrivere un grosso libro sulle virtù del tabacco, ma basti il dire che il fumare la preziosa foglia è la migliore medicina contro lo scorbuto, e questo è la radice di tutte le malattie dell'umanità. Il fumare è anche un rimedio che può adoperarsi sempre, dacchè noi possiamo godere di questa erba della Virginia dall'alba alla sera. Come l'aria vitale, noi possiamo respirarlo in ogni tempo, posto, condizione e compagnia.
"È uno preso da angoscia al cuore, da sordità, da tristezza, da malattie? E' egli debole, torpido e irrigidito d'allo scorbuto? Ha egli dolore al capo, agli occhi, ai denti o in qualunque luogo? Ha forse la vista debole o torbida? Ha egli la veglia? Ha egli la colica, la gotta, la pietra, la rogna, la magrezza, la corpulenza, le flatulenze, i vermi? Il fumo del tabacco di Virginia è l'unico rimedio contro tutti questi mali, che sono le gemme, le foglie e i frutti dello scorbuto, mentre nello stesso tempo questa gloriosa pianta salutare, il tabacco, sradica e distrugge le [316] nascoste radici dell'albero dello scorbuto, da cui derivano tutti i mali.1
Anche Gilles Evarard (1659) in un suo libro Médicine universelle preconizzò il tabacco come panacea di tutti i mali, e il frontispizio della sua opera ci rappresenta l'autore avvolto in un'ampia zimarra, fumando un'eorme pipa.
Un epigramma di Castor Durante vi mette in caricatura fin dal principio del 1600 gli adoratori del tabacco.

Nomine quae Sanctae Crucis herba vocatur, ocel1is
Subvenit et sanat plagas, et vulnera jungit
Discutit et strumas, cancrum, cancrosaque sanat
Ulcera, et ambustis prodest, scabiemque repellit;
Et dentum et ventris mìulcet capitisque dolores.
Subvenit antiquae tussi, stomachoque rigenti.
Renibus et spleni confert, uteroque; Venena
Dira sagittarum domat: Ictibus omnibus atris
Haec eadem prodest, pulmonis itemque,
Quae duo sic praestat non ulla potentior herba, etc., etc.

Al giorno d'oggi avete Tiedemann che vi scrive: "La classe più numerosa e più spregievole dei fumatori è quella degli oziosi, che nel loro letargo mentale trovano nel fumare un rimedio contro le noie, e fra tutti i fumatori sono quindi i

1 Kurze Abhandlung von dem menschlichen Leben, Gesundheit, Krankcheit und Tod durch Cornel. Bonteke, 1688. Vedi in Rutherfurd Russell. The hystory and heroes of the art of medicine. London, 1861, pag. 232.


[317] più instancabili e i più importuni". E avete un altro scienziato dello stesso paese, il Bibra, che chiama ad ogni passo il tabacco col nome di nobile, di nobilissima pianta e giunge fino a chiamare un pregiudizio la ripugnanza, che hanno le signore per la nicoziana e le consiglia a perderlo, perchè in questo modo gli uomini saranno più assidui adoratori del bel sesso.1
Come Bibra, la pensa quasi tutta la dotta Germania, e ormai tutto il mondo civile intuonerebbe volontieri l'inno che ergeva al tabacco il poeta Carlo Lamb.

For I most (not let it grieve thee,
Friendliest of plants, that I must) leave thee,
For thy sake, Tobacco, I
Would do anything but die,
And but seek to extend my days
Long euough to sing thy praise
But as she, voho once hath been
A king's consort, is a queen
Every after, nor will bate
Any tittle of her etate,
Thongh a widow, or divorced,
So I, from thy converse forced,
The old name and style retain,
A right Katherine of Spain;
And a seat, too, mongst the joys
Of the blest Tobacco boys,
Where, tough I, by sour physician
Am debarred the full fruition
Of the favours, I may catch
Some co11ateral sweets, and snatch

1 BIBRA. Die nark. Genusmittel, etc. a pag 318.


[318]
Sidelong odours, that give life,
Like glances from a nighbour's wife;
And still live in the by-places,
And the suburbs of thy graces
And in thy borders take delight,
An unconquered Canaanie.

Aggiungete a questo coro di voci in prosa e in versi ciò che io ho scritto sul piacere del fumare nella Fisiologia del piacere e negli Elementi d'igiene, e voi troverete tutti gli elementi per intendere, perchè l'umana famiglia trasformi ogni anno in fumo di tabacco più di due miliardi e mezzo di lire.
Quando il colonnello Seybourg marciava nell'interno del Surinam contro i negri ribelli e i soldati soffrivano le maggiori privazioni, fumavano della carta, masticavano foglie e cuoio, trovando la mancanza di tabacco superiore ad ogni altro tormento.
________________

L'azione fisiologica del tabacco non è nota che in modo molto imperfetto e una monografia si aspetta ancora invano, benchè tocchi uno degli argomenti più importanti d'igiene e di economia sociale. Su questo terreno la scienza possiede a spizzico ed a brandelli qualche nozione empirica, qualche divinazione fisiologica, piuttosto che uno studio completo e preciso della questione.
Corrado Gessner è forse il primo che studiasse l'azione del tabacco sugli animali e avendolo dato ad un cane vi dice: cani etiam dedi particulam [319] ejus folii contriti cum carne: qui post aliquot horas satis copiose vomuit.1
Dopo Gessner si occuparono dell'azione del tabacco il Redi, Harder, Lanzone, Grew, Lemery, Albinus, Fontana, Macartney, Morries, Brodie, Courten, Orfila e molti altri.
Ad alte dosi il tabacco può uccidere, e gli studii sulla nicotina, potentissimo veleno, bastano a spiegare la morte. Gosselin racconta di due fratelli che morirono, uno dopo aver fumato diciassette pipe, l'altro dopo averne fumato diciotto. Marshall Hall pubblicò il caso di un giovane morto per aver faumato due pipe. Borkhausen racconta il fatto di tre che senza saperlo presero del caffè imbrattato di tabacco e ne ammalarono gravissimamente; ed anzi una fu assai vicina a morirne.
Senza morire, tutti i fumatori dovettero però pagar il noviziato del tabacco, che è poi un vero avvelenamento, che rassomiglia assai al mal di mare o meglio ancora agli effetti di piccole dosi di tartaro stibiato. Nausee, prostrazione delle forze, pallore al vo1to, sudor freddo, salivazioni, vertigitui, tremiti muscolari, ambascia al cuore, polsi piccoli, talvolta vomito e diarrea. Ecco il bel quadro del fumatore novizio. Boerhaave dipinse al vivo questo quadro: qui prima vicece fumum tabaci accensi haurit, mutatur totus, et post nauseam, vomitum, vertiginem, tinnitum, alvi solutionem et temulentiam, saepe cadit in animi deliquium.
Poco a poco il fumatore va avvezzandosi al-

1 GESSNER, Epistolarum medicinalium, Lib. III. Tiguri, 1577.


[320] l'azione velenosa del tabacco; finchè egli ne prova un eccitamento piacevole delle facoltà intellettuali, o un pruriginoso sopore; e più che tutto ne sente una più viva coscienza di esistere; un più fino esaltamento delle sanzioni piacevoli, o un conforto dei dolori e d'ogni forma di sensazioni spiacevoli. Il fumatore ha bisogno del tabacco per rendere più facile la digestione gastrica, spesso anche per mantenere regolare la defecazione.
Fuori di questo vellicamento fugace delle sensazioni e del pensiero, il tabacco è un vero deprimente che indebolisce muscoli, cervello e organi genitali.
Nei miei elementi d'igiene ho notato che a Oxford e a Cambridge, i battellieri vigorosi che si educano alle regate non devono fumare, e raccogliendo i dati statistici di una lunga serie d'anni nella scuola politecnica di parigi si è trovato che i giovani che non fumano fanno esami più brillanti. Balzac, che sarebbe divenuto un grande fisiologo, se non fosse stato il primo romanziere dei suoi tempi, definì in due parole le virtù e le colpe del tabacco, scrivendo: "Si le tabac endort le chagrin, il engourdit infailliblement l'énergie." Beau accusò il tabacco di suscitare gli accessi dell'angina pectoris e pubblicò un caso indotto dal solo tabacco da naso.
Un caso di veneficio per tabacco da naso raccontò il dott. Guarda di Valdobbiadena,1 in cui gli effetti furono eguali a quelli che si hanno dai novizii alla prima pipa o al primo sigaro.

1 Storie e considerazioni patologico-terapeutiche sopra alcuni casi di veneficj diversi.


[321] Il dottor Hutchinson, chirurgo del London Hospital presentò alla Società hunteriana di Londra, un suo lavoro intorno agli effetti del tabacco, in cui si attribuisce a questo narcotico la proprietà singolare di disporre alla castità. Il rivistajo anonimo della Med. Chir. Review di Londra (January 1861) in un profondo articolo sul tabacco dubita che esso possa esercitare un'influenza sugli organi genitali. Egli dice: forse solo, quando è usato in grande eccesso, può indebolirli indirettamente coll'abbatterre la salute e il vigore del corpo.
William Hammond pubblicava nel 1863 a Filadelfia un lavoro,1 in cui attribuiva al tabacco questa azione complessa: diminuzione, cioè, della quantità delle feci, nessuna influenza sull'esalazione polmonare dell'acido carbonico, ma diminuzione del vapor acqueo, aumento dell'acido urico, dell'acido solforico e del fosforico emesso colle orine, diminuzione dell'urea e del cloro nell'orina, aumento della saliva e sugo gastrico.
Nessuno forse accusò il tabacco di effetti dannosi quanto il dott. Kennedy, il quale affermò che il tabacco, fra i suoi numerosi effetti, ha pur quello di deprimere il sistema nervoso, e che il suo abuso può produrre facilmente un perturbamento della costituzione, accompagnato de degenerazione grassa del cuore.
Nè più indulgente di Kennedy fu il Jolly, il quale, in un suo lavoro presentato all'Accademia delle scienze di Parigi, or sono cinque anni (1865),

1 WILLIAMS HAMMOND, Physiol. Memoirs. Philadelphia, 1863.


[322] affermò che il tabacco, sotto qualunque forma venga usato, esercita un'azione venefica, la quale si manifesta con debolezza nervosa ed una specie di paralisi lenta, coincidente coll'alienazione mentale. In appoggio a quest'ultima sua asserzione egli invoca un fatto tolto dalla statistica degli alienati in Francia. Nel 1832 il tabacco dava al tesoro 28 milioni e si contavano in Francia 8000 alienati; nel 1862 il prodotto del tabacco oltrepassò i 186 milioni e il numero degli alienati e dei paralitici negli stabilimenti destinati a curarli, si elevò a 44,000.
E' questo davvero il più strambo metodo ch'io mi abbia veduto di maneggiare le statistiche; e colla stessa logica del dottor Jolly si potrebbe dimostrare che le scuole e la cresciuta moralità, e tutti quanti i progressi della civiltà moderna vanno annoverati fra le cause dell'aumentata cifra dei pazzi.
Triquet creava in questi due ultimi anni un otite dei fumatori e dei bevitori, facendo una deprorabile confusione degli effetti dell'alcool e del tabacco. Egli vi dice che l'azione prolungata di questi due alimenti nervosi produce un torpore nell'orecchio, con un senso particolare di freddo in quest'organo; quasi sempre dolore, assenza di cerume, una secchezza estrema con piccolissime granulazioni nella faringe, nelle fosse nasali, nella tromba e nell'orecchio medio. Quasi sempre sono affette le due orecchie nello stesso tempo, ma ve ne ha sempre una che si ammala per la prima ed è più sorda dell'altra. Il mormorio dell'orecchio, esiste quasi sempre nel primo periodo della malattia e sembra un fischio.
Anche questi sono studii che invece di far avan[323]zare la scienza, la confondono e in luogo dell'ignoranza lasciano idee smozzicate e incerte; ciò che è assai peggio del saper nulla.
Se il Richardson fosse tanto esatto nello sperimentare e cauto nell'osservare quanto è lucido e veloce nel concludere, i suoi studii sul tabacco ce ne avrebbero dato da qualche anno quasi compiuta la fisiologia. Egli concluse che tutti i danni provenienti del fumare sono funzionali; e nessun fumatore può dire di sentirsi bene del tutto e di godere di una perfettissima salute finchè fuma, senza esser per questo disposto ad ammalare di malattie organiche e mortali. Secondo lui il fumar tabacco produrrebbe i seguenti guai: disturbi nel sangue che rende più liquido (?) e di cui altera i globuli rossi; nausee, debolezza di ventricolo; debolezza o irregolarità dei moti del cuore; dilatazione delle pupille, macchie volanti, disturbi diversi della vista e dell'udito, perturbamenti cerebrali di diversa natura; esaurimenti nervosi e secrezione esagerata di alcune ghiandole; disturbi della mucosa della bocca, rossori delle gengive e della faringe, gonfiezza delle tonsille; irritazione permanente dei bronchi; gravi danni nello sviluppo dei giovinetti.
Più cauto e più fino osservatore degli effetti dannosi dell'uso abituale dei tabacco fu l'Erlenmayer, il quale, avendo occasione di raccogliere parecchie osservazioni, ne fece argomento di un suo lavoro, da cui caviamo queste importanti conclusioni.
1°. Quei che respirano lungamente in un'atmosfera carica di fumo e di polvere di tabacco provano talora fenomeni di veneficio cronico, special[324]mente se abbiano l'uso di inghiottire con la saliva che si tiene in dissoluzione, i princii attivi del tabacco e fra i più dannosi la nicotina combinata agli acidi malico e citrico.
2°. Non si conoscono ancora pienamente le condizioni interne od esterne che favoriscono questo avvelenamento. Se si pensa che le nevrosi del tabacco sono più frequenti, dacchè si preferisce il sigaro alla pipa, è fuor di dubbio che la causa di questo fatto sta nel modo di preparazione delle foglie, le quali, se destinate ai sigari sono tre volte più ricche di nicotina di quelle preparate per la pipa, e queste vengon preparate con un processo di fermentazione, che fa loro perdere due terzi della nicotina, la quale si trasforma in ammoniaca.
3°. La sintomatologia dall'avvelenamento nicotinico-cronico ci offre il seguente quadro:
a) La flogosi della congiuntiva è forse più spesso prodotta dalla polvere delle foglie, specialmente negli operaj che preparano il tabacco, ma può essere anche l'effetto del fumo. L'occhio è preso da fotofobia o è iperestesico. Talvolta si hanno allucinazioni, nelle quali appajono specialmente figure di animali; e così esordisce l'amaurosi. Vi ha pure eccessiva suscettibilità del nervo ottico; e fra le lesioni dei nervi motori dell'occhio convien ricordare la diplopia e lo spasmo palpebrale, che possono essere anche prodotti dal moto e dalle emozioni morali.
b) La cute si fa gialla, fredda ed è coperta da sudore, specialmente dopo l'uso di sigari forti. Le eruzioni foruncolari non sono rare negli operaj delle manifatture di tabacco.
[325] c) Gli organi digerenti sono sede di sintomi, i quali in parte possono spiegarsi pel loro contatto diretto col tabacco o colla nicotina. Son dessi la stomatite, la glossite, l'orlatura bianca delle gengive, il deposito nero sulla lingua e sui denti; l'oppressione e il doloere epigastrico (gastrdinia) il dolore addominale (nevralgia mesenterica), la inappetenza, la dispepsia, la diarrea sierosa e, nei casi gravi, la paralisi del retto.
d) Gli organi della respirazione soffrono essi pure per il contatto diretto del tabacco e della nicotina e si hanno la corizza, il catarro faringeo, la bronchite, l'emottisi, l'asma, l'oppressione, l'incubo.
e) Il sistema circolatorio presenta un sintomo abbastanza costante, che si osserva abitualmente anche nei grandi fumatori, sopratutto quando usano di sigari forti o si danno al fumare troppo giovani. E' una speciale palpitazione che si accorda con una certa ansietà, e segna il primo grado dell'ambascia precordiale.
f) Tutti gli autori si accordano nel dire che gli organi genito-orinarj sono i meno colpiti. Le polluzioni ripetute non furono osservate che in qualche caso, e la paralisi vescicale è molto rara.
g) Il sistema nervoso, in generale, soffre invece assai nell' avvelenamento cronico per tabacco. In prima linea figurano le iperestesie e le nevralgie, e abbiamo già vedute quelle del nervo ottico e dell'olfattorio, mentre i nervi della sensibilità generale son presi da varie allucinazioni (Così, per esempio, un guanciale soffice sembra di pietra, o si sente sulla fronte un cappello, o il capo par pieno di piombo).
[326] Si possono avere nevralgie nei diversi rami del quinto pajo, o nell'ischiatico, o lungo la colonna vertebrale.
L'anestesia è molto pronunciata su tutta la pelle e specialmente alle gambe: anche l'analgesia è completa. V'ha debolezza muscolare, più o meno grande, sopratutto alle estremità inferiori, e talore così grave che l'ammalato non può sostenersi sui piedi, e seduto deve appoggiarsi ad un corpo solido. La posizione orizzontale è la mneno grave. Si possono avere anche tremiti alle membra, passo incerto, movimenti convulsivi, uniformi. Un sintoma importante è anche la vertigine, che si manifesta a parossismi: spesso è legata ad un senso di rotazione degli oggetti circostanti ed è provocata dagli eccitamenti morali. Si ha la veglia completa o il sonno difficile.
Le funzioni intellettuali e morali si presentano perturbate con un'irritabilità nervosa molto pronunciata, coll'ansietà; colla timidezza, col terrore provocato da spaventevoli visioni, coll'ottusità della mente, coll'abbattimento, collo scoraggiamento. In alcuni casi si ha un vero delirio accompagnato da tremolìo come nell'alcoolismo cronico; in altri si ha una malinconia proofonda alternata da grande agitazione e da angoscia precordiale, e si può giumgene sino ad una forma maniaca. Alcuni osservatori hanno potuto osservare annche la demenza.
Secondo Erlenmeyer il nicotismo spinto a questi gradi estremi può diagnosticarsi più facilmente, quando migliora dietro l'uso di copiose libazioni di alcool. Parrebbe dunque che questo fino ad un certo [327] punto possa essere un contravvveleno del tabacco, così come l'oppio combatte l'alcoolismo.
Il nostro Daniele Petrera fece molte esperienze per studiare l'azione dell'infuso di tabacco sulle rane, ed egli avrebbe ottenuto i seguenti effetti:
1°. L'accelerarsi del respiro seguito ben presto da una assoluta mancanza di esso; 2°. stupore pronunziatissimo e disturbo dal lato della sensibilità, che ha sempre principio dagli arti inferiori per poi avanzarsi nei superiori, disturbo che comincia colla paresi e finisce colla completa paralisi; 3°. il moto mancante dapprima negli arti inferiori in maniera opposta a quella che riguarda il senso; 4°. la morte delle rane dopo la perdita compiuta di senso e di moto; 5°. grande congestione in tutti i visceri, e battiti più celeri e più ampii del cuore (?); 6°. il non essere per qualunque mezzo irritabili tutti i nervi della vita animale, quando è libero il circolo in tutto il corpo e mantenersi la irritabilità stessa in quelle provincie che son sottratte al sangue.1
Sichel accusò il tabacco di produrre una forma speciale di amaurosi, e dopo di lui i medici inglesi confermarono l'accusa. Woodsworth fra gli altri pubblicò tre casi di ambliopia grave prodotta dall'abuso del tabacco.
Quest'opinione trovò molti contradditori. Loureiro avrebbe trovato che gli effetti nervosi del tabacco sulla vista non cominciano a mostrarsi, se non

1 Alcune sperienze intorno all'azione fisiologica della Nicotiana tabacum per Daniele Petrera. Parigi, 1864.


[328] quando esista già un nicotismo generale o l'alcoolismo o qualche altra affezione generale del sistema nervoso e degli organi digerenti. Secondo quest'autore vi sarebbero affezioni nicozianiche esterne ed interne; le prime sarebbero blefariti o blefaro-congiuntiviti di forma esterna; le seconde ambliopie e amaurosi cerebrali, che non presenterebbero però alcuna alterazione organica e riconoscibile coll'ottalmoscopio. Pare però al Loureiro che in tutti questi casi non si possa accusare soltanto il tabacco della malattia oculare, ma ad essi si associno sempre altri elementi eziologici.
Brodie agiunse anch'egli la sua parte di accuse contro il tabacco; condannandolo come generatore di indolenza, di debolezza della mente, di ipocondria, di varie forme di malattie nervose dell'occhio, di disturbi digestivi, gastralgie, dimagramenti, ecc. Secondo questo medico non solo la salute degli individui è sciupata dell'abuso del tabacco, ma anche le generazioni sarebbero profondamente logorate dalla nicoziana. Al Brodie un avvocato della nicoziana potrebbe rispondere, che Boerhaave, Newton, Hoffman, Keller, Milton, Walter Scott, Byron, erano grandi fumatori.
Tiedemann aggiunse coll'alta sua autorità un prezioso contingente di accuse contro il tabacco. Egli si preoccupa sopra tutto seriamente dei danni che soffrono fumando i fanciulli e i giovinetti. Essi hanno indebolito il sistema nervoso e quindi lo sviluppo del corpo è ritardato e inceppato, anche per la gran perdita di saliva. i fanciulli e i giovinetti fumatori son magri, pallidi, deboli, irritabili [329] e li vedete presto appassire del tutto. Secondo Tiedemann il tabacco è nocivo sopratutto agli individui deboli o soverchiamente irritabili, ai tubercolosi e a quelli che hanno polmoni disposti ad ammalare e bronchi catarrosi. Egli vorrebbe perfino aver osservato due casi di cancro della lingua ch'egli attribuisce all'abuso del tabacco. Nè il Tiedemann è il solo che abbia lanciato queste gravissime accuse contro il tabacco. E' probabile che in questi casi però la nicoziana abbia contribuito come causa disponente debilitando l'organismo e irritando continuamente la mucosa della bocca; precisamente come i dolori morali e i colpi sulle mammelle possono mettersi fra le cause del cancro di quest'organo. Harley osservò che le persone che fumano molto sentono assai meno l'azione della cicuta, e che al contrario quelli che non possono tollerare la nicoziana risentono fortemente anche piccole dosi di cicuta.1
Anche fra noi parecchi medici lanciarono le loro frecce contro la nicoziana e fra gli altri citerò il mio egregio amico prof. Cacopardo2 e il prof. Scalzi3 il quale pubblicò, ora è poco, un bellissimo lavoro sull'abuso del tabacco in Roma. Questi accuserebbe la nicoziana di essere promotrice della tisi, ed egli, oltre a molte cifre da lui raccolte negli ospedali

1 JOHN HARLEY. The old vegetable narcotics. London, 1869, pag. 21.
2 SALVATORE CACOPARDO. Sugli effetti sanitari dell'uso del tabacco e della sua coltivazione. Palermo, 1858.
3 FRANCESCO CALZI. Il consumo del tabacco da fumo in Roma in attinenza alla salute pubblica. Giornale medico di Roma e Igea, 1868-1869.


[330] romani, si fa forte del lavoro di Decaisne intorno agli effetti del tabacco da fumo nei ragazzi, lavoro in cui dice che su 38 giovani da lui osservati, notevoli erano i disordini di innervazione, di circolo, di nutrizione e della crasi sanguigna, citandone però uno solo che finì colle fasi più evidenti della tisi tubercolare.
Decaisne ha la profonda convinzione che l'uso anche moderato del tabacco da fumo nei ragazzi produca spesso un'alterazione del sangue e i principali sintomi della cloroanemia, il pallore del viso, la magrezza, il rumore del soffio alle carotidi, le palpitazioni del cuore, la diminuzione di globetti rossi, la dispepsia, ecc. I ragazzi che fumano hanno in generale un'intelligenza tarda e una singolare passione per le bevande spiritose. Nei ragazzi che cessano di fumare e che non sono affetti da alcuna lesione organica, questi disordini scompaiono per lo più prontamente, senza lasciarsi dietro alcuna traccia.
Anche Cersoy pubblicò un caso molto interessante di nevrosi prodotta dall'abuso del tabacco.1
Il dottor Blatin è vennto ad aggiungere una nuova ed eloquente requisitoria alle tante altre scagliate contro il tabacco, e della cui inefficacia assoluta ci danno una prova sicura le statistiche gabellari di tutta Europa, e i bollettini della nostra Borsa per ciò che riguarda le azioni della Regia. In ogni modo la scienza ha la sua missione, come l'hanno i fumatori.

1 IGEA, 1868, pag. 250.


[331] il dottor Blatin è uno dei più entusiasti discepoli di See, e nelle sue teorie farmacologiche ha abbracciato le vedute del suo illustre maestro. Dopo aver riferito molte esperienze da lui fatte colla nicotina nei cani, nei conigli e nelle rane, egli conclude che questo potente veleno, ch'egli mette a livello dell'acido prussico, eccita a piccola dose il midollo spinale e i nervi, mentre a forte dose distrugge la loro eccitabilità. Essa agisce particolarmente sul midollo allungato e sui diversi rami che ne emanano, e più specialmente sui nervi vaghi. E' per questa via che, stimolando o paralizzando, secondo le dosi, i nervi regolatori del cuore e dei vasi, agisce sulle contrazioni delle pareti di questi organi, sottraendoli o abbandonandoli al potere dei loro automotori. Essa esercita un'azione analoga sulla respirazione, attivandola o deprimendola secondo la dose che ora eccita ed ora paralizza i rami polmonari del pneumagastro e il fascio intermedio del bulbo. Anche sui rami gastrici del decimo pajo e sul gran simpatico, come del resto in tutti i nervi che si spiccano dal midollo, la sua azione è ora eccitante ed ora deprimente sullo stomaco, sull'intestino e sugli altri visceri. Essa eccita del pari per paralizzare poi il terzo pajo, per cui, dopo aver fatto contrarre l'iride, produce la midriasi. Finalmente, per la sua azione sul calibro dei vasi e sulla tensione arteriosa, essa diminuisce notevolmente tutte le secrezioni, aumentando al contrario l'escrezione orinaria.1

1 Recherches physiologiques et cliniques sur la nicotine et le tabac, etc. Paris, 1870, un volume di pag. 207.


[332] Risulta quindi, che la nicotina trova il suo posto, nella classificazione del professor See, fra i veleni vascolari, come il bomuro potassico e fra i veleni cardiaci, come la digitale. Essa quindi viene a mettersi molto vicino alla belladonna, in quella categoria di veleni vasculo-cardiaci che agiscono nello stesso tempo sul cuore e sui vasi. Confessiamo però che questo studio fisiologico del tabacco puzza troppo di vitalismo e ci rammenta troppo i beati tempi della scuola medica italiana: avremmo voluto trovare nel ddttor Blatin minor chiarezza, minor mania di semplificare, e un po più dicritica scientifica.
La seconda parte del lavorò del discepolo di See è dedicata alle Ricerche cliniche sul tabacco, ma anche queste, com'era naturale, si informano sulle teorie fisiologiche della prima parte. Anch'egli come parecchi altri scrittori, distingue un nicotismo acuto, che è un vero avvelenamento e che già da tanto tempo ci fu descritto con tacitiana concisione da Boerhaave e un nicotismo cronico, che è una lenta malattia prodotta dal lungo assorbimento della nicotina.
Il dottor Blatin spiega i tremiti e le vertigini del nicotismo acuto colla contrazione dei muscoli dei vasi. La corrente sanguigna non penetra che a stento nei muscoli e le fibrille si contraggono irregolarmente, mentre il cervello anemico è turbato profondamente nelle sue funzioni. Quest'anemia cerebrale, secondo l'autore, non impedisce che, a dosi maggiori, ne nasca poi per paralisi dei vasi la congestione cerebrale, che fu notata in parecchi casi di avvelenamento nicotico.
[333] Nel nicotismo acuto lo stato del cuore e della respirazione ci presenta tutti i fenomeni della paralisi del pneumogastrico, cioè intermittenze e palpitazioni di cuore, dispnea e rallentamento del respiro. In casi più gravi a questi fenomeni si assoicano anche sensazioni dolorose e si ha una vera forma di angina pectoris, che già fu notata da molti nel nicotismo organico.
Non è che in qualche caso eccezionale, che il vomito è prodotto direttamente dall'introduzione della scialiva carica di nicotina nel ventricolo. Il vomito dipende dall'azione del veleno sul pneumogastrico e ha il suo punto di partenza nelle vie respiratorie. L'aumento dell'orina e quello del sudore, non sono che fenomeni secondarii dell'avvelenamento e son prodotti dall'aumento della pressione arteriosa.
Nel nicotismo cronico la nicotina si va accumulando lentamente nell'organismo, e gli effetti dannosi appariscono più o meno tardi, in un punto o nell'altro, secondo la dose del tabacco e secondo la costituzione individuale. Morin potè constatare la presenza della nicotina in un vecchio di 70 anni, che per lunghissimo tempo aveva tirato tabacco. Blatin produsse la morte per marasmo e nicotismo cronico in tre cani, avvelenati lentamente con dosi di tabacco.
Blatin descrive sotto il nome di afta dei fumatori un'ulcerazione di natura benigna, che si deve all'azione irritante locale del tabacco, e che si può confondere colle placche mucose. Non si sviluppa che dove giunge il getto di fumo che esce dalla pipa o dal sigaro; è dolorosa, ha formai irregolare, colore [334] livido, e il fondo sembra coperto da una falsa membrana. Guarisce in poco tempo con leggere cauterizzazioni, lasciando però piccolde cicatrici che si mantengono dure per lungo tempo. Anche il nostro autore dà grande importanza al tabacco nell'eziologia dell'epitelioma delle labbra, e rammenta che sopra 61 casi di questa malattia nel labbro inferiore sei soli appartenevano alle donne.
Anche l'angina granulosa è una delle tante forme di nicotismo cronico. Il cuore manifesta in modi diversi le sue sofferenze nel nicotismo cronico; ora è il narcotismo del cuore di Decaisne, ora son le palpitazioni, ora intermittenze del polso, ora è la vera angina pectoris.
Un fenomeno molto curioso, che si è osservato in parecchi instancabili fumatori e che Blatin potè osservare anche sopra sè stesso è la diminuzione od anche la cessazione del bisogno di respirare.
Il tabacco, eccitando in piccole dosi il nervo vago, aumenta la secrezione dei liquidi dello stomaco e ne facilita nello stesso tempo le contrazioni muscolari. L'uso prolungato ed eccessivo del tabacco produce invece anoressia e dispepsia, benchè l'autore non spieghi troppo chiaramente questi effetti; che davvero la sua bilancia diatesica di depressione che tien dietro ad un eccitamento non spiega tutto.
Blatin conferma l'importanza del tabacco nella genesi di alcune amaurosi idiopatiche, della congestione cerebrale cronica e della paralisi generale.
Sull'intelligenza l'azione del tabacco è quasi sempre nociva. Blatin ricorda Laycock che lo accusa di rallentare il libero corso delle idee, e Victor Meunier, [335] che solo con sforzi erculei di volontà potè abbandonare il sigaro e ricondurre il cervello ad una sana igiene; cita l'abate Moigno, il quale, avendo veduto indebolirsi la sua potente memoria dietro l'abuso del tirar tabacco, la vide rifiorire completamente, quando s'ebbe corretto il vizio.
Il grido d'allarme che getta l'autore nel concludere il suo libro, è esagerato, ma vien dal cuore, sgorga spontaneo da una profonda convinzione. Egli dice: "Nel terminare questo lungo studio, noi gettiamo all'indietro uno sguardo, e considerando i funesti effetti del tabacco su tutto l'organismo, noi siamo sgomentati dell'avvenire sanitario della società moderna. Un inesplicabile e impetuoso istinto sembra spingere fatalmente tutti i popoli verso l'uso degli agenti modificatori dell'innervazione... Popoli intieri assorbono ogni giorno dosi considerevoli di sostanze incompatibili coll'esercizio regolare dei nostri organi; la salute si accascia, l'intelligenza si perturba e vien meno, l'energia individuale s'indebolisce, i costumi nazionali si snervano e nulladimeno ognuno continua, tranquillamente per la sua via, senza pensare ai deplorevoli risultati, ai quali ci condurrà inevitabilmente un avvelenamento generale e continuo.
______________

Eccovi a un dipresso quanto possiede la scienza d'oggi sull'azione del tabacco sull'organismo; e si intende della nicoziana fumata, ma poco diversi sono gli ffetti del ciccar tabacco. In questa forma del [336] vizio nicotinico, la nicotina è assorbita per la bocca e i suoi effetti generali riescon gli stessi; soltanto vi si aggiungono quelli di un'irritazione locale più viva della mucosa boccale, della lingua e delle ghiandole salivali. E' questa la forma più ributtante del vizio nicotinico e fortunatamente si osserva solo fra i marinaj, i contadini e le classi più basse del popolo minuto. E' contro il vizio del ciccar tabacco, che converrebbe ripetere l'eloquente filippica lanciata da Re Giacomo I contro il tabacco:
"Tandem, igitur o Cives, siquis pudor, rem insanam abjicite, ortam ex ignominia, receptam errore, frequentatam stultitia: unde et ira Numinis accenditur, corporis sanitas atteritur, res familiaris arroditur, dignitas gentis senescit domi, vilescint foris; rem visu turpem, olfactu insuavem, cerebro noxiam, pulmonibus damnosam; et si dicere liceat atri fumi nebulis tartareos vapores proxime repraesentantem."2
L'annasar tabacco è il modo più innocente ma più schifoso di usarne e nella Fisiologia del piacere e nei miei Elementi d'igiene ho lanciato anch'io il mio anatema contro la scatola da tabacco. Alcuni operaj dell'intelligenza trovano nel tabacco da naso un piacevole eccitamento, che risveglia la mente, che dà una scossa al pensiero torpido e sonnacchioso, specialmente poi, quando ad una buona presa tenga dietro un sonoro starnuto.
Ai danni prodotti dall'abuso del tabacco da naso

1 Misocapnus, sire de abusu Tobacci lusus regius. Ultrajecti, 1644, in-12, pag. 1 e seg., 24 e seg.


[337] e già da me accennati nei miei precedenti lavori conviene aggiungere quello di ingrossare il naso, e di arrossarlo in un modo assai poco estetico. Aggiungete pure il facile avvelenamento saturnino, quando il tabacco è ravvolto da foglie di piombo.
Eccovi ora il prospetto grafico dei vizj e delle virtù del tabacco.

[338]


[339] L'uomo ha trovato nel tabacco una nuova fonte di gioie; e checchè nè dicano gli scrittori e i moralisti, per quanti sforzi facciano alcune legislazioni e alcune società,1 l'uomo continuerà a fumare. Una nuova gioia però è spesso una nuova vena di vizio e una nuova sorgente di guaj; ed è allora che la ragione umana e la scienza devono assegnare l'orbita del nuovo acquisto, onde s'aggiungano forze vive al patrimonio dell'umana famiglia, senza creare nello stesso tempo nuovi e maggiori mali. Siccome però gli eletti son pochi, e questi soli con sapiente misura approfittano del nuovo trovato, il volgo innumerevole, che corre dietro le gioie dell'oggi con cieco furore, ricava dal tabacco assai più di danno che di vantaggio; ed io affermo senza tema di errare che se l'umana famiglia non avesse mai conosciuto la nicoziana sarebbe più felice; la cifra del lavoro utile prodotto sarebbe maggiore e più sottile quella dei delitti.
L'uso moderato del tabacco leggero, più ricco di profumo che di nicotina, incominciato dopo il pieno sviluppo della giovinezza, può con profitto fornire un mezzo di calmare i nervi troppo irritati dall'abuso dei caffeici o troppo inaspriti dalle lotte del viver civile; può dopo il pranzo nasconderci le fatiche della digestione e trasformare l'ebetudine di un ventricolo troppo pieno in una voluttuosa sensazione, può aggiungere alla vita alcune ore di pace o di gioia; ma qui finisce tutto il bene della nico-

1 Nell'aprile del 1857, fu istituita in Inghilterra la Antitobacco Society, che pubblicò un giornale: Antitobacco Journal.


[340]ziana, e chi volesse oltrepassare d'una linea questi confini, troverebbe tutti i guaj che potete vedervi schierati dinanzi nel prospetto del bilancio del tabacco.
Tocca agli educatori il mantenere la gioia negli angusti confini che la natura le ha assegnati; tocca specialmente alla donna usare della sua potente influenza, perchè il tabacco sia un balsamo e non un veleno; un conforto di pochi minuti e non un vizio d'ogni giorno e d'ogni ora. Già fin dalla prima scoperta d'America abbiamo trovato molti paesi dove soltanto gli uomini fumavano. Così citerò gli Indiani del fiume Ganabre nel Brasile; quelli della Guiana; quelli del Canadà veduti nel 1535 da Cartier. Può darsi che presso questi popoli l'uomo proibisse l'uso del tabacco alla donna solo per esercizio di tirannide e per riservare a sè solo una gioia prediletta; ma è anche vero che la donna ripugna spesso dal tabacco e ne risente maggiori i danni.
Noi poi troviamo in quella creatura gentile più ributtante il fetore del fiato e lo sputacchiare insolente e le altre delizie della nicoziana; per cui, approfittando dell'onnipotenza della moda e del decoro, abbiamo più che per legge proibito l'uso del tabacco alle donne. E Dio lo voglia, che la nostra compagna s'acqueti a questo volere del sesso forte, che l'ubbidisca a questa legge suprema del consorzio civile. Lasci il sigaro alle prostitute e la pipa alle negre, e conservi i suoi nervi vergini di narcotismo alle delizie dell'amore e ai gentili vellicamenti del caffè, del tè e dello Champagne. Ma. di questo io non mi accontento: conservi anche un [341] prezioso odio per il fumo degli altri, onde almeno molti degli uomini preferiscano Eva ad un sigaro, e almeno cessino dal fumare quando si trovano in quell'atmosfera inebbriante che diffonde all'intorno la madre degli uomini. Che la donna preferisca sempre il bacio puro, e dirò più gagliardo, dell'uomo vergine di nicoziana al bacio impuro di un culotteur de pipes. Che almeno per questa via la donna ci ajuti ad essere più morali, meno viziosi. Che se anche la donna fumasse e neppure nel suo nido potessimo ripararci a trovare un'atmosfera non attossicata dal tabacco, dovremo cambiare la definizione di Platone e descrivere d'oggi in poi l'uomo colla frase linneana: L'uomo è un bipede implume e che fuma.
Perché le donne abbiano ad odiare sempre più il tabacco, diremo loro ch'esso servi di prezzo di vendita per molte loro sorelle: servi a pagare le prime donne inglesi che emigrarono negli Stati Uniti. Nel 1619 e nel 1620 ne giunsero in America 150, tutte oneste che furono date in matrimonio o cedute al prezzo di 120 libbre di tabacco ciascuna, ciò che equivaleva a 80 dollari. Sessanta altre formarono una seconda spedizione, erano belle e virtuose e il loro prezzo salì a 150 libbre di tabacco ciascuna. E badate, che nella giovine colonia di Virginia la castità era così apprezzata che furono rimandate in Inghilterra due giovani, la cui virtù inesperta o forse troppo impaziente, come dice Carlier, aveva naufragato prima di giungere in porto.

1 History of Virginia. Vol. I.


[342]
BIBLIOGRAFIA DEL TABACCO.

GOHORI I. Instruction sur l'herbe pétun, dite l'herbe de la reyne ou médicée. Paris, 1572, fig. in-8. - MONARDES N. Herba tabaco d'India. Genève, 1578 in-8. Idem. Delle virtù del tabacco colle sue operazioni. Venezia, 1708, in-12. - EVERARDS, EVERARD o GERARD G. De herba panaceâ, quam alii tabacum, alii petun aut nicotianam vocant, etc. Antuerpiae, 1583, in-16. id. 1644, in-12. - CASTRO J. Historia de las virtudes y proprietadades del tabacco, etc. Cordova, 1620, in-8. NEANDER C. Tabacologie. Lugduni-Batavorum, 1622.- LESUS. Non ergo alicui bono tabcococapnia per os et nares. Parisiis, 1626. - THORIUS R. Hymnus tabaci, 1628. - BAUMANN G. De tabaci viribus, usu et abusu. Bâle, l629, in-4. - WESEMANN J. F. De nicotianae herbae, sive tabaci virtutibus. Upsaliae, 1633, in-8. - BRAUN N. Quaestiones medicae de fumo tabaci. Giessae, 1638. - EVERARTI R. De panacea seu tabaco. U1trajecti, 1644, in-8. - DURANTE C. In tabacum epigramma. Ultrajecti, 1644, in-12. -JUNCKER J. Diss. de masticatione tabaci (of Schawing tabaco) in Anglia usitata. Halae, 1644, in-4. FERRANT L. Traité du tabac ou sternutoire. Bourges, 1645, in-4. - CUPARUS J. J. Il biasimo del tabacco. Palermo, 1645, in-4. - CUFFERI J. J. Il biasimo del tabacco, ovvero l'uso pernicioso di esso. Palermo, 1645, in-4. - MAGNEN J. G. De tabaco exercitationes quotuordecim. Pavia, in-12; idem, 1658; idem, Amsterdam, 1669. LAMPUGANI J. C. Levis punctura tabaci. Milano, 1650, [343] in-8. - VENNER. De tabaco, etc. Londini, 1650, in-4. - VITALIONI A. De abusu tabaci. Romae, 1650, in-12. - TAPPIUS J. Oratio de tabaco ejusque odierno abusu. Helmstadii, 1653, in-4; id. 1660; id. 1673; id. 1683; id. 1689. - BALDE J. Satyra abusum tabaci. Monochii, 1657, in-12. - MARRADON L. Dialogo del tabacco, etc. Sivilia, 1618. Traduit en français Paris, 1643, in-4; id. Lyon 1685, in-12. - PAULI S. Commentarius de abusu tabaci Americanorum, etc. Hafniae, 1661, in-4. - Idem. Diss. de abusu tabaci. Argentorati, 1665. - CARSAM F. R. Invectiva contra o tabaco, ecc. Lisboae, 1643. - FRIDERICI J. A. Diss. de tabaco. Jenae, 1667, in-4. - BAILLARD E. Discours sur le tabac. Paris, 1668, in-12; id. 1673. - STELLA B. Il tabacco medico morale curioso. Romae, 1669, in-8. - BARNSTEIN. Miracolum tabaci. Francofurti, 1773. - MILSCHACH G. R. De tabaco. Marburgii, 1682, in-4. - DORSTENIUS J. D. Diss. de tabaco. Marburgii, 1682, in-4. - ALBLNUS B. Diss. de tabaco. Francofurti-ad-Oder, 1685, in-4; id. 1695. - STISAR A. Epist. de machinis fumidictoriis curiosis. Hamburgii, 1686, fig. - CONTUGI. Non ergo nocet cerebro tabacum. Parisiis, 1690. - BEINTEMA J. W. Panacea oder Lob des tabacks, etc. Lipsiae, 1691, in-8. - LetschiU J. T. Diss. de tabaco. Francof.ad-Viad. 1695, in-4. - FAGON G. C. Ergo an ex tabaci usu frequenti vitae summa brevior? Affirmat. Resp. C. Bergers, Parisiis, 1699. - MANARA C. De moderando tabaci usu in Europoeis. Matrit., 1702. - APPELLI J. J. Tabaci bibulus medicinae tumulus etc. Coloniae, 1703, in-8. HECQUET P. Diss. de nicotiana. Parisiis, 1710 (A la suite de son Traité des dispenses dii carême) - C0HAUSEN J. H. Diss. satyrica pshico-moralis de picâ nasi, sive tabaci sternutorii, etc. Amstelodami, 1716 in-8. Tradotto in tedesco. Lipsia, 1720, in-8. - Idem. Raptus extaticus in montem Parnassum, sive Satyricon novum in mo[344]dernum tabaci, etc. Amstelodami, 1726, in-8. - MEISNER L. F. De caffé, chocholatae, herbae thea ac nicotianae naturâ, usu et abusu. Nurembergae, 1721, in-8. - GREIFF. Tabacologia, in-12. - LUDOLF J. Diss. de tabaci moxa post pastum. Erfodii, 1772, in-4. - PLAZ A. G. Diss. de tabaco sternutatorio. Lissiae, 1727, in-4; id. 1733. - I. J. De tabaci effectibus salutaribus et nocivis. Erfodiae, 1732, in-4. - MALOÈT. An a tabaco naribus assunto peculiaris quoedam cephalagiae species, aliique affectus? Parisiis, 1733. - TREYLING J. J. Diss. de abusu tabaci. Ingolstadi, 1735, in-4. - LEFEBVRE J. F. Tractatus de natura usu et abusu thei, choocolatae et tabaci. Besançon, 1737, in-4. - ALBERTI M. Diss. de tabaci fumum fugente theologo. Halae, 1743, in-4. - DE GARBENFELD. Diss. de tabaci usu et abusu. Argentorati, 1744. - KRUNGER. Traité du café, du chocolat (in tedesco). Halae, 1741, in-8. - SCHULZE J. G. De masticatione foliorum tabaci. 1744, in-4. BECK. Dissert. quaestiones de suctione fumi tabaci. Alsfordii, 1745, in-4. - BUCHNER J. A. E. De genuinis viribus tabaci, ex ejus principibus constitutivis demonstratis, etc. Resp. J. Fravenknecht. Halae, 1746, in-4. - DE PRADE. Histoire du tabac (in tedesco). 1747, in-8. - HERMENT. An post cibum tabaci? Paris, 1749.v - LANGGUTH. Diss. de immoderatiori tabaci abusione, communi juvenilis aetatis perniciê. Vittebergae, 1750. - REICHEL. Diss. de tabqgo ejusque usu medico. Vittemb., 1750, in-4. - BOEMER P. A. De immoderatiori tabaci usu. Halae, 1750, in-4. - DELASSONE. An tabacum lentum sit homini venenum? Parisiis, 1751. - PETIT-MAÎTRE S. Diss. de usu et abusu nicotianae. Basilaee, 1756, in-4. - FERREIN. An ex tabaci usu frequenti vitae summa brevior? Parisiis, 1758. - TRILLER D. G. De tabaci pharmaci abusu, seu atrocis affectus ventriculi aliorumque morborum causâ. Vittebergae, 1761 in-4. - BRUNET. Le bon usage du tabac en poudre. Paris, 1780, in-12. - FELLER C. G. [345] Diss. de oenematibus, sive instrumento quo nicotianae fumus applicari possit. Lipsiae, 1781, in-4, fig. - BUCHOZ. Dissertation sur le tabac. Paris, 1785. - Mémoire sur le tabac (Osserv. sur la physique, XXXIX, 188). - FOWLER. Mémoire sur les effets du tabac comme diurétiqwue dans les hydropsies et la dysurie (in inglese). Londres, 1785. - PORTAL A. Observations sur l'usage des fumigations par le fondement, dans le troitement des noyés. Paris. - PIA. Sur le succès de l'établissement à Paris, en faveur des personnes noyées. 1792, fig. - GARDANE. Sur les asphyxies, avec une nouvelle boîte fumigatoire portative. Fig. - TITIUS S.C. Programma de clysterum tabacinorum in asphyctics. Wittebergae, 1797, in-4. - ESCHENBACH. Diss. de fumi nicotianae suctu. Lipsiase, 1803. - KILIAN C.J. Diététique du tabac (in tedesco). Lipsiae, 1806. - WATHEROUSE B. Avis aux jeunes gens sur leur santé, renfermant la doctrine générale des maladies chroniques causées par l'usage du tabac, etc. (in inglese). Philadelphiae, 1807, in-8. - CADET DE GASSICOURT C.L. De quelques tabacs du commerce et des sternutatoires en général (Bull. de pharm., I, 263, 1809). - SARRASIN. Traité de la culture du tabac. - CADET DE VAUX. Traité de la culture du tabac. Paris, 1810, in-12. - GUST. Diss. de usu et abusu tabaci. Strasbourg, 1811, in-4 (Thèse). - GUYTON DE MORVEAU. Extrait de la police judiciaire de la chimie, du professeur Remer (Journ. de pharm., I, 28; 1815) - ARVERS. Dissertation sur le tabac. Paris, 1815 (Thèse). - LEHMANN I.G.C. Generis nicotianorum historia, 1818, in-4. - GORYS. Tabac considéré comme cause des maladies et moyen thérapeutique. Paris, 1820, in-4 (Thèse). - FUMEY. Propriétés et usage du tabac, Paris, 1820, in-4. - POINTE J.P. Observations sur les maladies auxquelles sont sujets les ouvriers employés dans la manifacture des tabacs, à Lyon. Paris, 1818, in-8. - PARENT DU CHA[346]TELET et D'ARCET (fils). Mémoire sur les véritables influences que le tabac peut avoir sur la santé des ouvriers occupés aux différentes préparations qu'on lui fait subir (Annal. d'hygiène publique, II, 169, 1829). - ESTIENNE C. et I. LIDAULT, L'agriculture et maison rustique. Paris, 1572. - DE PRADE Histoire du tabac, ou il est traité particulièrement du tabac en poudre. Paris, 1677, in. 12. - Misocapnus, seu de abusu Tabaci Lusus regius. London, 1603 (libro scritto da re Giacomo I.) - MARRADON B. Dialogo dell'uso del tabacco, etc. Sevilla, 1618. - DE LEYRA Y AGUILAR F. Desenganno contro il mal uso del tabaco. Corduba, 1633.- BAUMANN I. N. Dissertatio de tabaci virtutibus, usu et abusu, Basileae, 1579. - GARDINER R. GENTLEMAN. Troyal of Tabacco expressing its use in physic. London, 1610, un-8. - ZIEGHLEZ I. Taback. Von dem gar heilsamen Wundkraue Nicotiane. Zürich, 1616, in-4. - SCRIVERII P. Saturnalia, seu de usu et abusu Tabaci, Marpurgi, 1628. - FRANKENII I. Dissertatio de virtutibus Nicotianae. Upsalae, 1633, in-4. - OSTENDORF I. Traité de l'usage et de l'abus du Tabac. Paris, 1636, in-8. - BALDE I. Satyra contra abusum Tabaci, Monachii, 1657, in-12. - RUMSEY G. Organum salutis, or experiments of the virtue of Coffee and Tobaco. London, 1659. - PAULI S. Commentatio de abusu Tabaco Americanorum veteri et herbae Thea Asiaticorum in Europa novo. Argentorati, 1665. - MAINWARING E. Discourse that Tobaco is the cause of scurry. London, 1672, in-8. - BONTEKOE C. Van. Korte verhadeling van t'menschenleven, gezondheit, etc. S'Gravenhage, 1684 in-8. - DELLA FABRA A. Dissertatio de animi affectibus et de Tabaci usu. Ferrarae, 1702, in-4. - NICOLICCHIA A. Uso ed abuso del tabacco. Palermo, 1710, in-12. - KEYL. I. C. Dissertatio num Nicotianae herbae usu levis notae maculam contrahat. Lipsiae, 1715, in-4. - MEIR I. I. Tabacomania, seu de abusu herbae Nico[347]tianae carmen. Nordhusae, 1720, in-4. - LÖCHSTÖR H. Dissertatio de Nicotiana vera ejusque preparatione et usu medico. Hafniae, 1738, in-4. - CUNTIRA I.F. Diss. de viribus medicis Nicotianae ejusque usu et abusu. Viennae, 1777, in-8. - HAMILTON R. Diss. de Nicotianae viribus in medicina, etc. Edimhurghae, 1779, in-8. - HARLESS C.F. Die Tabacks und Essigfabrikation, etc. Nürnberg, 1812, in-4. - MONTATN G. Quelques considérations sur le tabac; de son abus, de son influence sur la santé specialement sur les fonctions intellectuelles, surtout chez les jeûnes gens. 1840, in-8. - SZERLECKI L. A. Monographie über den Tabak. Stuttgart, 1840, in-8. - BALDW1N D. Evils of Tabacco, as they affect body, mind and morals. New-York, 1854, in-12. - TRALL R: Tobacco: its history, nature and effects. New-York, 1854 in-12. - FLEURY H. Discours en faveur da Tabac, Nantes, 1851, in-12. - IEERY A. Discours contre l'usage du tabac. Nantes, 1854, in-12. - STAHMANN. F. Cigarrepfeife und Dose etc. Quedliunburg, 1852, in-8. - VLAANDEREN C. L. Oven den Taback, etc. Utrecht, 1854, un-8. - HORTMANN B. Der Tabaksbau. Emmerich, 1855 in.8. - MENTZEL 0. Praktische Anleitung zum Tabaksbau, etc. Berlin, 1856, in-8. - TOGNOLA A. Riflessioni intorno all'uso igienico del tabacco. Padova, 1855. - BUDGOTT I. B. The tabacco question morally, socially and physically. London, 1857, in-8. - CAVENDISH, Few words in defence of tabacco, London, 1857, in-12. - CLARKE A. A dissertation on the use and abuse of Tabacco. London, 1857, in-8. - FEÉVÈE DE IEUMONT F. Du tabac, de son usage, de ses effets médiats et inmédiats sur l'économie et de son influence sociale. Paris, 1857, in-16. - LIZARS I. Practical observations on the use and abuse of Tabacco. London, 1857.- STEINMETZ A. Tabacco, its history, coltivation, manufacture, etc. London, 1857, in-12. - ALEXANDRE M. Contre l'abus du tabac. Amiens, 1857, in-8. [348] - CAMPBELL. A comnentary on the influence wich the use of Tobacco exerts on the human constitution. Sydney, 1856, in-12. - FERMOND C. Monographie du tabac. Paris, 1857, in-8. - IARNATOWSKY T. De nicotiana ejusque abusu. Dissertatio inauguralis. Berlino, 1856, in-8. - ASENCIO M. Reflexiones y cálculos sobra la renta del tabacco. Madrid, 1856. - KOLLER I. B. C. Der Taback in naturwissens haftlicher, landwirthschaftlicher, etc. Augsburg, 1858, in-12. - PRESCOTT N. P. Tobacco and its adulterations. London, 1858. - SGHIMDT C. H. Der Tabak als wichtige Culturpflanze, und seine Verwendung zu Rauchtabak, etc. Weimar, 1858, in-8. - DEMOOR V. T. G. Du tubac. Bruxelles, 1858, in-8. - MOURGUES L. Traité de la culture du tabac. Paris, 1858, in-8. - ROSSIGN0N I. Manuel de culture du cofé, cacao, vanille et tabacco, etc. Paris, 1859. - MORAND. Essai sur l'hygiène du tabac; etc. Epinal, 1859, in-12. - FAICOLT. I. W. Tobacco, its history and associations. etc. London, 1859, in-8. - FELIP D. V. El Tabaco. Madrid, 1854, in-4. - CACOPARDO SALVATORE. Sugli effetti sanitari dell'uso del tabacco e della sua coltivazione. Palermo. 1858, opuscolo.