Paolo Mantegazza, "Quadri della natura umana - Feste ed ebbrezze", 1871, 2 voll., Milano, Bernardoni Edit.
[Vol. II, pag. 247]


CAPITOLO XXII.

Del guaranÓ. - Storia. - Analisi. - Esperienze. - Conclusioni. Gerarchia degli alimenti caffeici. - Una mia teoria sul sonno.


Dal giorno in cui conobbi il guaranÓ nel Brasile e nelle provincie nordiche della Confederazione Argentina, mi son studiato di strapparlo dalle mani dell'impostura, che giÓ ne faceva speculazione come rimedio di molto prezzo e lo decantava nelle quarte pagine dei giornali per assegnare ad esso il suo vero posto nella schiera gloriosa degli alimenti nervosi. E davvero, se il frutto della Paullinia Ŕ povera cosa cone rimedio, Ŕ invece degnissimo di mettersi vicino al caffŔ e al tŔ come eccitante del cervello. Il guaranÓ non Ŕ noto agli Europei che da mezzo secolo circa. Cadet de Gassicourt ne ebbe fra le mani un frammento nel 1817, che aveva ricevuto da un ufficiale addetto all'ambasciata francese di Rio de Janeiro; e gli era stato raccomnndato come rimedio utile nelle diarree, nelle dissenterie e in alcune affezioni della vescica.
Nel 1822 il signor Gomez, brasiliano, diresse a MÚrat del guaranÓ.
[248] Ne1 1826 Teodoro Martius ne faceva l'analisi e vi trovava del tannino, che precipitava il ferro in verde, della resina, un olio verde, della gomma, delll'amido, delle fibre vegetali e una sostanza cristallizzabile ch'egli chiam˛ guaraninum.
Il guaraninum di Martius era riconosciuto nel 1840 per caffeina da Berthemot e Dechastelus. Vi trovarono pure della gomma, dell'amido, una materia resinosa, un olio grasso, della clorofilla e del tannino. La scoperta della caffeina nel guaranÓ diede subito luogo alla sua applicazione nelle emicranie.
Gavrelle confermava la scoperta di Berthemot e Dechastelus, e faceva conoscere alla Francia le sue proprietÓ medicinali. Anche Jobat riconosceva che la guaranina non era che caffeina.
La migliore analisi del guaranÓ ch'io conosca Ŕ quella di Trommsdorf, il quale vi trov˛:

Caffeina ....................... 4
Olio verde .................... 3,5
Materie resino-oleose . 2,5
Acido tannico e sali ... 40,0
Amido e gomma ........ 16,0
Legnoso ..................... 30

Stenhouse in questi ultimi tempi trovava in un guaranÓ da lui esaminato il 5,07 per 100 di caffeina; per cui sotto il rapporto della quantitÓ d'alcaloide sarebbe il pi¨ ricco dei caffeici, come risulta da queste cifre.
[249]
Diverse specie di caffŔ .................... 0,8    per % di caffeina
Mate ................................................ 1,20         "
Foglie secche di caffŔ di Sumatra ... 1,26         "
TŔ nero di Kemaon ......................... 1,97         "
Buon tŔ nero ................................... 1,13         "
GuaranÓ .......................................... 5,07         "

Stenhouse vi trov˛ inoltre un acido tannico analogo a quello della china e una materia grassa che, come il butirro di caccao, sembra avere la proprietÓ di non diventar rancida.
Rosenthal dedica nella sua opera poche linee al guaranÓ, ma le notizie da lui somministrate sono molto esatte. Egli vi dice che nel Brasile si adopera ceontro le febbri, la dispepesia, la clorosi e le emorragie.
Alcune delle notizie pi¨ preziose su questa sostanza si trovano nei libri vecchi. Cosý io non ho trovato cose pi¨ vere e pi¨ conformi a quanto io stesso ho potuto verificare in America delle parole del Padre Manuel Ayres Dee Cazal; che qui voglio citare:
"Il guaranÓ Ŕ un arbusto che dÓ una specie di piccolo cocco, di cui gli Indiani fanno torrefare la mandorla. Essi la rompono con un mortajo e ne fanno una pasta, di cui foggiano dei bastoni arrotondati, ai quali lasciano acquistare una grande durezza. Ha il colore del cioccolatte e conserva il nome del guaranÓ. Alcuni pretendono che vi si aggiunga del caccao o della tapioka. Gli si attribuiscono molte virt¨, ma ci˛ che Ŕ pi¨ certo si Ŕ che [250] impedisce il sonno." L'autore ne parla a prosito del Rio dos Mahues.1
Il guaranÓ Ŕ preparato col frutto della Paullinia sorbilis, di Martius.
Il genere Paullinia dedicato a Simon Pauli, autore del Quadripartitum botanicum, fa parte della trib¨ delle Paullinie, famiglia delle Sapindacee di Jussieu. Contiene degli arbusti e delle liane arrampicanti dei paesi pi¨ caldi del globo, a foglie alate, a fiori in grappoli, a frutti triangolari, talvolta vescicolsri e pieni di un'aria pi¨ azotata dell'aria atmosferica.2
La Paullinia sorbilis si chiama dagli indigeni guarana-uva ed ebbe da Martius il nome di sorbilis, perchŔ il suo frutto serve a preparare la bevanda del guaranÓ. E' un alberetto arrampicante che si trova pincipalmente nel nord del Brasile, sulle rive delle Amazzoni e dei suoi confluenti Madeira, Rio Preto de Santarem, ecc.
Altre paullinie hanno usi farmaceutici o igienici:
Paullinia africana, R. Brown; Ŕ adoperata secondo Bodwich, in decotto per arrestare le emorragie nella Senegambia.
Paullinia asiatica L.; Ŕ adoperata come fabbrifugo a Bourbon, e la sua corteccia Ŕ amara, aromatica e d'un sapore piperino.
Paullinia pinnata L.; ha una radice velenosa, che serve nel Brasile o nelle Antille ad inebbriare

1 Extrat de la Corographia Brasilica. Relat. hist. et gÚogr. do BrÚsil, par le PŔre Manuel Aires de Cazal, pag. 261.
2 Ann. de Chimie, tom. 35, pag. 11O.



[251] i pesci. E' forse la Paullinia curur¨ di altri autori, della Guiana e della Colombia.
Paullinia cupana, Kunth. Gli indiani dell'Orenoco fanno infondere nell'acqua i semi di questa paullinia; e quando l'infuso piglia un color giallo e un sapore amaro, la bevono.
Paullinia mexicana, L.; il quarhmecatl dei Messicani, pianta disegnata da Hernandez che attribuisce ad essa le virt¨ della salsapariglia.
Paullinia triternata, L.; ha semi inebbrianti.
Decandolle cita una paullinia che fornisce alle api un miele velenoso.1
Il guaranÓ si prepara coi frutti della Paullinia sorbilis, ed io credo di aver raccolto nell'America meridionale alcune notizie che ritengo esatte, rettificando alcuni errori dei farmacologi europei.
Il frutto della paullinia Ŕ pelato, poi torrefatto, ridotto in polvere e impastato coll'acqua, e quest'operazione si fa nei mesi di ottobre e di novembre. Non Ŕ vero che alla pasta si aggiungano dell'amido di mandioca o del caccao, come hanno ripetuto, da Debout in poi, tutti gli scrittori di materia medica, non escluso il MÚrat. Non Ŕ vero che in America la paullinia e il guaranÓ siano cose diverse, e che questo sia una preparazione, di cui gli Indiani custodiscono gelosamente il segreto: Ŕ inesatto che questa sostanza pigli nome dagli indigeni che la preparano.
Il padre Egidio, buon cappuccino piemontese, chevisse 14 anni nel ParÓ ed otto anni fra gli Indiani

1 Physiol. vÚgÚt., Tom. I, pag. 243.


[252] MahuÚs, ha veduto preparare coi suoi occhi il guaranÓ, ed egli stesso li ha ajutati in quest'operazione sulle rive del Rio Preto de Santarem, uno dei confluenti delle Amazzoni. Anzi a lui devo uno dei campioni pi¨ belli di guaranÓ eccellente; dacchŔ il migliore si fa colle frutta cadute al suolo giÓ molto mature e in principio di germogliazine.
Il guaranÓ molto bruno fu troppo torrefatto ed Ŕ di qualitÓ inferiore all'altro.
La forma solita del guaranÓ Ŕ quella di un grosso cilindro del peso di 200 e pi¨ grammi (uno intiero comperato da me a Rio de Janeiro pesa 220 grammi). Solo una volta nel mio terzo viaggio in America, cioŔ nel 1863, ho veduto il guaranÓ foggiato in forma di una sfera forata nel mezzo.
Il guaranÓ ha un colore bruno-rossiccio, rassomigliante a quello del cioccolatte, ora pi¨ ed ora meno scuro; Ŕ durissimo, di struttura oolitica, quasi fosse una puddinga minuta; e lascia vedere, quando Ŕ di buona qualitÓ, i frammenti concoidi del frutto che ha servito a prepararlo. Ha odore leggerissimo, acidetto ed un sapore amarognolo, poi piacevole, di caccao e lamponi insieme commisti. Bibra vi dice che il suo gusto ricorda il pane vecchio e la cattiva cioccolatta, ma son sicuro che egli deve avere avuto fra le mauni un prodotto guasto o di pessima qualitÓ. ╚ cosa speciale di questo alimento il lasciare nella bocca per lungo tempo il suo sapore; e posso far fede che quando Ŕ preso nell'acqua fredda e zuccherata dÓ una bevanda che riesce piacevole a quasi tutti i palati. E' singolare come il guaranÓ limato abbia un sapore molto pi¨ [253] aggradevole di quando Ŕ soppesto nel mortajo e come l'acqua calda lo renda quasi insipido.
Il guaranÓ Ŕ in parte solubile nell'acqua e in parte no, e la sua soluzione lasciata all'aria diventa d'un giallo bruno ocraceo.
Io non ho fatto i miei studii che sopra cinque varietÓ di guaranÓ, della cui origine legittima io poteva rispondere. In Europa i farmacisti vendono sotto forma polverosa e sotto il nome di paullinia dei preparati, della cui autenticitÓ Ŕ assai difficile rispondere. Anche la paullinia di Fournier non Ŕ guaranÓ puro americano, perchŔ egli tratta i semi torrefatti con una debole soluzione d'un carbonato alcalino, che toglie l'acido tannico e parte dell'olio fisso che formano una specie di sapone, li lava poscia con acqua distillata, li dissecca e li polverizza finamente.
Io raccomando caldamente a tutti quelli che vogliono adoperare il guaranÓ come alimento, di comperarlo in pezzi come viene dal Brasile. Le polveri di paullinia sono in qualche caso eccellenti, ma possono essere anche sofisticate coll'amido e col caccao, senza che l'esame pi¨ accurato possa farci riconoscere la frode.
Le cinque varietÓ di guaranÓ che io ho studiato e colle quali ho istituito tutte le mie esperienze fisiologiche e terapeuticbe sono le seguenti:
1░ GuaranÓ del Rio Preto di Santarem, di color bruno roseo pallido. La sua polvere esaminata al microscopio lascia vedere delle fibre vegetali, molta materia granulosa, qualche raro gvanulo intatto di amido molto voluminoso, acuni rotti. La [254] soluzione filtrata, benchŔ quasi incolora, ha il sapore del guaranÓ e dÓ un colore violetto carico colla tintura di jodio.
2░ GuaranÓ comperato da me a Rio de Janeiro e che pu˛ dirsi la qualitÓ ordinaria che corre nel comercio del Brasile. ╚ pi¨ bruno del primo; la sua soluzione dÓ la stessa reazione colla tintura di jodio, e al microscopio lascia vedere fibre vegetali pi¨ grosse e pi¨ numerose dell'altro.
3░ GuaranÓ comperato da me a Salta nella Confederazione Argentina e proveniente da Cuyaba, provincia di Mato Grosso nel Brasile. E' pi¨ bruno di tutti, al microscopio lascia vedere grandi cellule vegetali di color bruno, delle fibre, della sostanza granulosa, qualche rarissimo granulo d'amido, benchŔ la soluzione filtrata dia reazione marcatissima di destrina.
4░ GuaranÓ portato dal dott. Ambrosi dal Brasile, or sono molti anni. ╚ di color bruno scuro, contiene molte cellule vegetali, delle fibre, delle granulazioni e nessun grano d'amido. La soluzione filrata diventa intensamente violetta coll'iodio; anzi pi¨ di tutte le altre varietÓ da me osservate.
5░ GuaranÓ ammuffito, vecchissimo, portato dal mio'paesano, l'Osculati, dall'Amazzone. La soluzione filtrata Ŕ molto bruna, amarissima ma non aromatica, ricchissima di destrina. Contiene granulazioni, cellule vegetali e fibre, pochi granuli di amido, diversi funghi microscopici.
Il guaranÓ di buona qualitÓ costa nel Rio Preto, dove si fabbrica, dieci franchi al chilogrammo; a Rio de Janeiro, da 20 a 24 franchi. A Salta mi [255] cost˛ 144 franchi e mi si disse che in Bolivia aveva lo stesso prezzo, ed alcune qualitÓ ottime si vendevano ad un prezzo anche maggiore: per cui in quei paesi il suo uso era riservato alla classe ricca, essendo, per dirla colle parole degli argentini, el mas caro de todos los vicios.
Gli Indiani dell'Amazzone usano il guaranÓ abitualmente, raschiandolo colla lingua dura e asprissima del Vastres gigas di Cuv. o Sudis gigas, pesce de' Salmonidi, e stemperandolo nell'acqua. Ne portano sempre nei loro viaggi in gran copia, servendo a sostenere le forze e ad esilararli. Come alimento per viaggio, il guaranÓ non ha sicuramente alcun rivale; perchŔ resiste al sole, all'umiditÓ, alla putrefazione, al tempo, e la sua bevanda si pu˛ improvvisare da per tutto dove si abbia dell'acqua fredda. E' in ci˛ superiore a tutti gli altri caffeici, che esigono processi di torrefazione, acqua calda, zucchero e cure infinite per la loro conservazione.
V'ha chi dice che nelle Antille si attribuisca al guaranÓ la preziosa virt¨ di rendere eloquenti.
Io ho trovato molto efficace sugli animali e sull'uomo un guaranÓ giÓ ammuffito e che sicuramente aveva pi¨ di quarant'anni. Io non dubito che possa durare pi¨ d'un secolo e che possa essere adoperato nei viaggi del polo, e nei deserti africani.
Il guaranÓ si usa anche dagli Europei stabilti nel Brasile, specialmente nella provincia di Mato Grosso, dove costituisce la bevanda pi¨ usata. I ricchi della Bolivia l'adoperano pure come tonico, come eccitante dell'intelligenza, e come afrodisiaco.
[256] Conobbi un presidente della Bolivia che ne faceva da molti anni un uso quotidiano e sicuramente ben parco, e diceva di dovere a questa bevanda un vigore di mente e di corpo, che alla sua etÓ, giÓ molto avanzata, si suole aver perduto. Anche i letterati di quel paese pigliano il guaranÓ per tenersi desti nei lavori della notte. Solo in questi ultimi anni l'uso della pasta di paullinia s'andava diffondendo nelle provincie di Salta e Jujui, che per posizione, prodotti e costumi possono chiamarsi meglio boliviane che argentine.
D'altri paesi d'America che usino il guaranÓ come alimento nervoso io non so, ma spero che i poveri miei studii valgano ad estendere anche all'Europa l'uso di una delle bevande pi¨ salubri che possano rallegrarci e farci robusti nella mente e nei nervi.
Quelli uomini fortunati che d'ogni cosa vogliono sapere la ragione e, non trovandola, se la fabbricano a modo loro, e a forza di cesoje, di pialle e di scalpelli la rimondano, l'assottigliano e la tormentano per modo da farla entrare, di buona o malavoglia, nel loro sistema tutto lindura e simmetria, sarebbero davvero imbarazzati nel trovare un perchŔ a questo singolarissimo fatto degli studii medici e naturali; che, cioŔ, mentre abbiamo lunghe e profondissime monografie di insetti inutilissimi e di mammiferi sconosciuti, mentre abbiamo dei volumi dedicati a sostanze chimiche di nessuna applicazione, non abbiamo una vera monografia che meriti questo nome, la quale ci dia la storia naturale compiuta di uno di quei tanti agenti, coi quali da secoli tormentiamo l'uomo per farlo guarire o per [257] farlo morire con un po' meno di dolore e di disperazione. Noi abbiamo molti panegirici ed anche molti libelli infamanti dell'oppio e del salasso, del tartaro emetico e del nitro; ma non abbiamo di alcun rimedio una vera biografia: non abbiamo un libro il quale, pigliando un corpo dal giorno in cui fu scoperto o prodotto per la prima volta dall'uomo, ci racconti come fosse adoperato e in qual modo, e a quali fini, narrandoci le vicende gloriose e sventurate, i capricci della moda e dell'instabil fortuna, che a volta a volta lo innalzarono, lo gettarono nel fango, o lo fecero dimenticare. Noi non abbiamo alcuna monografia in cui dopo la descrizione fisica, naturale e chimica di un corpo possiamo leggere la sua azione sui tessuti presi ad uno ad uno, poi sui vegetali e sugli animali pi¨ semplici, rasalendo ai pi¨ complessi per giungere infine allo studio della sua azione sull'uomo sano e sull'uomo ammalato.
Eppure io ho la ferma convinzione che noi non potremo mai maneggiare con sicurezza una sostanza, sia poi un alimento o una medicina, o l'uno e l'altra insieme, senza conoscere tutta questa lunga storia naturale, fisica, chimica, fisiologica e terapeutica.
Per me almeno, e credo in questo di andare d'accordo con tutti quelli che sentono l'immenso vuoto e i desiderii infiniti di questa scienza non scienza che chiamiamo terapeutica, la storia compiuta di un rimedio dovrebbe abbracciare e compire tutto questo programma:
Descrizione fisica - Composizione chimica.
[258] Sue reazioni colle sostanze inorganiche e coi principii immediati del corpo umano.
Storia naturale. - Processi di preparazione o storia del suo sviluppo, se corpo organizzato.
Storia farmacologica e commerciale.
Storia delle sue applicazioni. - Nomenclatura, sinonimia. - Bibliografia.
Azione sua sui liquidi del corpo umano e sopra i tessuti elementari presi ad uno ad uno.
Azione sua sulle piante.
Azione sugli animali dagli infusorii fino ai mammiferi superiori.
Azione sulla vita dell'uomo, presa come unitÓ e sulle sue funzioni studiate nei pi¨ minuti particolari.
Azione sull'uomo ammalato o sue virt¨ terapeutiche.

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Nel Brasile, dove si porta un certo affetto nazionale al guaranÓ, Ŕ adoperato per molti mali di natura diversa; e di queste applicazioni alcune furono apprese dagli Indiani, altre trovate dai medici del paese. Velloso d'Oliveira nel suo Systema de materia medica vegetal brasileira1, compilato in gran parte sugli scritti di Martius, ha dedicato a questa sostanza una pagina eloqnente che pu˛ benissimo passare per un panegirico. - Egli vi dice che il guaranÓ Ŕ stomacale, antifebbrile e afrodisiaco, eccita il sistema nervoso gastro-intestinale, attutisce la soverchia sensibilitÓ del plesso intesti-

1 Rio de Janeiro. 1854, pag. 123.


[259]nale, diminuendo gli attacchi febbrili, corroborando lo stomaco, le intestina, impedendo l'eccessiva evacuazione del muco, eccitando i movimenti del cuore e il sudore. ╚ ritenuto un nobre remedio (un nobile rimedio) nelle febbri, nei raffreddori per esposizione alle pioggie, all'insolazione, nelle spossatezze, nei dolori morali, nelle veglie prolungate e alcune volte nel colico, nelle flatulenze, nell'anoressia, nell'emicrania, nella secchezza della pelle. Il suo uso Ŕ controindicato dalle congestioni dei visceri addominali e del cervello. Eccita gli appetiti venerei, ma si dice che diminuisca la feconditÓ (??)" - Davvero che il panegerista brasiliano ha saputo superare il Fournier coi suoi manifesti iperbolici scritti in tutte le lingue.
Il dott. Gavrelle, antico medico del re Don Pedro, Ŕ il primo che abbia fatto conoscere in Francia le proprietÓ curative del guaranÓ, e pubblic˛ un lavoro su questo rimedio nel 1840, nel quale lo raccomandava specialmente come astringente e come antispasmodico, adoperandolo nelle diarree, nelle dissenterie, nelle blenorragie, nelle leucorree, nelle emorragie, in alcune dispepsie, nelle convalescenze di lunghi mali, nelle clorosi e nelle diarree dei tisici.
Nello stesso anno il Dechastelus pubblicava una nota sul guaranÓ, descrivendone molte preparazioni farmaceutiche, le quali anche al dý' d'oggi meritano d'esserŔ conosciute.

Estratto idroalcoolico. - Farne pillole di 10 centigrammi. Da 4 a 5 al giorno.

[260]



Trousseau trovava utile il guaranÓ nelle diarree, nelle dissenterie acute o sobacute, e lo dava ad uno o due grammi al giorno, trovando lo polveri di Fournier meno efficaci del guaranÓ puro.
Rabaine pubblicava nel Journal de mÚdecine di Bordeaux, nel 1857, alcune storie di diarree ostinate guarite col guaranÓ nella clinica chirurgica del prof. DenuÚ. Lo dava alla dose di 16 centigrammi tre volte al giorno.
Anche Debout riconobbe l'efficacia di questa sostanza nelle diarree, ma l'amministrava in dose maggiore, cioŔ da 2 a 4 grammi al giorno.
HervoÚ de Lavaur pubblic˛ alcuni casi nei quali diceva di aver adoperato con buon esito il guaranÓ nella cura dell'enterite, delle diarree, delle dissen[261]terie e dell'emicrania durante lo spazio di sei anni.1
Egli lo dava in infusione nel latte raddolcito.
Mayr in Germania loda assai l'azione antidiarreica della Paullinia sorbilis nelle diarree catarrali croniche dell'intestino tenue e nelle follicolari del crasso, e nei bambini ai quali non conviene dare oppiati e forti astringenti. Prescrive la polvere, prima a 6, poi a 12, poi a 24 grani, da prendersi in 6 volte entro 24 ore.
Lo trov˛ pure utile nelle dissenterie e nelle diarree tubercolari dei bambini; inefficace nella diarrea dispeptica e nel catarro acuto del tenue.
Anche Debout, DescriviŔres, Levillaýn ed altri constatavano l'efficacia del guaranÓ nelle diarree, e il primo lo riconosceva utile specialmente nelle diarree febbrili.
Guibert adoperava con molto successo il guaranÓ nelle emicranie con disturbi del ventricolo, e in questi casi diceva di aver veduto che il male si dissipa come per incanto. Lo adoper˛ pure in alcune nevralgie della faccia.
Contro le emicranie e le nevralgie il guaranÓ fu lodato da molti, fra i quali citer˛ Trousseau, Pidoux, Grisolle, Cruveilhier, Barthez, Tardieu, Amal, Huguier, Blache, Moccor, Beaujon.2
Alcuni di questi osservatori per˛, riconoscendo l'efficacia del guaranÓ contro le emicranie, confessano nello stesso tempo che dopo due o tre dosi, il suo effetto benefico scompariva.3

1 Bullettin GÚnÚral thÚrapeutique. Tom. 52, pag. 418, 185.
2 Moniteur des sciences, 11 dicembre 186O.
3 Reveil. Sur quelques mÚdicaments nouveaux.



[262] Ritchie, chirurgo della marina inglese, consigliava l'uso di questa sostanza nell'irritazione delle vie orinarie.
Infine, in questi ultimi tempi, il Fournier, speculanado sulla novitÓ del rimedio, faceva del guaranÓ una preparazione pi¨ o meno segreta, e ne sparpagliava ai quattro venti un famoso panegirico, che tradotto in tutte le lingue e pubblicato nella quarta pagina dei giornali doveva arricchire il farmacista e beneficare in singolar modo l'umanitÓ sofferente. Dopo aver detto che la paullinia non Ŕ una panacea, velo raccomanda per˛ nell'emicrania, nelle gastralgie, nella gotta, nelle nevralgie, nel reumatismo, nelle palpitazioni, nei catarri, nella ritensione dell'orina, nelle diarree, nelle dissenterie, nel vomito, nelle malattie nervose, nel crampo dello stomaco, nella debolezza generale, nelle dispepsie, nella malinconia, nelle leucorree, nelle clorosi, nella magrezza e nell'epilessia; insomma, per tutto il contenuto del vaso di Pandora.
Lasciando da parte le applicazioni capricciose e non giustificate, noi troviamo, che il guaranÓ venne adoperato come astringente e come nervino, volendo in questa parola incerta, empirica, ma anche innocente, riunire tutti quei casi nei quali si domanda al guaranÓ ora l'azione eccitante, ora l'antispasmodica o la perturbante.
Io ho sottoposto il guaranÓ a moltissime prove, studiandone l'azione sui corpi organici in putrefazione, sui nemaspermi e i cigli vibratili, sugli infusorii (parameci, bacterii, vibrioni, enchelidi) sui crostacei (Astacus fluviatilis); sui batraci (Rana [263] esculenta, Hyla viridis), sui saurii (Podarcis muralis, Lacerta viridis); sui pesci. Botracide, (Lotas vulgaris), Tinca (Tinca vulgaris); sugli uccelli: Passeri, franguelli montani, corvi (Passer Italiae, Fringilla coelebs, Fringilla montifringilla, Corvus frugilegus); sui mammiferi (Pippistrelli, porcellini d'India, conigli, ratti, cani, uomo).
Le mie esperienze sul guaranÓ lasciano ancora grandi lacune, che devono essere riempite dalla scienza dell'avvenire, onde se ne abbia compiuta la storia, e dal momento in cui Ŕ introdotto nel nostro organismo si possa tracciare la linea delle sue azioni e reazioni. Esse valgono per˛ a conchiudere qualcosa e non fosse altro ad assegnare a questo alimento il suo vero posto, a farne apprezzare il giusto merito igienico e terapeutico e a rettificare parecchi errori introdotti nella scienza o per le inesatte relazioni dei viaggiatori o pi¨ ancora per la speculalazione del ciarlatanesimo farmacologico.
1░. Il guaranÓ ritarda di poco la putrefazione, e senza poter essere collocato fra gli antisettici, rallenta alquanto dl processo putrido, probabilmente per il tannino e l'aroma che contiene. ╚ per˛ in questo assai inferiore alla chinina.
2░. Il guaranÓ non sospende il movimento dei cigli vibratili nŔ dei nemaspermi della rana. In ci˛ la sua azione non sarebbe quindi del tutto identica a quella della caffeina, la quale, secondo Hoppe, rallenta il moto dei cigli vibratili.
3░. L'azione del guarÓnÓ sugli infusorii Ŕ molto diversa secondo la specie. Cosý, mentre lascia vivere ed anzi sviluppare le monadi, i bacterii, gli spirilli, [264] i vibrioni; uccide molti altri di una struttura pi¨ complessa, come i rotiferi, le plesconie, le colpodi, ecc. I parameci parassiti del1e rane vivono invece benissimo e a lungo in un liquido che contenga molto guaranÓ. Sono per˛ necessarie molte e accurate e pazienti ricerche per determinare qual parte abbia in questo fenomeno la polvere finissima, che rimane sospesa nel liquido e che pu˛ esercitare su quei fragili organismi un'azione meccanica e l'altra parte che deve esser esercitata dai materiali solubili della paullinia. Cosý, per esempio, il fatto da me osservato che esso rende talvolta pi¨ facile e pi¨ attiva la separazione di alcuni infusorii chiusi in un'unica cistide, pu˛ attribuirsi forse soltanto alla densitÓ accresciuta del liquido.
4░. Il gambero comune d'acqua dolce pu˛ vivere benissimo nell'acqua in cui si sia stemperato il guaranÓ.
5░. Il guaranÓ esercita sulle rane un'azione molto violenta, e in ci˛ confermando gli studii di Albers, il quale aveva trovato che la caffeina produce un tetano ostinato e generale, e che agisce pi¨ sugli animali a sangue freddo che su quelli a sangue caldo. Pochi centigranuni di guaranÓ dati ad una rana bastano perchŔ dopo pochi minuti rimanga come sbalordita, poi divenga eccitabilissima, sicchŔ cimentata all'ingegnosa prova di Cl. Bernard dell'immersione in acqua acidulata coll'acido solforico mostra di avere la pelle assai pi¨ sensibile che non la rana nello stato normale.
A questo eccitamento tien dietro una certa impotenza nel coordinare i movimenti, certa rigiditÓ [265] dei muscoli che rende il salto pi¨ difficile. Pi¨ innanzi i moti volontarii sono interrotti da convulsioni tetaniche, ora provocate ed ora spontanee. A dosi maggiori il guaranÓ uccide le rane per tetano, differendo dalla caffeina pura soltanto per un'azione minore. Cogswell vide morire le rane con un centigrammo di caffeina. In 12 minuti erano prese dal tetano e in un'ora morivano. Ci˛ basterebbe a togliere il valore attribuito da Marshall-Hall alla rana, della quale aveva voluto fare un reagente della stricnina, un vero stricnoscopio; mentre invece tutte le sostanze che contengono caffeina possono fare morire le rane per tetano. Del resto sappiamo come il K÷lliker vedesse anche l'oppio produrre le convulsioni come la stricnina, ed anche dopo aver asportato il cervello e il midollo allungato. Le rane risentono l'azione del guaranÓ anche private dell'encefalo. Esse ne sono avvelenate, sia che la sostanza sia data per bocca, per l'ano o posta sotto la pelle. Pare anzi nella pi¨ parte dei casi che sotto la pelle agisca con maggior energia; che con minor intensitÓ operi injettato nell'ano e che il minimo d'azione si ottenga per la bocca. Le rane pi¨ robuste resistono meglio al guaranÓ delle deboli, le grosse meglio delle piccine, e a questa circostanza si deve con tutta probabilitÓ il fatto che una stessa dose di paullinia uccideva tre maschi e lasciava vivere tre femmine; perchŔ queste sono a pari etÓ di molto pi¨ grosse di quelli. Alcune rane senza una ragione nota resistono meglio delle altre a questa sostanza, per cui la dose mortale oscilla fra estremi alquanto lontani.
[266] Il guaranÓ produce nelle rane una viva congestione nel ventricolo, nell'intestino e nel peritoneo; ci˛ che Ŕ giÓ stato veduto anche per la caffeina, la quale produce talvolta una infiammazione leggera della mucosa enterica.
L'azione del guaranÓ sul cuore delle rane Ŕ marcatissima. Esso ne rallenta i moti e ne accresce l'energia delle contrazioni; e lascia riconoscere questa influenza dopo pochi minuti e prima ancora che l'eccitabilitÓ accresciuta e le convulsioni provocate vengano a farci persuasi che il guaranÓ incomincia ad esercitare la sua influenza nell'organismo. I polsi continuano a diminuire di numero in un modo regolare fino alla morte.
Il guaranÓ uccide le rane da cinque centigrammi a mezzo grammo. Queste quantitÓ estreme per˛ ci danno i casi eccezionali del massimo e del minimo d'azione, e la media presenta invece l'azione pi¨ comune. Di solito 10 centigrammi di guaranÓ deposti in pasta molle sotto la pelle del dorso bastano ad uccidere tutte le rane.
Esso esercita sulle rane un'azione maggiore dei caffŔ.
Anche la ranetta verde risente la stessa azione, ma alla dose di 10 centigrammi, benchŔ convulsa e tetanica, non muore. Essa diviene d' un colore verde antico, che dura tutto il tempo dell'avvelenamento.
L'azione del guaranÓ sulle rane Ŕ eccitante dei nervi dei vasi e dei nervi dei muscoli volontarii, opposta quindi diametralmente a quella della conina, la quale produce immediatamente la paralisi.
[267] 6░. Il guaranÓ esercita sulle lucertole e sui ramarri la stessa azione come sulle rane, aumentando la sensibilitÓ, suscitando convulsioni e uccidendo per tetano. La lucertola comune Ŕ uccisa da 3 a 5 centigrammi di guaranÓ, sia per bocca, sia per l'ano o per inoculazione ipodermica. Venti centigrammi di guaranÓ bastano ad uccidere un robusto ramarro.
7░. L'azione della pasta di paullinia sui pesci Ŕ analoga a quella osservata sui batraci e sui saurii, benchŔ la risentano meno. Cosý due piccole tinche hanno potuto ingojare mezzo grammo di guaranÓ temperato nell'acqua senza soffrirne. Un grammo per˛ le fece entrare in tetano. E' molto interessante lo studio degli effetti del guaranÓ sulle botatrici, essendo pesci che facilmente si abituano alla prigionia e al digiuno. I muscoli che si attaccano alle pinne sono presi da tale spasmo che le fanno accollare al corpo, sicchŔ sembrano scomparire, e il pesce non pu˛ coordinare i movimenti, nŔ fuggire dalla che lo stuzzica. Una botatrice di 13 centimetri di lunghezza pu˛ ingojare 20 cemtigrammi di guaranÓ, e dopo aver sofferto di convulsioni per un intero giorno, si ristabilisce evacuando per l'ano la sostanza ingojata. In alcuni casi la sostanza emessa per defecazione ha ancora la forma pillolare che se le era data colle mani.
8░. Anche gli uccelli risentono assai l'influenza del guaranÓ. I franguelli e i passeri muojono prendendone 25 centigrammi, e un corvo ha bisogno di 2 grammi per morire. La morte avviene per tetano, e nel cadavere si trovano vive congestioni cerebrali ed anche emorragia meningea.
[268] 9░. I chirotteri, prendendo il guaranÓ, ci mostrano gli stessi fenomeni giÓ osservati nei batraci, nei saurii, nei pesci e negli uccelli. Il piccolo pippistrello comune (Vespertilio noctula) muore novanta minuti circa dopo aver preso 15 centigrammi di guaranÓ. Anche qui vediamo la somma eccitabilitÓ, poi le convulsioni tetaniche.
10░. I ratti albini mostrano molto eccitamento, difficoltÓ nel coordinare i movimenti, prendendo 8 decigrammi di guaranÓ, ma si ristabiliscono del tutto dopo un giorno. La stessa dose di paullinia introdotta sotto la pelle in pasta molle li uccide.
11░. I porceilini d'India, prendendo 20 grammi di guaranÓ, muojono dopo due ore in preda a convulsioni cloniche e toniche, non lasciando nel cadavere alcuna lesione riconoscibile ad occhio nudo.
12░. Il coniglio pu˛ prendere 6 grammi di guaranÓ, senza soffrire che di inappetenza, stupore e qualche torpore nei movimenti.
13░. Un cane del peso di chili. 3,175 pu˛ ingojare 30 grammi di guaranÓ senza presentare che stupore, inquietudine, qualche allucinazione e stitichezza. Col vomito si sbarazza facilmente del rimedio preso. Per continuare le esperienze bisognerÓ fare la legatura dell'esofago e somministrare forti dose di guaranÓ.
14░. L'uomo risente molti effetti svariati dall'uso del guaranÓ che si possono ridurre per le dosi da gram. 0,5, a gram. 4 ai seguenti:
Esilaramento, inquietudine convulsiva, maggior acutezza dei sensi, esaltazione dell'intelligenza, veglia.
Diminuzione leggera noi battiti del cuore.
Inappetenza, minor bisogno di cibo, stitichezza.
[269] Se preso subito dopo il pranzo, pu˛ rallentare o disturbare la digestione.
Comparsa di orticaria o prurigine alle pelle.
Spasmi della vescica.
Il guaranÓ Ŕ uno dei migliori amici del lavoro intellettuale, e nella pi¨ parte degli uomini agisce con pi¨ efficacia del tŔ, del caffŔ e del mate. - Il suo vero posto nella schiera simpatica degli alimenti nervosi Ŕ quello segnato in questo prospetto.



Nella trib¨ dei caffeici, i diversi alimenti si seguirebbero in questo ordine per la maggior parte degli uomini:



1 Quest'ordine, com'Ŕ naturale, ha troppe varianti, perchŔ possa avere un valore scientifico. Se io l'ho tracciato, Ŕ solo per farmi interprete della maggioranza dei palati.


[270] BenchŔ il modo d'agire degli alimenti caffeici sull'organismo sia poco noto, benchŔ la parte chimica di questa azione sia appena abbozzata e la parte istologica giaccia nel buio pi¨' profondo; ci Ŕ permesso di dire che presi tutti insieme rallentano forse il moto di distruzione dei tesstiti e accrescono l'azione eccitomotrice dei nervi. E qui ci sia permesso di tracciare qualche linea di fisiologia, che ci varrÓ forse di filo conduttore per sciogliere nell'avvenire il grave e difficile problema.
I caffeici hanno tutti il potere di accrescere la sensibilitÓ, di aumentare l'azione eccitomotrice dei gangli spinali e delle cel1ule cerebrali; di far secernere pi¨ moto, pi¨ pensiero e per ultimo di produrre la veglia. Ebbene tutte queste azioni sono momenti diversi di un unico fatto; entrano armonicamente in un solo atteggiamento della vita dei nervi.
Per dormire l'uomo ha bisogno di spegnere la sensibilitÓ dei nervi periferici; per sospendere l'attivitÓ motrice delle cellule del midollo e l'attivitÓ pensante delle cellule cerebrali ha bisogno di chiudere ad una ad una le porte che per gli occhi, per la pelle e per l'udito portano ai centri le impressioni sensorie che necessariamente ridestano i moti riflessi dei muscoli e la genesi riflessa del pensiero. Quando la regione centrale del sistema nervoso non riceve pi¨ le correnti centripe destinate ad aumentare la loro attivitÓ, il cervello dorme. Allora, come dice benissimo quell'ardito ingegno del Luys1, le cel-

1 Recherches sur le systŔme, nerveux cÚrebro-spinal, ecc. ac-


[271]lule cerebrali cadono le une dietro le altre in quel collapsus e in quel riposo che le isola dal mondo esterno e le fa dormire in quella pace misteriosa, riparando le perdite fatte nel corso della giornata e rifacendosi di nuovo per il lavoro dell'indomani.
Ebbene, tutte quelle sostanze che diminuiscono la sensibilitÓ, come il freddo eccessivo, l'oppio, i narcotici e gli anestetici, provocano il sonno, togliendo all'attivitÓ dei centri nervosi i materiali che li tengono desti e laboriosi. All'incontro i caffeici, aumentando assai la sensibilitÓ dei rami nervosi periferici, mandano ai centri tal folla di impressioni, che riesce impossibile alle cellule nervose di riposare o di dormire. Ecco perchŔ l'eccitabilitÓ muscolare cresciuta, l'esaltamento dell'intelligenza e la veglia, sono fenomeni prodotti da un'unica causa e che vanno d'accordo; cosý come la calma dei muscoli, il torpore della mente e il sonno stanno pure insieme a rappresentare il rovescio della medaglia. E facciamo ancora un passo innanzi. I narcotici, gli anestetici sono i veri contravveleni fisiologici dei caffeici cosý come il caffŔ, il tŔ e il guaranÓ diminuiscono o distruggone l'azione dell'oppio e dell'etere.
Per noi l'inquietudine e l'eccitamento muscolare prodotto dai caffeici sono il primo grado di quelle convulsioni tetaniche, che uccidon le rane e le lu-

compagnÚes d'un atlas de 40 planches. Paris, 1865, pag. 442. - Quest'opera Ŕ destinata a segnare un gran passo nella pi¨ oscura delle vie che ci devono rivelare la fisica della mente umana. La scienza e la fantasia si danno la mano in questo libro; molte cose sono pi¨ divinate che dimostrate, ma ad ogni pagina si scorge l'orma del genio.


[272]certole che hanno preso il caffŔ o del guaranÓ; ed Ŕ assai probabile che l'avvenire della scienza dimostri come la stricnica e gli stricnici presi in dose curativa possano eccitare l'azione delle cellule cerebrali, cosý come sono fra i pi¨ gagliardi eccitatori dei moti riflessi delle cellule motrici spinali. La teoria del sonno fondata sull'azione dei caffeici e dei narcotici mi sembra semplice, chiara e conforme alle leggi pi¨ note della vita nervosa, e qui noi l'abbiamo solo accennato di volo, sperando di ritornarvi un'altra volta con forze maggiori di sperimenti e di induzioni.
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Le vere indicazioni e controindicazioni igieniche del guaranÓ sarebbero le seguenti:
Prenderlo nella dose di due grammi aggiunto al caffŔ del mattino, per chi lavora intensamente col cervello e lo ha giÓ alquanto esaurito da soverchia e lunga tensione. Prenderlo in pastiglie (di un grammo ognuno) durante la giornata e specialmente nella stagione calda o nei paesi caldi, quando si prova certo esaurimento di forze, certa apatia prostrazione o stupidezza. Si pu˛ anche bevere stemperato nell'acqua zuccherata alla dose due o quattro grammi, quando nel tempo estivo si ha molta sete di cose fresche e pur si sente il bisogno di prendere una tazza di caffŔ. Fra la colazione e il pranzo nei caldi giorni del giugno e del luglio non si ha bevanda che non riesca pi¨ salubre, pi¨ eccitante di una tazza fresca di guaranÓ. Dopo averla bevuta si sente rinvigoriti, quasi in un tempo solo avessimo preso cibo e bevanda.
[273] E' dannoso pigliare il guaranÓ subito dopo il cibo; pu˛ riuscire incomodo l'uso a chi Ŕ per abitudine stittico.
Ci˛ che poi rende il guaranÓ superiore a tutti gli altri alimenti caffeicý fin qui conosciuti, si Ŕ l'esser pronto ad ogni ora del giorno e in ogni circostanza, siccchŔ non si abbia bisogno che di stemperarlo nell'acqua fredda; anzi in un lungo viaggio, in campo aperto e dove non vi fosse acqua, basterebbe prenderlo in pastiglie zuccherate.
Su questa preziosa qualitÓ della pasta di paullinia io avrei immaginato di introdurre l'uso di alcune scatole da tasca, con due compartimenti, dei quali l'uno destinato alla coca e l'altro alle pastiglie di guaranÓ. Su quello si potrebbe segnare il segno - e su questo il segno +. Noi in questo modo avremmo sempre con noi nelle corse faticose attraverso i campi o nelle corse ancor pi¨ affaticate attraverso la vita sociale, due dei pi¨ preziosi e pi¨ cari tormentatori dei centri nervosi.
Nel guaranÓ abbiamo di che rendere pi¨ acuta e pi¨ pronta la sensibilitÓ, per cui anche il pensiero si ridesta pi¨ operoso; la inerzia e il sonno scompajono, l'animo si fa lieto. Colla coca invece rendiamo pi¨ ottusa la facoltÓ del sentire, calmiamo l'irritazione eretista dei centri concitati e, isolandoci alquanto dal mondo esterno, veniamo a godere di una calma beata e ristroratrice; e a tutti questi beni dobbiamo poi aggiungere lo stimolo diretto e tutto speciale che esercita la foglia boliviana sui muscoli, per cui ci rende pi¨ facile e meno faticosa ogni maniera di moto.
[274] NŔ in questa scatola moderatrice dei sensi e del cervello, nŔ in questi segni + e - dobbiamo vedere una profanazione dell'umana dignitÓ, un oltraggio alla poesia fatto con una matematica brutalitÓ. Noi siamo ben lontani dall'essere una macchinetta d'orologio, che si possa rallentare od accelerare nei suoi movimenti al cenno di un'asticella d'acciajo; ma Ŕ pur vero che anche nel labirinto del pensiero v'ha il filo conduttore delle sensazioni che collega il mondo esterno col santuario pi¨ remoto dell'intima coscienza; ed Ŕ nella sensibilitÓ che abbiamo un mezzo indiretto ma sicuro di agire su tutta quanta l'officina delle idee e dei raziocinii, sulla vampa delle passioni e sui misteri impenetrabili del sentimento.
L'azione terapeutica del guaranÓ Ŕ assai pi¨ povera, dei suoi meriti igienici.
Se come alimento nervoso va collocato nelle prime file, credo che come rimedio non possa meritarsi che una riputazione di secondo o terzo ordine. Rimadiamo il lettore a quanto ne abbiamo detto nel corso d'una nostra modesta monografia,1 ma per conchiudere con poche parole diremo che va adoperato nelle diarree dei bambini, quando non si pu˛ o non si vuoi darŔ l'oppio; e pu˛ essere assaggiato in quelle diarree degli adulti da cause diverse che hanno resistito ad altri rimedii pi¨ noti e pi¨ sicuri. Tutti sanno che in medicina conviene qualche volta provarsi ad indovinare, e che coloro che molto provano

1 MANTEGAZZA. Del guaranÓ. Nuovo alimento nervoso. Milano, 1865. Ann. univ. di medicina.


[275] e molto tentano riescono spesso ad essere pi¨ fortunati; e quindi sul terreno dell'arte anche pi¨ abili di chi tenta poco e si ostina troppo e vuol far troppa scienza lÓ dove il pi¨ delle volte non Ŕ concesso che di sperimentare e di sperare.
L'azione del guaranÓ nelle emicranie Ŕ pi¨ provata e pi¨ sicura della sua efficacia come astringente. Nell'un caso e nell'altro le formole di Dechastelus sono ancora fra le migliori che possano impiegarsi, e, trattandosi di sostanza che nell'uomo Ŕ innocua anche ad alte dosi, pu˛ adoperarsi colla confidenza e colla beata sicurezza di non offendere il primissimo dei nostri comandamenti, il primun non nocere.
Ecco il poco che io ho saputo dirvi di mio e dell'altrui sul guaranÓ. Nel far punto per˛ mi pare di avere ogni diritto nel presentarvi questo rimedio, di cavarmi il cappello e di dire: studiatelo, non sarÓ tempo perduto; adoperatelo, sarete pi¨ ricchi di prima: fra i tanti medicamenti che escono ogni dý dalla bottega dello speziale, costui non Ŕ un pretendente, nŔ un ciarlatano; ma Ŕ un vero e schietto galantuomo.


BIBLIOGRAFIA SUL GUARAN└.

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