Paolo Mantegazza, "Quadri della natura umana - Feste ed ebbrezze", 1871, 2 voll., Milano, Bernardoni Edit.
[Vol. II, pag. 41]


CAPITOLO XVII.

Il sidro, l'idromele, e alcune bevande rare o esotiche.


II sidro è il vino che si ottiene dalla fermentazione del succo delle mele. È bevanda antichissima, come lo potete vedere da questa pagina della sua storia, pubblicata in questi ultimi tempi.
Prima del XV secolo l'idromele era la bevanda ordinaria degli abitanti dell'isola di Jersey. Il sidro non era conosciuto ancora, ed il vino, che oggi si consuma da tutte le classi della società, non serviva allora che alle comunioni della Chiesa.
A detta di Falle, lo storico di Jersey, il sidro venne prima scoperto nell'Africa, giacchè se ne fa menzione nelle opere di Tertulliano e di Sant'Agostino.
Di là i Cartaginesi, che facevano un gran commercio con tutte le provincie della Spaglia, l'introdussero nella Biscaglia. Il melo venne poi trapiantato in Normandia, paese non più favorevole della Biscaglia alla coltura della vite, e da questa provincia si sono poi tolte le prime piante che vennero portate nell'isola di Jersey.
[42] L'uso del sidro in quest'isola risale per lo meno al XV secolo, perchè in un documento del 16 giugno 1488, relativo alle spese fatte in occasione dell'assedio del castello di Montorgueil, si fa cenno di una somma pagata per quindici pipe di sidro. Il melo dovette essere coltivato a Jersey al principio del XV secolo, o tutto al più sullo scorcio del secolo XIV.
Sotto il Regno della regina Maria si faceva ancora così poca quantità di sidro nell'isola di Jersey, che gli abitanti furono costretti a fare istanza a lei onde ottenere il permesso di importarne dall'Inghilterra ogni anno senza diritti di dogana cinquecento tonnellate per le loro provvisioni ed altre centocinquanta tonnellate per la guarnigione.
Si era allora ben lontani dall'ottenere quel mare di sidro di cui parla Falle a proposito di una relazione dell'anno 1734 sulle produzioni dell'isola.
L'epoca della coltura del melo in Inghilterra sembra posteriore di almeno un secolo all'epoca nella quale venne introdotto a Jersey. Il maestro Aldobrandino (Partita terza, Gap. II. ) dice: "II sidro, che è vino di mele, se è fatto, quando le mele sono mature, se è caldo e umido temperatamente, ma elli non è sano a usare, perciocchè elli enfia e igrossa la forcella, e instoppa tutte le vie del fegato e del polmone, ma elli ha natura d'ingrassare e di donare assai nodrimento, e vale molto a quelli che hanno il petto aspro e secco, e che non possono leggiermente alenare. E se tal vino è fatto di mele afre, si tiene a natura di vinagro, cioè d'aceto, e vale spezialmente a quelli che hanno [43] la collera amara alla forcella e che a dismisura hanno riscaldato il fegato e tutte le genti potrebbono di state tale vino usare."
Il Redi, che cita questo passo prezioso per la storia dell'igiene del medio evo, aggiunge nelle sue eruditissime annotazioni al Bacco in Toscana che nel Ditirambo si nomina specialmente il sidro d'Inghilterra "perchè ai nostri giorni è in credito più d'ogni altro sidro ed è stimato il migliore che si faccia. Se ne fa parimente in alcune parti della Germania, ma in Francia, nella provincia di Normandia, più che in ogni altro paese; onde Guglielmo Britone, nel libro VI della Filippide, parlando del paese d'Auge in Normandia:

Non tot in autunno rubet Algia tempore pomis,
Unde liquare solet Siuram sibi Neustria gratam

"Quegli del paese d'Angiò in loro lingua lo dicono sitre. I Parigini ed i Normanni sidre, come si può vedere nelle Osservazioni della lingua francese compilate dal dottissimo signor Egidio Menagio. Dalla voce normanna è nato l'italiano sidro. La normanna nacque da siura degli Ebrei e dei Latini, che vale ogni bevanda diversa dal vino, atta ad imbriacare, ecc. - Matteo Vestomonasteriense ed altri di quel tempo chiamarono il sidro Mustum Pomatium. In San Girolamo ancora si legge Pomatium o Piratium. Quest'ultimo da'Normanni moderni si chiama poireé, e non è altro che una bevanda fatta col sugo spremuto dalle pere macinate. Il dottissimo Du Fresne alla voce pomate afferma che il sidro è chiamato dai Guasconi po[44]mada. "Pomata potio ex pomis confecta Vasconibus Pomada, nostri Cidre."
[44] Per quanto amore ed arte si possa mettere nella fabbricazione del sidro, appartiene pur sempre alla plebe delle bevande alcooliche, nè io saprei giustificare il poeta inglese che dedicava un poema al vino di mele.1
II sidro contiene acqua, zucchero, materie coloranti ed estrattive, una gran quantità di acido malico, acetico e pettico e dell'alcool che varia dal 4 al 9 per cento: Brande ve ne trovava il 7,55, Berice Jones dal 5,4 fino al 7,5 per cento. Chatin dice di avervi rinvenuto dell'iodio.
Il sidro è usato specialmente in Normandia, in Picardia e in alcuni paesi del centro e del mezzodì della Germania. Secondo una statistica che io conosco la Normandia e la Picardia producevano pochi anni or sono, 4 milioni di ettolitri di sidro di mele e 871,000 ettolitri di sidro di pere. Si beve il sidro anche in Africa, in Spagna, in Inghilterra, in Germania, in Italia.
Il celebre piloto Villarino nel suo giornale di viaggio in Patagonia parla di una birra di mele, (chicha de manzanas], un vero sidro usato dai Guilliches, dagli Aucaces e dai Peguenches.2

1 PHILIPP. Cyder, a poem in two books. London 1720.
2 Diario del Piloto de la Real Armada D. Basilio Viliarino del reconocimiento que hizo dal Rio Negro en la Costa Oriental de Patagonia en el ano de 1782. Buenos-Aires, pag. 104. Nella Collecion de Pedro de Angelis. Vol. VI.



[45] È bevanda poco amica dei dispeptici e di quelli che hanno tendenza alle diarree. Si dice che quando invecchia produce un'ebbrezza più pronta e più pericolosa di quella del vino. La scuola di Salerno ha lodato assai le virtù del sidro:

Jam sua Naustiaci jactent pyra pomaque semper,
De quibus elicies mustum calidosque liquores;
Quod si sorbebis pinguesces atque valebis.

Si chiama sidro anche il vino delle pere, che ha pure il nome di perata, o perato, ma che è di uso meno comune. Secondo Brande conterrebbe il 9,06 per cento in volume di alcool. In Inghilterra esisteva ad Erford un pero, che dava ogni anno sette moggia di perato. Che anche il perato fosse come il sidro di mele una bevanda antica, lo vedete dal passo di Plinio: vinum fit e pyris, malorumque omnibus generibus (Lib. XIV, c. 19).
Quando la perata è ottima, rassomiglia assai ai vini bianchi dell'Anjou, della Sologne e del Gatinais. Imbottigliato e spumante può simulare i vini leggeri di Champagne. Aggiunto ai vini bianchi mediocri, li rende più forti e migliori. La perata migliore è quella dell'Orne, di Calvados e della Manche. Per quanto pallida bevanda sia il sidro, ha pure un fratello più pallido e più debole di lui, che è il piccolo sidro, petit cidre dei Francesi, che non è altro che vino di mele allungato coll'acqua.
Da alcuni anni si adopera al momento della fermentazione del vino e del sidro, il solfato di calce per impedire che il vino non si guasti e divenga [46] acido. Il vino o il sidro diventa ben presto chiaro e aggradevole al gusto. Nondimeno accade che dopo un certo tempo si accusino mali di stomaco, perdita di appettito, ecc. Nel sidro non conservato rimane del solfato di calce, che vi si discioglie in notevole quantità. Secondo il Dottor Stieren, in un litro di sidro così preparato, l'analisi mostra quasi 30 centigrammi di solfato di calce.
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Il sidro ha una povera letteratura, del cui valore potete giudicare da questi appunti bibliografici. WORLIDGE. Binetum britannicum, ecc., Londra 1778. in-8. - EVELYN, Pomona or an appendice concerning fruit tres, ecc., London, 1679. - DUBOIS I. B. An gracilibus pomaceum vino salubrius? affirm. præses (]. BURLET. Parisiis, 1725, in-4. - Cidre nel Diction. sc. méd. V. 186. - MOTET F. Considérations hygiéniques sur les cidres. Montpellier, 1831 in-4. Thèse. - MILES II. Philosophical Transactions. 1745 n.° 477. - DE CHAMBRAY. L'art de cultiver les pommiers et les poiriers et de faire le cidre. Paris, 1775. - REUSS C. F. Untersuchungen des Cyders oder Apfelweins nach seinen Eigunschaften und Wirkungen beim Gebrauche. Tübingen, 1781. - VOTHMANN I. G. Bereitung, Aufbewahrung und Anwendung des Ampfel und Birnmostes, aus den Dänischen. Göttingen, 1798. - PALMARII I. De Vino et Pomaceo, libri duo. Parisiis, 1588 in-8. - CRELL. Chemische Annale. 1793. Tom. 2 pag. 81. - KRÜNITZ I. C. Oekonomisch-Technologische Encychlopädie, Tom. CHI. Berlin, 1806, pag. 569. - Moniteur industriel, 1844 n.° 866. - Dingles Politechn. Journ. Tom. 94, pag. 327. - Moniteur industriel. 1844, n.° 868. - Dingler Polytechn. Journ. Tom. 95, pag. 74. - TÜRK. Apfelwein. Seine Heihoirkung auf den menschlichen Körper. Berlin, 1855.


[47]
Idromele, vino di miele, meth dei Tedeschi.


Se è vero quel che ci racconta Plutarco, che l'acqua mista al miele fosse la prima bevanda artificiale che preparò l'uomo appena si sentì annojato delle linfe cristalline delle fonti, è facile indovinare che anche l'idromele dovette essere uno dei primi vini con cui l'uomo si inebbriò.
Gli antichi amavano assai l'idromele, come si scorge dagli scritti di Columella e di Plinio (lib. XIV, cap. IV), e ne facevano risalire l'invenzione ad Aristeo. Il sapore del miele era carissimo ai Romani, e ai loro banchetti bevevano spesso la mulsa, fatta di vino e di miele; "Mulsum est quod Graeci dicunt, ex vino et melle confectus potus."1
I Tscherkessi anche al dì d'oggi bevono il schuat, che è la vera mulsa romana, ed è fatta col succo dell'uva e il miele, e bevono il fau'us, vero idromele. Fra i popoli civili l'idromele non è usato ora che in Russia, in Polonia, in Germania e in Inghilterra. È bevanda piacevole al gusto e che rassomiglia al vino moscato; e Prout vi trovò fino il 17,32 per cento di alcool. Contiene anche acqua, zucchero, acidi organici, sali e materie mal determinate.
II Redi nel suo Ditirambo dice:

Dell'Aloscia e del Candiero
Non ne bramo e non ne chero.

1 APICII COELII, De opsoniis et condimentis. Lib. III. pag. 74, Caput II.


[48] E nelle sue note spiega che l'aloscia è una bevanda costumata dagli Spagnuoli e introdotta in Italia. Il Covarruvias: Aloxa es una bevida muy ordinaria en el tiempo d'estio, hecha de agua, miel y especias.
Quanto al candiero non è alimento nervoso, e non è qui il luogo di discorrerne.


BIBLIOGRAFIA.

WILTICH. Praeservatio sanitatis. Schmalkalden , 1595. - AUGENII. H , Epistolarum et consultatiomun medicinalium. Prim. Tom. Lib. XII. Augustæ Taurinorum. p. 1580. in-4. - RIEM. Die Getränke des Menschen. Dresden, 1803. p. 247. - CKELL. Chemisches Archiv. Leipzig, 1793. Tom. I, p. 10. - BECKMAM. In Physckalisch ökonomische Bibliothek. Tom. 18. Göttingen, 1795. p. 582.- TROMMSDORFF I. B. Journal der Pharmacie. Tom. 18 1809. p. 219. - BALLING. Die Gährungschemie, etc Prag. 181547. Tom. I, p. 312.

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Eccovi in ordine alfabetico una lunga schiera di bevande alcooliche, fermentate o distillate, colle quali molti popoli della terra calmano gli affanni o suscitano la gioja.1

1 Questo catalogo è il più completo che sia stato fatto fin qui, ma è pur poverissima cosa: è un vero limbo, che ci dimostra tutta la nostra ignoranza su questo terreno non ancora illustrato dagli etnografi e dai fisiologi. Molte volte una stessa bevanda è chiamata con diverso nome dai diversi viaggiatori, mentre altre volte un errore di ortografia o di interpretazione di pronuncia ci fabbrica di pianta un nuovo alimento nervoso. Io pongo la prima pietra; gli altri, più dotti e più fortunati di me, vi rizzino il nuovo edifizio.


[49]
ELENCO DI BEVANDE ALCOOLICHE.


Acquavite di Loreto. Gli indigeni del Nord del Perù ottengono un liquore colla distillazione del succo fermentato della canna zuccherina.
Airen, dalla fermentazione del latte di vacca. Tartaria.
Aloja de algarroba, dai frutti dolciastri di diversi Prosopis. Confederazione Argentina e specialmente Provincia di Santiago del Estero. Bolivia.
Aloja de cafè, specie di sidro che si prepara colla polpa del frutto del caffè in Bolivia, e nel Brasile.
Aloja de maiz, maiz fermentato in modi diversi. Bolivia, Perù, Salta e Jujui nella Repubblica Argentina.
Aloja de maque (nel Chili theca), dal frutto del Cornus chilensis. Pampa di Buenos Aires a 34,50 latitudine sud.
Aloja de mistol, dai frutti di un grand'albero della Repubblica Argentina, che rassomiglia assai alle nostre azzaruole. Si usa specialmente nella provincia di Santiago del Estero.
Aloja de Tacosoruna, dai frutti di una leguminosa americana molto affine al Prosopis dulcis. Bolivia e Repubblica Argentina.
Anani, liquore che si prepara a Tahiti colla fermentazione del succo delle arancie.
[50] Arrack, acquavite dei Chinesi e di molti popoli d'Oriente ottenuta da diverse sorgenti.
Asai, bevanda che si ottiene nel Para (Brasile) col frutto della palma jussarera.
Back-sima, bevanda inebbriante dei Circassi, che sembra la stessa cosa della bouza dei Tartari o dei Turchi.
Badua, o pombe, o pombie, bevanda alcoolica ottenuta dalla fermentazione dei cereali dai Maraves dell'Africa Australe.
Beltier o berria, birra di pane di cassava masticato e messo a fermentare.
Bevanda muruti, da un frutto del Para? Quando se ne abusa si dice che colori in giallo anche il sudore.
Bibita, preparata col drooh, mescolata ad essenza narcotica; si usa in Egitto e fra alcuni Arabi di Tunisi.
Silbil, birra molto forte preparata nel Soudan colla fermentazione del sorgo.
Birra di araucaria, ottenuta dai semi di araucaria nel Chili.
Birra di banana, preparata colla fermentazione dei frutti maturi del banano, dagli Indiani di Loreto, nel Nord del Perù.
Birra di berberis, ottenuta nel Chili dalla fermentazione dei frutti di un Berberis.
Birra di erica, si usa nelle Isole Ebridi e si fabbrica coll'orzo, l'erica ed il luppolo.
Birra di ginepro, si usa in Finlandia e nell'Ingermannland.
Birra di holcus. Mungo Park racconta che nei paesi [51] occidentali dell'Africa tropicale si prepara una birra col seme germogliato dell'Holcus spicatus, che rendono poi aromatica con una radice d'un sapore amaro piacevole. È questa davvero una sorella della birra nostra, dove l'orzo e il luppolo rappresentano l'holcus e la radice africana.
Birra di maiz? Quando Colombo nel suo quarto viaggio toccò l'isola di Guanaja, trovò fra quei selvaggi l'uso di una specie di birra che si otteneva dal maiz.1
Birra di manì (Arachis hypogræa), si usa dagli Indiani Juracarès in Bolivia.
Birra di mazui, ottenuta dai frutti dell'Aristotelia maqui nel Chili.
Birra degli Ottentotti. Le radici del Mesembrianthemum emarcidum si masticano dagli Ottentotti e si fanno fermentare.
Birra di pareira, dal Cissampelos pareira. Brasile.
Birra di pepe, dal Piper longum (Asia). Birra di riso. Gli abitanti delle montagne del paese di Petchit nell'interno dell'Indostan fanno un liquore fermentato di riso. Chi vuoi ubbriacarsi si siede col capo inclinato all'indietro e la bocca aperta. Un altro glie ne versa finchè ne può ricevere e poi cade sul dorso.2
Birra di riso, dei Malesi di Giava e di Sumatra; non si beve che in occasioni solenni.
Birra di riso. Nelle Isole Mariane si prepara una bevanda fermentata col riso e la noce di cocco.

1 WASHINGTON IRVING, Vie et voyages de Christophe Colomb. trad. par Renson. Paris, 1864. Voi. III, pag. 17.
2 Nouv. ann. des voyages. Tomo 2, pag. 465.


[52] Birra di sorgo. Livingstone chiama sempre birra una bevanda che gli Africani del Zambese preparano col sorgo, che fanno germogliare, poi seccare al sole, macinare e fermentare. Non si conserva, ma si beve appena fatta. Spesso gli invitati sono pregati di portare i loro strumenti onde dissipare l'ebbrezza con un vigoroso lavoro. Qualche volta il marito e la moglie si chiudono nella loro capanna e sotto pretesto di malattia, bevono soli la loro birra. Generalmente però si invitano tutti gli amici e tutti i parenti della sposa a bere la birra che questa ha fatto. Sono feste molto gaje. Tutti fanno congratulazioni alla birraja, dicendole che il sapore della sua birra va dritto al dorso del collo. Un altro più ghiotto dice che il dono è così squisito che ogni passo che lo ricondurrà a casa sua farà dire al suo ventricolo: tobou, tobou, tobou.
Birra di sorgo o di avena, si beve in Abissinia.
Birra di Soura-Kesta, si ottiene colla fermentazione dello zucchero, con droghe e foglie aromatiche, ma non può conservarsi che per quattro o cinque giorni.
Birra, di tamarindo, dal frutto del Tamarindus indicus. Africa portoghese.
Birra zuccherina, si prepara al Madagascar col succo fermentato della canna zuccherina e ricorda il guarapo dell'America meridionale.
Boala o pombè, birra africana?
Bourdon, dal succo del Sagus vinifera.
Bousa, dalla fermentazione del pane fatto colla Poa Abyssinica. Abissinia.
[53] Bouza, dai semi dell'Holchus Sorghum fermentato poi miele e col pepe del Chili, e gli steli d'una pianta sconosciuta. Nubia ed altri paesi d'Africa. - Questa bevanda è forse la stessa cosa della birra di gossup usata sotto il nome di Busa dagli abitanti di Musgo nell'Africa centrale.
Brodbier, si ottiene in Germania colla fermentazione del pane d'orzo misto al lievito nell'acqua. È una brutta copia della birra comune.
Brom. Si ottiene facendo bollire una grande quantità di kitan (riso glutinoso) e si mescola col raghi; dopo fermentato si chiude in vasi che si seppelliscono. È assai più forte del Badek. Si usa a Giava.
Buza, birra di miglio e miele, usata dai Tcherkessi.
Caacoli, specie di mosto fermentato che si beve in alcuni paesi dell'America meridionale.
Cajiri, si ottiene dalla fermentazione del pane di mandioca. È forse la stessa cosa del cachiri di Gajenna, che si ottiene dal decotto di radici di mandioca. È usato dagli Indiani del Rio Negro nel Brasile.
Calou, dal succo del cocco, nel Coromandel.
Cassiry si ottiene nel Surinam, facendo fermentare insieme cassava, igname, arancie amare, zucchero e triacca (?). Altri viaggiatori lo dicono una birra ottenuta dalla fermentazione di pane di cassava, zucchero, radici di igname rosse e batate.
Chà, dal succo del tronco d'una palma. China.
Chachiri, acquavite di una forza straordinaria che si usa dagli Indiani della Guiana.
Champagne, bevanda americana che dopo alcune ore diventa assai forte. (?)
[54] Chiacoar, si ottiene nel Surinam facendo fermentare nell'acqua il pane di maiz ridotto in bricciole.
Chica,1 birra di maiz e di mandioca della Guiana. Colombo trovò pure che gli indigeni di Veragua bevevano tre bevande spiritose: una fatta col succo del frutto di un pino e che aveva sapore vinoso, una seconda ottenuta dal mais e che rassomigliava alla birra e una terza che si preparava col frutto di una palma.2 Chicha d'un frutto detto murta.
Chicha di maiz tostato et macinato.
Chicha di mandioca (Iatropha manioc) degli Indiani Antis e Chontaquiros del Perù. Le donne raccolgono le radici mature, le pelano, le fanno cuocere nell'acqua, finchè si abbia una poltiglia che si fa poi fermentare: si stempera nell'acqua a due o tre manate per volta.3 Questa birra si chiama masato a Loreto, istia fra gli indigeni Campos (Raimondi).
Chicha de manzanas, specie di sidro usato nel Chili.4
Chicha di molle (albero silvestre). Chicha d'orzo. America meridionale.
I liquori usati dagli antichi Araucani erano questi: Chicha de palo de maiz, del succo del fusto dei maiz. Bolivia.

1 È probabilmente un errore ortografico di alcuni viaggiatori, che avrebbero dovuto scrivere chicha.
2 WASHINGTON IRVING. Op. cit. Vol. III, pag. 123.
3 PAUL MARCOY. Voyage de Océan Pacifique à l'Océan Atlantique.
4 Arauco Domado, por A. D. HURTADO DE MENDOZ.A. Nuova edicion arréglada d la de Madrid, del arto 1605. Valparaiso,, 1849, pag. 519.



[55] Chilatl, bevanda inebbriante e densa che si usa ancora a Vera-Cruz. Gli Aztechi la preparavano col caccao, il maiz e il chili (peperone rosso).
Chimbango, o vino di fichi. Basso Perù.
Chong, dalla fermentazione del riso, del frumento, dell'orzo e della cacalia. Thibet.
Clairet. Quello degli antichi Francesi è un vino medicato e edulcorato: preparazione più farmaceutica che culinaria. Le antiche farmacopee avevano fra gli altri il clairet lenitivo di Mynsicht, il clairet antiapopletico dello stesso autore, il clairet Cordiale di Lemeri, etc.1
Cosmè, dal succo della sorbola. Europa.
Cururù. Si dice da qualche viaggiatore che nei paesi dove cresce la Paullinia sorbilis e coi suoi semi si prepara il guaranà, si ottenga pure un vino inebbriante coi frutti della Paullinia cururu; ma questa notizia va, come tante altre, accettata col benefizio dell'inventario.
Ekmy, bevanda che si prepara col succo dell'albero del dattero dagli abitanti di Tegghest nell'Africa settentrionale.
Embetta, vino di matomè, palma del Congo, che alcuni credono essere il Borassus flabelliformis.
Graab, specie di idromele ottenuto dalla fermentazione dello sciroppo.
Guarapo, bevanda deliziosa che si ottiene facendo fermentare il succo della canna da zucchero. Provincie nordiche della Confederazione Argentina.

1 Enciclop. ou Diction. raison. des sciences, etc. Neufchatel 1765. Tomo 3.° pag. 500.


[56] Kanyangtsyen, dalla fermentazione, del riso con sostanze vegetali e carne di agnello. Tartaria.
Kill-devil (ammazzadiavoli), specie di rhum usato nel Surinam specialmente dagli schiavi negri al tempo del viaggio del capitano Stedman.
Bovì, dal succo delle mele. Brasile.
Koumiss, dalla fermentazione del latte di cavalla, Tartaria.
Lagbi, dal succo dei datteri. Tripoli.
Leghemi, si ottiene dal succo delle palme che si fa fermentare. Tunisi.
Liquore di miele e radici di suddu. Abissinia.
Liting o makondè, birra dolce e assai nutriente dei Batokas nell'Africa centrale.
Lizabitzen, bevanda fatta di erbe, zenzero, pepe e miele. Russia.
Maguey, dal succo dell'Agave cubensis. Messico.
Mahia o buha, liquore distillato dai fichi secchi o dallo zibibbo. Tunisi.
Manduring, dalla fermentazione del riso bollito. China.
Mabri, bevanda fatta con pane di cassava, patate dolci e succo di frutti.
Masato, bevanda preparata colla radice di mandioca, bollita, impastata, masticata e poi messa a fermentar nell'acqua come si fa colla chicha. La fermentazione dura da uno a due giorni. Si usa dagli Indiani dell'Huallaga.1

1 Gli Indiani abitanti le rive del fiume Huallaga, nei distretti di Tingo Maria e Pachiza appartengono a due nazioni sotto-


[57] Meriesa, specie di birra che si prepara nel Soudan colla fermentazione del sorgo.
Merisa o bilbil, birra dei Negri. Tunisi.1
Més o tétsch, è un vino fatto colla fermentazione del miele in Abissinia.
Mexical o aguardiente de mazuey, si prepara nel Messico colla distillazione del pulque.
Millaffo, dal succo del tronco della palma nel Congo.
Mischia, birra di frutti degli Indiani Mosquitos, nell'America centrale.
Misla, birra di varii frutti. Panama.
Mobbi et jetici, dalla fermentazione delle patate. Virginia.
Muday, chicha di maiz molto forte.
Myrtidanum, vino che preparavano gli antichi colle bacche di mirto. Secondo Dioscoride si preparava con vino, facendovi bollire i rami carichi di fiori e di foglie del mirto.
Naliwhi, dal succo di frutta diverse. Russia.
Nebid, liquore che si ha dalla fermentazione dei datteri nella Nubia.
Octli o pulque, birra del Messico preparata colla fermentazione del succo del gambo del maiz.
Pajauarù, si prepara colle radici inacidite della mandioca.

messe nel 167G, e che erano note sotto il nome di Cholones e di Hibitos, e avevano una propria lingua. Son pigri e son quasi sempre ubbriachi di masato, liquore fatto colla yucca (mandioca). - ANTONIO RAIMONDI. On the indian tribes of the great district of Loreto, in Northern Perù. Pag. 34. The Anthropological Review. Vol. I, 1863.
1 CASTÉLNUOVO. Viaggi.



[58] Pao-leng-kio, vino fatto colla fermetazione del riso.
Payewari, bevanda di pane di cassava, fermentato.
Pemanas, birra di maiz, che si usa a Sant'Anna di Chiquitos e che rassomiglia molto alla cicha di Cochabamba, ma è più dolce.
I liquori usati in Cambogia nel secolo XIII erano questi:
Un vino preparato con parti eguali di acqua e di miele fermentato.
Pèrper, chicha di maiz molto densa e meno forte di tutte le altre.
Pheng-ya-sse, vino fatto colle foglie dell'albero dello stesso nome.
Piment, specie di bevanda alcoolica usata un tempo in Francia. Gli antichi Statuti di Giugni ci dicono che cosa fosse il pimento. "Statutum est ut ab omnis mellis ac specierum (le spezie, gli aromi) cum vino confezione, quod vulgari nomine pigmentum vocatur, fratres abstineant.". II pimento era un vino melato e aromatico. Nei banchetti cavaliereschi gli scudieri lo servivano coi confetti, coll'hypocras, col vino cotto e colle altre bevande che chiudevano le feste e che si prendevano anche al mettersi a letto; per cui si dicevano il vino del sonno, le vin du cancheri.
Pito de palo de maiz. Costa d'Oro in Ghinea.
Pitto, birra che si prepara nel regno di Dahomey colla fermentazione del riso e del miglio.

1 Encyclopedie ou Diction. raisonné des moeurs, etc. Neuichâtel, 1765. Tomo XII, pag. 628.
2 BURTON, A Mission to Gebele, King of Dahomy. London, 1864.



[59] Pivorry, è una birra che si ottiene facendo fermentare nell'acqua del pane di cassava masticato dalla donna; ha sapore di ale. Si usa nel Surinam.
Pombe. Nell'Africa Australe si beve il pombe, la cui preparazione è riservata alle donne. Si fa col bujèri e jowari (miglio comune) che si fanno fermentare. Si pianta in seguito una fila di bastoni che forman come due strade in mezzo al villaggio, si mettono in fila dei vasi contenenti questi grani con acqua, poi si fa fuoco nello stesso tempo sotto a tutti; si lasciano fermentare e dopo tre giorni si beve la bevanda. È ributtante all'aspetto ma molto nutritiva.1
Posa, birra di maiz nella Baia di Campeche.
Pulque 2 bevanda prediletta dei Messicani, che si ottiene dal succo delle foglie dell'Agave.
Putchwey, ottenuto dalla fermentazione del miglio o back hun. Indie Orientali.
Rakieh, acquavite di datteri dell'Alto Egitto. Bachi, birra di riso del Giappone.
Sampsù, della China; birra che si ottiene dalla fermentazione del riso.
Sapinette o birra di pino, dai rami dell'Abies alba, dell'A. rubra e dell'A. nigra. Canada.
Skhou, bevanda prediletta dei Circassi, ottenuta col latte inacidito.
Sinday, dal succo del tronco di una palma, nell'Indostan.

1 Viaggi di Burton e Speke nell'Africa Australe.
2 Clavigero dice che questa parola è araucana, e vuoi dire bevanda inebbriante. Gli Aztechi la chiamavano octli.



[60] Saura, vino che si ottiene dalla palma Borassus aethiopium, e si beve sulle rive del Chiré nell'Africa australe. Bevuta fresca è poco inebbriante e rassomiglia alquanto al vino di Champagne; dopo alcune ore diventa assai forte.
Spirito di cipolle, ottenuto dal succo delle cipolle fermentate col lievito di birra.1
Tang-kian-tsieou, vino fatto colla fermentazione dello zucchero candito.
Tari, vino di brab o palmyra, palma che cresce sulle rive del Nerbudda e di altri fiumi del Guserat.
Toddi, dal succo del frutto del cacao, America tropicale.
Touac, vino delle Isole di Giava e di Sawon, che si prepara col succo che scola dalle incisioni fatte in alcuni fiori.
Tsieou, altra specie di arrack dei Chinesi.
Tuak, dal riso fermentato coll'acqua o coll'aggiunta di zucchero e di zenzero; bevanda dei Dayak a Borneo.
Tuuk, bevanda dei Dayak dì Borneo, che si ottiene colla fermentazione del riso con zucchero e zenzero.
Usuph, dall'uva fermentata coll'acqua. Tartaria.
Vihi, liquore che si ottiene a Tahiti colla fermentazione del frutto vihi.
Vino di aguaje. Gli Indiani di Loreto ottengono un liquore fermentato dalla palma che chiamano aguaje e che è la Mauritia flexuosa dei botanici.

1 Ann. du Museum, X, 333.
2 L'erudito Reich nelle sua opera Degli alimenti chiama toddy un vino di palma che si beve dai Malesi.



[61] Vino di ananas, usato a Tahiti e in altri paesi dell'America tropicale.
Vino di arancie, dal succo del frutto. Inghilterra, Spagna, Brasile, Confederazione Argentina.
Vino di un'artemisia, che cresce presso le acque, e che da un succo capace di fermentare.1
Vino di bacaba, palma (Brasile).
Vino di bagiole, dal frutto del Vaccinium myrtillus. Italia, Francia a Saint-Hubert (Luxemburg), etc.
Vino di barbabietole. Francia. Vino di betulla, dal succo del tronco. Norvegia.
Vino di cactus, dai frutti del Cactus opuntia ruber. Queretaro nel Massico.
Vino di cajù, si prepara nel Brasile e alle Antille colla fermentazione del frutto di cojoù, il Gassuvium pomiferum.
Vino di cocco, nelle Isole Gilbert (Micronesia) si prepara una bevanda fermentata col succo che stilla dal gambo tagliato dei fiori di cocco.
Vino di coumou, si ottiene dal frutto d'una palma e vi si aggiunge anche della cannella e dello zucchero; ha sapore di cioccolatta. Si usa nel Surinam.
Vino di datteri, dal frutto del Phoenix spinosa. Ghinea.
Vino di diospiros, dal frutti del Diospyros lotus. China.
Vino di gachipaès, dal frutto del Bactris gasipaès. Nuova Granata.

1 Viaggio chinese, tradotto da Remusat.