Paolo Mantegazza, "Quadri della natura umana - Feste ed ebbrezze", 1871, 2 voll., Milano, Bernardoni Edit.
[Vol. I, pag. 74]


CAPITOLO III.


Qui sotto sarà notato, come fu preparata et ordinata la città di Rimini per ricevere la Illustrisima Madona Isabetta sposa dello Illustrisimo signor Roberto di Malatesti, et figliuola dello Illustrisimo Duca d'Urbino et gli altri signori et Ambasciarie, nel present'anno 1475.



"Le regie nozze poi di Roberto e d'Isabetta di Federigo d'Urbino vengono da Broglio celebrate nel present'anno settantacinque discordando insieme col Muzio, da chi le pone sotto l'anno settant'uno, erano bene state apparecchiate a Roberto due altre nozze in vita del Padre, le prime con la figliuola del re Ferdinando, e le seconde con la figliuola del principe di Taranto, ma nè queste nè quelle hebbero effetto, come si è di già mostrato. "Claudio Taci, caualier riminese, di mente di Costanzo Felici, versatissimo nell'Istoria Sacra e profana, lasciò scritto, che detto matrimonio fu trattato et in parole conchiuso in Urbino, l'anno settant'uno alli xxv d'aprile, mentre si trouaua Roberto in quella città, con gran fausto alloggiato e regalato e si consumò poi nel settantacin[75]que, per cagione dell'età puerile d'Isabetta e per le diuerse occupazioni del padre, il che ha del verosimile, attesochè in dette nozze interuenne Gio. della Rouere, prefetto di Sinigaglia, di fresco congiunto in matrimonio, se ben non sposato con Giouanna, anch'essa figliuola di Federigo d'Urbino. Roberto, stabilito il tempo delle nozze, ne diede parte a tutte le potenze d'Italia per lo dì xxiv di giugno (giorno dedicato al Beato San Gio. Battista che fu di Sabato, alle quali interuennero tutte l'Abaxiarie di esse, d'alcune Comunità, et uniuersità, oltre molti Prencipi e Signori, che tutti regalarono (come si mostrarà) la Sposa. Giunto il tempo delle dette nozze, dalla Porta di San Genese (ora di San Bartolomeo) per cui doueua la sposa far l'entrata fin alla cattedrale, furono tapezzate riccamente le strade co' panni di seta et adornate con verdura, et abbellite con quadri d'eccellentissime pitture, e con diuersi e variati capricci d'acconci, sì come anche il suolo staua coperto di vaghi et odoriferi fiori, spruzzandosi in più luoghi acque di soauissimi odori. L'arco superbo, connumerato fra i primi del mondo, fatto da Ottauiano, l'ottaua volta che fu designato Consolo, staua ornato et arricchito di statue, e ridotto, in forma trionfale, che accrescevano l'ordinaria sua bellezza, e sopra esso si vedeuano assisi i due Consoli romani, vestiti all'auso di que' tempi. All'entrare della Piazza Maggiore, ou'è il piede stallo, al mondo celebre, e come tale, e raro si conserua, sopra di cui il gran Giulio Cesare orando persuase all'esercito il trionfar della patria, era stato eretto un arco finto di marmo d'Affrica composto di colonne di [76] mezo rilieuo a rustico con piedi stalli, d'ordine dorico, il vano quadro e 'l riuerscio simile al dritto. Sopra il cornicio ui era un piano et in mezzo Pallade, e la Vittoria, che con le mani sostentauano in maggior altezza 1'arme inquartate de' Malatesti e de' Feltreschi, et a canto Diana con alcune ninfe. Il detto arco fu fabbricato da Giacomo, ingegnere della Republica Fiorentina, mandato a tale effetto. Nel destro lato della piazza, ou'è di presente la Torre dell'Orologio, e quel quartiere di case, ch'allora fin alla chiesa di San Michele era tutta piazza, si scorgeua un non men nobile che artificioso castello. In fine d'essa staua un altro arco maggiore, con due ordini, l'uno sopra l'altro, ricchissimo d'oro e di finissimi colori d'ordine composito di quattro colonne intiere, scannellate, che con tutti i membri e particolarmente il cornicione abbondaua d'oro. Il cui vano era sferico, e nella grossezza, a destra parte si vedeva di basso rilieuo adornata d'argento e di variati colori, la rotta data all'Orsino, allo Sforza et a gli altri Condottieri da Roberto, per opra et valore di Federigo, tanto effigiato al viuo, ch'era impossibile a non riconoscerli tutti. Nella sinistra poi si scorgeuano altre imprese maggiori, con l'iscrizione a lettere d' oro. Sopra il cornicione sul viuo delle colonne, s'alzauano altre quattro meze quadre scannellate e minori con piedistalli, e con tutti i suoi membri d'ordine composto, scoprendouisi sopra il frontispizio circolare, et in mezo un gran vaso, con altri in ogni parte dorati, sopra i piedistalli, ripieni di rose; in mezo di quest'ordine superiore vedeuasi una nicchia cou un alto e regia[77]mente addobato seggio. Nel cornicione da un capo staua Cesare armato, con un libro in mano e dal l'altro Ercole con le mazze ferrate, e tra questi sei eroi latini e greci; il riuerscio rispondeua al dritto in vaghezza, architettura e ricchezza, fatto da Simone Fiorentino, ingegnero mandato dalla Repubblica Veneta. Sopra il riuolo della Fontana era fabricato il quarto arco, finto di porfiro, d'ordine Jonico, con quattro colonne e piedistalli di mezo rilieuo, con tutti i membri simili al bronzo, il vano di mezo era rotondo, e d'ogni parte fra le colonne si vedeua una nicchia con una Statua dello Sposo, e della Sposa, simile al bronzo con una cartella sopra, et in essa alcuni versi latini ad onor loro. Il riuerscio simile al dritto, ma di pittura, inalzandosi al paro di quello col cornicione, formando un piano, in cui stauano fissi molti rami, e sopra alcuni Angioli assisi, che continuatamente girando, dolcemente cantauano con non meno stupore, che vaghezza, composto dall'Ingegnero Domenico Fiorentino, anch'esso mandato dal Duca di Milano al servizio di Roberto. Scopriuasi in fine del Palazzo, e della corte, posto nella piazza della fontana un altro arco trionfale, e magnanimo finto di serpentino con quattro colonne, e piedistalli intieri d'ordine corinto. Haveua tre vani et il maggiore in mezo, uguagliato dalli minori con due cartelle, finte di bronzo, et in esse sculte alcune lodi di Federigo. Le basi, i capitelli, e gli altri membri, anch'essi sembrauano mettallo. Sopra il viuo di queste colonne corinti, s'alzauano altri quattro quadri, più piccioli d'ordine composito, con i medesimi ornamenti dell'altro, et [78] invece di frontispiccio tre piramidi in piedi e nella somità di quello di mezo, staua con fitto un Sole, et in esso l'arme inquartata di Federigo, e di Roberto, et in punta dell'altre due l'arme intiera dello Sposo e della Sposa. Riempiuano lo spazio tra le colonne le statue degli antichi più famosi e celebri signori Feltreschi con molte insegne, et arme appese in segno di Trofei, leuate a nimici, con l'iscrizioni sopra di chiari gesti loro. Il riuerscio era composto dei medesimi ordini et adornato d'altre statue, d'arme, di cartelle, con iscrizioni delle magnanime azioni, dell'inuitto Federigo. Il detto arco fu fabbricato da Francesco Spera in Dio da Mombello, ingegnero del re Ferdinando, per la medesima occasione mandato a Roberto. La piazza del palagio era similmente ornata, e coperta, e nella sommità del vaso della Fontana superiore, vedeuasi una gran palla dorata, circondata da quattro Angioli, si come il fonte stesso, da quattro delfini, ch'a volta a volta spruzzando acqua, sembrauano veri, e non finti.
"Guardauano le porte del palazzo due grandissimi Giganti, armati con mazza ferrata in mano, e sopra le dette porte stauano assisi due giouinetti in forma d'Angioli: le scale erano adornate di Tapeti finissimi Alessandrini, et il palagio tutto d'arazzi di seta e d'oro, fatti con isquisita diligenza, et in particolar quelli della sala grande, oue staua effigiato il testamento vecchio con tutti i Re, Imperatori, Monarchi e Capitani Illustri, con le più famose donne del secolo passato. Copriua un finto Cielo di finissimo azzuro, e di puro oro parte della gran sala, in cui distintamente si scorgeuano le fisse [79] Stelle, col Sole, con la Luna, e altri pianeti, i quali faceuano il corso loro con altrettanto stupore e merauiglia de' riguardanti, quanto con amirabile ed inuisibile artificio. A capo di detta Sala era accomodato sopra alcuni gradili un nobilisizno Trono, coperto da un gran baldacchino di broccato d'oro e di seta verde. La Cattedrale, oue farsi doueua lo sposalizio, era degnamente ornata come Conuiensi a vera casa di Dio, nell'entrare della cui porta scopriuasi una grande cupola artificiosamente adornata di vari padiglioni sparsi in quattro parti, in ciascuna delle quali era da ingegnosa mano dipinto uno degli Elementi, con quello che a esso è sottoposto. Comparuero in questo mentre gli Ambasciatori del Papa, del Re Ferdinando, della Republica di Venezia, della Signoria di Fiorenza, del Duca di Milano, del Duca di Ferrara, del Marchese di Mantoua, del Cardinale di Milano, del Prefetto di Roma, del Principe di Salerno, del Conte Girolamo Riario, del Signor di Carpi, di quello di Font, di Roberto Sanseuenino, di Gio. Bentiuogli, di Stefano Colonna, del Vescouo Sacramoro, della Communità d'Ancona, di quella di Osimo, di Fermo, di Jesi, del Commune di San Marino, di Carlo da Sogliano, del Vescovo di Montefeltro e d'altri. Personalmente poi v'interuennero Giulio Varani da Camerino con sua moglie, Ottauiano Ubaldini, Gio. della Rouere, Signor di Sinigaglia, Pier Antonio Colonna, Antonio da Montefeltro, Margherita, moglie di Carlo da Montone, sorella di Roberto, Cristoforo de' Nardini o Nardelli con la Contessina sua moglie, et anche essa a Roberto sorella, Alesandro da Mattelica, [80] Gio. Francesco, conte di Pian di Meleto, il conte Ramberto Malatesta da Monteuecchio, il conte Gio. di Larpegno, Federigo del conte Ugolino Bandi, il conte Gio. Francesco da Monteuecchio, il conte Giacomo Castracani, già degli Interminelli, Signor di Castelleone, ed il conte Gottifredo Iseo di Cesena, discendente da' Principi Longobardi, Barone del re Partanito, con alcuni altri, a quali furono dati commodi alloggiamenti nelle case de' particolari Cittadini, non essendo il palagio capace di tanta quantità di personaggi, a' quali anco vennero assignati gentilhuomini d'accompagno, e di corteggio, et uno Scalco, acciò che tanto in corte, quanto fuori restassero seruiti, e proveduti di quel che fosse loro necessario. Furono poi dichiarati Scalchi maggiori, Antonio da Montefeltro, Pier Gentile Varano, Francesco Sassatello e Pietro Ubaldini, e compagni di corteggio, Cristoforo alias Zangiauenino, figlio di Gio. Bracciforte di Piacenza, Signor di molti castelli, e giuridizzioni, Condottiero d'huomini d'arme, e fatto Cittadino di Rimini (famiglia che poco tempo fa mancò con la vita di Pellegrino) marito di Lucrezia, figliuola di Giulio Agolanti. Non restando di dire, col testimonio di Bernardo Maffone, Piacentino, Canonico di San Antonino, c'ora tesse leggiadra storia della sua patria e del già Carlo Sigonio, tra gli altri scrittori assai che degli huomini del casato Bracciforti di Piacenza fauellano, molto si valse Carlo Magno a fauore di Adriano Pontefice, contro Desiderio re de' Longobardi, e poscia in diuerse imprese et occasioni gli Ottoni Primo, Secondo e Terzo, onde restò onorato dell' asso[81]luto commando di più castelli, e giuridizioni, e Gio. Mattiolo riminese (casato che si estingue; alla morte di Violante, già moglie di Valerio Tingoli, ora di Bernardino Discalci, Caualiero Cesareo, che pur si estingue). I sudetti scalchi con quelli di Federico Duca d'Urbino, furono alloggiati in corte. Pandolfo dei Ghibaldi, scalco dell'Ambasciator del re, gentilhuomini d'accompagno, il Podestà e Gio. Antonio di Gradara, in casa di Pietro Lazzarino, Guasparrino Bianchelli, scalco de gli Ambasciatori della Repubblica Veneta, compagno Alberto Consigliero, e Gio. Capoinsacco, in casa già d'Isotta Malatesta, Guasparro d'Antonio da Gradara, scalco dell'Ambasciator del duca Galeazzo di Milano, compagno Roberto de gli Orsi e Nicolò Benci, in casa de gli Agolanti, Gismondo de' Gibaldi, scalco dell'Ambasciator di Fiorenza, compagno Pietro Gennari et Antonio Medico, in casa di Andrea Lolo, Antonio di Gio. Antonio, scalco del duca di Ferrara, compagno Gregorio, e Gio. Ricciardelli, in casa di Monsignor Sacramoro, Giulio Fosco, scalco del marchese di Mantova, compagno Ranieri, Vicario delle Gabelle, e Nobile del Referendario, in casa di Gabriello Fosco, Bernardo di Lancilotto, scalco di Giulio da Camerino, compagno Matteo Belmonte e Baglione Baglioni, nella Casa Rossa (ora di Alessandro, che fu di Valerio Nanni, dottor di Legge), Pietro Fari, scalco di Monsignor Patriarca, compagni Malatesta da Fano, e Lorenzo Lanci, mastro dell'entrata, in casa di Malatesta. Antonio da Montefiore, scalco di Cristoforo Nardelli, o Nardini, compagni Ruggiero, e Marco Paci, in casa di esso [82] Marco. Gio. Sacramori, scalco del figliuolo di Roberto Sanseuerino, compagni Galeotto Ufficiale della Guardia, e Resimone suo fratello de' Malatesti, in casa del detto Galeotto. Gregorio di Pietro di Gola, scalco di Geneura Bentiuogli, compagno Carlo Beneo et Ugolino Ricciardelli, in casa di Pietro di Cola. Il conte Raffaello, scalco d'Antonio di Pitigliano, compagno Obice da Rauenna, et Alesandro Capoinsacco, in casa del detto Conte. Giacomo da Sassoferrato, scalco di Margherita di Carlo da Mantoua, in casa di Bartolomeo Grosso. Nicolò Clementini, scalco di Gio. Francesco Gonzaga, compagno Sorleone e Tomeo, in casa di Sorleone. Malatesta Bianchelli, scalco del signor di Mattelica, compagno Paolo, in casa sua.
"Venuto il dì XXIV destinato alle nozze, auuicinandosi alla città, Isabetta e Federigo, Duce suo Padre, Roberto, accompagnato da tutti gli Ambasciatori, Signori, e da altri diversi particolari amici, e seruitori di vari luoghi, non descritti, e dalla corte ordinaria, che ascendevano ad ottocento cavalli, passò al Terzo, tre miglia distante da Rimini ad incontrarli et a riceuerli. Poco addietro, seguiuano queste signore per onorar Isabetta, ognuna delle quali traeua seco due donzelle a cauallo con ricchi, pomposi, e leggiadri acconci ornati, seruite da più staffieri con variate livree. La donna del Podestà, quella di Alberto Petrucci, di Mondaccio, di Ranieri, Vicario delle Gabelle, dell'Ufficiale della guardia, di Adimario Adimari, di Raimondo Malatesta, di Ruggiero, di Gio. Francesco, d'Illario, di Rinalduccio, di Ludouico Marchiselll, e quella [83] del conte Raffaello. S'incontrarono col Duca e con la Sposa, vicino la chiesa di San Lazaro dei Terzo, et iui seguirono quell'accoglienze, che conueniuano all'una et all'altra parte, professando la prima a questo oblighi senza fine, e questa di eccessiuo et insolito amore verso quello, continouarono poi i complimenti un pezzo per la quantità di Signori e Signore, e compiti s'inuiarono verso la città, facendo loro guida un grandissimo concerto di stromenti da fiato e da mano che riempiuano l'aria d'ogni intorno, e giunto, fu questo interrotto da un altro più strepitoso rimbombo di bombarde, moschetti, spingarde, tamburi, campane, trombe, e da una infinità di voci, che dauano col nome di viua viua Malatesti, Feltreschi, gridi d'infinita allegrezza, oltre il portarla ogn'uno palesamente in faccia, essendo iui tutto il popolo concorso, per ricevere tali e tanti Signori e fu leuato la figliuola et il padre sotto un ricchissimo baldacchino, di broccato verde e rosso, con riccami di perle e di gioie, sostentato dal Magistrato della Città, e poi di quando in quando da altri nobili d'essa fin al palagio. Arriuati questi al superbo e singolare arco Romano, si rizzano i due Consoli e fatta riverenza al Duca et a gli Sposi, orando mostrarono, ch'hauendo prevista la venuta loro, hauevano a questo, e non ad altro effetto, eretto l'arco.
"Seguitando il viaggio, crescendo ogn'ora più il popolo, con qualche difficoltà si condussero all'arco dell'ingegnere della Signoria di Fiorenza, accompagnati da suoni, canti, e da' soaui odori di vaghi et odoriferi fiori, et acque. Et ecco Diana salutar, [84] anch'essa la generosa coppia, e chi li seguiua e poscia con tanta grazia e melodia cantare alcune lodi d'Isabetta, che più tosto rassembraua sopranaturale che mortal voce, a cui con non meno soauità rispose il coro delle sue ninfe. La piazza (benchè grande) staua ripiena di palchi, attesochè non poteva il suolo d'essa, le porte, le fenestre et i tetti capere moltitudini si grande, giunti li Signori a capo di quelle, ou'era composto l'arco dell'ingegnere della Republica Veneta, Cesare Augusto recitò molti versi (che per brevità si lasciano, potendo il curioso vederli nell'isteria di Broglio; accennando in fine con la mano, ch'il seggio, apparecchiato al più virtuoso e magnanimo guerriero, a Federigo spettaua. Leuossi dopo Ercole, et adittò che per fortezza la sedia gli staua ivi preparata, il simile Camillo, Temistocle, e gli altri per benefici, fatti alla patria loro, e per l'altre virtù mostrate all'occasione.
Comparsi all'arco quarto, fabbricato dall'architetto del Duca di Milano, gli Angioli con istromenti in mano, dolcemente cantando, con altrettanta melodia sonauano, quanto marauigliosa vista rendeuan per l'inuisibil mode del girare sopra i rami in aria. Giunti al palagio, Federigo et Isabetta dopo hauer mirato e ben rafigurato gli eroi del loro casato con sodisfazzione grandissima resero grazie a Roberto et a Francesco da Mercatello, fabbricatore d'armi mandato dal re; nell'istesso tempo furono salutati dal Castello Sigismondo, ivi dirimpetto con una bellissima salue d'artiglierie e di moschetti e nell'ingresso del palagio, gli Angioli assisi, sopra le porte resero stupore delle grate loro voci, e dè [85] portamenti d'essi con grazia singolare. La carica e cura de' banchetti fu data con ampia autorità a Lorenzo, mastro dell'entrate, a Francesco Biondolo da Ferrara et a Felice Scalco, che con molto ordino et onore di Roberto e loro condussero il tutto a felice fine. Passò la città di Rimini quella notte più con suoni e canti che col dormire, stante la quantità delle variate musiche, et il numero grande dè lumi e delle torce che per essi giraua, faceua risplendere l'oscurità delle nubi stesse.
"La Domenica mattina alli XXV, uscì la Sposa, adornata di vesti, ricca di ciò che produsse sua Indiana Minera o Eritrea Maremma, et abbellita l'ornatura del capo (oltre l'infinito numero di gioie, di due grandi e superbi gioielli d'inestimabil prezzo, che aumentauano la natural bellezza, e fece di Regina, non che di Prencipessa, pomposa mostra et accompagnata e seruita da tutte le sopranominate Signore, e da molt'altre non descritte, nobilissimamente vestite, si condusse alla Cattedrale, la quale staua dall'alto al basso riccamente adobbata con forme al restante dell'apparato, e poco dopo giunsnero Roberto, Federigo, molti Prelati, e l'ambasciaria tutta, oue subito si cantò da Bartolomeo Vescovo Messa solenne con una piena e sonora musica di diuersi concerti d'istromenti e di voci, et il levare del Santissimo Sancramento fu accompagnato da cento piferi e da cinquanta Trombetti, mandati da diverse Potenze al seruigio di queste nozze. Tornati in corte e postisi a sedere, Mario Poeta, figliuolo del Poeta Filelfo, si fece loro innanzi e con grazia e gravità cantò gli innumerabili ge[86]sti eroici degli antenati Feltreschi e Malatesti. Dopo fu celebrato lo sposalizio solennissimo, e dato il segno fu rifatta noua salua generale dalle bombarde, et altri tiri con strepito di campane, di tamburi, di trombe, cornetti e di Piferi in gran copia, onde l'aria tutta risonava, nel qual tempo furono apprestate le sette tavole sopra il soglio del gran trono, e d'indi a poco le altre sette, fuori d'essa più a basso. In capo della prima tauola sedevano la Sposa e Roberto, a mano dritta l'Ambasciatore di Sito, al quale seguiua quello di Venezia e poi Giouanna, Signora di Camerino, sorella della Sposa,
Gli Ambasciatori del conte Girolamo Riari,
Del Conte di Carrara
Di Giovanni Bentivoglio e quelli
Di Sacramoro Sacramori Vescovo di Parma; sedeua a mano sinistra il Duca d'Urbino
Gli Ambasciatori del Re e Ferdinando, di Fiorenza
Di Ferrara, e del Marchese di Mantova
Margherita, moglie di Carlo da Mantova
La Contessina
Giulio da Camerino
L'Ambasciatòre del Signore di Forlì, e quello
Del Signor di Carpi, essendo Scalchi
Alberto Petrucci da Mondaccio, Consigliero da una banda, e Enea Visconti dall'altra.
"Il numero e prezzo delle vivande, le delicatezze loro, l'ordine con che furono portate e la ricchezza e sontuosità de gli habiti di chi serviva, furono di tanta squisitezza che levarono ad ogn'uno per lo avvenire la forza d'imitarlo. Ma sopratutto marauigliosa fa la varietà e quantità delle confetture [87] con tant'opra di zuccheri variamente formati, poichè in una girata d'occhio si vedea su quelle mense uno squadrone di statue, una Primauera di fiori, un Autunno di frutti, un seraglio d'animali et un Occeano di pesci.
"Levate le tavole, in onor delle nozze, Roberto creò Caualiero Alberto Petrucci, e Castellano da Castello, condottiero, a' quali donò alcune pezze di drappi, d'oro et altri regali, e subito si diede principio a ballare, essendouisi ridotte tutte le più belle e nobili dame della Città e le forestiere, concorse a veder gli spettacoli. Continouò il ballare circa due ore con molte facezie, motti arguti, trattenimenti, e farse, rappresentati da eccellenti maestri di tal professione, iui raunati in buona copia per la diuizia che si trouaua in que' tempi di persone tali. Cessato il canto et il danzare, li scalchi fecero portare le seguenti nobilissime colazzioni per rinfrescamento.
"E prima Uoua di zucchero quattrocento, accomodate tanto al naturale, come l'altre cose, ch'erano credute non finte, seicento ostriche e canelli assaissimi di mare, sei bacini di teline, di calcini, di pauerazze, di gongoli, di caparozzi, e d'altre sorti di frutti di mare, sei altri bacini pieni di variate sorte di pesci, dugento Cocomeri e cetroncelli, cento Melloni, dugento pere ghicciuole, et altrettanti peschi, mele e bricoccole, una quantità grandissima di pere moscardine, di prugne, di ciregie, di pomi reali, auelane, e di castagne, un buon numero di Cedri, di limoncelli e di Narancie, quattro bacini di finocchi, di saluia, e di Ramorino, quattro altri di serpillo, di menta e di basilico, altri quattro di cauoli, di [88] latughe, e di borraggine, e sei altri di rose, di gigli, di garofani, di viole, di iacinti, di narcisi, di gelsomini, e di ogn'altra sorte di fiori, dodici scacchiere con li scacchi, sedici tauolieri, colle tauole e dadi sopra, dieci confettiere con cimeri, dieci fontane in varie forme, venti Elefanti colli Castelli sopra le spalle da combattere, altrettanti caualli con putti venti in varie positure, trentacinque Delfini con putti similmente sopra, che teneuano diversi stromenti in mano, quaranta Castelli, ripieni di torri, diuersamente fatti, la fontana di Rimini nella propria forma, circondata da sedici putti che gettaua acqua profumata; fu portata similmente di zucchero la Porta di S. Pietro colli due Giganti, che anticamente la guardauano, chiamato l'uno Atlante, e Fierabranca l'altro, l'arco d'Ottauiano con altri due Giganti, il piedestallo, oue orò Giulio Cesare, la bella chiesa di San Francesco, nel modo che doueua esser compita, un carro trionfale e Sigismondo Pandolfo, armato sopra, tenendo in mano il bastone, insegna del Generalato, la Rocca o Castello di Rimini, come sta eretto, mostrando distintamente i ponti, le porte, le saracinesche, le ritirate e i torricini guardati da Giganti, e le mura da' soldati, con fuochi nelle punte dell'arma astate, che gettauano soauissimi odori. Tutte le sudette confetture furono portate in bacini d'argento, da cento quaranta giouini nobili, riccamente vestiti, li quali fatto un largo giro fecero ala a due nobili donzelle, d'età d'anni XV non meno vaghe d'aspetto, che graziose, belle, et eloquenti, le quali riuerentemente innanzi al Duca et agli Sposi, in onore loro reci[89]tarono un sonetto per ciascuna, e perchè l'ultimo finì con le parole Roberto, l'istesso fu da tutti i circostanti repplicato con notabile segno d'allegrezza, et in un batter d'occhio si diede un generale assalto alle descritte confetture, delle quali in breue si riportò segnalata vittoria e ricco sacco, fatto poi silenzio, le due donzelle recitarono altri versi latini e dippoi di concerto cantarono un bellissimo madrigale. Cessato il canto gli Ambasciatori presentarono alla Sposa diversi doni, e prima di tutti, quelli di Papa Sisto, una pezza di damaschino cremesino, broccato d'oro et una crocetta d'oro, piena di diamanti con tre bellissime perle pendenti, appese ad una catenella d'oro. L'Ambasciatore del Re una pezza di broccato d'oro pauonazzo. Quelli della Repubblica Veneta appresentatisi alla Sposa, si spogliarono, lasciando i due loro manti e capucci, di raso cremesino, foderati di terzanello, cremesino, e tali doni sono i maggiori che costumauano fare, quando voleuano straordinariamente onorare qualcheduno. La Signoria di Fiorenza mandò una pezza di panno d'oro cremesino a riccio. L'ambasciatore del cardinal di Milano un cerchio d'oro, fornito di perle, con una Nostra Signora in mezo, con variati smalti, et una croce con quattro rubbini, un diamante, e sette perle. Presentò l'ambasciatore del duca di Ferrara una pezza di veluto cremesino in due peli. Quello del marchese di Mantoua diede una pezza di raso cremesino broccato d'oro. Quel di Salerno un collaro d'oro, bellissimo, fatto a fiori di garofolo, e di viole. Il prefetto di Roma un Bacino ed uno Bronzino d'argento. Il Conte Girolamo Riari un [90] pezzo di Raso cremesino. Il Signor di Forlì un anello con un bellissimo Zaffiro et un altro anello con una perla di gran valore. Gio. Bentiuogli un anello con un diamante in tauola. Margherita del Conte Carlo da Montone un rinfrescatore d'argento dorato, smaltato col fondo e piede di cristallo. Giulio da Camerino un bacino et un bronzo d'argento, e Giouanna sua moglie, sorella della sposa, una confettiera. Cristoforo de' Nardini, e la Contessina, sua moglie, una confettiera d'argento. Alesandro da Mattelica due tazze d'argento dorato. Monsignore Sacramoro, una confettiera d'argento, noue paia di guanti profumati, forniti d'oro e di seta e noue drapicelli nobilissimi. La Comunità di Fermo mandò cinquecento Carlini Papali et un bacino con un bronzino dorato. La Comunità di Jesi quattro tazze d'argento, Stefano Colonna un bacino e bronzo d'argento. La Comunità d'Ancona sei tapetti soriani. La Comunità di Osimo un bacino con un bronzo di argento. La città di Rimini presentò tre mille lire di bolognini. Il conte Ugo di Carpegno quattro tazze d'argento. Il conte Roberto di Monteuecchio, mandò a donare assai bestiame per le nozze, si come fece il Marchese dal Monte e la Comunità di Meldole biada assai et grandissimo numero di pollami e l'istesso fecero tutti i Castelli sottoposti a Roberto. La Comunità di Mantoua donò quattro tazze d'argento, e mentre questo presentauauo, i saltatori, buffoni, et atteggiatori faceuano l'ufficio loro con molte risa. Scrive Broglio, che sarebbe impossibile narrare tutti i nobili, e la quantità delle persone de' comitati e gl'altri che per loro [91] gusto vennero, e presentarono la Sposa, oltre i descritti, et un numero quasi incredibile di caualli, per li quali e per questi della Città, e del Contado stauano preparate più case, dietro la fontana, oue era a ciascheduno prouisto di quanto facesse bisogno per li otto giorni delle nozze, e delli spettacoli. Subito su la piazza sopra un largo palco fu fatto il giuoco del Caualiero e delle Gatte, oue il primo che si presentò, rimase con riso de' riguardanti tutto lacerato. Mentre si festeggiaua o danzaua in Corte, il simile si faceua in diuersi luoghi della Città, portando ciascuno in fronte scritta l'interna allegrezza, e fra l'altre cose riguardevoli furono rappresentati due carri trionfali, tirati con occulti ingegni, sopra quali erano sostentati alcuni putti in forma d'Angioli in aria con inuisibile inuenzione, cantando e sonando cimbali, arpe e Liuti, rendendo gran vista e più sonora melodia. Il Lunedì si fece una bellissima giostra, che oltre lo star la piazza ripiena di palchi, per commodità del popolo, ne furono rizzati alcuni differenti per la nobiltà forestiera, et anco sontuosamente adornati, per Gio. Francesco conte di Pian di Meleto e Roberto conte di Monteuecchio, Giudici Deputati, e per Nicoletto da Canosa, con Gio. Antonio da Fano, per notar i colpi. Il pregio era una pezza intiera di drappo d'oro, e per lo torneo, da farsi uno di Alessandrino. Comparsa la Sposa con Signore e Signori, Roberto si presentò con dodici corsieri riccamente coperti di variati drappi d'oro, accompagnato da XXV gentilhuomini, con le lance su la coscia, e dietro a Roberto, v'era lo scudiero Sanseuerino, suo cameriero, il condottiero e Caua[92]liero Castellano da Castello, e lo squadriere Giorgio Albanese, Castracane Castracani, il conte Raffaello, Raimondo Malatesta, Antonio di Cotrino, Gio. da Gradara, Moreletto ed altri valent'huomini di Roberto. Nell'istesso tempo giunse in piazza il duca d'Urbino, e seco li squadrieri Pietro e Gio. Ubaldini, il Cornacchia, Pietro Paolo da Ogobbio et il fratello, Carlo de' Prefetti da Piacenza et altri sei gentilhuomini. Ne tardò comparire il marchese di Mantoua, Canusio con altri cinque nobili appresso. S'appresentò nel medesimo punto di un altro oltre il signore di Forlì, Mengaccio Magagnone, Gio. Tomaso e Bartolomeo figliuolo di Pocointesta, e Castellino con bellissimi corrieri, e ricchissima sopraueste di veluto e di drappi d'oro, si come gli altri giostratori, onde lo spettacolo riuscì degno e vago. Dato il cenno in un subito si senti riempir d'ogni intorno l'aria di romor di tamburi e di suono di trombe; e Roberto, posto sull'Aringo diede principio all'onorata giostra, seguitato da gli altri, secondo i gradi, già ordinati, e diuisati, ma per la quantità non si puotò dar compimento, se non nel fine del seguente giorno, nel quale venne non solo sentenziato da Giudici, ma anche da chi vi haueua interesse a fauor di Roberto, che con pompa e corteggio fu condotto a Corte col pregio innanzi et egli che l'onore e la gloria solamente prezzaua, divise il drappo, facendone di una parte dono a Canusio, e dell'altra onorò Pietro Ubaldini et il Cornacchia. Il Mercordì, giorno destinato a dar l'assalto all'artificioso Castello, fabbricato alla sinistra parte della Piazza, guardato dal Contestabile Bal[93]daccio, e da molti suoi soldati, e le porte d'esso d'Antonio Montefiore e dalla sua compagnia. Dopo desinare essendo ripiena di popolo la piazza, comparue un esercito di soldati riccamente vestiti, che intorno al Castello si compartirono in diuerse parti, da Gio. della Rouere furono piantati alcuni cannoni battendo il Castello con spessi tiri, e Baldaccio, secondo il bisogno riparando or qua or là lo difendeua, e nell'istesso tempo anch'esso con spingarde, sassi e bombarde, offendeua il nimico, e poscia con sortite lo trauagliaua, e seco veniua alle mani, dando e pigliando la calca; vedendo poi che verso il tardi l'artiglierie restauano con poca guardia mandò Antonio ad inchiodarle, il quale uscito in campagna con le soldatesche sue superbamente armate, con furore assalì le guardie ed inchiodolle, non ostante la gagliarda difesa da loro fatta, ma nello stesso tempo sopragiungendo grosso numero di soldati, conuenne a quelli del Castello ritirarsi. Il duca d'Urbino che scorreua il campo, vedendo di lontano soccorso di caualleria, auertì il Castellano, che con prestezza tirasse dentro le sue genti, il che inteso Baldaccio adirato, disse. Oh Signor Duca, credo, che mi vogliate insegnare il mestiere, questo gouerno ora tocca a me, quando comandorete voi farete a modo vostro. Il Duca ridendo rispose, hauete ragione, e leuossi di sotto il Castello. In questo mezo fingendo, che Antonio hauesse trattato con alcuni di dargli il Castello, e da Baldaccio fosse stato discoperto, fu posto prigione, et impiccato a merli per li piedi con altri appresso, si come alcuni per un braccio, e tall'uno per il collo, [94] e facendo raddoppiare le guardie per esser comparsa la notte si pose fine. Nel seguente giorno di nuouo furono piantati altri pezzi, e dato principio a battere il castello, et ai piedi la piazza sul canto de Branzi, dipoi d'Ermo Passarelli (poscia dè Coradini et ora di Francesco del Deto) fu scoperto un grosso squadrone di caualleria et uno stendardo verde, guidato da Roberto, riccamente armato con sopraueste del medesimo colore, ripieno di riccami d'oro e d'argento, e gran quantità di perle e gioie oltre un gran numero di pennoni di variate sorti, in fauor del Castello. Nell'istesso tempo si presentò Giouanni della Rouere, sul canto di San Giorgio, con lo stendardo rosso, come anco le soprauesti ricchissime e bellissime, che non men vaga pompa rendeua dell'altro, con tre altre squadre in fauore della fanteria et in difesa delle bombarde. Poco dopo quando parue a Roberto il tempo, stretto nell'arme si messe con la lancia in mano seguitato dalle tre squadre, al suono di molte trombe al romor di assai tamburi, et allo strepito di grossi tiri, et all'incontro Giouanni, coraggiosamente co' suoi, e con ferocità venne ad incontrarlo, rompendo leggiadramente con Roberto le loro lance, senza punto moversi di sella, il che non successe agli altri, che più di venti d'ogni parte cadettero in terra, con morte di tredici corsieri, dieci altri stroppiati e spallati e non senza male di Caualieri, et in particolare di Francesco Sassatello, che cadendo il cauallo, crepò, et egli venne malamente calpestato dagli altri che lo seguitauano, donde con pericolo di vita, fu leuato, stettero un pezzo in aspra contesa, tentando ogn'uno per l'acquisto di [95] gloria, occupar gli stendardi della contraria parte, dopo lungo pugnare, stanchi, benchè più che prima vogliosi, si ritirarono, respirando alquanto, indi a non molto con maggior ardore tornati alla battaglia adopraron le mazze inargentate questi et indorate quelli, che in breve restò il terreno coperto di spallacci, bracciali, manopole e pezzi di arme, vedendosi tallun batter la testa sopra gli arcioni, e groppe de' caualli. Lo scudiero Gio. Mattiolo da Rimino, della squadra di Roberto, sentendosi gagliardo e forte della persona, o ch'il giuoco gli fosse venuto a noia, o per vendicarsi di alcune gravi percosse riceuute, o pure per far prova di sua forza, strettosi nell'arme e fermatosi sopra le staffe, cominciò a due mani a ferir or questo, or quello, e percuoter sopra gli elmetti, con ogni suo maggior potere, che quattro riuersò sopra i Caualli, cacciandosi vicino allo stendardo, per leuarlo al nimico, il che veduto da Roberto, con ira minacciando, lo ritrasse si perchè voleua che l'onor fosse ascritto a Giouanni suo cognato, come perchè giudicò esser questo mal modo di giuocare, però gli disse, che non passasse più innanzi, e che seruasse la forza contro nemici, senza disturbo della festa, ond'egli scusandosi ritirossi, ferendo modestamente. Cominciò allora Roberto a cedere, e dar agio a Giouanni di riceuere l'onore, che pigliando lo stendardo, tornò vittorioso e col premio innanzi, trionfante a palazzo, seguitato dagli Ambasciatori e dalle nobiltà con grande applauso. Il Venerdì furono rappresentati diuersi altri giuochi, et il Sabbato, licenziandosi ogni uno soddisfatto e regalato, con[96]forme alla magnanimità di Roberto, tornò a casa, essendo riuscite superbissime le nozze.
Nota delle spese fatte nelle cose più ordinarie per l'occasione delle nozze.
Carne grossa di più sorti, quattro milia libre.
Polli otto milia seicento ottanta paia.
Paueri ottocento nonanta paia.
Anatre cinquecento quaranta paia.
Piccioni quattro milia ducento paia.
Pauoni sedici paia.
Fagiani venticinque paia.
Conigli quarant'otto.
Vino dolce e garbo botti cento e diece.
Maluasia diece botte.
Cera libre duemilia ottocento nouanta.
Confezzioni cioè anici, coriandoli et mandorle libre tre milia ottocento nouantasei.
Pignoccati e marzapani libre mile ottocento nouantaquattro.
Castelli di zucchero, libre mille nouecento cinquantasei.
Biade per caualli staia di Rimino seicento e dodici.
Grano per far pane staia trecento e venti.
Uoua quarantacinque migliaia.
Formaggio minuto libre tremilia et ottocento.
Prosciutti cento ottanta.
Salcicioni bolognesi cinquecento settanta otto.
Distrutto libre quattrocento.
Mosto cotto due barili e mezo.
Agresto chiaro cinque barili.
Olio otto some.
Melangole tredici milia.
[97] Formaggio parmigiano quaranta forme.
Latte dieci some.
Per frutti di più sorte, insalata, erbaggi, zucchero fino, in seruigio della cucina, e per acqua rosa, si spese ducati cento ottanta.
Lance preparate per la giostra cento ventitre.
Lance da cauallo per lo fatto d'arme ducento e venti.
Mazze dorate et inargentate per lo medesimo effetto ducento venticinque.
Fiaschi di vetro mille et quattrocento.
Caraffe mille e cinquecento.
Bastoni dorati et argentati per li scalchi cento cinquanta.
Doni fatti a diuersi da Roberto.
A trentatre cuochi, ducento ducati.
A trentadue piferi et a ventidue tamburi di diuersi prencipi e di Comunità, cento ottanta ducati.
A cinquanta trombetti di più prencipi, quattrocento ducati.
A cinque suonatori d'arpa, due della Duchessa di Ferrara, uno di Roberto Sanseuerino, l'altro di Recanati e l'ultimo di Rimino, ducati venti.
A dodici sonatori di liuto, ducati cinquanta.
A due sonatori di cornetto del Vescouo di Ferrara et ad uno da Castello, con un cantore ducati venti.
A cinque buffoni di Ferrara, di Venezia, di Sanseuerino, di Pesaro e di Rimino, et ad uno saltatore d'Urbino, ducati cinquanta.
A Gio. Fiorentino musico con i compagni et a Pietro Organista ducati cinquanta.
[98] A tre atteggiatori, che contrafaceuano il Liopardo ducati quindici.
A quattro staffieri del Duca d'Urbino, che vennero con la sposa, ducati venticinque.
Al Portinaro d'Urbino ducati sei et a questo di S. Bartolomeo di Rimini quattro.
A due gentilhuomini poeti che improuisauano ducati cento.
Ad otto ingegnieri et a noue loro operari, ducati cento sessanta per uno.
Donò a molti altri, dei quali non è fatta menzione da Broglio, asserendo egli di non potere per difetto di memoria, come di molti altre azzioni, occorse in queste nozze, la cui spesa testifica ascendere a quarantasei milia ducati et esseruisi trouato presente l'anno mille quattrocento settantacinque alli XXIV di giugno fin'alli due di luglio.1

1 Chi volesse conoscere il vero autore di questo capitolo vada a Rimini e lo troverà in un autografo del quattrocento di Broglio o nel Raccolto Istorico della fondazione di Rimino e dell'origine e vita de' Malatesti, con vari e notabili fatti in essa città e fuori di tempo in tempo successi, distinto in quindici libri di Cesare Clementini, riminese. Parte seconda. In Rimini, 1617, pag. 518. - Noi abbiamo potuto vedere e studiare questo codice grazie alla squisita cortesia del dottissimo commendatore Tonini, bibliotecario di Rimini.