La Mescalina
Parte I

G. Lippi

Rassegna di Studi Psichiatrici, vol. 19, pp. 1049-1058, 1930

I.

Nel 1914 nel fascic. N° 6 (novembre-dicembre) di questa Rassegna di Studi psichiatrici, apparve la recensione d'uno studio di Alwin Knauer e William M. Maloney sull'azione psichica della "mescalina", con speciale riguardo al meccanismo dell'allucinazione visiva, (The Journal of Nervous and Mental Disease Vol. XL, 1913 pag. 425).

Si facevano in essa conoscere le interessanti deduzioni, ottenute dagli AA. colla somministrazione - in 33 individui - di questo alcaloide, sotto la forma sintetica di solfato di mescalina, per iniezione sottocutanea. [1050]

Nella breve nota, furono succosamente messi in evidenza i sintomi principali osservati in quei soggetti, sotto 1'azione dello stupefacente e specialmente furono rilevati i fenomeni sensoriali, in particolar modo, visivi, da esso suscitati.

In seguito Kurt Beringer, in un volume molto interessante (Der Meskalinrausch ; seme Geschichte und Erscheinungsweise; Springer, Berlin - 1927) compì uno studio, tanto farmacodinamico che clinico, ritenuto il più completo fino al 1927.

Da esso ebbero punto di partenza altre interessanti pubblicazioni, aventi, come base, esperimenti di medici scienziati su loro stessi e su altri.

Rouhier definì "la plante qui fait les yeux émerveillés" questo vegetale, noto in special modo nel Messico e adorato come una deità da quegli indigeni, chiamato "peyotl" (Analonium Lewinii). I messicani usano, per lo più, la droga in natura (mescal bottons), ma ora, anche sotto forma di alcaloidi (mescalina nativa o sintetica, solfato di mescalina), essa, lentamente, è riuscita ad insinuarsi nelle tristi file degli altri veleni più noti. E' dei primi di novembre la notizia apparsa su qualche quotidiano politico, della scoperta di ambienti parigini e di altri grandi centri, dove la droga è stata accolta con tanto entusiasmo, da destare gravi preoccupazioni nelle autorità di polizia, incaricate di combattere e reprimere il traffico e l'uso degli stupefacenti in genere.

Gli effetti dell' ebbrezza mescalinica più raramente si manifestano sull'apparato auditivo; sono state anche osservate allucinazioni del senso muscolare, con perdita completa della coscienza della posizione delle membra e assoluta incapacità di compiere certi movimenti.

Assai più imponenti invece sono le allucinazioni visive. Le visioni hanno spesso uno splendore, che i poeti potrebbero invidiare, come quella d'un tappeto d'oro scuro, sopra il quale scorrono degli ornamenti d'oro rutilante. Tutto è sfarzosamente illuminato, tutto ha contorni meravigliosamente ricchi di colori, tanto da abbagliare. Simultaneamente lo spazio sembra più ampio e si prova una vera gioia a constatare che tutto è vasto e che i motivi decorativi stessi si deformano e si muovono.

Una delle caratteristiche che più colpiscono (ritrovata spesso nella schizofrenia) è che le fisionomie appaiono più significative, più espressive e spinte fino alla caricatura. La ricchezza incredibile delle sensazioni è moltiplicata dal fatto, che, a complicarle, i sensi si associano, un suono risveglia un colore o una sensazione tattile e inversamente: così non si sa più se si vede o si sente. Si ha quello che, concisamente, disse Baudelaire per l'ascish "i suoni si rivestono di colori e i colori racchiudono una musica".

Queste modificazioni dei dati dei sensi comportano una modificazione della coscienza, che, d'altra parte, sembra limitarsi in maniera, da non essere più occupata che da un unico oggetto, che prende allora una gran[1051]dezza relativa, fisica, o morale considerevole. Anche la nozione del tempo è profondamente turbata.

Ma ciò che è più caratteristico è la sensazione di euforia, la voglia di ridere delle minime cose e di beffarsi di tutto, che sussiste quasi sempre, malgrado la più deprimente delle sensazioni, la nausea. Tuttavia questo senso di euforia ha qualche cosa di "plaqué", di artificiale. Sopratutto quando essa è consecutiva ad una dose debole, può, come la barbiturdietilamina, servire a rivelare delle simpatie o delle antipatie nascoste, senza tuttavia manifestare niente di profondamente costituzionale, salvo forse una tendenza alle immagini visive (tipi aidetici).

Ecco come Critchley descrive una delle immagini allucinatorie, durante la "sbornia mescalinica", su sé stesso esperimentata:

"Ora, improvvisamente, l'acqua del fiumicello si asciuga completamente ed appare così il letto roccioso, che, man mano, si trasforma in un sentiero petroso, che attraversa un paesaggio di collina. La scena quindi si trasforma ancora in una pianura ubertosa, tutta coltivata a pascolo, i prati sono tutti ingemmati di ranuncoli gialli e di margherite, e lo spettacolo fluisce in un parco, in mezzo al quale si trova una sopraelevazione per la musica, con innumerevoli file concentriche di sedie, ognuna delle quali gira vorticosamente intorno al proprio asse".

Nel n° 127 (Sett. 1930) della "Zeitschrift f. d. gesamte Neurol. u. Psych." il Prof. E. Forster, direttore della chimica psichiatrica dell'Università di Greifswald e due suoi allievi, Dr. Zàdor e Dr. Zucker, riportano dati interessantissimi sopra le ricerche, da essi compiute, sull'ebbrezza mescalinica e descrivono, con molta precisione, la grande serie di sintomi, provocati da tale stupefacente; sintomi che corrispondono, in massima parte, alle descrizioni dei soggetti, sui quali fu fatto l'esperimento da Beringer.

Basandosi specialmente sul fatto, che la coscienza, durante questo stato tossico, rimane pressoché intatta e che il soggetto può quindi assistere, quasi come spettatore, allo svolgersi delle sue visioni e delle altre sensazioni in genere, Forster afferma che il miglior modo di fare mia ricerca, che culmini coll'espressione di dati precisi, senza prevenzione di sorta, è il metterci in condizioni di provare noi stessi ciò che finora si è osservato su altri. Egli è perciò dell'opinione, che non sarebbe inopportuno se molti medici facessero le ricerche su loro stessi, specialmente quelli che, in luogo di portare la prova, dal lato psichiatrico, positiva dell'isteria (in quanto essi affermano che il paziente riferisce dati obiettivamente falsi) danno il nome di isterici a tutti quei disturbi, dei quali essi non possono dare un reperto obbiettivo.

"Il fatto - egli dice -- che noi non osserviamo, ciò che è obiettivo, ma soltanto ciò che noi percepiamo, in base al nostro 'contenuto rappresentativo' ha significato importantissimo, non solo per la psichia[1052]tria, ma anche per la normalità. L' errore di osservazione diviene minimo, se si ha sempre coscienza di esso".

Il prof. Reko del Messico mise a disposizione di Forster tutti i dati più preziosi sull'azione del Peyotl, ed anche di altri stupefacenti, per ora ignoti.

Per dare una idea chiara dell'azione della droga in questione, ritengo opportuno riportare qui, per esteso, la relazione sull'autoesperimento di Forster, in cui sono, con fedeltà e precisione, esposti tutti i particolarissimi sintomi, ch'egli, in quell'occasione, ebbe a manifestare.

18-1-29. Autoesperimento di Forster. Osservatore Zàdor.

Ore 13,15, Mescalina Merck 0,5.

Ore 13.25. "Mi sento un po' comico, non mi sento del tutto a posto". Salivazione, lacrimazione,

Ore 13,50. Nausea, senso di gelo, sbadiglio. Siede indifferente su una sedia, ha frequenti conati di vomito. Finora nessun fenomeno visivo. Non prova alcuna variazione, all'infuori del malessere fisico.

Ore 14. 0,3 di mescalina Merck. Conati di vomito, sensazione di gelo. Condotto fuori della Clinica, giudica il freddo esterno "come un'altra sensazione". Senso di rigidezza nelle gambe.

Ore 14,10. Vomito, contrattura muscolare. "Come se fossi rigido". Non può fare nessun movimento veloce. Sensazione di avere le articolazioni di gomma elastica "Mi mette di buon umore". "Sento un po' di sonnolenza, ma non ho sonno". "Non è da paragonare all'ubriachezza per alcool". "Quasi continuo mal di mare, anche quando mi sento del tutto indifferente".

Ore 14,20. Sensazione come se la seggiola andasse qua e là. "So che il terreno è fermo, ma vedo che va e viene", "Vacilla qua e là come se fosse di pasta". "La tenda della libreria va e viene, tutto quello che io fisso va e viene", "In quel panno bianco, vedo striscie gialle". Distingue i movimenti reali, provocati da corrente d'aria, dai movimenti apparenti. Sa che questi sono movimenti apparenti. "So che è tutta un'assurdità, tuttavia si muove".

Ore 14.25. Senso di intossicazione. Aumento della nausea, brividi, "Non posso fissare affatto, le linee si muovono, tutta la stanza vacilla, come se avessi un forte mal di mare. Sensazione come se la metà sinistra fosse sottilissima e la metà destra fosse cinque volte più grossa e pesante. So che entrambe debbono essere perfettamente uguali, ma, anche se sto bene attento, ho proprio l'impressione d'essere acromegalico. So che non può essere, ma vedo la mia mano destra considerevolmente più grossa; al tatto la sento uguale, ma la vedo più grossa. Le due sensazioni non concordano, ma è difficile spiegare come ciò sia possibile". "Lo spazio qualche volta diviene angusto ed alto, poi basso ed ampio". "Tutto si muove ancora quà e là, oscilla". Aumento dei conati di vomito, poi sensazione come se il palato dovesse venir fuori. Sensazione come se [1053] tutto il corpo fosse enfiato. Nella stanza tutto oscilla, tutto cambia dimensioni. Gli oggetti si affollano intorno al soggetto, s'ingrandiscono, tornano poi indietro e si fanno più piccoli e confusi.

Ore 14.50. Forte malessere, senso di freddo. Di tanto in tanto sensazione di annientamento.

Ore 15. Il corpo è proporzionato. Soltanto il dorso, tutto enfiato, è posto a rovescio, "Come se le membra non coappartenessero". "Ho la sensazione di inghiottire qualcosa, ma la muscolatura del corpo risiede in tutt'altro luogo, diverso da quello dove io inghiottisco. La cosa mi appare chiara, ma d'altra parte so bene che non è così". " Ho la sensazione come d'una ragnatela sul palato". "Se respiro, sento l'aria fresca passare sulla ragnatela. So che non c'è, ma è tanto spiacevole, come se fosse vera". "La luce ora è chiara, ora è scura, ora rossa, di tanto in tanto va via, poi torna". Senso del tempo: Sensazione di 3-4 ore dall'iniezione, ma idea di un'ora.

Ore 15.10. Vede tutto stravolto. La gamba dell'osservatore è sragionevolmente grossa, il Dr. Zucker sragionevolmente piccolo, tutto è come stirato in giù. I contorni degli oggetti cambiano incessantemente, "come dinanzi a un globo di vetro". "Sento come se le membra si volessero strappare una dall'altra". "Le ossa non le possono più reggere".

Ore 15.15. Ha l'idea di non potersi più alzare in piedi, tanto oscilla l'ambiente. "Impossibile potere star su - se mi alzo, cado subito. La stanza cambia continuamente, ora spaventosamente grande, ora smisuratamente augusta. Per quanto ccerchi di persuadermi, non c'è da muoversi o da alzarsi". Con un crescente senso di malessere, salta su e va senza alcuna oscillazione nella stanza accanto.

Ore 15.40. E' pallidissimo; costante malessere. Ode detonazioni. Ha la sensazione di squarciarsi. Vede tutto stravolto. La porta concava. Il piede dell'osservatore grande come quello di un gigante. "Corpo asciutto come una pergamena". Vomito. Non si vuol mettere sul divano. "Non ci vengo davvero". Sta ancora in piedi, cammina sicuramente. Dichiara "Sono storto". Si mette poi sui divano, ma ha la sensazione di cader giù, a causa delle oscillazioni. Di tanto in tanto qualche periodo normale. "Gli uccelli dipinti sul muro ficcano il becco nella parete". "Ciò è un po' delirante". Ancora maggior malessere - è pallido, gelido. Senso di malattia grave.

Ore 15.40. "Che cosa è successo?". "Sono nella stanza e parlo con qualcuno". "Ciò è molto delirante".

Ore 15.45. Rifiuta di bere, vorrebbe alzarsi. Sensazione come se il corpo cambiasse continuamente - ora qua e là - ora piccolissimo. "Tutto oscilla. Io ascolto, ma anche questo può essere delirio". (Effettivamente si sente ora un leggero rumore musicale). (Può lei pensare a qualche altra cosa?) "Se non ci fosse il malessere, potrei benissimo pensare ad altro". [1054]

Ore 16. Il tempo ora viene stimato le 16.15. (Può lei rappresentarsi un cavallo?) "Devo aspettare un momento, in cui non mi senta male e allora lo posso, ma poi fa presto a scomparire". Torna sempre sulla stessa idea, che è quasi fissa : "Il malessere, il malessere, se non ci fosse!". "Gli occhi lacrimano, ma io li sento asciutti". Tutti i rumori vengono spontaneamente avvertiti. "Il tempo, il tempo... c'è qualcosa che non è in ordine. Ha un'altra misura, cambia..., se io mi sforzo, allora so che naturalmente non può essere".

Ore 16.25. Vomito nell'alzarsi. "Io sento come freddo, ma il mio corpo è altrove, là dove io sento freddo". Ha la sensazione come sedesse sopra un pallone, e il pallone fosse il proprio corpo. Sensazioni spiacevoli esterne di freddo nel dorso "Tutta la stanza oscilla, ma il movimento è diverso da quello dell'albero fuori dalla finestra".

Mitigamento del malessere. Sensazione come se il dorso fosse troppo stretto, come se tutta la muscolatura fosse tesa in un crampo muscolare, ma senza dolore. Scosse del massetere, dei muscoli del collo e degli intercostali. "Una specie di crampo mi scorre attraverso tutti i muscoli". Manifesta spesso la preoccupazione che coll'esperimento potrebbe fare una cattiva fine. Vede il muro concavo, Il pollice destro più grosso del sinistro.

"Se mi sforzo, per un momento, posso vederlo normale, poi gonfia... a vista d' occhio - ho la sensazione che anche voi lo dobbiate vedere". Aumentando il malessere, aumenta l'oscillazione della stanza. La mano, il piede, il naso dell'osservatore cambiano dimensioni. "Il vostro piede è gigantesco, il vostro naso e il pollice sono giganteschi".

Siede e cerca di non fare alcun movimento. Il senso della sproporzione del corpo si fa più grande. Freddo glaciale sul dorso. Vede strisciare qualcosa per terra. "Ma io so subito che è una illusione". "Si sarebbe potuta iniettare al Sig. X". Ride per un po' di tempo, moderatamente. Si occupa con grande interesse del vedere così stravolto. Vede la mano del Dott. Zucker gigantesca. La mano non viene veduta tutta uguale, soltanto il secondo e il terzo dito sono giganteschi, il quinto è piccolissimo. Cambiano continuamente dimensioni, anche la testa è enorme, poi si fa piccolissima, con un collare gigantesco. Il viso dell'osservatore appare come visto attraverso un vetro astimmatico. Articolazione del polso atrofica, con mano gigantesca. Distingue due specie di forme: astimmatica e sproporzionata. Sente questo fenomeno come puramente somatico, lo ascrive al cristallino. A volte non può affatto correggerlo, a volte lo corregge un poco.

Ore 17,55. La miopia cambia. Vede per un po' di tempo più netto il viso dell'osservatore e del Dott. Zucker, poi di nuovo confuso. Al controllo con un testo stampato, a 90 cm. di distanza, può riconoscere bene lettere e parole, poi più nulla. Riconosce lettere ad una distanza, come non glielo permetterebbe la sua miopia. (5 diottrie). Ascrive ciò al [1055] ripristino della capacità d'accomodazione del cristallino che in lui ormai non esisteva più. Valuta la differenza della sua ordinaria acutezza visiva coll'attuale (ora vede nettissimamente) a circa 5 diottrie. L'avvicinarsi e il vedere più nette delle lettere ed il loro allontanarsi, si alternano periodicamente. Si osservano da vicino movimenti degli occhi, mentre egli informa del vedere stravolto e del cambiamento parziale di grandezza; gli occhi si trovano in un quasi costante stato di irrequietezza, tremore a piccolissime scosse, che sembra rapidamente aumentare d'intensità. Anche leggendo un libro, le singole lettere cambiano di grandezza, divengono ora grandi, ora piccole. "Ho la sensazione che qualcuno faccia spostare il mio apparato ottico", "le lettere vanno qua e là e poi sopra e sotto" "divengono più nette, poi meno nette, e cambiano continuamente".

Ore 18,25. Ad occhi chiusi, non vede alcuna immagine, ma solo dei punti.

Ore 18,30. Ha le stesse percezioni, di cui sopra, relativamente, a tutti gli oggetti della stanza.

Temi intellettivi ben risolti. Permane solo una certa difficoltà di fissarli. La nausea è quasi

completamente cessata ed egli diviene più vivace.

Durante tutto il tempo, umore sempre del tutto uniforme.

Ore 18,45. Vede, nei movimenti circolari di una sigaretta accesa, al buio, qualche volta il cerchio intero illuminato, talvolta solo una parte, ma, di tanto in tanto, tante singole parti una dietro l'altra. Ritiene di vedere giusto, come proprio dovrebbe vedere.

Ore 18,50. Ancora ondate di nausea, insieme con senso di freddo Il tempo ha un'altra dignità. Ora corre veloce, ora lento. Viene chiesto delle alterazioni ottiche e ne afferma l'esistenza su svariati oggetti. Quanto più gli oggetti sono vicini, tanto più sono grottesche le differenze di dimensioni. Osserva ora il simmetrico farsi piccoli e grossi, l'avvicinarsi, il farsi confusi, l'allontanarsi degli oggetti - di una piccola acquaforte appesa al muro (paesaggio di Rembrandt) ad un metro di distanza descrive le particolarità, ma solo per breve tempo, se l'immagine gli appare vicina. In circostanze normali gli sarebbe addirittura impossibile riconoscere qualcosa della figura ad una simile distanza. Nessuna immagine colorata, nessun disegno di tappeto. Senso del tempo: "Mi devo sforzare pazzamente, per non credere che sieno le due di notte, benchè siano le sei e mezzo". "Non mi posso rappresentare il periodo in cui stavo male e il suo collegarsi collo stato attuale; se mai me lo rappresento non attraverso le sensazioni, ma per mezzo di costruzioni matematiche". [1056]

Ore 20. Evidente diminuzione dei movimenti apparenti. Di tanto in tanto un po' di malessere e sensazione di freddo. Una certa fuga d'idee, mancanza d'iniziativa, rifiuto del cibo, per paura di vomitare, nonostante abbia fame.

Ore 20,10. Rapida cessazione dei movimenti apparenti e del vedere stravolto.

Ore 20,15. Non vede piè stravolto; di tanto in tanto qualche piccolo movimento apparente, parallelamente a sensazione di freddo e nausea leggera. Diviene un po' irrequieto, si muove sempre qua e là.

Ore 20,30. Al tentativo di mangiare, dopo due o tre bocconi, lo assale ad un tratto un senso di languore, come se non potesse alzare un braccio. Si mette disteso e sta subito meglio. Ad una nuova prova di mangiare, rientra nello stesso stato, ma con minore intensità. Il cibo (rognoni di maiale ben conditi), sa di cartasuga - "Se non lo sapessi, non saprei riconoscere che cos'è". Poi cambia la sensazione gustativa: in un momento sa di pepe e poi non più. Non può ancora valutare il tempo. Non riesce ad afferrare il succedersi degli avvenimenti della giornata. Una visita fatta all'Istituto botanico, prima dell' esperimento, viene attribuita ad un'altra ora.

Ore 21,30. Sensazioni come dopo un'infezione grave. Di tanto in tanto senso di freddo e per breve periodo immagini visive persistenti. Va a casa.

Ore 23. Chiama telefonicamente dalla abitazione "Ho di nuovo delle manifestazioni ottiche, ma di altro tipo", dopo che ha bevuto due bicchieri di birra.

Essendo seduto vicino alla stufa viene trovato in profonda contemplazione d'un tappeto persiano. Dichiara che i colori del tappeto risaltano in modo splendido, i disegni del tappeto si sovrappongono uno all'altro. Esso comincia a sdrucciolare. Vede movimenti serpentini. Zone rosso lucente. Poi di nuovo vede normalmente. Immagini luminose nel campo visivo periferico. I movimenti apparenti sono ora affatto differenti da quelli del pomeriggio. Rimangono nel piano normale, sono più "psichici". Però aumentano guardando in giù, sul tappeto.

"E' veramente divertente osservate tutto ciò, anche sapendo che non è vero". E' molto interessato alle visioni e si rammarica molto per il loro graduale svanire.

Nella sala da pranzo, fissando un piatto di porcellana, attaccato al muro, ha, ad un tratto, la sensazione, nelmpo visivo periferico, di "un fuoco bleu" (egli accenna sul tappeto una sottilissima quasi impercettibile strisciolina di color bleu, dalla quale deve essersi originata l'immagine apparente).

Lungo tutto il tappeto scorre una fiamma, come una réclame luminosa, che, al volger degli occhi, appare essere 1'orlo sbiadito del tappeto. I disegni di questo, di tanto in tanto, appaiono "come illuminati internamente". Al minimo malessere fisico, cessano le apparizioni. [1057]

Ore 23,45. Il malessere cessa completamente. Anche le apparizioni vanno perdendosi.

Fine dell'esperimento.

Dopo la relazione dell'osservatore Zàdor, il prof. Forster riferisce lungamente tutto ciò che egli è riuscito a ricordare, dopo la cessazione dei sintomi d'ebbrezza e notiamo che non fa che ripetere fedelmente tutto quanto l'allievo ha riferito di ora in ora. E' da osservarsi quindi che realmente la coscienza, durante la sbornia mescalinica, fa poco difetto ed, al tempo stesso, la memoria non viene pressochè alterata. Anzi, nella relazione di Forster è interessante notare una maggiore completezza e precisione nel riferire anche minimi particolari, cosa che fa pensare come viva fosse l'attenzione sullo svolgersi di tante rappresentazioni durante la sbornia mescalinica.

Egli ci ripete tutti quanti i sintomi fisici, quali la nausea invincibile, il vomito, il senso di freddo, la salivazione e la lacrimazione, il singhiozzo, le varie parestesie sulla pelle, nei muscoli, nei visceri, quali pruriti, punzecchiature ("come se mi si ficcassero degli aghi") senso di stiramento, di crampo, di rigidezza, scosse muscolari, sensazione di avere la diarrea (senza che però questa sia registrata) ecc.

Importante è la sensazione psichica ch'egli ci descrive "come se mi si affievolisse gradatamente la forza di volontà".

Come il senso spaziale è profondamente alterato (ora vede la stanza piccolissima e altissima "come un tubo" - ora invece ampia e bassa) così anche il senso del tempo ha profonde oscillazioni. E, per di più, durante la sbornia, egli dichiara, con una frase che, a tutta prima, sembra incomprensibile, che "ha la sensazione che sia un'ora, mentre ha l'idea che ne sia un'altra", ma il più delle volte sono errate ambedue.



Pieno d'interesse e nuovo è, tra gli autoreperti visivi, il fatto ch'egli vedeva lettere ed immagini muoversi qua e là e, a periodi regolari, ora sparire ed ora di uovo tornar nette "come se io vedessi attraverso un sistema di lenti, che ora si sfocasse ed ora no".

Abbiamo visto che, durante una certa fase egli poteva distinguere nettamente senza lenti - ad una distanza, alla quale ciò gli era impossibile in condizioni normali - gli oggetti ch'egli fissava. Tale fenomeno non era continuo; avvertiva invece saltuariamente ed anche a zone, nel campo visivo. "Osservai gli uccelli ornamentali dipinti sopra la parete, e vidi che, periodicamente, in uno spazio di tempo cito stimai di 3-4 secondi, essi si spostavano avanti e indietro e nello spostarsi attraversavano un punto, nel quale io potevo distinguerli molto nettamente, metre al di qua e al di là di tale zona erano confusi o scomparivano".

"Nell'acme dell'intossicazione, ebbi l'impressione che il movimento delle lettere e delle parole sul libro presentatomi fosse allucinatorio, come pure il movimento degli uccelli alla parete e la vista di immagini bianche". [1058]

Si aggiunga la sensazione che molti oggetti piani apparivano convessi o concavi; l'armadio, le pareti, il libro in cui leggeva. Le deformazioni delle fisionomie delle persone che lo circondavano, l'alterazione dei rapporti fra arto ed arto, la disuguaglianza, estremamente comica, fra una metà e l'altra del corpo dell'osservatore, gli fecero paragonare tali immagini, così profondamente alterate, alle immagini riflesse da un globo di vetro a specchio oppure ad una fotografia presa ad un soggetto, che tenga una mano o un piede vicinissimi all'obbiettivo. Così infatti egli poi si è fatto ritrarre, per darcene una rappresentazione precisa (vedi figura nel testo).



"Ritenni anche allucinatorio lo stravolgimento delle immagini e della stanza, come anche l'oscillazione del pavimento, l'alterata sensazione dell'equilibrio e l'allenato senso corporeo".

"Col progredire delle manifestazioni deliranti, giudicai diversamente le particolari oscillazioni delle parole e delle figure. Veramente io, durante lo stato delirante, facevo differenza fra i movimenti degli uccelli dipinti sulla parete e le altre manifestazioni, ma tutto, per me, possedeva valore reale, sebbene io miti ripetessi che non poteva essere reale. Ma poi queste sensazioni ottiche perdettero questo valore e riconobbi che esse dovevano essere ascritte ad una alterazione dell'apparato ottico recettore. Poichè le lettere e le altre figure regolarmente andavano e venivano, passando da un punto, in cui le percepivo nettamente ammisi una oscillazione periodica nella rifrazione del cristallino. Tale oscillazione doveva almeno essere di 5 diottrie, perché la mia miopia (appunto di 5 diottrie) veniva sempre transitoriamente compensata. Ed anche lo stravolgimento dei visi, delle figure, della stanza lo spiegai con una non uniforme curvatura del cristallino. Ma quest'ultimo modo di vedere non regge, poiché, a questo stravolgimento, debbono essere assolutamente compartecipi anche alterazioni nell'apparato centrale percettivo".

"Tale osservazione era per me molto piena di valore per giudicare dell'allucinazione."

A questo punto l'A. cessa di trascrivere i dati in sè osservati in seguito alla sbornia mescalinica ed entra nel campo speculativo delle allucinazioni, dove tornerò al termine delle recensioni degli altri lavori, che seguono questo di Forster.

(continua)