Un possibile metodo veloce per la germogliazione
degli sclerozi di Claviceps purpurea (Fr.) Tul.

Vincenzo Grasso
Bollettino della Stazione Patologica Vegetale di Roma
vol. 14, pp. 243-247, 1940

Sommario – Si riferisce che sclerozi di Claviceps purpurea da Cynodon Dactylon, raccolti a Roma verso il principio dell’inverno (dicembre 1956) hanno germogliato senza la refrigerazione, ma solamente sospesi per 30-40 giorni in acqua di fonte in una capsula Petri. E molto probabile che anche altri sclerozi, provenienti da ospiti differenti dal C. Dactylon, possano germogliare senza la refrigerazione.

Abstract – It is reported that sclerotia of Claviceps purpurea on Cynodon Dactylon were collected in Rome at the beginning of the winter (December 1956) and that perithecia produced after suspension in tap water, for 30-40 days, in Petri dishes and without prior refrigeration. It is considered highly probable that the sclerotia, collected from different hosts other than Cynodon Dactylon, will produce perithecia without refrigeration.

La germogliazione degli sclerozi di Claviceps purpurea è stata oggetto di lunghe ricerche da parte di molti Studiosi, che nell’affrontare tale argomento si sono proposti di trovare un metodo il più possibile veloce per la produzione degli stromi: così Whetzel e Reddich (16), Mc Farland (11), Kirchhof (7), Krehs (8), Petch (13), Vladimirsky (15), Langdon (9-10), Brown (2), Tiffany (14), Brentzel (11), Miihle (12), Graniti (3). Questi AA. nelle loro ricerche hanno concluso che per la germogliazione degli sclerozi di Claviceps, in condizioni naturali o in quelle di laboratorio, sono necessari non meno di due o tre mesi, di cui 30-40 gg. con temperatura vicino allo 0° C. Quest’ultima condizione è assolutamente necessaria; solo gli sclerozi di Claviceps purpurea da Hilaria, come ha dimostrato Griffths (6), germogliano su sabbia umida, appena raccolti dalle piante. All’infuori di questo, non si conoscono altri casi. Anche io, nel 1952, sperimentando su sclerozi provenienti da circa 20 piante ospiti, facevo le medesime constatazioni (5). Ai primi di gennaio 1957, proseguendo alcune ricerche sulle Sclerotinie (4), mettevo a germogliare degli sclerozi di S. sclerotiorum, secondo un metodo sperimentato con pieno successo alcuni anni fa nell’Istituto di Patologia vegetale dell’Università del Minnesota in St. Paul (U.S.A.). Esso consiste nel mettere a galleggiare gli sclerozi di Sclerotinia su acqua di fonte, contenuta in un piccolo recipiente, per lo più un coperchio di una capsula Petri e nel tenere il tutto alla temperatura di 18-19° C. che spesso corrisponde a quella dell’ambiente. In queste condizioni gli sclerozi germogliano dopo 15-20 gg. ed in percentuale molto alta, che può aggirarsi sull’80-90 %. Poiché tale metodo anche a me dava ottimi risultati, come riferirò in un lavoro a parte, pensavo di applicarlo per la germogliazione degli sclerozi di Claviceps.

Sarebbe stata mia intenzione preparare queste esperienze adoperando sclerozi provenienti da diverse graminacee, ma all’inizio dell’inverno, quando facevo le osservazioni, queste erano per la massima parte secche e a riposo per cui mi era impossibile raccogliere da esse il materiale necessario. Solo diverse piante di Cynodon Dactylon, sparse lungo i fossati del campo di questa Stazione, erano ancora semi-verdi, e, come da diversi anni, mostravano intensi attacchi di Claviceps purpurea. Da esse raccolsi gli sclerozi necessari per queste prove che erano condotte nel seguente modo. Prendevo dei fondi di capsule Petri e dopo averle riempite di acqua fin quasi sull’orlo, ponevo a galleggiare su questa gli sclerozi. Se durante l’operazione qualcuno di essi affondava, lo riponevo a galla dopo averlo fatto accuratamente asciugare su carta bibula. I fondi delle capsule venivano ricoperti con le altre metà ed ognuna di esse perché fosse preservata dalla polvere dell’ambiente, a sua volta veniva posta sotto una piccola campana. L’acqua delle capsule veniva rinnovata ogni 8-9 giorni perché rimanesse limpida ed eventualmente non vi si sviluppassero, specie in superficie, organismi nocivi alla germogliazione del materiale. Le prove venivano approntate ai primi di gennaio 1957 e si tenevano le capsule a temperatura ambiente (circa 18~19° C.). I primi abbozzi di germogliazione si notavano verso la fine dello stesso mese ed al 10 febbraio, cioè dopo circa 40 giorni dall’inizio della operazione, in qualche capsula si erano sviluppati come si vede nella fig. 1.

V. Grasso 1940 La forma, il colore e la lunghezza dei peduncoli erano del tutto simili a quelli osservati sul materiale da me studiato nel 1952 (5) e così anche la forma e la grandezza dei periteci, come mettevo in evidenza con sezioni a mano del materiale. Qualche differenza si notava nel modo di germogliare. Difatti mentre nel materiale refrigerato (1952) i peduncoli fuoriuscivano dalla spaccatura dello sclerozio per la maggior parte già ben distinti e separati, nel materiale in esame frequentemente dallo sclerozio veniva emessa dapprima, una massa a forma di cuscinetto e solo in un secondo momento su di essa si differenziavano e sviluppavano i singoli peduncoli.

Tale comportamento, notato da me anche in alcuni sclerozi, esaminati nel 1952 ed allora ritenuto una anormalità, ora, interpretato più rigorosamente, può essere invece considerato normale. Difatti gli sfondi, gli aschi e le ascospore di tali peduncoli sono del tutto analoghi a quelli portati dai peduncoli che fuoriescono separatamente dagli sclerozi.

Dato questo esito positivo di germogliazione, si potrebbe pensare che essa sia avvenuta dopo una refrigerazione naturale del materiale del Cynodon Dactylon, poiché questo era stato raccolto in campo ai primi di dicembre. Ciò non risponde del tutto a verità poiché a Roma, come in altre parti d’Italia, i mesi di novembre e di dicembre 1956 sono stati abbastanza miti e solo in pochi giorni si sono raggiunte temperature basse. Evidentemente gli sclerozi raccolti da Cynodon Dactylon hanno germogliato senza la refrigerazione, analogamente a quanto avviene per il materiale da Hilaria, secondo le osservazioni del Griffths (6).

Senza dubbio questi reperti non sono ancora sufficienti perché si possano trarre delle conclusioni generali ed affermare che gli sclerozi di Claviceps purpurea germogliano anche senza la refrigerazione, presentando così un comportamento diverso da quello finora ritenuto il più comune. Ma essi ci indicano che almeno il materiale raccolto da alcuni ospiti, può germogliare senza la refrigerazione. Per confermare o meno questa asserzione, è necessario sperimentare con molto materiale raccolto da diversi ospiti e in differenti stagioni, cioè in condizioni ecologiche diverse.

Nel caso che gli selerozi di Claviceps purpurea e di altre specie dello stesso genere, si potessero fare germogliare senza la refrigerazione, certamente le ricerche su di essi sarebbero di molto accelerate.

Bibliografia

(1) BRENTZEL W.E., Studies on ergot of grains and grasses. Agric. Exp. Sta. North Dakota Agr. Coll. Bull. 348, 1947, 18 pp.

(2) BROWN A.M., Abnormal color in sclerotia of ergot, Claviceps purpurea (Fries) Tul. (Rias. in Proc. Canad. Phytophat. Soc. 1946, 14, p. 14, 1946)

(3) GRANITI A., Note fitopatologiche. I Un Ospite di Claviceps purpurea (Fr.) Tul. nuovo per l’Italia: Avena sativa L. (Cult.). Notiziano sulle Malattie delle piante. 29, N.S. S, 16-17, 1955.

(4) GRASSO V., I nuclei delle ascospore della Sclerotinia Sclerotiorurn (Lib.) Massee e la loro eventuale identificazione con le guttule. Annali della Sperim. Agr. N.S. IX, 225-230, 1955.

(5) GRASSO V., Le Claviceps delle Graminacee italiane. Annali della Sperimentazione Agraria. N.S. Vol. VI; I, Il, III, IV, V, ; 747-1521 1952.

(6) GRIFITHS D., Contribution to a better knowledge of the Pyrenomycetes. II. A new species of ergot. Bull. Torrey Bot. Club, 4, 236-241, 1901.

(7) KIRCHHOFF H., Beitrage zur Biologie und Physiologic des Mutterkornpilzes. Centralbl.f.Bakteriol., Parasitenk., u. Infektionkr, Zweite Abt. 71, 310-369, 1929.

(8) KRERS J., Untersuchungen über den Pilz des Mutterkorns Claviceps purpurea Tul. Ber. Schweiz. Bot. Ges. XLV, 71-165, 1936.

(9) LANGDON R.F.N., Occurrence of ergot in Queensland, with special reference to Claviceps pusilla Cesati. Jour. Austr. Inst. of Agricul. Science, Vol. 7, n. 2, 85-87, 1941.

(10) LANGDON R.F.N., Studies in Australian ergots. I. Claviceps pusilla Cesati. Univer. of Queensland papers. Dept. of Biology, 1950, 11, No 12-13.

(11) MCFARLAND F.T., Factors affecting the germination of the sclerotia of Claviceps (Ergot of rye). (Rias. in Science, N.S. 56, 85 pg. 1922).

(12) MIJHLE E., Vom Mutterkorn. Akademische Verlagsgesellschaft Geest und Portig K.-G, Leipzig, 1953, 32 pp.

(13) PETCH T., More about Claviceps. The Naturalist, 961, 25-28, 1937.

(14) TIFFANY L., A method of producing stromata in Claviceps. Jour. Paper No J-1372 Jowa Agric. Experim. Sta. Vol. 53, 189-190, 1946.

(15) VLADIMIRSSY S.V., Geographical distribution and zones of injurious influence of ergot on rye in the U.S.S.R. Sovetsk. Bot., 1939, 5, 77-87. (R.A.M. XIX, 209-210, 1940).

(16) WHETZEL H.H. and REDDICK D., A metod of developping Claviceps, Phytopath. 1:50-52, 1911.