Il culto della mandragora in Romania

Mircea Eliade (1938)

In: M. Eliade, 1975, Da Zalmoxis a Gengis-Khan, Astrolabio, Roma, pp. 180-198

[180] Fra tutte le piante che streghe, donne e fanciulle romene usano per le loro virtù magiche o medicinali, nessuna presenta un rituale di raccolta costituito da tanti elementi 'drammatici' come la mandragora.1 La tecnica del suo sradicamento è più complessa e più strana di quelle di tutte le altre piante, anche se essenziali nell'uso della stregoneria o della medicina popolare. Soltanto il misterioso rituale compiuto per sradicare la mandragora conserva la limpidezza dei riti più antichi. Del resto, la raccolta di altre piante magiche o medicinali ha ripreso numerosi elementi dal rituale della mandragora.

Le virtù magiche della mandragora spiegano, in un certo senso, i destini singolari di questa pianta. La radice della mandragora può, in realtà, avere un'influenza diretta sulle forze vitali dell'uomo o della Natura: essa ha il potere di far sposare le ragazze, di portar fortuna in amore e fecondità nel matrimonio; può far aumentare la quantità di latte delle vacche; conduce a lieto fine gli affari, apporta ricchezza e, in ogni circostanza, prosperità, armonia ecc. Le proprietà magiche della mandragora possono, inoltre, esser rivolte contro altre persone: per esempio, contro una fanciulla affinché non sia più invitata a ballare dai giovani del villaggio; contro un nemico, per farlo ammalare o impazzire. Oltre alle sue proprietà magiche, la mandragora possiede anche virtù medicinali e, per questo uso, il suo sradicamento si compie secondo il medesimo rito.

Nel comune di Vad (dipartimento di Maramures) si coglie la mandragora in un 'bosco silenzioso', cioè così lontano dal villaggio che non si possa udire il canto del gallo. Le donne e le streghe che vanno a [181] cogliere la mandragora (babele mestere, vecchie praticone), partono all'alba, prima che il villaggio si svegli, evitando con cura di esser viste. Se un cane si accorge della loro presenza o se si ode abbaiare, l'incanto svanisce e l'operazione perde ogni sua efficacia; la mandragora, colta in queste condizioni, non avrebbe nessun potere.

Il periodo opportuno per la raccolta della mandragora è quello da Pasqua all'Ascensione. Le 'vecchie praticone', partendo, portano del cibo: uova benedette in chiesa, un dolce di pasta sfoglia, cavolo farcito, acquavite, vino ecc. Nella settimana precedente alla partenza, si 'sceglie' la mandragora; e, dopo averle legato un fiocco rosso per trovarla più facilmente, la mattina della raccolta si parte alla sua ricerca. Giunte nel bosco, le donne si dirigono direttamente verso la pianta: "esse non devono cercarla affatto". Si scava poi la terra, si sradica la mandragora e la si depone sul terreno. All'intorno si dispongono i cibi portati. Le 'vecchie praticone' mangiano e bevono, "si abbracciano e si accarezzano". Infine parlano della persona alla quale è destinata la mandragora e dell'intenzione per cui il rito è stato compiuto: fortuna negli affari, buona reputazione nel villaggio (per i sindaci, i consiglieri), maggior quantità di latte per le vacche ecc.

Quando due fanciulle vanno a cogliere la mandragora, si abbracciano e si accarezzano, dicendo:

Mandragora, Mandragora,
Maritami fra un mese,
Perché se maritarmi tu non sai
Io tornerò a farti a pezzi.
(Matraguna; Matraguna,
Marita-ma peste-o luna
Cà de nu m'ai marita
Oiu veni si te-oi ciunta
).

oppure:

Mandragora, Mandragora,
Maritami fra un mese
Se non in questo, almeno nel prossimo,
Ma maritami in ogni caso.
(Matraguna; Matraguna,
Marita-ma peste-o luna
De nu 'n asta 'n cealalalta
Marita-ma dupa olalta
).

Anche le donne innamorate ricorrono alla mandragora per farsi amare dai loro mariti. Le donne di costumi meno rigidi (femeile [182]lumete), per provocare l'amore degli uomini, quando sradicano la mandragora si spogliano completamente.

Sradicata la mandragora, si mette nella buca qualche pezzetto di zucchero, alcune monete e vi si versa del vino. Si cosparge di vino anche la mandragora. Quando il pasto è finito e sì è compiuto l'incantesimo, le donne si nascondono la mandragora nel busto e ritornano al villaggio. Nessuno deve sapere che la donna o la vecchia praticona porta indosso la mandragora. Così esse parlano con gentilezza e affabilità a tutti coloro che incontrano e salutano tutti. "Se qualcuno sa che nascondono la mandragora o se, nella strada o nel sentiero da esse percorso, subito dopo il loro passaggio si lotta, si discute, si lanciano offese o pietre, o si lascia cadere qualche oggetto, l'effetto della mandragora è contrario a quello per cui è stata raccolta". Lo stesso informatore di Vad ci riferisce ancora i seguenti episodi:

"Un giorno la madre di una giovinetta del villaggio aveva con sé la mandragora. Dopo il passaggio delle donne, la nostra serva comincia all'improvviso a picchiarmi, a coprirmi di ingiurie, a scuotermi per i capelli e a mandarmi al diavolo, poi mi scaccia, gettandomi della terra. Scoppio immediatamente a piangere, perché non capisco cosa voglia. La serva si precipita in cucina, scompiglia il vasellame, le tinozze, i catini, poi corre nei gabinetti e vi getta con rabbia pietre, zolle di terra, borbottando che non erano affatto pietre quelle che gettava, ma quella certa fanciulla, quella certa donna, perché non fosse amata, perché fosse respinta dai giovani e dagli uomini. Dopo qualche settimana, la fanciulla, la cui madre era stata vista dalla serva mentre ritornava con la mandragora, fu percossa e scacciata dal ballo. La madre si lamentava con tutti, dicendo di non comprendere perché sua figlia fosse detestata da tutti e sgradita ai giovani. Essa ignorava soltanto che la nostra serva aveva saputo che tornava con la mandragora e aveva così distrutto l'incantesimo.2

Nel Maramures le fanciulle vanno nei campi accompagnate da una vecchia praticona, e là, dopo aver mangiato, danzano quasi nude intorno alla mandragora, ripetendo:

Mandragora, buona pianta,
Maritami fra un mese
Perché se tu non sai maritarmi,
Mangerò ciò che il digiuno proibisce,
[183] Perché se tu non me lo conduci
Mangerò tutto ciò che il digiuno proibisce.
(Matraguna, poama buna, Marita-ma peste o luna, Cà de nu m'ai marita Da de dulce oi mânca: Ca de nu mi l-oi aduce Da eu oi mânca de dulce).3

Nel dipartimento di Turda, le fanciulle che desiderano essere invitate più spesso a ballare, e così maritarsi per prime, si recano a mezzanotte, abbracciate, presso una mandragora e là si scalzano e si inchinano per tre volte. Ciascuna ha portato un soldo d'argento che tiene in bocca in modo che tocchi sia i denti che la lingua. Si curvano, poi, sulla mandragora, senza toccarla con le mani e ne strappano qualche foglia con i denti, posandola sopra il soldo d'argento. In seguito tornano indietro, sempre abbracciate, sempre danzando, cercando di non esser viste e di non esser sorprese dalla luce del giorno. Se portano su di sé una foglia di mandragora, avvolta nell'estremità di un fazzoletto, senza mai toccarla con la mano, le fanciulle saranno ricercate per il ballo e non tarderanno a sposarsi.4

Sempre nel dipartimento di Turda, le fanciulle o le giovani donne vanno, a mezzanotte, a due a due, nude e con i capelli sciolti, abbracciandosi durante tutto il cammino, fino alla mandragora. Là giunte, si sdraiano l'una sull'altra e, con la mano, strappano una foglia. Poi ritornano, sempre danzando e abbracciandosi, e lasciano seccare la foglia della mandragora finché non è ridotta in polvere. In seguito, si recano al mulino a rubare, tenendo la mano capovolta, un po' di farina che passano in un setaccio capovolto. Con questa farina, con la foglia di mandragora e con del miele fanno una pasta che lasciano inacidire e che, in seguito, metteranno sia nell'acquavite, sia nel tè o nel caffè, sia in un dolce che offriranno a un giovane per conquistare il suo amore.

Nel comune di Tritenii-de Sus (dipartimento di Turda), il rituale della raccolta della mandragora è diverso: "Quattro fanciulle che vogliono esser notate al ballo del villaggio, colgono la mandragora, la sot[184]topongono a incantesimi e la seppelliscono nel mezzo della strada, dove esse danzano completamente nude. Mentre danzano, quattro giovani stanno loro vicino per difenderle e le difendono ripetendo:

Mandragora; Buona Madre,
Maritami in questo mese,
Se non in questo, almeno nel prossimo,
Ma che io non resti più fanciulla.
(Matraguna, Doamna buna,
Marita-ma n'asta luna,
De nu 'n asta, în aialalta
Numai sa nu mai fiu fata
).

"Le fanciulle portano la mandragora in chiesa durante la Quaresima, nel giorno del Giovedì Santo, tenendola nascosta sotto il grembiule o sotto il vestito e la mettono sotto la pietra della chiesa, per farla benedire; durante la festa di san Giorgio la portano con loro per essere invitate a ballare'.6

Nel rituale della mandragora, la presenza di giovani insieme alle fanciulle non s'incontra che sporadicamente presso i Romeni. La formula più diffusa è quella di due fanciulle o di due giovani donne che si recano alla raccolta accompagnate da una vecchia o da una praticona. Altrove la coppia delle fanciulle è sostituita da una coppia di giovani: questa usanza si trova nel dipartimento di Bacau. Una vecchia praticona si reca in un bosco, accompagnata da due fanciulle o da due giovani, all'alba, perché il sorger del sole le trovi nelle vicinanze della mandragora. Portano del cibo e del vino. "Dopo aver trovato la pianta, la praticona pronuncia alcune formule magiche, mentre i suoi compagni mangiano, bevono, parlano fra loro affettuosamente, si abbracciano e si baciano. Quando la vecchia ha terminato, essi danzano intorno alla pianta e la vecchia scava la terra con attenzione per non rompere neanche il più piccolo pezzo della radice". Uguale è il procedimento quando la mandragora è colta 'per amore'. Se viene colta 'per odio', per portar disgrazia o per far ammalare qualcuno, i giovani, invece di parlarsi affettuosamente e di abbracciarsi, si scambiano insulti, si sputano sul viso e si percuotono.7

[185] Nei monti Apuseni si coglie la mandragora 'per amore' (pe dragoste), 'per sposarsi' (pe maritat), 'per ballare' (pe joc), 'per bere' (pe bautura), 'per odio' (pe urît), ecc. Il martedì, all'alba, per non incontrar nessuno durante il cammino, due donne di una certa età, digiune, vanno a cercare la mandragora. La pianta deve esser colta così lontano dal villaggio che non si oda né il gallo cantare, né il gatto miagolare. Durante il cammino, le due donne stanno in silenzio. "Esse portano pane, sale e un soldo. Cercano la mandragora pregando mentalmente e, quando la trovano in luoghi molto nascosti, la raccolgono. Per far ciò, devono spogliarsi e inchinarsi per tre volte, con il viso rivolto a Oriente; poi, per tre volte, girano intorno alla pianta sempre recitando formule magiche. In seguito si sradica la mandragora con la vanga e la si depone al suolo, rivolta verso oriente. Al suo posto si mette il pane, il sale e il soldo, 'prezzo della mandragora'. Si deve pagarla non soltanto per non renderla inefficace, ma anche per non udirla, la notte, chiamare quelle che l'hanno raccolta, chieder loro di esser rimessa al suo posto e minacciarle della sua vendetta se non ubbidiranno. Le due donne, infine, ricoprono di terra il luogo dove stava la mandragora e si prosternano per tre volte, guardando verso occidente. Dopo ciò si siedono dandosi le spalle, l'una col volto verso oriente, l'altra verso occidente. Quest'ultima prende la mandragora e la offre alla prima: la raccolta è terminata."8

Quando si coglie 'per amore', le due donne si gettano l'una nelle braccia dell'altra e si rivolgono parole appassionate. Girando intorno alla pianta (reminiscenza, senza dubbio, di una danza rituale), le donne dicono:

Mandragora, Buona Madre
Non ti colgo per render pazzi
Ti prendo per render innamorati;
Non ti prendo perché tu renda pazzi
Ti prendo perché tu renda innamorati.
(Matraguna, Doamna buna
Nu te iau de bolunzît
Ci te iau pe îndragit;
Nu te iau sa bolunzasti
Ci te iau sa îndragesti
).9
[186] Se la mandragora è colta 'per matrimonio', si cantano versi magici, quasi uguali in tutta la Romania, con varianti insignificanti:

Mandragora, Buona Madre
Maritami in questo mese
Se non in questo almeno nel prossimo
Che io non resti senza marito.
Che la treccia sia consumata dallo scialle
Il piccolo dito dall'anello
Il collo dalle perle.
(Matraguna, Doamna buna
Mairita-ma 'n asta luna.
De nu 'n asta hailalta
Sa nu fiu nemaritata
Ca s'a ros coada de bearta,
Degetele de inele
Si grumazii de margele
).10

Se si coglie la mandragora 'per odio', cioè perché colui al quale è destinata non solo non sia amato, ma neppure accettato, le donne distolgono lo sguardo dalla mandragora e dicono, grattandosi la schiena:

Io ti prenderò
Ma perché ti prenderò?
Perché tu possa portar odio e non piacere,
Soltanto per farti vedere.
Chi ti prenderà, chi ti berrà,
soltanto di schiena ti vedrà,
Mai in viso.
(Eu te iau,
Pe ce te iau?
Pe urît nu pe placut
Nici pe vazut.
Cine te-o lua
Sau te-o bea,
Numai cu dosu te-o vedea
Cu fata ba
).11

[187] Quando si coglie la mandragora 'per gioco', cioè perché la fanciulla alla quale è destinata sia con sicurezza invitata al ballo del villaggio, le due donne girano per tre volte intorno alla pianta, gridando:

Op, op, op,
A me nella danza
Mandragora, Buona Madre.
(Hop, hop, hop,
Cu mine 'n joc,
Matraguna, Doamna buna
).12

Nella Moldavia, nel dipartimento di Vaslui, la mandragora - che è chiamata anche 'Gran Dama' (Doamna mare) o 'Imperatrice' (Imparateasa) - è utilizzata soprattutto 'per amore'. Le donne e le fanciulle che ne fanno uso, devono mutarsi l'abito o almeno la camicia, quando la portano indosso; bisogna anche che le parlino con rispetto, come a una pianta sacra. Si coglie in aprile e in maggio, prima della Pentecoste, perché si crede che, dopo tale data, le virtù magiche delle piante scompaiano. La donna che va a cogliere la mandragora deve essere vestita con proprietà e non aver avuto relazioni sessuali. Essa si reca nel bosco, in silenzio, senza farsi vedere, sradica la mandragora e al suo posto mette un po' di pane o una pappa di mais, miele e zucchero, dicendo: "Ti dono miele, pane e sale, concedimi la virtù della Santità!". Se la donna, durante il tragitto, deve attraversare un ruscello, vi getta un po' di pane o di pappa di mais affinché l'acqua trascini via quelle briciole e non la virtù magica della pianta.

Il rito deve essere compiuto in un giorno di plenilunio. I peli della radice della mandragora sono, in seguito, riuniti a cinque, a sette, a nove, mentre viene pronunciato il nome della persona alla quale sono destinati. Questi mazzetti sono chiamati gherbe (fascine?). Un giorno, non di digiuno, si mettono le tre prime gherbe in una pentola nuova, aggiungendovi miele, zucchero, pane e vino e dicendo: "Io ti dono queste ghiottonerie, tu dona salute e bellezza a N.". Poi si versa nel miscuglio un po' d'acqua 'pura', attinta a tre sorgenti e si recita: "Come l'acqua sgorga limpida e pura dalla sorgente, così N., lavandosi, sia risplendente e invitata da tutti" (cioè sia invitata dai giovani a ballare per prima). Poi si riempie la pentola di pasta e si fa bollire a vapore il contenuto fino a sera. Colui per il quale è stata preparata la bevanda, si segna tante volte quan[188]te son le gherbe e beve il liquido con uno stesso numero di sorsi. Poi si reca sulla sponda di un ruscello, si strofina le articolazioni con il miscuglio (la miscela bollita nella pentola) se ne fa colare il resto sulla testa, in modo da bagnare la sola testa e da far colare il liquido nel ruscello. Allontanandosi, non deve guardare indietro, altrimenti la virtù magica della pianta svanirebbe. Altre volte questo rito viene compiuto presso un albero in fiore sui cui rami si legano le erbe contenute nella pentola, lasciandovele finché si disseccano e si disperdono.

Talvolta la radice della mandragora viene nascosta sotto il cappello o cucita nei vestiti: ciò assicura a chi la porta la stima di tutti. In tutta la Romania, come abbiamo visto, quando la mandragora si coglie 'per odio', le donne si comportano esattamente al contrario: vanno presso la pianta con vestiti sudici, pronunziando ingiurie, accennando con la testa, con le mani e con gli occhi dei movimenti grotteschi, per rendere negative le virtù magiche della mandragora. Chi mangia un cibo o beve un po' di vino che contiene fili di mandragora trattata con tali scongiuri, rischia la pazzia.13

Nel dipartimento di Hotin (Bessarabia), la mandragora, prima di esser colta, è 'trattata' con sale e acquavite. Accostandosi a lei si dice: "Buongiorno Mandragora". Al ritorno, si fa bollire la pianta (non sappiamo se le foglie o le radici); con quest'acqua ci si lava, poi, il viso "per esser belli e stimati".14

Nella regione dell'Oas, la mandragora è colta da tutte le fanciulle, accompagnate da una vecchia. Il giorno favorevole è il venerdì di Pentecoste (comune di Carmazana). Le fanciulle portano dell'acquavite, mettono un soldo accanto alla radice della pianta e, abbracciandosi, cominciano a ballarvi intorno. Dopo aver sradicato la radice, la posano sul terreno e vi danzano intorno. Infine, riempiono i loro bicchieri di acquavite e bevono, dicendo:

Lunga vita se mi ami,
Altrimenti, muori come Sodoma!
(Sa traiesti de ma iubeati,
De nu, sa te sodomieati!
).

[189] Poi mangiano il dolce di pasta sfoglia portato da casa e ritornano con parecchie radici di mandragora, che serviranno durante l'anno. Quando vanno al ballo del villaggio, le ragazze ne nascondono un pezzo nel fazzoletto: così saranno invitate continuamente a ballare.15

In un altro comune della medesima regione, il comune di Boinesti, le fanciulle si recano a cogliere la mandragora a coppie, portando acquavite, pane, lardo, miele e pane azimo, benedetto nel giorno di Pasqua. Esse non devono toccare la pianta prima di aver bevuto alla sua salute un bicchiere di acquavite e di aver detto: "Gloria a Gesù Cristo" e "Come, bevendo, ti rendo onore, anche tu mi renderai onore". Poi cospargono la pianta con acquavite, la sradicano e, al suo posto, mettono il pane, il lardo e l'azimo benedetto. Infine, le fanciulle, completamente nude, ballano sul luogo.16

A Moiseni, le fanciulle partono sempre in compagnia di una vecchia praticona, per cogliere la mandragora, portano acquavite e un dolce di pasta sfoglia. "Si spogliano, bevono con avidità l'acquavite, si accarezzano, si abbracciano, danzano". La fanciulla che ha indosso la mandragora è molto ricercata dai giovani durante il ballo del villaggio.17

Il Venerdì Santo, nel comune di Carmazana, sempre nella regione dell'Oas, le fanciulle si recano con una vecchia al 'giardino delle Misericordiose' (gradina Milostivelor) a cogliere delle erbe, con il medesimo rito con il quale colgono la mandragora: bevono acquavite e danzano fino all'alba. In seguito, fanno bollire le erbe, già bagnate in acqua benedetta, recitando formule magiche 'di danza'. Con quest'acqua, che ha la proprietà di fan crescere i capelli, si lavano la testa.18

Altrove (nel comune di Racsa), la fanciulla si reca alla raccolta accompagnata soltanto da una vecchia che porta l'acquavite e il dolce di pasta sfoglia. Giunte presso la mandragora, cominciano ambedue a danzare nude e, in seguito, la vecchia recita la nota invocazione:

Mandragora, Buona Madre,
Sposami fra un mese, ecc.19

Nella Moldavia incontriamo ancora la mandragora in un'altra canzone popolare:

[190] Erba verde, o mandragora,
Bell'uccello, che è tanto folle
Di cantare per me, la sera, sotto la luna.
(Frunza verde matraguna,
Pasere ce esti nebuna,
De-mi tot cânti sara pe luna
).20

Sempre in Moldavia, i giovani, ballano, lanciano con ironia questi versi alle fanciulle che non hanno trovato marito e che sono ricorse alle virtù magiche della mandragora:

Mandragora, buona pianta
Maritami in questo mese,
Se non in questo, per lo meno nel prossimo
Purché sia maritata.
Mandragora, sotto il mio letto
Per tutta l'estate ti ho innaffiato
E tu non mi hai dato un marito
Ma fanciulla mi hai lasciato.
(Matraguna, poama buna,
Ma marita 'n iasta luna;
De nu 'n iasta, in cealalta,
Doar m'oi mairita odata.
Matraguna de sub pat,
Toata vara te-am udat,
Si tu nu m'ai maritat,
Fata mare m'ai-lasat
).21

Nel dipartimento di Baïa, la vecchia praticona va a cogliere la mandragora accompagnata da colui o da colei a cui è destinata la pianta. Porta con sé un cucchiaio di miele, un bicchiere di vino, un pezzo di pane e un po' di zucchero e va in cerca della mandragora, invocandola:

"Signora mandragora, ti spalmerò col miele, ti addolcirò con lo zucchero e ti nutrirò col pane (così dicendo, spalma di miele la base del fusto, e asperge di vino la pianta e pone accanto alla radice il pane e lo zucchero)...

[191] "Son venuta dalla casa, forte e bella, fiorente di salute, per la strada maestra, per il sentiero. Per via ho incontrato il male (potca): con le sue frecce mi ha percosso la testa, il cuore, le sopracciglia, le ciglia, gli occhi... e sono caduta più che morta. La Buona Vergine mi ha udito piangere e lamentarmi. Essa mi ha detto: 'Taci, Ileana, non piangere più perché verrò e ti laverò con l'acqua fredda, ti asciugherò la testa, le ciglia, il viso, il cuore e ben presto tutto passerà e il tuo cuore si calmerà."

Terminato l'incantesimo, la vecchia prende le tre radici della mandragora che ha, in precedenza, preparate, le arrotola e le pone sulla testa della persona per la quale è stato fatto l'incantesimo. Questa deve immediatamente intonare un canto e danzare. Aiutata dalla vecchia, la fanciulla mette la mandragora, sempre arrotolata, nella bisaccia e la tiene stretta al petto, mentre ambedue ritornano, stando ben attente che nessuno gridi dietro di loro. Prima di giungere a casa, non devono né sputare, né soffiarsi il naso, né orinare. Al loro arrivo, pongono la mandragora sulla tavola e puliscono con cura la casa. Qualche pelo di mandragora nel vino o nell'acqua assicurano all'oste una buona clientela; le fanciulle che la portano nel busto sono invitate spesso a ballare e presto si maritano. Qualche foglia di mandragora, portata indosso, le farà ovunque stimare in modo particolare. Alcuni trapiantano la mandragora nel loro giardino, in luogo molto adatto, avendo cura che non sia mai sporcata.22

Nel comune di Sapanta, nel dipartimento di Maramures possono andare a cogliere la mandragora un giovane e una fanciulla o anche un gruppo più numeroso, alla sola condizione di non esser visti. Dopo aver offerto doni alla mandragora, essi, completamente nudi, le danzano intorno, lanciando grida. Poi rientrano, sempre attenti a non essere visti. Per sradicare la pianta, vangano intorno alla radice con molta cura per non spezzarla. Si tratta della raccolta della mandragora 'per il bene'; quando, al contrario, si raccoglie 'per il male', si deve colpire col bastone, trascinarla al suolo, farla a pezzi e scagliarla contro colui che si desidera offendere o al quale si augura la morte, pronunciandone il nome e dicendo il male che gli si vuole.23

[192] Se la mandragora è colta a scopo di medicamento, nel dipartimento di Baïa è così invocata: "Prosternandomi, ti adoro col pane e col sale: concedimi i tuoi vestiti. Lavami, purificami, liberami da ogni sortilegio (de datatura, de facatura). Che io mi conservi pura, risplendente come l'argento passato allo staccio, come la Madre del Signore, che mi ha messo su questa terra".24

Nel dipartimento di Gorj, la mandragora è colta per un'intenzione magica da due vecchie che "si spogliano, si sciolgono i capelli e pronunciano gli incantesimi, facendo con la testa, con le gambe i movimenti più diversi e correndo come pazze.25

Nel dipartimento di Neamt (comune di Gârcina), in alcuni casi di grave malattia si fa bere al paziente un infuso di mandragora. Il malato è colto dal delirio e se, dopo tre giorni, non torna in sé, vuol dire che non guarirà più del male che soffre.26

Simeon Mangiuca, nato nel Banato, riporta, in uno dei primi studi di botanica popolare romena, una fra le più belle descrizioni della raccolta della mandragora (per guarigione):27 "Se ti dirigi verso di lei, nella foresta, devi farlo cantando, mangiando e bevendo, cioè con aspetto felice. Là giunta, ti siedi accanto a lei, mostrando sempre la tua gioia e senza rivolgerle la parola, finché giudichi che non sia anch'essa di buon umore. Poi, continuando a mangiare e a bere accanto a lei, la saluti (buongiorno o buonasera, secondo il caso) e cominci a parlarle. L'invochi come una sovrana e le dici la sofferenza che ti ha spinto a venire. Il febbricitante porta con sé una camicia nuova, lavata da poco, e un po' di miele in un bicchiere che non ha mai contenuto acqua,28 del filo di cotone rosso, un soldo d'argento e un dolce (colac). La vecchia, portando tutto ciò, si dirige con il malato verso la foresta, all'avvicinarsi della sera, per giungere presso la mandragora al crepuscolo, quando non è né giorno né notte. Arrivati vicino alla mandragora, stendono [193] la camicia del malato sotto la pianta e sopra depongono ciò che hanno portato. Poi, la praticona, segnandosi e inchinandosi fino a terra dinanzi alla mandragora, pronuncia la seguente invocazione:29 'Buonasera, mandragora, buona Signora e buona madre (oppure: grande mandragora e potente signora) che tocchi con la testa i cieli, che immergi le tue radici sotto terra e la cui veste (il fogliame) ondeggia ai venti. Tu sei la regina dei cieli e delle tempeste, sei la regina dei fiori, perché dinanzi a te si prosternano tutti i fiori e vengono a celebrate la tua potenza. Con i gomiti e le ginocchia nude, con la fronte piegata fino a terra, ti prego e ti invoco (si prosterna e bacia il terreno) di volermi concedere forza e salute, di guarite il malato N.N. ecc....'.30 Detto ciò, la vecchia si fa il segno della croce e, dopo essersi inchinata fino a terra dinanzi alla mandragora e averle augurato la buona notte, si allontana di circa dieci metri, accende il fuoco, si sdraia e dorme per tutta la notte con il malato. La mattina, all'alba, ambedue si svegliano e la vecchia, rivolgendosi alla mandragora, le dice: 'Buongiorno mandragora, madre nostra, buona madre'. E ricomincia l'invocazione della sera, mutando alcune parole; invece di: 'va', cammina, cerca e porta l'incantesimo che guarisce', dice: 'tu sei andata, hai camminato, hai cercato e portato l'incantesimo e l'hai messo nel bicchiere per guarire questo ammalato'. Questi beve il miele del bicchiere, mentre la vecchia praticona gli versa sulla testa tutta l'acqua; poi lo spalma di miele, lega al suo collo il filo di cotone rosso con il soldo d'argento, lo riveste con la camicia nuova e ritorna con lui a casa. Prima di partire, ringrazia la mandragora, le augura buona salute e celebra la sua potenza".31

La mandragora32 si coglie anche per guarire determinate malattie. Nel comune di Doftana (Ocna) si usa la mandragora per curare i dolori alle gambe, alle mani, alle reni e contro la febbre, ecc. Ma, per ottenere una guarigione, si coglie con il medesimo rituale che si usa per una stregoneria: si fa bollire la pianta in un recipiente nuovo e, prima che il malato beva l'infuso, lo si lega nel letto, perché, dopo aver bevuto, egli comincia a delirare come un pazzo. Con questo succo di mandragora si lava tutto il corpo del malato e gli si fanno bere tre cucchiai della [194] stessa mistura: si ripete ciò tre volte al giorno, per tre giorni consecutivi. Nel frattempo il malato non deve mangiare cipolla cruda per tre giorni, né bere acquavite per due settimane, né vino per sei settimane. Per quattro settimane almeno, non deve prendere né latte fresco, né cibi zuccherati. Durante questo periodo, il malato deve esser tenuto con molta pulizia.33

Nella Moldavia, la mandragora e alcune altre piante servono per gli incantesimi contro la debolezza (lipitura); si guarisce la tosse con foglie di mandragora seccate e bruciate.34 In alcuni luoghi, con le foglie di mandragora si fanno cataplasmi per gli ascessi e contro l'idropisia dell'uomo e del bestiame. Anche ai febbricitanti si applicano cataplasmi sulla fronte e spesso guariscono. "Il solo aspetto negativo di questo medicamento è che fa delirare chi se ne serve, ma il delirio dura ben poco".35 Si raccomanda la mandragora anche contro il mal di denti.36

Nella Bessarabia le foglie vengono usate anche contro i foruncoli.37 Ma è molto probabile che nella Bessarabia, come, del resto, in altre province romene, l'impiego medicinale della mandragora (Atropa belladonna [sic - n.d.c.]) sia stato sostituito dalla brionia (Bryonia dioica), pianta usata molto spesso nella medicina popolare in Bessarabia. Nella regione del basso Dniester, la mandragora è efficace contro i vermi intestinali del bestiame. Anche sulle ferite si applicano foglie secche e pestate.38

La mandragora si mette anche sotto le macine per attirare la clientela al mulino.39 Gli osti se ne servono perché la loro locanda sia molto frequentata. "Si pagano due donne che sanno coglierla. Esse portano dall'osteria ogni tipo di bevanda, pane, sale, un soldo e un po' di polvere, anch'essa della locanda, e che per tre volte hanno fatto girare intorno a una botte, in senso inverso al movimento del sole. Con questi ingredienti, le donne girano intorno alla mandragora, bevendo e augurando che i clienti escano dall'osteria quando la loro tasca è leggera. Dopo averla colta, viene posta sotto la botte del vino o nel vino stesso. Alcuni osti credono che i loro clienti siano attratti dalla mandragora".40 Nella [195] Moldavia vi è la medesima credenza: dopo lo scongiuro, gli osti mettono la mandragora sotto la botte del vino o dell'acquavite: questa in due o tre giorni si vuota "Perché i clienti bevono fino a perdere la ragione".41

La credenza che il possessore della mandragora possa chiederle qualunque cosa e arricchirsi rapidamente - credenza diffusa nell'Europa centrale - si trova anche nella Moldavia (nel dipartimento di Vaslui). "Una domenica, recati a cercarla nel campo, dalle da mangiare e da bere - del vino o del pane - e portala a casa tua, circondata da musicisti e da folla; se le rendi, in seguito, gli onori che merita, se le mostri un volto allegro, se non litighi e non bestemmi - sta' attento a non dimenticare nessuno di questi consigli perché essa ti ucciderebbe - potrai inviarla ovunque, chiederle qualunque cosa ed essa te la concederà (sottolineiamo questa ultima frase). Ma sta' attento: non far trascorrere una domenica senza condurre presso la pianta musicisti o uomini del villaggio per danzare; e non cessare di essere sempre allegro, specialmente in quel giorno".42

I Romeni conoscono altre piante dalle virtù magiche che si devono cogliere come la mandragora. Nella Bessarabia, tutte le piante medicinali o magiche devono esser colte prima della Pentecoste e soltanto dopo che l'incantatrice abbia posto accanto al fusto un pezzo di pane, dicendo:

Io vi dono pane e sale
Voi datemi forza e salute.
(Eu va dau pâine si sare,
Dar voi sa-mi dati sanatate
).

In alcuni luoghi, si usa mettere una camicia pulita, quando si va a cogliere le erbe magiche. La pianta chiamata nella Bessarabia 'l'erba di Barboi' ha 'il volto del diavolo', cioè 'la radice conforme alla faccia del diavolo'. Sembra che questa pianta sia una varietà della mandragora; anch'essa è efficace per la debolezza e deve essere colta con un identico rituale. Il martedì sera si parte alla sua ricerca; chi si pone in cammino non deve volgersi mai indietro, né all'andata, né al ritorno; deve indossare una camicia pulita e rimanere sempre in silenzio. Mettendo presso la pianta un po' di pane e un pezzo di tela, pronuncia il seguente incantesimo:

[196] Io vi dono pane e sale
Voi datemi forza e salute.43

Un'altra erba, che "s'innalza in un sol ramo, dalle foglie quasi di seta" si coglie ugualmente nei giorni di gran festa e colei che la coglie deve essersi lavata e aver mutato la biancheria. Prima di coglierla, pone il pane e dice:

Vi dono pane e sale
A voi il rendervi utile.

Questa erba si dà alle fanciulle perché la mettano nell'acqua nella quale fanno il bagno, "acqua attinta dal Dniester prima del sorger del sole". Nessuno, in seguito, le detesterà.44 Come le fanciulle che hanno indosso la mandragora, anch'esse godono la simpatia di tutti, sono invitate alla danza e hanno fortuna in amore. È, del resto, una regola generale che la donna vada a cogliere le erbe con il corpo pulito e vestiti nuovi: altrimenti la pianta non ha nessuna efficacia.45 Si mette il pane e il sale e si dice:

Mi segno e mi prosterno
Ti dò pane e sale
perché tu mi dia la guarigione.
(Fac cruce si bat matànii
Si pui pâine si sare
Sa-mi dai leac
).46

Un'altra pianta, l'erba dalle cinque dita (Potentila recta L.), appartenente alla specie delle panacee, è adatta a curare tutte le malattie: deve esser bollita in un recipiente nuovo, dopo averla posta davanti all'icona ed essersi prosternati tre volte, invocando: "Ti offriamo pane e sale, sii propizia."47

Sempre nella Bessarabia (villaggio di Niscani) si coglie lo scolopendro (Nephroditum filix mas),48 dopo aver posto il pane, il sale ed essersi [197] prosternati per tre volte. L'invocazione è la seguente: "Come si litiga per il pane, così le fanciulle litighino per me."49 Un'altra informatrice (60 anni, analfabeta) dà le seguenti prescrizioni: "Va' presso uno scolopendro, segnati, deponi il pane, il sale e lo zucchero, prosternati nove volte, dicendo: 'Per l'amore tu sei cresciuto, per l'amore ti strappo. O tu, scolopendro, glorioso imperatore, come hai saputo crescere e moltiplicarti più di ogni altra erba, così accorrano tutti verso chi ti ha colto (o meglio, ne pronunci il nome)'. Mettilo, poi, nella cera, portalo indosso, versalo nell'acqua per lavarti".50 Anche nel Tara Oasului, vi sono altre piante simili alla mandragora, che si colgono dopo aver posto accanto alla radice uova, pane azimo, vino, ecc.51

* * *

Cerchiamo di mettere in rilievo i tratti caratteristici di questo scenario rituale:
1. I Romeni non conoscono la leggenda sull'origine della mandragora che nasce dal seme di un impiccato, diffusa nell'Europa settentrionale e nella Germania; e non conoscono neanche il rito della raccolta con l'aiuto di un cane nero (Europa orientale).

2. La mandragora è la pianta erotica per eccellenza. Procura amore, matrimonio e fecondità; inoltre possiede virtù magiche per accrescere le ricchezze - se è colta con questa intenzione. Fonte d'amore (fertilità) e di ricchezza, è anche una pianta medica, apportatrice di salute.

3. La raccolta della mandragora costituisce un rituale. Sono obbligatori: la purezza sessuale, la pulizia, il silenzio, ecc. La pianta deve esser colta all'insaputa di tutti: perciò è necessario un luogo lontano (foresta, dove non si ode né il canto del gallo,52 né l'abbaiare dei cani), una solitudine relativa (non incontrare nessuno durante il percorso), il segreto (nessuno deve essere a conoscenza del progetto). Donne e fanciulle danzano nude intorno alla mandragora, ma talvolta si limitano a disfarsi le trecce (ricordo della nudità magica). Le coppie si accarezzano e si abbracciano. Per cogliere la foglia della mandragora le fanciulle si sdraiano l'una sull'altra, in una mimica dell'atto sessuale.

[198] 4. La raccolta è accompagnata da tutta una serie di gesti e di precauzioni magiche. La mandragora deve esser colta durante il plenilunio; non bisogna toccare le foglie con la mano, ma con i denti; la farina con la quale si prepara la pasta magica, mescolata a foglie di mandragora, deve esser rubata al mulino, con la mano capovolta.

5. Bisogna pagare la pianta, altrimenti è senza efficacia; le si offrono dei doni in cambio della sua radice: sale, pane, zucchero, vino, ecc. La mandragora è personificata: 'Gran Dama', 'Imperatrice', 'Buona Madre'.

6. È pericolosa: se non è colta secondo le regole, se non le si prestano le cure necessarie, le sue virtù magiche si rivolgono contro chi l'ha colta. La mandragora possiede un duplice potere: le sue forze poco comuni possono esser dirette verso il 'bene' o verso 'il male', per l'amore e la salute, per l'odio e la follia.

7. Sia colta per 'il bene' o per 'il male', la mandragora è temuta e rispettata come una pianta miracolosa, molto al di sopra di tutte le altre. In essa sono racchiuse forze straordinarie che possono prolungare la vita o dare la morte. In un certo senso, dunque, la mandragora è 'l'erba della vita e della morte.53


Note

1) Alla varietà Atropa Belladonna [sic - n.d.c.], che cresce in Romania nelle ombrose foreste delle montagne e fiorisce in giugno-luglio, il contadino romeno dà i seguenti nomi: la Ciliegia del Lupo (cireasa lupului), la Signora della Foresta (Transilvania, Brasov), la Gran Dama, il Fiore della Foresta (dipartimento di Gorj), l'Erba della Foresta (Transilvania), l'Imperatrice delle Erbe, l'Imperatrice, ecc. (cfr. Zaharia Pantu, Plantele cunoscute de poporul român, ed. II, Bucuresti, 1929, pp. 171-172).

2) Archiva de Folklor a Academiei Române (= A.F.A.R.) ms. 963, ff. 28-32, comune di Vad, dipartimento Maramures, registrato da: Grigore Vasile, istitutore, informatore Grigore Muntean (40 anni, 1937).

3) T. Papahagi, Graiul, si folklorul Maramuresului (Bucuresti, 1925), p. XLIV.

4) A.F.A.R., ms. 407, f. 23, comune di Bistrita, dipartimento di Turda; informatore Ion Mucea (60 anni, 1932), registrato da Iuliu Coroiu, istitutore.

5) A.F.A.R., ms. 407; ff. 27-28, comune di Bistrita; informatrice Elena Plic (30 anni, 1932); registrato da Iuliu Coroiu.

6) A.F.A.R., ms. 383, ff. 9-10, comune di Tritenii-di-sotto, dipartimento di Turda, informatore A. Petrovan (70 anni, 1932).

7) A.F.A.R., ms. 852, ff. 49-50, comune Târgu-Ocna-Vâlcele, dipartimento di Bacau, informatrice Elena Moisa (72 anni, 1936), registrato da C. Pâslaru, istitutore.

8) Valeriu Butura, "Cultul matragunei in Muntii Apuseni" (Extrait da Gradina mea, 2a annata, n. 10-11, ottobre-novembre, 1936); p. 2: informazioni raccolte nel comune di Salcina-de-jos, dipartimento di Turda.

9) Vaieriu Butura, ibid., p. 3.

10) Butura, ibid., p. 3.

11) Ibid.

12) Ibid., p. 2. Bisogna che non soffi il vento, mentre si coglie la mandragora.

13) Aparatorul Sanatatii, II, p. 202, citato da Arthur Gorovei e M. Lupescu, Botanica poporului român (Folticeni, 1915), pp. 79-80 (cfr., Sezatoarea, xv, n. 5, agosto 1914).

14) A.F.A.R., ml. 187, f. 10, comune di Hodorauti, dipartimento di Hotin; informatrice Ileana Bordeianu (87 anni, 1931).

15) Ion Muslea. "Cercetari folklorice in Tara Oasului" (Anuarul Arhivei de Folklor, vol. I, Ciuj, 1932, pp. 117-237), p. 207.

16) Muslea, ibid., pp. 207-208.

17) Muslea, ibid., p. 208.

18) Ibid., p. 207, l'incantesimo 'per la danza' a p. 208.

19) Ibid., p. 208.

20) A. Gorovei e M. Lupescu, Botanica poporului român, p. 81.

21) Gorovei e Lupescu, op. cit., p. 81.

22) A.F.A.R., ms. 799, ff. 8-10, comune di Moisa-Boroaia, dipartimento di Baïa, informatrice, Baba Ciocanoaia (91 anni, 1935).

23) A.F.A.R., ms. 169, ff. 2-3, registrato da Vasile Tamasanu, istitutore (1931). L'informazione è molto ambigua: il nome dell'informatrice non è specificato. Vi si dice che a fare la raccolta possono andare un giovane e una fanciulla, oppure, un gruppo di giovani, ma non si parla della 'vecchia praticona'. Inoltre vi si afferma che la mandragora è colpita con un bastone, trascinata per terra, ecc., particolare questo che non ritroviamo in nessun luogo. Le ingiurie, i colpi e i gesti grotteschi indispensabili all'incantesimo 'per il male' vengono scambiati "fra coloro che raccolgono"; in quanto alla mandragora, essa è rispettata e pericolosa; nessuno, per quel che sappiamo, osa toccarla senza venerazione.

24) A.F.A.R., ms. 773, f. 20, comune di Boroaïa, dipartimento di Baïa; informatrice Maria Danila (1935).

25) Credenza del comune di Dobrita, dipartimento di Gorj, citata da Gorovei e Lupescu, Botanica poporului român, p. 78.

26) Ibid., p. 78.

27) "De insemnatatea botanicei romanesti" nella rivista Familia, X annata (Budapest, 1874), pp. 511 sg. Il passo che traduciamo è stato spesso citato e pubblicato; cfr. I.A. Candrea, Iarba Fiarelor (Bucuresti, 1928), pp. 53-54.

28) Si tratta senza dubbio di una 'brocca nuova'. Il Mangiuca introduce molti particolari 'moderni' nella descrizione del rito.

29) Questo incantesimo è stato tradotto molto bene in francese da Marie Holban, Incantations (Paris-Bucuresti, 1937), p. 98, nota.

30) La forma dell'incantesimo è troppo letteraria per non essere sospetta. Il Mangiuca scriveva nel tempo in cui i folkloristi dilettanti aiutavano in tutta schiettezza il 'genio popolare'. Ma potrebbe anche darsi che il Mangiuca avesse conosciuta questa invocazione, sotto una forma affine, da qualcuno che avesse subito influssi letterari.

31) Familia, vol. x, pp. 540-541.

32) Non dimentichiamo, però, che questo stesso nome è dato, in Romania, a piante che appartengono a specie diverse.

33) Aparatorul Sanatatii, anno II, p. 201; cit. da A. Gorovei e M. Lupescu, Botanica poporului român, pp. 78-79.

34) Ibid., p. 81.

35) Dr. N. Léon, Istoria naturala medicala a poporului român (Bucuresti, 1903, Les Annales de l'Académie Roumaine, II serie, t. xxv), p. 50.

36) Ibid.

37) Alexei A. Arvat, "Plantele medicinale si medicina populara la Niscani" (Buletinul Institutului Social Român din Basarabia, I, 1937, Chisinau, pp. 69-124), p. 87.

38) P.V. Stefanuca, "Cercetari folklorice pe valea Nistrului-de-jos" (Anuarul Archivei de Folklor, IV, Bucuresti, 1937, pp. 31-226), p. 213.

39) I. Mus1ea, Cercetari folklorice in Tara Oasului, p. 208.

40) V. Butura, Cultul matragunei in Muntii Apuseni, p. 3 dell'estratto.

41) Aparatorul Sanatatii, II, p. 202; cit. da A. Gorovei e M. Lupescu, op. cit., p. 80.

42) Cfr. Ion Creanga, p. 270, riprodotto da Tudor Pamfile, Dusmani si prieteni a omului (Bucuresti, 1916), p. 91.

43) P.V. Stefanuca, Cercetari folklorice in valea Nistrului-de-jos, pp. 210-211 (n. 311).

44) Ibid., p. 210 (n. 309).

45) A. Arvat, Plantele medicinale la Niscani, p. 75.

46) Ibid.

47) Ibid. p. 76.

48) Si tratta dell'identificazione d'Arvat, ivi, p. 110. Z. Pantu, Plantele cunoscute de poporul român, p. 192, identifica lo scolopendro (navalnic) con lo Scolopendrium vulgare, e aggiunge che le fanciulle portano la pianta nel busto, perché "essa ha il potere di far accorrere (navaleasca) i pretendenti". Cfr. anche A. Gorovei e M. Lupescu, Botanica poporului român, p. 92.

49) A. Arvat, op. cit., p. 91.

50) Ibid., p. 91.

51) I. Muslea, op. cit., pp. 206-207.

52) Sull'uso della formula "dove non si ode più il canto del gallo" negli incantesimi romeni, cfr., V. Bogrea, "O. straveche formula de exorcism in descântecele românesti" (Dacoromania, IV, 1926, Cluj), pp. 886-891.

53) Fin dall'antichità questa pianta godeva un simile prestigio; cfr. A. Delatte, Herbarius. Recherches sur le cérémonial usité chez les Anciens pour la cueillette des simples e des plantes magiques (2a ed., Liège-Paris, 1938), pp. 68 sgg., 75, 79 sgg. Le credenze orientali sono state esaminate nel nostro studio 'La Mandragora et les mythes de la 'naissance miraculeuse' " (Zalmoxis, III, 1940-42, pp. 3-48).