La coca
I suoi usi e le sue proprietà

Ditta Gio. Buton & C., Bologna

Società Tipografia dei Compositori, Bologna, Terza Edizione, 44 pp., 1876

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Chi è mai oggidi che, non affatto analfabeta, non abbia letto questa parola? In Italia tutta, essa si legge in qualsiasi luogo di pubblicità: sui canti delle vie, negli orari delle strade ferrate, nell'interno delle stazioni, negli omnibus, entro i vagoni ecc. Appena questa parola comparve alla luce si pensò da molti che la sua pubblicità avesse il carattere e lo scopo degli annunzi della Revalenta arabica, delle Pillole Holoway, delle unture per vestire di capelli i capi calvi ecc.; pubblicazioni che occupano oltre un quarto dello spazio dei Giornali politici; pubblicazioni che danno a guadagnare ai Giornalisti, agli Editori, alle Agenzie di pubblicità; pubblicazioni in fine che attraggono assai di rado lo sguardo dei ben pensanti senza che non sia accompagnato da un sorriso ironicamente espressivo e [4] senza che si ripeta la verità: come il mondo vuole essere ingannato?

Senonchè per la Coca, negli annunzi accennati si fa precedere dall'attraente e simpatica parola Elixir: e poichè questa non fa pensare a morbosità, a calvizie, a mal di denti, ma desta il pensiero del gusto, dell'aguzzare l'appetito, di far buona la digestione. L'Elixir Coca, di cui oggi va fornito digià ogni più umile caffè villereccio, ogni più piccolo spaccio di liquori, ferma l'attenzione anche degli uomini che si chiamano seri e positivi, i più severi nemici dell'éclat e della ciarlataneria. Essi stessi, buono o malgrado, dal chiasso che se ne fa, sono sospinti a farne almeno una volta l'assaggio, e, fatto che l'abbiano, sono costretti a confessare che negli annunci di questo genere non sempre c'entra quel ciarlatano dell'Elixir d'amore cantato in versi colla sublime musica di Donizzetti.

Discendiamo nelle classi più basse della società, al popolo. Egli si gode di celiare ad ogni più piccola e lontana allusione, e celia anche sulla parola, e gli torna or faceto or ridevole l'offrire e l'accettare un bicchierino di Coca, genuino della fabbrica Buton e C.0 di Bologna. Nel frattanto ancor scherzando il vizio si corregge, e il dolce Elixir si fa largo nel popolo come vantaggiosa sostituzione alla bruciante acquavite.

Contemporaneamente l'Elixir Coca penetra coraggiosamente nei ritrovi degli amici, dei buontemponi, nelle società, nei clubs e gli si dà posto nei conviti, nelle mense ricercate dei ricchi, e si fa soggetto di discussioni se questo Elixir può stare accanto, o riva[5]leggiare, o superare talora, il Maraschino di Zara, la Chartreuse ed altri dei più ricercati.

L'Elixir Coca intanto cresce in fama e rinomanza: sta sulle bocche di tutti e cresce il desiderio di sapere che cosa sia propriamente la Coca.

Finché il distillatore ci dà i suoi prodotti sotto i nomi aggiunti di rosa, di vaniglia, di menta, di mandorla amara ecc. ogun sa di che si tratta: ma l'appellativo aggiunto di Coca non è ancora generalmente conosciuto in Italia. Molti credono che sia una di quelle parole gonfie, altisonanti e strane, che immaginano specialmente con molto studio i profumieri e che nulla esprimono, all'infuori di novità, di ciarlataneria se non propriamente d'inganno.

Per la Coca così non è. E se il popolo sapesse che celebri botanici, medici, naturalisti ecc. ecc. scrissero appositi libri sulla Coca e v'istituirono analisi, esperienze e profondi studi; se sapesse che oggi sulla Coca abbiamo N. 108 opere o memorie, delle quali
7 inglesi
39 francesi
32 spagnuole
14 tedesche
3 italiane
13 latine,
se il popolo sapesse tutto ciò, diciamo, anche i più ignoranti e gonzi dovrebbero persuadersi che la Coca non è parola immaginata per accalappiarli, o ingannarli, [6] e far bere loro di grosso, ma che si tratta di qualche cosa di serio, d'importante, di utile che affaticò viaggiatori, lambicchi, torchi ecc. ecc.

Per verità il celebre Prof. Mantegazza colle sue opere ha fatto conoscere la Coca agli italiani; ma oggidì la Casa Buton e C° per propria iniziativa ne ha diffuso assai più la conoscenza col suo Elixir Coca che non abbian fatto le opere di quell'egregio scrittore. Ma con tutto ciò può asserirsi che anche oggidi di 100 bevitori dell'amabile Elixir, ne troviamo appena dieci che conoscano cosa sia la Coca e quali sono le sue proprietà.

La Casa Buton e C°, assai sollecita di far conoscere le materie prime della sua distilleria, come pronta a far entrare chiunque il brami nell'interno del suo laboratorio, volle anche far conoscere con pochi cenni in un opuscolo la Coca. Noi vogliamo parlarne un po' più diffusamente e raccogliamo quanto di più interessante su trova negli scrittori, e tutte le notizie che abbiam saputo procurarci. [7]




I. La Coca nella botanica

La Coca è una pianta, un arbusto con molti rami che s'innalza a 3 o 4 piedi e che ci viene dall'America meridionale e propriamente dal Perù, e più esattamente dalla Bolivia.

È la Coca la specie più rimarchevole del genere Erythroxylon, per cui la pianta viene chiamata dai botanici Erythroxylon Coca. Questo, genere di piante, che appartiene alla famiglia, delle Malpighiacee, ha avuto l'onore di divenire il tipo d'una famiglia a sè che si chiama delle eritrossilee, famiglia proposta da Kunth e adottata da De Candolle, botanici troppo autorevoli per non riconoscere la dignità, se non la opportunità, della nuova famiglia.

La specie Coca, che ha per importanza il primo posto nella citata famiglia, è un arbusto ornato di foglie [8] alterne, ovali, acute, intere, liscie, membranose, marcate da tre nervature longitudinali, lunghe circa un pollice e mezzo, larghe uno. Quest'arbusto mette piccoli fiori, biancastri, raggruppati sopra piccoli tubercoli che si scorgono sui rami. Il frutto è una drupa rossa, oblunga e prismatica.

Questa. pianta cresce naturalmente nella Bolivia frammezzo ai boschi posti nei luoghi caldi e molto umidi, ed è in vista della immensa utilità di questa pianta che l'arte concorse ad aiutare la natura per moltiplicarla e migliorarla. [9]




II - La Coca in agricoltura

Ogni virtù della Coca si concentra nella foglia, come da noi la foglia dei gelsi. Alla quantità e al maggiore sviluppo delle foglie è dunque rivolta ogni cura dell'Agricoltore.

Malgrado la Coca ami clima ad un tempo caldo ed umido, non si acconcia ai terreni paludosi ove acqua ristagna, ma prospera nella terra asciutta argillesilicea, arrossata dall'ossido di ferro, nelle vallate o sul pendio primo dei monti ridotto a pianerottoli.

La temperatura che questa pianta sopporta senza perdere delle sue qualità oscilla fra -12° cent. e +20°. Si direbbe questo piuttosto un clima temperato e mite.

Alle falde però delle Ande e all'altitudine di 2000 a 5000 piedi sul livello del mare, il clima è umidissimo e come tale favorisce la vegetazione della Coca. [10]

Rapporto alla parte agraria ciò che non si comprende è quanto ne riferisce il Mantegazza, sulle condizioni cosmo-telluriche. In un punto è detto che la Coca non cresce che nei luoghi caldi, umidissimi e molto boschivi: in altro è detto che un paese caldo spoglia la Coca d'ogni valore in 10 mesi, mentre può durare un anno e mezzo nei freddi e secchi distretti delle Ande.

La pianta Coca è indigena, secondo i viaggiatori, nella Provincia del Valle Grande in Bolivia; ma da tempo immemorabile vien coltivata, e, resa domestica, prende un posto eminente nel novero delle piante agrarie peruviane.

Per moltiplicare questo arbusto l'Agricoltore fa uso di semi che si raccolgono dai frutti maturi. Questi semi sono affidati al terreno a pizzichi collocati in buchi fatti col foraterra, regolarmente disposti in file e opportunamente spazieggiati. E questo il semenzaio, dal quale dopo un anno e mezzo circa si estraggono le pianticelle le quali regolarmente ancora e a maggiore distanza piantate a stabile dimora, formano come un boschetto di Coca. Frequenti sarchiature per distruggere le erbe straniere si fanno ai boschetti specialmente giovani, e si dà tale importanza a questa coltivazione che i boschetti si cingono con siepi del Caffè migliore del mondo quale è quello di Yungas.

Dopo ciò si sta attendendo il prodotto della foglia che può raccogliersi senza danneggiare la pianta quando abbia raggiunto il solo 3° o 5° anno, secondo l'ubertosità del terreno, come da noi si pratica specialmente nei boschetti di gelsi. [11]

E all'incirca nel modo che noi raccogliamo le foglie del giovane gelso, si raccoglie la foglia della Coca, la quale poi si riproduce subito per una seconda e per una terza raccolta. Le foglie sono mature quando piegandole si rompono: si stendono sulle aie e si seccano quanto più sollecitamente è possibile, anche perché non perdano col disseccarsi tutto il loro color verde. Si ripongono poi in sacchi e si offrono allo smercio. [12]




III - La coca in commercio

Colla raccolta e col pronto essiccamento delle foglie è finita l'opera dell'Agricoltore, e comincia l'approntamento pel commercio.

Si distinguono parecchie qualità di Coca; se ne ha di pessima e di selecta od ottima, secondo la località da cui proviene, secondo la più o meno pronta essiccazione, secondo infine l'ammanimento che vi si fa. Abbiamo sott'occhi, scrivendo, due qualità di foglie di Coca, la Boliviana e la Peruviana nello stato in cui si acquista in commercio. Tutte due queste qualità offrono allo sguardo un colore verdastro tendente al rossigno che si fa più pronunciato verso l'apice e i bordi.

Tanto nell'una come nell'altra scorgiamo varia assai la grandezza delle foglie, da cent. 2 a cent. 6 di lunghezza, da cent. 1 a 3 in larghezza. Ravvisiamo [13] che nelle foglie della Boliviana prevalgono assai le più piccole sulle grandi, mentre nella Peruviana accade viceversa - Anche il colore varia un po' fra le due; la Boliviana ha un colore verde-rossigno più pronunciato; varia altresì la grossezza della foglia: è meno coriacea e si rompe più facilmente la foglia Boliviana in confronto alla Peruviana.



L'odore di tutte due assomiglia a quello dell'erba spagna un po' fermentata oppure al fieno in genere appena essiccato sul prato. Lontanissimo è l'odore di cioccolatte come si scrive dagli autori. Quest'odore si ricorda da chi è prevenuto che debba esservi: non si ricorda da chi non lo sia. Nella foglia Boliviana l'odore è meno penetrante ma più aggradevole: nella Peruviana è più spiegato ma si direbbe più rustico. [15]

L'infusione in acqua calda ha fatto acquistare all'acqua il color verde, più gaio nella Boliviana. Il the risultante più gradevole è senza confronto quello della foglia boliviana.

I nostri fabbricatori sono solleciti di aggiungere all'Elixir Coca l'epiteto di boliviana, perché la ritengono migliore, e infatti l'esperienza lo conferma. Gli autori, fra quali il Mantegazza, dichiarano la Coca Peruviana per la peggiore, e per la migliore ritengono quella della Provincia di Yungas.

Dalla peggiore alla migliore vi è una lunga scala di gradazioni che gl'intelligenti sanno bene apprezzare e distinguere. Il color bruno le macchie, la durezza alla masticazione sono i caratteri della Coca di inferiore qualità. Color verde e sottigliezza delle foglie sono i caratteri della qualità migliore.

Colle foglie spiegate distese e disseccate si formano dei pani talmente duri, che sembrano compressi con una macchina pressatrice, mentre è tutta opera di lavoro a mano. Questi pani, uno per uno, sono accuratamente ravvolti in foglie di Banano e coperti da una tela grossolana di lana. Così preparati uniti a tre per tre si chiamano in commercio tambor ed anche fardi. Ogni pane è una misura chiamata cesto; un rubbo di foglie è corrispondente a circa chilogrammi 20 a 22.

Questa preparazione può bastare pel Perù e la Bolivia, paesi asciutti: ma non basta per l'esportazione in Europa. Le foglie sono molto igrometriche e l'aroma si perderebbe in gran parte coll'attraversare l'Atlan[16]tico. In questo caso alla anzidetta preparazione si aggiunge un avvolgimento di lana, foglie di panamà e una pelle di bufalo.

Questi fardi o pelli contengono 3 pani e pesano in circa, lorde, Ch. 65 a 70 e a peso netto Ch. 60.

In Europa i centri in cui si trovano grandi depositi di Coca sono Londra, Lipsia, Dresda, e qualche volta se ne trova, in Italia, a Genova presso coloro che fanno scambio de' nostri prodotti con quelli del Perù.

Il prezzo della foglia di Coca in Italia compreso il trasporto e il dazio di unl franco per chilog., oscilla, secondo le qualità, da 12 a 15 lire ed anche sino a 18 il chilo all'ingrosso. Alcuni nostri industriali si provvedono direttamente alle piazza peruviane e si paga al prezzo di circa 10 a 12 dollari il cesto, a quei mercati.

Per dare un'idea della importanza del commercio della Coca può calcolarsi il prodotto annuo a circa un mezzo milione di cestos, sui quali il Governo leva un'imposta di 300.000 dollari, e quindi la media produzione annua sarebbe di milioni 68 circa di lire italiane.

Si calcola che nella Bolivia il consumo annuo di foglie di Coca sia di L. 17.50 per ogni individuo. [17]




IV - La coca in igiene

Una pianta coltivata con tante cure da tempo immemorabile, una pianta le cui foglie furono tenute simbolo di divinità; queste foglie il cui uso era riservato ai re, ai sacerdoti e ai loro favoriti; queste foglie di cui si fa grande commercio e delle quali sono per fornirsi le farmacie anche d'Europa, queste foglie debbono possedere de' pregi rari e superlativi. Infatti è così. Il maggior pregio riconosciuto in esse è quello di servire di alimento e di stimolante.

Dicesi che l'Indiano coll'uso soltanto della Coca sopporti lunghe ed aspre fatiche: per essa può correre, guida al viaggiatore su e giù per le chine de' monti: per essa può vegliare a lungo senza soffrire: per essa digerisce gli alimenti più grossolani; con essa brava le più sinistre vicende atmosferiche: con essa in fine [18] si conforta, si rafforza sì fa lieto, e prende nuova lena a sostenere disagi e fatiche.

L'indigeno prende una piccola quantità di foglie (una o due dramme), le mastica formando una specie di bolo che chiama acullico, a cui unisce un frammento di materia alcalina (patate cotte e cenere ricca di potassa) detta llipta.

Questa sostanza alcalina serve a facilitare la secrezione della scialiva e a rammollire le foglie di quella Coca d'inferiore qualità talvolta assai dure. Allo stesso scopo si fa uso della calce viva come succedaneo alla llipta.

Le foglie di Coca, raccolte in una borsa di pelle, sono il compagno indivisibile degli indiani del Perù, della Bolivia, della Repubblica Argentina e di altre Provincie. L'acullico all'indiano è cibo, è stimolo, è digestivo, è conforto, è tutto. Qualunque privazione per l'indiano, fuorché quella delle foglie della Coca. In alcuni luoghi le foglie si polverizzano nel mortaio e si conservano in un involto erbaceo miste alla cenere della Cecropia palmata.

Secondo il Mantegazza, i più temperanti ne consumano da mezz'oncia ad un'oncia al giorno, divisa in due razioni, colle quali si preparano al lavoro della mattina e al riposo della sera. Non è vizioso però quell'indiano che ne consuma anche due, tre e quattro once al giorno.

Rapporto ad igiene si dice che l'uso abituale della Coca rende bianchissimi i denti; e il Mantegazza, oltre offrirne esempi, lo accerta per prove fatte sopra sé stesso. [19]

La Coca facilita mirabilmente la digestione. "Cinque o dieci minuti dopo aver cominciato l'uso della Coca, dice il Mantegazza, un'esaltazione benefica ci annuncia che il processo digestivo si fa con maggiore facilità e prestezza del solito"... "la Coca non precipita la digestione, non la stimola irritando ad un'azione soverchia, perché io, dopo aver fatto uso quasi quotidiano di essa per due anni, non ho mai rimarcato ch'essa irritasse lo stomaco, anche quando era presa in tanta copia. Essa sembra eccitare lievemente il sistema nervoso del sovrano viscere dell'epigastrio togliendo la coscienza del suo lavorio e rendendolo più facile".

Nè occorre la masticazione per ottenere questi benefici effetti nella digestione. Basta far uso di una infusione calda di mezzo gramma di foglie per una tazza comune da caffè in acqua bollente. La stessa Coca può servire per due o tre infusioni successive, preparate però a breve distanza una dall'altra.

Abbiamo delle osservazioni speciali, tutte dovute al celebre prof. Mantegazza. Ecco le principali:

Poca e nulla è l'influenza della Coca sull'intestino tenue e crasso.

L'uso abituale di essa in dosi piuttosto grandi può produrre la stitichezza.

La Coca produce secchezza agli occhi che è prodotta da difetto di secrezione.

Nel non abituato ad usarne si vede apparire sulle membra e pel tronco alcune macchie di eritema semplice, passaggiere e affatto innocenti. [20]

Il prof. Mantegazza ha voluto esperimentare sopra sè medesimo l'influenza che esercita la Coca sui moti del Cuore di fronte e in confronto a quella di altre sostanze, acqua, thè, mate, caffè, cacao ecc. e venne alla seguente conclusione: l'infusione di Coca eccita il cuore quattro volte più dell'acqua calda e del thè, e due volte più del caffè. La Coca oltre ad aumentare il numero dei battiti del Cuore, appena è in una certa quantità, produce una febbre passaggera con aumento di calore e di respirazione.

Ma se la Coca usata in dose conveniente ha tante virtù, l'abuso di essa in dose smodata, produce come narcotico, effetti particolari, notevoli, e singolari. Il prof. Mantegazza descrive per minuto questi effetti per prove fatte sopra sè stesso. Egli volle subire l'ebbrezza cocale dal primo fino all'ultimo stadio, e nella sua opera Feste ed ebbrezze descrive, quasi con entusiasmo poetico, ciò ch'egli provò.

Ne riassumiamo i tratti più interessanti secondo lo scopo di questo scritto.

Dopo aver masticato una o due dramme di Coca si prova un calore tiepido per tutto il corpo e qualche volta un ronzio soavissimo alle orecchie. I poteri nervosi vanno aumentando, la vita si fa più attiva, ci sentiamo più robusti, più agili, più disposti al lavoro. Ben diversamente dalla ebbrezza alcoolica pare che "la nuova forza imbeva l'organismo gradatamente in tutti i sensi". L'intelligenza si fa più attiva, non cresce la sensibilità, si eccita il cervello, ma le sensazioni non sono più copiose. [21]

Dalle due alle quattro dramme, dice il Mantegazza, s'incomincia ad isolarsi più dal mondo esterno e si sprofonda in una beata coscienza di godere e di sentirsi in intensamente vivo: si è invitati a sviluppare la forza muscolare, si sente una agilità straordinaria, e il Mantegazza racconta di essere saltato a piè pari su un alto scrittoio con tanta leggerezza da non smuovere nè la lampada , nè i libri che lo ingombravano.

Dopo si ricade in un sopore beato, ma non si perde mai la coscienza di sè stesso.

In questo primo stadio il sonno sopravviene accompagnato da sogni bizzarri. Il sopore può durare anche più di un giorno: si abbrevia col caffè, il thè e il mate.

Si ritiene che la Coca possa guarire l'ubbriachezza degli alcoolici, e il Mantegazza lo assevera: non ammette però l'opposto, cioè che il vino possa guarire l'ebbrezza cocale.

Il celebre scrittore volendo passare all'ultimo suo stadio ha masticato 18 gramme in un giorno di Coca e confessa di aver trovato questo piacere di gran lunga superiore a tutti gli altri conosciuti di ordine fisico.

E qui descrive la straordinaria felicità che provava, pur conservando la coscienza di sè medesimo, le immagini bizzarre che gli si presentavano, le apparizioni, una fantasmagoria, e finalmente il delirio più gaio del mondo.

Tre ore di sonno bastarono a ritornano nello stato normale: riprese le sue occupazioni senza dar segno di [22] ciò che aveva subito. Rimase però sotto l'influenza della Coca 40 ore senza prender cibo alcuno e senza sentir debolezza, abbattimento e languore.

Non seguiamo, nemmeno un riassunto, il Mantegazza nelle particolarità cime descrive della fantasmagoria, nè su altre sperienze fatte sopra animali ecc... ma trascriviamo l'azione fisiologica della Coca e le sue applicazioni igieniche:

1° La Coca esercita sul ventricolo un'azione stimolante particolare per cui facilità assai la digestione.

2° In alta dose produce aumento di calore, di polsi e di respirazione e quindi vera febbre.

3° Essa può produrre un leggier grado di stitichezza.

4° In dosi mediocri (da tre a sei grammi) eccita il sistema nervoso in modo da renderci più atti alle fatiche muscolari e ci dà una resistenza massima contro le cause alteranti esterne, facendoci godere uno stato di calma beata.

5° In dosi maggiori la Coca produce allucinazioni e vero delirio.

6° La Coca possiede la preziosissima qualità di eccitare il sistema nervoso e di farci godere colla sua fantasmagoria uno dei maggiori piaceri della vita senza che tenga dietro abbattimento di forze.

7° Probabilmente essa è atta a diminuire alcune secrezioni.

Le applicazioni igieniche della Coca si deducono facilmente dalla sua azione fisiologica e furono già [23] determinate in America dall'esperienze di molti secoli. Rimane all'Europa l'appropriarsela, essendo essa un vero tesoro del Nuovo mondo da mettersi al livello dell'oppio e della corteccia peruviana, di cui ha comune la patria.

L'infusione calda di foglie è la bevanda più salubre da prendersi dopo il pranzo, specialmente quando si ha lo stomaco debole e si sono oltrepassati alquanto i limiti della temperanza.

Il thè di Coca preso abitualmente ha l'immenso vantaggio di attutire la sensibilità eccessiva, per cui lo raccomando alle creature vaporose e sentimentali del bel sesso.

La Coca masticata di poche dramme ci fa atti a resistere al freddo, all'umidità e a tutte le cause alteranti dei climi e delle fatiche; e per ciò si dovrebbe caldamente raccomandare ai minatori ed a quelli che viaggiano nei paesi paludosi o nelle regioni polari.

La Coca ci rende atti a sopportare gravi fatiche e ci ristora dell'esaurimento di forze, che tien dietro al consumo di correnti nervose. Io lo credo, senza esitare, l'alimento nervoso più potente.

Usata in alte dosi può render lieta la vita, facendoci passare alcune ore di vera felicità e senza che in questo offendiamo menomamente la morale più scrupolosa. Il vino usato qualche volta fino alla parte dell'ebbrezza non ci fa colpevoli, ma la Coca masticata fino a farci godere della fantasmagoria non ci fa accusare di viziosi. [24]

La Coca ad alte dosi non deve usarsi da chi soffre di congestioni cerebrali o ha tendenza all'apoplessia. Usata in infusione e innocente per tutti.

L'abuso della Coca continuato per alcuni anni può produrre l'ebetudine e la demenza. Non ho potuto mai osservare alcun inconveniente nelle funzioni degli organi digerenti.




V - La coca in medicina

È al prof. Mantegazza, tante volte lodato, che si deve la parte principale nella storia medica della Coca. Fu desso che primo in Europa fece conoscere le virtù: a lui è principalmente dovuto il posto distinto che ora ha la Coca in tutte le farmacopee.

Naturalmente essa ha un'azione diretta o indiretta su quelle malattie che dipendono dalla digestione e dal sistema nervoso. Mantegazza riconosce nella Coca quella sostanza che, sopra tutte le altre fin qui conosciute, è produttrice di forza nervosa, a segno che, com'egli dice, ad un uomo che si trovasse in imminente pericolo di perdere la vita per esaurimento nervoso, gli darebbe la tintura di Coca o una forte dose del suo estratto. [26]

E riguardo alla digestione in nessun altro rimedio si accordano due azioni molto diverse: la facilità, la rianima, la riordina se alterata nel tempo stesso che attutisce la sensibilità della mucosa gastroenterica. Il caffè e il thè che si prendono per facilitare la digestione spesso irritano lo stomaco: la Coca mai; ed è per questo che molti europei stabiliti nel Perù vanno sostituendo al caffè l'infusione di Coca, e per averla meno forte e delicata prendono la 2a infusione e vi uniscono anche alcune foglie d'arancio.

Se la Coca ha il duplice ufficio di facilitare la digestione e invigorire il sistema nervoso servirà ai convalescenti di lunghe malattie che non potesser tollerare altri tonici.

L'infusione di Coca venne usata per guarire i dolori colici, le diarree, ecc., Giova nei casi di debolezza generale, d'isterismo, d'ipocondriasi. L'azione sua è lenta ma profonda, e il lungo suo uso può modificare per sempre il sistema nervoso.

Gli americani attribuiscono alla Coca anche un'azione afrodisiaca. Il Mantegazza nol nega, ma non lo può asseverare che colle parole altrui: osserva però che dove è maggiore l'uso della Coca si riscontra maggiore robustezza nelle lotte d'amore.

Il Mantegazza enumera la serie di altre malattie nelle quali ritiene utile l'uso della Coca, pur ripetendo ad ogni tratto la sua efficacia per facilitare la digestione, e a tal proposito è da riportare per intero il seguente passo: [27]

"Ho consigliato la Coca ai vecchi, ai giovani, ai robusti e ai convalescenti, agl'indiani, ai neri e ai bianchi di molte nazioni, agl'ibridi di tutti i colori: l'ho usata in questo e nell'altro emisfero, in paesi al livello del mare e a migliaia di piedi d'altezza; non esito ad affermare che essa è superiore ne' suoi poteri digestivi al thè, al caffè e alle altre bevande calde meno note colle quali si chiude il pranzo".

Ecco finalmente le dosi più consigliate: Masticazione delle foglie a tre grammi per giorno, ovvero 1a, 2a e anche 3a infusione nella medesima dose.

Se ripugnasse il masticarla e si volesse agire profondamente sul sistema nervoso si ricorre alla polvere delle foglie nella dose di 3 a 5 grammi.

Ovvero si ricorre all'estratto idroalcoolico che si può dare da 1 a 5 decigrammi ai giorno, accrescendone la dose gradatamente. [29]




VI - La coca nell'industria

Le virtù finora enumerate della preziosa foglia boliviana doveano prestamente eccitare gl'industriali ad impossessarsene per diverse preparazioni. Infatti oggi oltre ai preparati farmaceutici, infusioni, estratto acquoso, estratto alcoolico, pastiglie, tinture ecc., si preparano elixir e vini di Coca.

Fu la Casa Buton e Comp. la prima a preparare l'Elixir in Italia e a metterlo in commercio. La preparazione si fa seguendo i metodi più moderni che le distillazioni insegnano, e la Coca vi entra in quella proporzione che meglio corrisponde alla scienza e all'arte terapeutica. La Casa Buton ha fondata una distilleria a vapore coi più recenti e accreditati apparecchi. Nulla si risparmiò per ridurre quella fabbrica a vero stabilimento distillatorio. [30]

I prodotti della Casa Buton, dovunque comparvero alle Esposizioni e ai Concorsi, fermarono l'attenzione dei Giurati e dei periti nell'arte, e ottennero incoraggiamenti, distinzioni e premii, persino nell'America stessa, a Lima (Perù) a Santjago (Chili) e a Filadelfia.

E limitandosi, fra i prodotti più distinti, all'Elixir Coca boliviana, è degno di nota come la Casa Buton ne fabbrichi annualmente e ne smerci molte migliaia di litri. Lo smercio maggiore in Italia sì fa in Sardegna, nel Napoletano, in Toscana. Pare che questo Elixir sia nella migliore condizione quando ha raggiunto il 5° o il 6° mese dalla preparazione, e la Casa pone cure speciali per offerirlo al Commercio nella sua integrità e all'epoca la più opportuna.

Fatalmente il piccolo commercio ne altera la purezza, malgrado precauzioni le più scrupolose che vi adopera la distilleria Buton.

L'uso dell'Elixir Coca è stabilito dalle sue proprietà principali in questo opuscoletto ricordate, e per chi lo trovasse troppo alcoolico, lo usi allungato coll'acqua o come bibita all'acqua, e lo troverà amabile e gustoso del pari, oltrechè dissetante.

La Casa Buton pensò anche di usare la Coca in un liquore più leggiero molto simigliante al Vermouth, e fabbrica il Vino Coca servendosi come base, dei migliori vini bianchi della collina che la Casa fabbrica essa stessa coi migliori processi enotecnici. Nel Vino o Vermouth Coca, la foglia boliviana vi entra in dose bastante per farne gustare il sapore e per farne spiegare l'attività igienica e terapeutica. Per chi non ama [31] il liquore spiritoso, il vino Coca è un succedaneo o meglio una sostituzione che si adatta a tutti i gusti e alle gradazioni di sensibilità o robustezza.

Il pregio dell'Elixir e del lino Coca è sempre in ragione della bontà della materia prima. La maggiore difficoltà è di ottenere la Coca selecta, e la Casa fa vedere a tutti i numerosi visitatori del suo Stabilimento la qualità della foglia di Coca che fa venire direttamente dalla Bolivia, e mostra con quali cure minutissime sia conservata all'oggetto che nulla perda della sua fragranza e degli elementi che la costituiscono. Per tal guisa la ditta Buton può, non solamente recar le prove della provenienza della foglia, ma altresì mettere in grado ciascuno di giudicare della eccellente sua qualità dietro la scorta dei caratteri in questo opuscoletto accennati.

E non vogliamo infine che sia pretermesso, come, egualmente che per la Coca, adoperi le maggiori diligenze per la ricerca, la conservazione e la preparazione di altre sostanze pei liquori di tutta sua specialità, come il liquore Eucalipto, il Guaranà, il Colombo ecc. ecc.

Oggi la distilleria non deve più rinchiudersi nello impenetrabile e misterioso recesso dell'Alchimista. Tutto presso la Casa Buton si fa all'aperto, e mostra che se ha il diritto di servirsi di tutti i mezzi di pubblicità che le possono essere offerti, i prodotti che essa pone in commercio ne sono veramente degni.

I Dulcamara cedano una volta il posto all'industriante onesto, veridico, diligente, e l'arte vera, l'arte [32] razionale, anche in questa branca d'industria, seguirà parallela il progresso del nostro secolo.

La Casa Buton e C.0 non ha che da essere lieta dell'accoglienza fatta ai suoi prodotti, non solo in Italia, ma ancora nell'America stessa, essendo continua l'esportazione che ve ne fa. Essa però non ha che da consigliare i compratori de' suoi prodotti di guardarsi bene dalle contraffazioni che sono poste in commercio: e se ciò da un lato viene sempre più a mostrare il pregio dei suoi liquori, dall'altro può trarre molti in falsi apprezzamenti sul valore e sulla bontà di essi.

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