Sequenze lineari di punti nell’arte rupestre
Un approccio semiotico mediante psicogrammi e ideogrammi

Giorgio Samorini

Bollettino Camuno Studi Preistorici, vol. 28, pp. 97-100, 1995

Prendendo spunto da alcune immagini di arte rupestre recentemente pubblicate e discusse, vorrei offrire un piccolo contributo verso l’approccio semiotico all’interpretazione dell’arte rupestre, approccio che, se da più parti vivamente suggerito da tempo, stenta a concretizzarsi in reale metodo di ricerca.

Le immagini di arte rupestre qui riportate, provenienti da culture di diverse zone del mondo e di differenti periodi cronologici, possiedono una caratteristica comune, un grafema, la "sequenza lineare di punti"; come esporrò, questo grafema pare abbia conservato il medesimo significato, a partire dal Paleolitico Superiore sino ad arrivare ai nostri giorni; un’immagine archetipa, quindi, con anche un significato archetipo, fossile.

Utile si è rivelata, per questa analisi, la classificazione di Anati (1981) delle immagini dell’arte dei Cacciatori Arcaici in pittogrammi, ideogrammi e psicogrammi, classificazione estendibile all’arte di molti popoli senza scrittura, la cui struttura è radicata nelle forme di comunicazione visiva attuali.

I pittogrammi, in quanto rappresentazioni di forme riconoscibili, fanno parte di una classe a se; la maggior parte di essi sono sempre stati pittogrammi sin dalla loro origine, con significato per lo più costante. Psicogrammi e ideogrammi, invece, possono trasformarsi, nel corso dell’evoluzione simbolico-associativa, gli uni negli altri, e il loro significato può più frequentemente modificarsi. Spesso, come nel caso della sequenza lineare di punti, vi sarà stata una trasformazione da originale psicogramma a ben definito ideogramma, parallelamente ad una " appropriazione di significato" dell’immagine nella mente umana.

La prima raffigurazione che ha originato tali considerazioni è quella tassiliana di Tin-Tazarift, inserita in una scena più complessa del periodo locale dei Raccoglitori Arcaici ("Teste Rotonde"), sulla cui interpretazione ho già discusso, nell’ambito di un’ipotesi che vedrebbe un antico culto di funghi allucinogeni da parte degli esecutore di questa fase pittorica (Samorini, 1989): individui mascherati, in atteggiamento di danza, tengono nella mano destra un oggetto, a mio avviso un fungo allucinogeno. Questo è associato alla testa delle figure danzanti mediante due linee punteggiate, ad indicare l’effetto che quell’oggetto ha sulla mente umana. In questo caso, si è dedotto che la rappresentazione di linee punteggiate intende indicare qualcosa d’immateriale, un effetto, un flusso di energia, o un’azione magica.

disegno a cura di G. Samorini

In altra scena riportata da un’incisione rupestre di Tamgali (Kasakhstan Sovietico), appartenente ad un orizzonte di Cacciatori Evoluti, è rappresentata una figura umana maschile accanto ad un animale dotato di corna. Attorno alla pluricircolare testa dell’antropomorfo vi sono sequenze concentriche di punti. Anati (1989, p. 220) offre un’interessante interpretazione di questa scena: gli insiemi punteggiati rappresenterebbero le "idee" prodotte ed emanate dalla mente dell’essere rappresentato. Anche in questo caso, a grande distanza spazio-temporale dalle "Teste Rotonde" tassiliane, lo stesso ideogramma, l’insieme lineare di punti, ha significato affine, intendendo indicare la presenza di qualcosa d’immateriale, idee o pensieri.

Sono noti casi in cui pure il suono, le voci, i rumori, intesi come immateriali, sono rappresentati graficamente con insiemi di punti o tratteggi. Eloquente è la pittura rupestre di Pahi, rappresentante un suonatore di flauto e appartenente al periodo dei Cacciatori Evoluti dell’arte della Tanzania. La musica fuoriesce dal flauto sotto forma di insiemi lineari di puntini (cfr. Anati, 1989, p. 206).

La costanza di significato di questo grafema potrebbe risultare utile nell’osservazione di svariate altre scene di arte rupestre, nella cui composizione rientrino sequenze lineari di punti, rettilinee, sinuose o circolari che siano. Il frammento di stele "Cemmo 4", proveniente da un orizzonte umano ad Economia Complessa della Valcamonica, nella quale sono rappresentati due antropomorfi contornati da un insieme circolare di piccole coppelle, potrebbe rivelare un più profondo senso della sacralità, se si osserva l’insieme circolare di punti con il significato di qualcosa d’invisibile, d’immateriale, un’aura, un’energia, una sfera di "magico potere" che avvolge le due figure antropomorfe.

Un’interessante analogia si basa sul fatto che ritroviamo il medesimo grafema fra gli psicogrammi dell’arte del Paleolitico Superiore e proprio in queste prime rappresentazioni potrebbe trovarsi la radice del significato che questa immagine otterrà, come ideogramma, molti millenni dopo. Diverse sono le pitture paleolitiche franco-cantabriche composte di linee di punti, disposte in fasci o singolarmente, e anche figure zoomorfe disegnate a contorno in parte punteggiato. Nel famoso gruppo di psicogrammi rappresentati nella Grotta del Castillo, in Spagna, A. Leroi-Gourhan intravede un accostamento di valenze femminili e maschili, fra gli insiemi lineari di punti e i disegni quadrangolari a contorno pieno. Essendo in presenza del grafema "sequenza lineare di punti", si potrebbe pensare anche ad un accostamento di "sensazioni" materiali e immateriali, quelle materiali rappresentate dalle figure a contorno pieno, e quelle immateriali dagli insiemi di linee di punti. Si tratterrebbe sempre, quindi, di un accostamento di valenze opposte, ma di sensazioni concrete, di fronte a sensazioni non tangibili, anche se umanamente percepibili: espressione di quel dualismo mente-corpo così tipico della specie umana, già presente ai tempi dell’Età della Pietra. Da notare che pure negli attuali cartoni animati televisivi, i contorni degli oggetti disegnati con linee piene indicano oggetti reali, mentre un oggetto invisibile (che si vuoi far intendere invisibile) sarà sempre disegnato con linee tratteggiate o punteggiate.

Se psicogramma e ideogramma possono anche indicare il grado di "appropriazione di significato" di un’immagine, allora lo psicogramma è quella figura dotata di minor "significato", e ciò anche e soprattutto per l’uomo preistorico, oltre che per noi. A tal proposito Anati (1981, p. 209) si domanda se "quelli che oggi ci appaiono come psicogrammi non fossero intesi dall’uomo preistorico ideogrammi o pittogrammi, oppure se fossero veri e propri psicogrammi anche per lui". Gli psicogrammi sono e restano tali sia per l’uomo dell’Età della Pietra che per noi, poiché lo sono per l’Uomo, accompagnandolo lungo tutto il suo percorso evolutivo. L’effetto di molte immagini aniconiche dipende sia dal contesto culturale, sia dall’ambiente circostante; non a caso ancora oggi, chi si avvicina agli psicogrammi paleolitici, nelle profondità di silenziose e buie caverne, è preso più da sensazioni che da interpretazioni. Così, le nostre sequenze lineari di punti possono essere sia psicogrammi (cioè indurre sensazioni), in un contesto quale una caverna, sia ideogrammi (ovvero indurre interpretazioni), se inseriti in contesti più complessi ed evoluti, ed entrambi i tipi di reazione possono coesistere in una medesima persona dell’era moderna. Sta di fatto che, quasi certamente, gli psicogrammi rappresentano le prime immagini aniconiche dell’umanità, immagini e segni con un origine emotiva; quante cose originano con emozione!

Da notare che le linee punteggiate, tratteggiate, o comunque interrotte, hanno ancora oggi, come affermati ideogrammi, il significato di rappresentare qualcosa di immateriale, quindi di trapassabile (ricordo la linea tratteggiata disegnata sulle carreggiate delle strade, indicatore di possibilità di sorpasso).

Nelle immagini dei fumetti, quando si vuoi far capire che Paperino sta pensando o immaginando qualcosa, si scrive il pensiero o si disegna l’immagine di ciò che sta meditando, e lo si contorna con una linea chiusa (i pensieri in quanto tali nei fumetti sono considerati visibili), che quindi si collega con la testa di Paperino mediante un insieme lineare di piccoli cerchi o punti (l’"azione" del pensare viene considerata "invisibile", e quindi rappresentata dalla sequenza di punti). Pure in questo caso, all’estremo opposto del percorso evolutivo umano, lo stesso grafema ha il medesimo significato originatosi forse nel Paleolitico Superiore: quello di rappresentare qualcosa d’immateriale, d’invisibile, un pensiero, un’immaginazione.

Con l’aiuto delle analogie qui utilizzate, siamo forse in grado non solo di comprendere il significato di un’immagine archetipa, ma anche di intuire la sua evoluzione nel tempo (tempo mentale umano), con crescente grado di "appropriazione di significato", da psicogramma a ideogramma. Bisogna d’altronde evitare errori di generalizzazione; non è affatto detto che tutte le immagini semplici si siano evolute nella stessa maniera del grafema qui preso in considerazione; in altri termini, il percorso psicogramma-ideogramma non è sempre monodirezionale e, probabilmente, non è l’unico verificatosi. Forse si dovrà allargare e differenziare maggiormente la classificazione semiotico-sintattica considerata; potrebbe anche darsi che la misura del grado di "appropriazione di significato" esista in realtà distribuita in maniera meno discreta, più continua, lungo la scala dei suoi valori, e si dovrà creare a parte una scala metrica basata essenzialmente sul grado di "appropriazione di significato" delle immagini.

Il grafema "sequenza lineare di punti" sembra avere una caratteristica non comune: non solo è nettamente un’immagine archetipa, profondamente radicata nel nostro subconscio, ma ha anche mantenuto costante il suo significato. Siamo probabilmente in presenza di un importante "fossile-guida" nell’approccio semiotico all’arte rupestre, approccio sempre più auspicabile, in quanto indispensabile ai fini del contributo dello studio dell’arte rupestre sui grandi problemi esistenziali dell’umanità.


Bibliografia
ANATI E., 1981, Les origines de l’art, Museum, vol. 33, pp. 200-210.

ANATI E., 1989, Origine dell’arte e della concettualità, Milano (Jaca Book).

SAMORINI G., 1989, Un’interpretazione etnomicologica nell’arte rupestre sahariana (Periodo delle "Teste Rotonde"), Bollettino Camuno Notizie, n. VI/2, pp. 18-22.