Storia e riflessioni sopra una cardialgia che ostinata si manteneva da dodici anni vinta in pochi giorni col solo succo condensato della Lactuca virosa

Carlo Attilio Menicucci
Medico Chirurgo

Tipografia Benedini, Lucca, 37 pp., 1837


Al Chiarissimo Signore il Prof. Giacomo Franceschini, Conultore della R. Corte, Medico dei Bagni di Lucca
Lucca 12 Maggio 1837


Introduzione

Un Medico Filosofo è simile agli Dei
Ippocrate


Boerhaave, quel genio sublime, che scrisse con quell'ecellenza con cui pensava, e guariva così bene come scriveva, attesta, che non visitava mai un ammalato senza poscia scrivere tutte le circostanze, ed i sintomi della sua malattia secondo il loro ordine, ed aggiunge essere incredibile quanto egli abbia imparato da questo esercizio: se voi farete altrettanto, diceva egli ai suoi auditori, quando avrete così conosciuto secondo i loro segni quattro o cinque malattie di una classe, le conoscerete facilissimamente, anche in tutta la vostra vita (a).

Io, come il comportavano le mie deboli forze in quei pochi casi che ho dovuto assistere seguendo l'esempio di si gran Maestro, ho procurato di [6] tutto notare tutto transcrivere di quanto mi era concesso osservare. Dico concesso, perchè sò pur troppo che per bene osservare si richiede molta attenzione, e un certo tatto naturale che ci fa vedere e sentire ciò, che altri non vede nè sente. Il quale fino sentimento non s'impara nell'Università ne s'acquista al letto dei malati; ma dipende da una particolare disposizione che solo accrescer si può coll'attenzione. Attenzione che Bonnet ci dice; essere la madre del Genio: una lente, che secondo Zimmermann, mette tutto in maggior chiarezza; attenzione, che quanto più ci accostumiamo ad esercitarla, tanto meglio distinguiamo nelle cose ciò che loro appartiene. Non si creda già che per essere Medico, e Medico filosofo vi voglia un genio particolare, una particolare attenzione: io ritengo che chi è capace di bene osservare l'uomo morale, può anche osservar bene le sue malattie. Lo stesso talento, dice Zimmermann ci svela lo spirito il cuore le malattie.

Ora avendo io nei miei appunti, un caso assai singolare di una malattia, che da quasi dodici anni si protraeva con ostinata e ribelle ad ogni sorte di rimedj; e che in soli cinque giorni, interamente fugata e vinta, l'ammalata ridonata fu alla primitiva salute, mediante dieci pillole di un semplice succo vegetabile condensato: credo far cosa utile e vantaggiosa renderla di pubblica ragione, primo: per gloria della divina arte Esculapica, la quale sà pure qualche volta trionfare delle malattie le più ostinate, [7] secondo: per appoggiare e convalidare con questo fato ancora, una memoria scritta e presentata all'accademia di Parigi, da un certo Dott. François, nella quale fa egli elogj sommi sull'uso di detto succo: poggiati, su quanto di bene ne dissero gli antichi, e su dei fatti di un'esito fortunato a lui accaduti.

Sapendo che l'uomo è portato a sostenere fino alla morte, ciò che egli crede di aver veduto, senza darsi veruna pena di dimandare a se stesso, se egli era poi capace di veder bene: sapendo che ognuno pensa diversamente dall'altro, perchè ognuno vede d'una maniera differente: e non volendo incorrere nella censura di un sommo filosofo e Medico, il quale dice: che i fenomeni della natura vogliono essere descritti tali quali si veggono, e non come si giudicano. Io per non ingannarmi faccio qui precedere la nuda e pura storia quale agli occhi di tutti si mostrò, dal principio fino al suo felice termine; onde ciascuno possa a suo talento giudicarne (b). In un paragrafo a parte renderò ra[8]gione, come resi a me stesso, e dei fenomeni e di tutto il mio operato; perchè, se è lecito paragonare un'arte meccanica ad una scienza di spirito, non abbia a dirsi a me ciò che dice agli artisti il Ginevrino filosofo: che un'artigiano che non sà rendere ragione del suo mestiere, è una machina che muove un'altra macchina. Nemmeno anderò a sofisticare all'infinito, per non annojare, e perchè quegli che troppo si perde in sottigliezze, sostituisce spesso ai fatti l'Immaginazione, e potrei correre rischio, di divenire come l'Arabo Alkindo, il quale ha voluto determinare la forze dei medicamenti, secondo le regole dell'aritmetica, e della musica.

Egregiamente tu parli o Antonio Cocchi nei tuoi discorsi toscani, ove hai fatto vedere, quanto ogni lettore debba interessarsi per le opere di un Medico, che ad una sana filosofia, e superiore a tutti i pregiudizj delle sette, unisce la letteratura il gusto e l'eleganza dello stile; che sparge i suoi scritti di voli morali, e dice sempre di più che non sembra; come hanno saputo fare tutti i Greci da Ippocrate fino a Paolo d'Egina: come hanno fatto un Fernelio, un Sydenham un Freind un Mead un Boerhaave, e molti altri. Ma chi si potrà vantare di tanto? Ed io più particolarmente, come potrò avere il coraggio d'inalzare il solo mio sguardo verso sì grandi uomini?

Fa quello che puoi, dice un antico proverbio, e basta. Sta al Genio del Filosofo, da tutto ricavare il nettare prezioso. Dunque io farò quello che [9] potrò. Il mio stile sarà quello che crederò sempre, più conveniente per farmi intendere: poiché riguardo all'arte di bene scrivere il nostro (secondo Byron) onor poetico linguaggio, quantunque fino dai sei anni io abbia continuamente frequentate le pubbliche Scuole, non ne ho avuto mai principio alcuno. Alla deficienza del mio genio, suppliranno, le osservazioni e i detti di tanti uomini sommi. [10]


Istoria

Erano circa dodici anni che la Sig. N.N. di anni trentacinque nubile, si trovava afflitta da doloroso male, quando nel Maggio del 1836, frequentando io la sua casa, fui richiesto del mio Medico parere, intorno a sì lungo, ed ostinato morbo. Quasi tutti i giorni, or più presto or più tardi, era sulla sera assalita da forti borborigmi, che udir potevansi dalla contigua camera; ai quali tenevano dietro, vivi dolori, sempre fissi precisamente ove la regione epigastrica si unisce all'ipocondro sinistro, ossia ove corrisponde la cavità splenica dello stomaco. A vicenda accrescevano e diminuivano, non aumentavano sotto la pressione, anzi sotto questa sovente, sembrava l'ammalata trovar refrigerio. Un'ansietà generale un mal'essere, pallore e alterazione della faccia, abbattimento inquietudine, pic[11]colezza e qualchevolta ineguaglianza dei polsi, sudori freddi, e dei leggeri deliqui l'accesso accompagnavano. Appena accorgevasi della prossimità di questo, era obbligata andare a letto, e non si alzava che il giorno dopo del tutto spossata per l'angoscie sofferte. Alcune volte questi accessi erano piccoli e assai brevi: altre volte si prolungavano tutta la notte, e allora erale pur negato quel dolce riposo, che trovasi nel sonno riparatore.

Nell'encefalo non si riscontrava alcun sintomo morboso, meno una squisita sensibilità. L'alito non era troppo buono, e la lingua pallida anche ai bordi, quasi mughetto, si mostrava ricoperta di una patina biancastra. Sembravale, diceva, di aver sufficiente appetito ma tosto cibata, era presa da somma inquietudine; dimodochè non mangiava che per riflessione, o perchè vi era dai suoi congiunti obbligata. I visceri del petto mostravano ritrovarsi in stato normale; poichè le indicate alterazioni del sistema circolatorio, davano a scorgere chiaramente non essere che simpatiche; e l'applicazione dello Stetoscopio finiva di convincermi in questa opinione. Altrettanto non avveniva nel basso ventre. Si aveva, dirò così, unitamente a queste coliche violenti, un'ostinata costipazione, che l'obbligava di continuo, a far uso di purganti o di clisteri, e un orina limpidissima, e piuttosto abbondante in particolare sotto li accessi, era obbligata ad emettere. Le scibale colorate che dall'ano uscivano, quantunque secche dure e non bene elaborate, ci facevano [12] conoscere però, contenere una bile assai buona.

Imperocchè, sebbene il fegato anche sotto l'esplorazione mostrasse di non essere alterato, e non fosse nella sua regione la sede del dolore: poteva darci una cattiva bile, per i cattivi materiali, che dalla milza li fossero stati mandati. Ma la milza pure ci dava alcun sintomo morboso: giacchè, e mancava la tinta cerulea costante della pelle, e tutti quei sintomi dai quali si potesse giudicare della sua alterazione. Il pancreas viscere secondario, non meno interessante nella gran funzione della digestione, non dava egli ancora, sintomo alcuno di propria alterazione: mancando la nausea il vomito, e l'emissione o per questo o per l'ano di materie mucose-filamentose che il dottissimo Sig. Strambio, e il professore Heinecken di Brema, Eyting ed altri riguardano come sintomo patognomico. L'utero infine regolarmente adempiva, le sue periodiche funzioni.

Tutto portava a concludere, che nello stomaco risieder doveva la malattia: ma quale dei tessuti organici, poteva dirsi in questo viscere di preferenza affetto? Moltissima era la quantità del gas che sviluppavasi nel di lei stomaco; e l'emissione di questo o per l'ano o per la bocca, sembrava arrecale sollievo. Non trovai sintomo alcuno da poter diagnosticare, che un processo inflammatorio avesse esistito o esistesse: non presentandosi la sua alterazione continua; potendosi impunemente comprimere dall'esterno all'interno, ec. ec. Non potendo dubitare nemmeno, che lo scirro facesse ivi dimo[13]ra: perchè questo suole attaccare il piloro; perchè mancava il vomito, quell'abito particolare del corpo, e tutti gli altri sintomi che lo caratterizzano; e perchè infine, il dolore, come ho detto, trovavasi all'estremità opposta dello stomaco stesso. Si sarebbe potuto dubitare, che uno spasmo fosse delle fibre muscolari, che delle pareti della gran cavità splenica, in gran copia concorrono alla formazione, poichè là era ove il dolore infieriva. Molto più che li accessi sembravano svilupparsi, giusto allora che in stomaco sano, s'incominciano da questo punto, le necessarie contrazioni, per produrre coi moti risultanti, la mistione dei cibi, e l'intera formazione del chimo. Non però sempre verificavasi questa circostanza, e mancava il vomito di cui ne è il principal carattere, o che col detto spasmo io ho veduto costantemente andare unito.

Avendo in lei riscontrato un temperamento sensibilissimo, un'eccessiva mobilità nervosa, suscettibile del più grave orgasmo per la più lieve cagione: mi palesava dover essere con facilità attaccata da Nevrosi, o Nevralgia. Non restando da dubitare affetto dei tessuti organici che le pareti dello stomaco compongono, se non quello formato da un'infinito numero di nervi che più particolarmente nella grande insaccatura si gettano, provenienti principalmente dal plesso celiaco dal pneumato-gastrico o cordone esofageo dritto, che secondo Cloquet, forma quest'ultimo intorno al cardias per gettarsi nella cavità splenica, quasi un plesso: fu mio primo pen[14]siero che si trattasse di una Nevralgia, detta Gastralgia, o Cardialgia, o Gastrodinìa, o Epigastralgìa.

Trattandosi adunque di una Gastralgia intensissima, ribelle ad ogni sorte di rimedj,che aveva resistito a qualunque delli ordinarj metodi curativi: io facendo, come son solito quando posso credere non portar nocumento, precedere un leggero purgante per nettare le prime vie, ordinai tosto grani quattordici succo condensato di Lactuca virosa in dodici pillole da prendersene: due al comparire dell'accesso, se continuava dopo quattro ore altre quattro; e sei, se dopo otto ore non era ancora cessato. Intanto, per essere uniforme nella cura, volli che i clisteri che era obbligata di farsi continuamente onde evacuare le feccie, fossero composti di una decozione di lattuga coltivata: che con questa decozione e sue foglie si facesse un'empiastro, e fisso lo tenesse al luogo del dolore: e che più che poteva nei pasti al modo d'insalata, delle foglie di questa pianta si cibasse.

Eliminata ogni gastrica saburra: sottoposta ad un genere di dieta riservatissimo, finalmente all'incominciare di un accesso, prese due delle nominate pillole. Non si tosto furono da lei trangugiate, che l'accesso in cambio di accrescersi come era solito, a poco a poco diminuì, e interamente si dissipò; senza esservi bisogno di prendere le altre quattro e sei pillole come le aveva indicato. Lo stesso accadde nelli altri quattro giorni, quando sembrò nuovamente volersi riaffacciare. Perlochè due sole [15] pillole, ossia, poco più di due grani di questo succo, è sempre bastato per troncare e fugare interamente l'accesso. Sorsero sotto l'empiastro molte papule, portanti al loro apice una piccola vescichetta, d'insopportabile prudore: le quali continuamente una all'altra succedendosi, senza rompersi, quando una incominciava a sorgere, l'altra essiccavasi. Si aprì il corpo spontaneamente; tale mantenendosi anche senza i clisteri di lattuga; i quali furono fatti senza sale. Per soli cinque giorni adunque, dovette prendere due sole pillole per sera, avendo dubitato che se le potesse rinnovare l'acceso: e l'ammalata ebbe il piacere in si breve tempo, di vedersi liberata interamente da un male tanto doloroso, e del quale disperava la guarigione. Sembrò, dopo due mesi circa che non aveva sentito l'accesso, che di nuovo assalir la volesse; ma due altre pillole di questo eccellente farmaco, bastarono perchè mai più comparisse (c).

Lasciati, e le pillole, e l'empiastro, ed i clisteri, l'ammalata incominciò a divenire di miglior colore, a mangiare con maggiore appetito e senza inquietudine, e le funzioni del ventre a compiersi [16] senza bisogno di medico soccorso. Ciò non pertanto, siccome le forze vitali parevano alcun poco abbattute, e pareva che necessario fosse onde ridonarsi alla primitiva salute, che mancasse di quella necessaria energia particolarmente nelle prime funzioni: credetti conveniente di farle far uso per un corto tempo di Solfato di ferro unito in pillole con l'estratto acquoso del Quassia. Ed ecco che in questo modo, in pochissimo tempo, ebbi la dolce consolazione di vederla ridonata alla invano da tanto tempo desiderata salute. Salute che per questa parte, anche adesso conserva perfetta. [17]


Riflessioni

Un' uomo che non legge altro non vede nel mondo che se stesso
Zimmermann

Se il solo saper soffiare fosse bastato, come fanno i Medici de' Chiraguani, i quali soffiano intorno ai letti dei loro malati per scacciarne la malattia, sapendone abbastanza quando sanno soffiare; credo che molti con me, punto non si sgomenterebbero, nel pratico esercizio, della più cara all'uomo fra le scienze, la Medicina. Ma partendo questa come l'arte Militare e la Politica, da principj parte certi e parte incerti; in sei anni trascorsi, da che Addottorato fui nelle Mediche e Chirurgiche discipline, nel leggere ed esaminare, come era mio obbligo, le opere de nostri grandi antecessori; non v'incontrava che somme difficoltà sempre crescenti, e sempre [18] dimostranti richiedersi uno studio attento paziente, grande continuato, per potere conscienziosamente chiamar se stesso, vero seguace dell'immortale Ippocrate. E ciò non pertanto quasi ad ogni pagina, sentendo lamentarsi questi stessi Genj sublimi, dell'ingiustizia degli uomini; dettero il colmo a quell'avversione, alla quale trovasi condotta un'anima delicata e sensibile, per un'arte, ahi troppo spesso facile (d)! Galeno fino dai suoi tempi si lamentava, che i medici più abietti, ma doppi e vilj adulatori erano quelli che applauditi da tutti, ascendevano all'apice della gloria (e). Sicchè, non essendo di animo tanto delicato, saremmo portati a concludere con Salomone: se io corro la stessa sorte dei pazzi, a che dovrò affannarmi per diventar più saggio? [19]

Tranquillo divenne poi il mio spirito, e alla Medicina propizio, riflettendo: che il vero merito adesso è distinto, non come in quei tempi disprezzato, ed è sempre da tutti riconosciuto: che finalmente basta poter dire a se stesso: io ho fatto quanto ho potuto, non ho risparmiato ne studio ne fatica, per potere applicare in quel dato morbo i migliori rimedj, che fino ad oggi sono stati in tutti i tempi, e da tutte le nazioni riconosciuti. Conciossiacosachè io non la penso già come un Lentilio, il quale voleva che ogni clima ogni provincia ogni paese avesse il suo rimedio; quasichè l'uomo ogni pochi passi cambiasse natura. Ippocrate il primo padre della Medicina dice: che le sue osservazioni sono vere, tanto nella Libia che nella Scizia. Egli è vero che alcune modificazioni hanno luogo, sì riguardo alle diverse circostanze individuali, come al clima del paese: ciò non di meno il mercurio e la china non cesseranno mai di essere in qualunque angolo della terra, i due primarj ed eccellenti rimedj, nelle due grandi malattie a tutti incognite, e pur troppo da per tutti comunissime. Queste modificazioni non cambiano l'essenza la natura nè della malattia nè del rimedio, possono cambiarne per esempio la dose. Infatti Boerhaave in Olanda prescriveva degli emetici in tal dose, che avrebbero fatto vomitare a sangue, chiunque non avesse avuto come loro lo stomaco smaltato di formaggio e di carne di pesce imputridita. [20]

Convinto che senza gli scritti dei Medici non si avrebbe avuta mai una Medicina; e che l'esperienza del più canuto e affacendato non potrebbe bastare: perchè le umane cognizioni crescono lentamente: perchè vi vogliono secoli e secoli, innanzi che una verità giunga al suo pieno meriggio: e perchè debbono unirsi tutte le forze d'intere Nazioni, e d'intere età, prima che una scienza arrivi in alcun a parte alla sua perfezione. Quelle cose che ai primi inventori costarono anni ed anni di sudori, noi con la lettura le possiamo in un giorno imparare. Laonde per quanto stava in me niente ho risparmiato, onde appropriarmi ciò che a me sembrò migliore, più buono, e mi fu concesso rinvenire negli scritti di tutti i Medici che hanno fino a quì vissuto. L'uomo istruito dall'altrui esperienza, conosce una quantità immensa di casi possibili, comprende rapidamente tutto quello che vede, e sà anche giovarsene in quei casi che non ha mai veduti. Non è solo nella nostra scienza, che lo studio attento si richieda dell'altrui esperienza; ma sempre in tutte quelle che sopra la natura dell'uomo sono fondate. Così in politica, in quella grand'arte che può assicurare o distruggere nel mondo la felicità (f). Ip[21]pocrate fin d'allora a noi dice: che il Medico deve sapere tutto ciò che seppesi prima di lui, se non vuole ingannare se stesso e gli altri (g). Al momento che noi potessimo possedere quanto è stato scritto ed osservato, non avremmo bisogno d'ulteriore studio: questa è la vera è la maggior pratica che da un Medico far si possa. Giacchè non bisogna confondere la pratica di una scienza di spirito, con un'abilità di dita: come non si può dire che posseggano l'arte militare, un piffero che ha vedute venti campagne, e colui che ha riportate dieci ferite.

L'erudizione è la chiave che apre al Medico i penetrali della natura. Bisogna però che anche qui mi spieghi, protestando che io parlo della vera erudizione, per distinguerla dalla falsa erudizione, o erudizione di memoria, la quale non è che un [22] vano indigesto ammasso, un miscuglio ripugnante e confuso di buono e di tristo, di eccellente e di basso, che empie la testa senza ampliare lo spirito, che rende il dotto un manuale ricco di roba inutile, e povero d'idee, grande nelle freddure, e piccolo nelle grandi cose (h.).

Con questi principj, appresi pure dal mio Illustre Maestro il Professore Franceschi: scevro, come Egli, d'ogni prevenzione e d'ogni partito; persuaso con Freind che, il seguire un solo autore, sarebbe appunto come avere un sol rimedio per tutte le malattie, mi abbandonai alla pratica Medicina; quando ritornato dall'aver visitato i principali Ospedali della Francia, Svizzera e Italia, fui consultato per la malattia descritta.

D'ogni Medico soccorso questa giovine abbandonata, io la cura accettai più per non essere scortese, di quello che convinto fossi per la mia debole capacità, poterla ridonare alla primitiva salute. Avendo in mente però, quello che Bacone ci ha lasciato scritto: che un magro Medicastro promette sempre di più del miglior Medico; niente volli promettere, ma solo l'assicurai di studiare, fare quanto mai avessi potuto, onde se a guarirla non fossi riuscito, renderle almeno minori angoscie. Cono[23]scendo che le malattie croniche in particolare, infinita è la pazienza che richiedono, tanto per parte dell'ammalato, quanto per quella del Medico, che nè l'uno nè l'altro nè possono nè vogliono si di leggieri prestarsi, a quel preciso indispensabile lungo e continuato genere di dieta e di cura, per ottenerne il desiderato scopo: fui alcun poco rincorato al sentire che l'ammalata (tale era il cruccio del male) dispostissima si trovava a sottoporsi a qualunque genere di dieta le avessi indicato, e prendere qualunque Medicina fossi stato per apprestarle.

Giacchè in questa circostanza ne avevamo il comodo volli, quasi Giudice fiscale erigendomi, che più volte in diversi giorni, la precisa istoria dei suoi mali mi narrasse, acciò conoscere se sempre eguali si mostravano le sue deposizioni; e con le diverse interrogazioni da me fatte, apprenderne il vero ed esatto quadro fenomenologico. Nell'interrogare ed esaminare, seguì il mio metodo analitico, e dirò così per esclusiva, metodo che sempre ho ritrovato vantaggiosissimo, e che io devo confessare a sua gloria, di avere appreso nel nostro Ospedale dal Sommo Clinico il Professore Franceshi. Questo consiste nell'esaminare una ad una le tre cavità spleniche della nostra macchina, qualunque sia la malattia, per conoscere in quale stato ritrovinsi i visceri da esse contenuti.

Se ancora avessi udito rintronar nelle mie orecchie la monotona voce di un Broussais, che per molto tempo ascoltai partir dalla sua cattedra: se forse [24] avuti avessi i suoi occhi, altro non vi avrei veduto che una lenta gastrite. Ma io sempre tardo ad abbracciare un'opinione, quantunque da sommi uomini emanata, i quali perchè uomini ciecamente non seguo: crederei in principio che si trattasse piuttosto di uno spasmo, particolarmente delle fibre muscolari che alla formazione delle pareti della cavità splenica concorrono; della natura stessa di un'ostinato vomito spasmodico, che si verificò in una certa Rosa Bianchini di Viareggio per cinque anni continui, e che nel Gennaio del 1831 essendosi portata nella nostra clinica, posta nel letto N.° 26, e alla mia cura affidata, ebbi la soddisfazione, sotto i rimedj da me proposti, e dal valente Clinico l'Eccellentis.mo Professore Franceschi approvati, di vederla in pochissimo tempo perfettamente ristabilita. Troppo anderebbe in lungo se io qui riportar volessi la precisa storia della suddetta ammalata, la quale presso di me sempre ritengo, onde far conoscere che dal complesso dei sintomi da lei manifestati, ben ponderati e analizzati, mostravano differire assai da quelli della nostra ammalata; e perciò era necessario rivolgersi altrove, onde scoprire la natura della malattia, e applicarvi il rimedio conveniente.

Affidati, come si erano, e l'ammalata in discorso e i di lei parenti interamente a me, e per commiserazione e per dovere, e per amor proprio dirò ancora, mi vi trovai di tal modo interessato, che non lasciai di osservar la natura sotto tutti i punti di vi[25]sta possibili, e di riandare col pensiero e col fatto a riveder tuttociò, che la diagnosi alcun poco rischiar mi poteva. Dice un Filosofo: noi vediamo meglio una cosa, quando ci troviamo interessati a vederla; e il di già citato Ginevrino ha scritto: che profondi filosofi, i quali consumarono la loro vita nell'analizzare il cuore umano, non distinguono i veri segni dell'amore, come sà fare una donna di limitati talenti, ma innamorata. Fortunato quell'ammalato, il quale ha saputo mettere al Medico nella maggior sua forza la molla dell'interesse, qualunque ella sia! Ciascun uomo che dal fuoco dell'interesse è animato, intraprende e porta ad un'esito felice, azioni di cui egli stesso si credeva incapace. Nel modo stesso che la fibra muscolare nel fuoco di una passione, è suscettibile di uno sforzo assai maggiore, che per l'ordinario; così i sensi e la fibra nervea o cerebrale investiti dal detto fuoco producono effetti, del quale non si riputavano sufficienti. Chi ha sollecitudine, sommo interesse di una cosa, non può da essa benchè voglia distogliersi col pensiero. Pare appunto un Cervo ferito che dovunque va porta seco affannosamente la sua saetta. Vi pensa il giorno vi pensa la notte, e l'ha fin presente nell'animo, allor ch'egli giace sepolto in un'alto sonno (k) [26].

Come nella Storia ho fatto vedere, avendo escluso qualunque altro genere di affezione, non potei rinvenire che una vera Nevralgìa Cardialgica, la quale era più che sufficiente a rendermi ragione di tutti i fenomeni morbosi osservati. La chiamo Nevralgìa, perchè ritengo che la malattia attaccasse localmente soltanto quei nervi che sul cardias si gettano, come avviene in altre parti del corpo: e pensandola come i Francesi, faccio una grandissima distinzione fra le Nevriti e le Nevrosi, alla quale questa malattia apparteneva. Senza essere partigiano della teorìa dell'Irritazione, e volere entrare coi Francesi nel mondo ipotetico per spiegare, che come il concorso dell'umore sanguigno in una data parte forma l'irritazione inflammatoria, o l'infiammazione, così il concorso del fluido nerveo produce l'irritazione nervosa, o la Nevrosi: io sono contento di annunciare il fatto, quale esiste in natura. La fibra nervea essendo una delle tre fibre primitive, che diversamente intralciate e combinate danno origine all'infiniti tessuti organici che la nostra macchina compongono; può di per se sola, indipendentemente dalle altre alterarsi nella sua intima tessitura, nel suo qualunque siasi modo di agire. [27]

Non essendo io dell'opinione di coloro, che classati i medicamenti secondo l'ordine generale credono esser cosa indifferente, al momento che in una tal malattia hanno riscontrato un fondo di debolezza, poter estrarre alla cieca dall'ordine così detto degli stimolanti il primo rimedio che loro si presenta; come potersi sostituire all'oppio alla morfina al giusquiamo alla belladonna al muschio alla canfora, in quei casi che nelle scuole vengono indicati, i così detti narcotici o sedativi. Perchè, come nelle lingue non esiste un vero sinonimo: perchè, come negli uomini è differente la fisionomia l'organizzazione il temperamento il carattere: perchè, come in tutti i corpi differenti sono le proprietà fisiche, così le chimiche, e in conseguenza le virtù loro: egualmente io credo e sostengo, poggiato pure sull'esperienza, che mai si possa dare una perfetta sostituzione, mai si possa avere un vero succedaneo. Inoltre, noi vediamo un numero infinito di malattie per un numero infinito di cause, le quali finalmente non sono che agenti materiali, o bisogna che tale per ultimo la loro azione si risolva. Queste cause perchè differenti producono malattie che non si possono niente affatto un con l'altra confondere. Si osserva di più che questi agenti prendono sempre di mira più specialmente un punto della nostra macchina; e che se intanto le altre parti del nostro corpo si mostrano disturbate, non potrebbe egli dipendere dagli stretti legami, con queste parti tutte sono insieme connesse? Difatto nei bambini che non hanno [28] oltrepassato l'anno, non esistendo anche i detti vincoli, è difficilissimo che si sviluppi la febbre; mentre con somma facilità, per la più lieve cagione la vediamo insorgere nell'individui così detti nervosi, nei quali questo sistema è molto attivo. Questa è osservazione del Sig. Billard. Ora dunque io diceva: come ogni causa morbosa, che non può considerarsi che come un'agente materiale, il quale materialmente và a recare un particolar disturbo su di una data parte, produce una singola malattia: così ogni agente farmaceutico, che per essere tale bisogna che sia sentito che porti una particolare alterazione, deve avere un'azione speciale che non può niente affatto con altro confondersi, e su di un punto si farà maggiormente sentire (i).

Per la qual cosa non credetti indifferente amministrare alla mia ammalata qualunque sedativo calmante o narcotico; ma conoscendo la nominata memoria del Dott. François nella quale vi era riportato un caso molto simile a questo; non esitai un momento a ordinarle quel succo concreto, che [29] io credetti e riuscì lo specifico per eccellenza. Sulla specificità sua nella Cardialgìa, credo al certo non poter nascere questione, avendo in questo caso non dubbio, per ben tre volte ripetuto un'esperienza troppo chiara e manifesta, da non richiedersi ulteriori prove (l).

Io lodo i raziocinj, dice Ippocrate, fondati sopra gli effetti, e le conseguenze che partono dai fenomeni. Sempre dinanzi ai miei occhi procurando tenere i sacri precetti di tanto Uomo: non fu a me sembra questa mia cura nè empirica, come l'intende il mondo, nè dommatica come la chiama Galeno; ma piuttosto l'uno e l'altro insieme, ossìa, empirica coll'empirismo di Erofilo primo istitutore di questa setta, di Fileno da Coo, o di Serapione d'Alessandria, il quale secondo Celso fu fondatore della scuola empirica. Tali empirici non rigettarono mai, nè l'esame rigoroso dei fenomeni, nè l'analogia nè l'erudizione; perlochè molto differisce da quello che oggi così appellasi.

Se dalla necessità non sono costretto, a me punto non piace affastellare droghe e rimedj, per lo più alla rinfusa; e scrupoloso persino ordinando boli o pillole, non lascio volentieri al Farma[30]cista la libera scelta dell'eccipiente, o di quella sostanza che deve tenerle insieme. Quando ho fiducia in un rimedio lo voglio dare isolato, voglio che tutta la cura sia omogenea, non voglio che l'azione di un farmaco sia distrutta dall'azione opposta di un'altro; e che pure la cura generale e il genere di dieta tenda al medesimo scopo. Ecco perchè l'estratto di Lactuca virosa dato internamente preferì, a qualunque altra sostanza narcotica emolliente lassativa per formare l'empiastro e la decozione pel clistere, le foglie della Lattuga coltivata; le quali sebbene di assai minore azione della Lattuga silvatice e della virosa, è composta però dei medesimi principj, e spiega sui tessuti organici viventi la medesima azione.

Quantunque, come ho fatto conoscere, non ammetta rimedj d'azione generale, che valgano cioè in tutte le malattie, o qualche volta ancora in malattie di natura opposta, come spesso sogliono esser proposti, io riporto tutto ciò che è stato detto e scritto intorno all'uso della Lattuga, onde far conoscere in qual pregio sia stata tenuta dagli antichi, e quanto anche in oggi sia apprezzata. Infiniti sono gli elogj che a queste tre piante si tributano. È tradizione avere Antonio Musa guarito Cesare col solo uso della Lattuga coltivata da un'ostinata ipocondrìa. È stata lodata nelle ostruzioni dei visceri del basso ventre, e per promuovere l'evacuazioni alvine. Alibert dice: produrre sempre l'uso della Lattuga buoni effetti nelle affezioni nervose abdomina[31]li. Le fu pure accordata la proprietà narcotica sedativa, per cui ne venne l'uso appresso i Romani di chiuder la cena con la Lattuga coltivata come la più idonea a conciliare loro il sonno. Fu indicata nell'insomnie ostinate dei letterati, in generale in tutti quelli che mettono fortemente in azione le facoltà intellettuali. Si somministra nelle idropi nelle costipazioni ventrali, e nelle ostruzioni delle glandule. Entra in alcune preparazioni deostruenti e catartiche, fu lodata nelle malattie del fegato, e nelle idropi, si riferiscono molti esempi d'infermi d'idropsia guariti coll'uso della Lactuca virosa. Si dice che alleviò i dolori, procurò il sonno in infermi di gstro-enteritide, giocò nelle quotidiane, nelle affezioni organiche dello stomaco, nelle peritoniditi croniche, nell'irritazioni croniche della vescica, nella tisi polmonale, nell'ipertrofia del cuore, nei dolori alle membra, ec. ec. Hudellet afferma aver guarito con l'estratto della Lactuca virosa, in pochi giorni ottantasette febbri periodiche, quotidiane, terzane, quartane. Grandi infine ed infiniti sono gli elogj che a questo estratto si fanno dal Dott. Duncan. In Inghilterra e in Francia si usa come sedativo, e si dice diminuire la rapidità della circolazione, e in conseguenza il calor naturale. Proprietà molto contrarie a quelle dell'oppio; perlochè chiaro ne apparisce essere l'azione sua generale a lui affatto opposta.

Di questa pianta, come ho accennato, esistono tre varietà: la Lattuga coltivata, cioè, o Lactuca sa[32]tiva, della quale abbiamo nei nostri orti per l'uso di cucina tre specie, la capitata, la crespa, e la romana; ma in Farmacia non si usa che la così detta pomata sotto la quale denominazione s'intende una pianta la di cui vegetazione non è stata arrestata dall'arte col legare insieme tutte le foglie, con lo scopo di averne il centro bianco buono a mangiarsi; ma che lasciata a se stessa si è innalzata di qualche piede, ed è arrivata fino all'epoca della fecondazione. Abbiamo la Lactuca Serriola, o Lattuga selvatica, pianta bienne che si trova lungo le rive dei fossi. E per terza, la Lactuca virosa, o Cavolaccio, pianta bienne che cresce lungo le rive dei fossi e delle strade e che fiorisce in Luglio. Appartengono queste piante alla Syngenesia polygamia aequalis di Linnéo, ed alla famiglia delle Cicoraceae di Jusséu. Come l'odore e il sapore della prima specie di queste piante sono appena marcati, divengono più sensibili nella seconda, intensissimi nella terza; così le azioni medicamentose di queste tre specie di Lattuga vanno gradatamente aumentandosi, sicchè nella terza sono fortissime. Quindi il genere loro d'azione non è diverso che per gradi. La Lattuga coltivata è leggermente lassativa e narcotica, unendo a queste proprietà quella di nutrire. La Virosa al contrario narcotica in sommo grado, esercita sui tessuti viventi un'azione intensissima dimodochè possiamo da questa riprometterci effetti più pronti e più sensibili. La proprietà narcotica della Lactuca virosa è tanto forte da emulare per poco quella dell'oppio, [33] avendo ancora il suo succo, lo stesso odore, lo stesso sapore; ma agisce però sul cervello a guisa degli estratti di Giusquiamo, e di altre piante della famiglia dei Solani: ed è perciò la Lactuca virosa collocata nella schiera dei controstimoli. Della Lactuca virosa non si usa che l'Estratto, detto Tridace, Succo concreto di Lactuga, Lactucario, Lactucina, Succus spissatus Lactucae off. (m).

Io ordinai alla mia ammalata, che prima solo due pillole prendesse di detto succo, poi se continuava quattro, e in fine sei: perchè il citato Sig. François nella sua memoria ci fa conoscere, che lo stomaco si accostuma prestissimo alla sua azione, ed è necessario raddoppiarne rapidamente la dose, ed interromperne l'uso per uno o due giorni, con l'avvertenza che alla nuova amministrazione conviene ricominciare dalla prima dose. [34]

Ritenendo che le funzioni digerenti nell'ammalata in discorso fossero indebolite in stato di languore, e avessero bisogno di un poco d'energia: io le feci prendere l'estratto della Quassia col ferro Solfato. Detti in primo luogo la preferenza alla Quassia, perchè, oltre essere nel novero di quelli amaricanti che sono più omogenei alla maniera di sentire allo stomaco, amaro per eccellenza, amaro tonico così detto, non produce irritamento alcuno. Anche sopra me stesso l'ho riscontrato il migliore rimedio per rianimare le difficili e illanguidite digestioni. Perchè al Quassia come ad ogni altro farmaco non può darsi succedaneo, quantunque molte altre piante ci diano il principio amaro; poichè in questo si ha isolato, mentre nell'altre è misto ad altri agenti farmaceutici, non indifferenti all'economia animale: chè la sua azione si deve solo al suo principio amaro detto Amarino, il quale senza irritare o stimolare, anche spinto ad altissima dose, senza alterar punto la circolazione, ne della più piccola cosa la temperatura animale, senza portare insomma il minimo disturbo nell'altre parti del nostro corpo; aumenta l'appetito, accresce le forze gastriche, fa cessare ogni molesta sensazione di languore di spossatezza, e rende così la primera energia agli stomachi fiacchi, soverchiamente intristati per digiuno per patema per veglia per morbo. In fine detti la preferenza al Solfato di ferro, poggiato pur qui all'esperienza fatta sopra me stesso; all'aver osservato che ridona la freschezza della gioventù alle don[35] ne pallide per clorosi, che rassoda le carni avvizzite, che comunica un certo grado d'appetito di vigore di Sanita, che il sangue dietro al suo uso, si fa più spesso più florido più rosso, dirò così più ossigenato più animalizzato, che qualunque piccola ferita o piaga prodotta all'esterno in coloro che facevano uso di questo farmaco, prontamente si cicatrizzava (n). Tutte queste cose insomma e molte altre portandomi a ritenere che il Ferro produca quasi un cambiamento chimico nella natura del sangue, correggendo i difetti di composizione di questo animale liquore (non essendo alieno, quando è solfato ad accordarli ancora una leggera azione astringente), l'amministro tutte le volte che credo dover provvedere alle perdite nella nutrizione, e che vi è bisogno, quasi direi, di correggere specificamente la natura del sangue alterata. Ecco esposte le ragioni, le quali m'indussero a propinare i detti farmaci alla mia ammalata; afine di ritorla al più presto pos[36]sibile da quello stato critico che si frappone fa la malattia e la salute, che convalescenza addimandasi; stato, il quale io credo, che se non la merita maggiore, richiede egualmente che la malattia, tutta la cura e tutta l'attenzione del Medico, fino al completo ristabilimento, per vedersi interamente, come in questo caso, coronati i proprj voti.

Sembrerà forse che io anche di troppo mi sia esteso, mentre pare a me di non aver parlato abbastanza. Conciossiachè, come io bramo per quanto è possibile, che di tutto mi si renda ragione; così credo essere obbligo mio di sempre rendere agli altri minuto conto d'ogni mio operato. Si potrebbe dimandare per ultimo quale è stato lo scopo di questo scritto? Brevemente risponderò due averne già accennati nella prima parte, e quì aggiungerò che io ritengo essere ogni Medico obbligato, quando crede aver fatta qualche buona e rara osservazione, a renderla di pubblica ragione, perchè altrimenti, come ho fatto conoscere nel principio di questo lavoro, non esisterebbe in oggi la Medicina, e non sarebbe al grado di scienza. In fine perchè si voglia dai Chimici tenere nelle loro Farmacie questo eccellente farmaco, il succo condensato, secondo i metodi da me descritti della Lactuca virosa, onde il Medico possa avere a sua disposizione, questo rimedio di una tenuissima spesa, che oltre l'essere stato vantato, come abbiamo veduto, in molte malattie, oltre potersi adoperare in quei casi nei quali l'oppio riuscirebbe no[37]civo per l'azione sua stimolante; sappiamo essere il vero specifico della Cardialgìa.

Quando io potessi ottenere che per mezzo di questo debole scritto, un'altro mio simile fosse da malattia perfettamente liberato; io mi chiamerei contento soddisfatto e a dovizia ricompensato. Se poi alcuno credesse non ritrovare con l'immortale Zimmermann: che un Medico che mostri agli altri la cura delle più comuni malattie sopra buone osservazioni, fa per la società assai più d'un altro, che tenga conto di sole osservazioni rare, le quali comecchè abbiano il loro pregio in una accademia, sovente però non valgono nulla sulla bilancia della ragione.


Note
(a) - Tutti i Medici Greci hanno seguito un tal metodo; e Zimmermann pare dice averlo trovato nella sua pratica vantaggiosissimo.

(b) - E' vero che secondo Zimmermann, di ogni medico che questa storia leggerà, dovrebbe il giudizio essere differente, perchè egli dice vi ha il Medico che vede tutte le circostanze di una malattia, il Medico che nulla vede, quelli che vede solamente per metà, e l'altro che non ravvisa che i suoi pregiudizj; e allora ne scenderebbe per legittima conseguenza, che a me sarebbe impossibile incontrare il genio e l'approvazione di tutti.

(c) - Ora; sono pochi giorni, essendo andata soggetta a disturbo morale, per troppa sensibilità, nuovamente l'accesso si presentò con tutta la sua imponenza; ma due altre pillole di quel succo, che ella riguarda come un nettare miracoloso, lo fugarono interamente.

(d) - Infatti alla corte di Cosroe in Persia si trovava per primo medico, un certo Uranio empirico, senza coltura e senza spirito. Tessalo ai tempi di Nerone, era il Medico il più ignorante, e il più vile impostore e cortigiano; e secondo che ne dice Galeno, era il più stimato, ec. Ec. Agatia storico ci rende ragione di questo fenomeno, dicendo: che noi sentiamo in noi stessi una segreta inclinazione, un non sò qual'amore per lo spirito che più rassomiglia al nostro, ed una avversione contro quello che ci è superiore.

(e) - Plinio disse: che ogni balordo quando abbia detto che è Medico, ha fatto tutto quello che è necessario per essere creduto tale: Bacone il gran cancelliere d'Inghilterra: che al letto dell'ammalato trionfa spesso l'impostura, e il merito resta svergognato. Freind poi in una lettera a Mead dice: la stima in medicina non viene dispensata che alla plebe dei Medici.

(f) - Ogni uomo di genio, dice Bacone, che abbia in mente la storia di tutte le negoziazioni di stato, e che nei casi particolari possa impiegare le nozioni generali che da esse derivano, sarà certamente a portata di servir lo stato meglio del politico ciarlatano, il quale è stimato un gran politicone, perchè appartiene alla luminosa folla dei pedanteschi Giuristi, o perchè è passato per gli uffizj di tutti i tribunali: mentre tali uomini non hanno di ministri che la semplice pratica e la boria, e pieni di confidenza in loro stessi, mancanti dello spirito d'osservazione, non sapendo penetrare il cuore umano di tutti i suoi laberinti, imbevuti delle loro adottate idee, fabbricano in aria sistemi, perchè non conoscono nè la natura, nè l'uomo.

(g) - Un acuto Arabo Rhazes ha detto: io vorrei che un Medico non avesse mai veduto un'ammalato, piuttosto che non sapesse tutto ciò che hanno detto e scritto gli antichi. L'erudizione potrebbe bastare anche senza la pratica, ma la pratica senza l'erudizione non mai, dice Zimmermann.

(h) - Un gran Filosofo ha detto: un erudito di memoria, può essere infinitamente dotto e altrettanto sciocco. Questi eruditi leggono sempre, e guai che pensino una sola volta!

(k) - Così di Temistocle gran capitano dei Greci racconta Tullio: che ancor dormendo amaramente invidiava al suo competitere Milziade i trofei. Così di Marcello gran capitano dei Romani, narra Plutarco: che ancor dormendo affidava il suo inimico Annibale all'armi. E così si sà di Salomone: il quale quantunque in sogno interrogato da Dio che grazia volesse, unicamente addimandò la Sapienza, perchè unicamente di questa aveva bràma mentre egli vegliava, ec. ec.

(i) - In fati Magendie ha osservato che qualunque fosse la parte che prima riceveva l'applicazione del tartaro emetico i primi accidenti occorrevano sempre nello stomaco e l'intestina molto infiammate; sciolte le cantaridi nell'olio e versate sopra di una ferita; si è trovato nel necroscopia la vescica orinaria notabilmente infiammata.

(l) - Siccome il succo condensato di Lactuca Virosa non si trovò in alcune delle nostre Farmacie, l'abilissimo Chimico Sig. Zeri prese la pianta al nostro giardino Botanico, e avendone estratto il succo con la semplice contusione, per mezzo dell'evaporizzazione spontanea ne ottenne il condensamento.

(m) - Il miglio metodo per ottenere questo succo condensato è proposto dal Sig. Probart di Londra. Suggerisce egli ferire, avanti l'epoca della fioritura, un pollice dall'estremità lo stelo della Lattuga, collocare un pezzo di tessuto di cotone al piede della pianta per raccorre il succo che gemerà dalla ferita fatta. Allorchè i pezzi di cotone si trovano ben intrisi, si pongono in un vaso che contenga una piccolissima quantità d'acqua. Quando quest'acqua è convenientemente carica di questo succo, si versa in tante tazze o piatti di majolica o di porcellana, e si lascia evaporare all'ordinaria temperatura. Dopo qualche ora si trova il succo di Lattuga secco aderente al fondo del vaso. Il secondo è proposto dal Sig. Caventon. Consiste questo nel raccogliere la Lattuga all'epoca vicinissima della di lei fioritura di sfogliarla leggermente, contunderne li steli per spremerne il succo, e poi farlo evaporare ad una temperatura che non ecceda il 30.° o 35.° fino a consistenza di succo condensato.

(n) - Si noti che qualunque sia la preparazione, io non conto e non parlo che delle proprietà medicamentose e salutari del Ferro: e se intanto in questo caso l'ho amministrato salificato, dall'acido solforico, perchè lo ritengo sotto questa forma di più facile propinazione, e di un'azione più viva più pronta più spedita; essendomi del tutto indifferente sotto qualunque forma o preparazione si voglia dare, purchè ad alterare non si vengano le sue qualità chimiche. Infatti conosceva bene che poteva impunemente unirsi, ancora così preparato, all'estratto acquoso concentrato del quassia, perchè sapeva non contenere questo alcun principio astringente, il quale di molto altera le proprietà Chimiche e in conseguenza l'azione medica del Ferro.