La kawa
Louis Lewin
In: Louis Lewin, Phantastika, 1928, Vallardi Ed., Milano, pp. 261-272
I numerosissimi arcipelaghi, che si trovano nell' Oceano Pacifico, richiamano l'attenzione dello scienziato forse più che non faccia il Continente australiano. Poiché si presenta a proposito di essi la domanda: poiché la natura nella sua meravigliosa energia creatrice fa crescere anche in essi delle piante dotate per l'uomo di proprietà narcotiche e voluttuarie, i loro abitanti, che isolati su piccoli tratti di terra conducono una vita puramente vegetativa, sono riusciti per istinto ad ottenere da quelle piante dei prodotti capaci di trasportarli dalla uniformità dell'esistenza quotidiana, riempita di attività puramente animali, in uno stato di sensazioni piacevoli, di tutt'altra natura? Non solo questa domanda riceve una risposta affermativa in quanto che in quelle isole cresce ed è usato il piper methysticum, che io ho studiato pel primo (1), ma risulta anche confermato il fatto, di cui io già ho parlato a proposito della diffusione dell'uso di queste sostanze, che, cioè, nulla può impedire il diffondersi dell'uso di un narcotico, neppure l'ondoso mare coi suoi pericoli, che sono specialmente gravi per quegli isolani. I narcotici soggiogano non solo gli uomini ma anche i mari. Un tratto tipico dell'Oceania, cioè di tutti quegli sciami di isole che si riscontrano fra l'uno e l'altro tropico su un'estensione di 66 milioni di chilometri quadrati, è la presenza della kawa o piper methysticum, il pepe inebbriante. Chi ha insegnato ad usare questa pianta come vien usata colà, cioè nel modo più opportuno? È questo un problema insolubile, quali se ne danno molti in questi campi di ricerche!
Il pepe inebbriante, del quale parecchie varietà vengono accuratamente coltivate, è detto kawa o kawa-kawa o ava o yangona. Esso cresce a un'altezza di 150-350 metri s. l. d. m., ed è un arbusto d'aspetto pittoresco, che forma delle fitte boscaglie. Il suo sviluppo è lento, simile a quello del bambù.
La parte più importante dell'arbusto è la radice. Essa è nodosa, grossa: le sue ramificazioni, lunghe persino due metri, sono in forma di viticcio e qua e là finiscono a filo: allo stato fresco sono di un color grigio-verde, allo stato secco d'un color grigio bruno chiaro. Allo stato fresco la radice pesa circa 1-2 kg. Se si toglie la scorza, diventa visibile una rete di fibre legnose che in parte è ripiena di una sostanza cellulare bianco-giallastra, molle. Alla sezione la radice allo stato fresco è di color bianco-giallastro o bianco-grigio, o giallo citrino o roseo, a seconda della varietà della pianta. La parte centrale della radice è molle, con pochi fasci del legno. La massa, che è compresa da questi fasci, è molle, spugnosa, e la si gratta via facilmente colle dita.
Distribuzione geografica della kawa e dell'uso di berla
Nella plaga degli arcipelaghi australiani, che si estende per oltre venti gradi di latitudine, vivono due gruppi di popolazioni indigene. Nella zona mediana, che ha per confini al nord la Nuova Guinea, l'arcipelago della Luisiadi, le isole Salomone e l'arcipelago della Nuova Britannia, cui si connettono più al sud la Nuova Caledonia e le Isole Loyalty, ad est le Nuove Ebridi, le isole Santa Cruz, le isole Fidji e al sud la Nuova Zelanda, vivono, ad eccezione che sulle due isole di questa, degl'indigeni dai capelli crespi e dalla pelle di tinta scura, melanesiani o papua. Nelle zone esterne e nelle isole sparse, che comprendono fra l'altro le isole Caroline, Marianne, Gilbert, Samoa, Tonga, Marquesas, della Società, Futuna, Hervey, Austral, Paumotu, vivono delle popolazioni dai capelli lisci e colla pelle di tinta chiara, micronesiani e polinesiani. Secondo alcuni la kawa vien coltivata ed usata solo nelle isole che son occupate da popolazioni a pelle chiara, mentre in quelle abitate dai papua non si trova. Ma questa distinzione non è esatta, poiché ad es. è accertato che la kawa vien usata nella Nuova Guinea, che è un'isola abitata sopratutto da papua, mentre nelle isole Tokelau e in varie altre abitate da tribù a pelle chiara la kawa non si è potuta ritrovare.
Le ricerche che io ho fatto sulla distribuzione geografica del piper methysticum e sull'uso di esso hanno dato i risultati seguenti.
La kawa esiste nella Nuova Guinea. Miklouho-Maclay mi ha inviato una volta una relazione sulla bevanda inebriante keu, che in occasione delle feste vien preparata da tutti gli abitanti maschi dei villaggi, col piper methysticum: l'uso di essa è permesso solo agli adulti.
L'uso di essa si ritrova non solo sulla Costa Maclay, alla Baia dell'Astrolabio, al Porto Finsch, ma anche sul Fly River e molto probabilmente più in là verso l'est e il sud.
Nelle Caroline molte culture di kawa sono state distrutte dai missionarii, e colà l'uso di berla è stato molto ristretto. Però esso esiste ancora nelle Isole Salomone; la pianta si ritrova nella Nuova Caledonia, ma colà non ne vien fatto uso. Nelle isole Nuove Ebridi concorrono l'uso della kawa e quello del betel. La kava vien bevuta a Tanfo, Erromango, Meli, e più ad est a Rotuma ed anche nelle isole Futuna.
La bevono gli abitanti delle isole Fidji, ed ogni mattina quelli delle isole Tonga. Le fanciulle triturano le radici della pianta fra pietre.
I Samoani bevono la kawa moderatamente, ma la coltivano così estesamente che possono esportarla. Così nel 1908 ne hanno esportato 34.350 kg., e nel 1909 ancora 16.299 kg. sebbene in quell'anno gran parte delle culture sia stata distrutta da un'eruzione vulcanica.
A Wallis (Uvea) si trova una buona qualità della pianta, ma i missionarii hanno sradicato l'uso della bevanda.
La kawa si trova nell'Arcipelago di Cook e nelle isole Tubnai: nelle isole della Società essa era coltivata all' epoca di Cook (1768). Nelle isole Tahiti la cultura di essa è cessata da molti anni: già verso il 1830 non era quasi più possibile trovarne un esemplare: parecchi indigeni non conoscono la pianta neppure per nome. Solo nell'interno di Tahiti se ne trovano pochi esemplari a steli sottili, rattrappiti: lo stesso dicasi per le isole di Raiatea e Moorea.
La kawa si trova nelle isole Tuamotu: essa si trova in quasi tutte le undici isole che formano l'arcipelago delle Marquesas, e vi vien ampiamente coltivata e usata come droga voluttuaria.
Anche nelle isole Sandwich vi sono delle culture di kawa, ma, per quanto sembra, esse, come pure l'uso delle bevande, recentemente hanno perso terreno in confronto delle bevande alcooliche.
In sostanza la cultura e l'uso della kawa hanno per limiti geografici, con poche eccezioni, le isole poste fra i due tropici, cioè si estendono fra 23° lat. N. e 23° lat. S. e fra 135° long. E. e 130° long. O.
Preparazione e modo d'uso della bevanda kawa
La kawa era così intimamente connessa colla vita politica, religiosa e sociale degli isolani dell'Oceano Pacifico e figurava in tal modo in ogni impresa pacifica e guerresca, dei singoli o delle collettività, e in occasione di ogni avvenimento fausto o triste, che non v'è da meravigliarsi se è stata fatta menzione di essa e del suo uso già da parecchi dei primi scopritori di quelle isole. Si aggiunga che la kawa era tenuta in gran pregio dagli stregoni e dai medici degli indigeni, come farmaco, poichè l'uso di essa non solo produce subito l'euforia ma è anche in grado di produrre l'analgesia.
I missionarii hanno fatto di tutto, dappertutto, per sradicare l'uso della kawa, il che assai probabilmente non ridondò a beneficio degli isolani. La crociata violenta, che i missionarii presbiteriani hanno condotto contro la kawa non è giustificata in alcun modo; essa ha rivelato in grande misura la assenza di intelligenza dei missionarii, che certamente nel vecchio tempo se la son presa con molti altri usi locali. Ragione, velati il volto!
Non si son dimostrati altrettanto ostili alla bevanda kawa i missionari anglicani. Non v' è dubbio che lo stato fisico e psichico degli isolani è stato danneggiato e vien danneggiato ancor oggi dall'alcool estremamente più che non lo fosse dalla kawa. Col diffondersi dell'alcoolismo cronico si sono introdotti per la prima volta ad es. nelle isole Tahiti il delitto e la miseria, come hanno ben rilevato certi missionari. Già all'inizio dello scorso secolo l'alcool onnipotente ha incominciato a sostituirsi alla bevanda kawa: anzi la conoscenza del modo di produrlo per fermentazione con materiale contenente zucchero ha qua e là condotto alla preparazione di prodotti indigeni della stessa specie. Così ad es. nelle isole Marquesas vien preparata l'acquavite colla fermentazione del latte di cocco.
Prima dell'arrivo dei missionari della raccolta della kawa venivan fatte tre parti: la migliore era riservata agli dei maligni, era tabu, cioè sacrosanta; la seconda agli atuas, gli dei del sonno; la terza alla famiglia. Dunque come per l'uso di altre sostanze narcotiche suddescritte, si ritrova che all'uso della bevanda kawa si connettono delle concezioni religiose. Oggi in generale la parte agli dei non vien fatta più: solo nelle isole Samoa e Wallis alcune famiglie mantengono riservato ai vecchi dei il frutto d'un piccolo pezzo di terra: in qualcuna di esse le culture di kawa son proprietà comune e alla raccolta partecipa ogni famiglia.
Spesso le feste iniziano col consumo della bevanda kawa. Ad es. ogni volta che vengon piantati alberi nuovi si fa un banchetto a base di kawa, nei convegni con altre tribù, nelle riunioni per discutere degli affari pubblici, nei ritrovi amichevoli o se si ospita un forastiero, la bevanda kawa vien usata a scopo voluttuario, per rendersi di buon umore; inoltre essa vien usata per combattere i dolori e come calmante nei casi di malattia o di prostrazione delle forze.
In alcune isole vien bevuta regolarmente, come da noi il caffè o il thè. In certe isole sperdute nell'Oceano Pacifico anche agli Europei quando vengono ospitati dagli indigeni vien fatta bere la kawa. Cook ha visto gl'indigeni berne più volte, nella mattinata. I Samoani la bevono sempre prima dei pasti, non mai dopo: i samoani vecchi ne bevono una tazza tutte le mattine prima di alzarsi. Talora delle bevute di kawa vengon fatte in comune alla luce delle fiaccole: in Wailewa esse vengono organizzate a beneficio dei forestieri. In certe tribù pagane v'è chi beve la kawa da sei a otto volte ogni giorno.
Anche molti Europei che vivono in quelle isole usano bere la kawa: nelle Fidji quest'uso è diffuso nelle classi basse della popolazione bianca mentre nelle classi più alte astenersene è considerato come un segno di rispettabilità.
Alle Nuove Ebridi pel consumo della kawa havvi, vien riferito, una speciale casa comune, che di solito è posta presso un albero di banana. Colà si recano al tramonto gli uomini, per bere una tazza di kawa. Allo stesso scopo serve nelle isole Samoa un posto aperto pubblico nelle vicinanze di un albero di banana. In altre isole pare che sia destinata allo stesso scopo una capanna qualsiasi. Il cerimoniale col quale viene preparata e consumata la bevanda kawa è diverso non solo nei vani arcipelaghi ma in parti diverse della stessa isola.
Ad es. nelle parti montuose delle isole Fidji le melodie dei canti mekege, con cui è accompagnata la preparazione della yangona, e i movimenti, che eseguiscono frattanto i cantori, son diversi da quelli in uso alla costa. In alcuni posti il costume dura da tempo immemorabile. In altri per l'influenza livellatrice della cultura dilagante è residuato solo il piacere di bere mentre il cerimoniale è scomparso o è stato molto ridotto. I samoani nelle bevute pubbliche di kawa invocano dagli dei salute, vita lunga, buone messi e guerre fortunate. Di solito da tali festini pubblici le donne son escluse. Invece nelle isole di Samoa ed in altre si è visto che vi partecipano. In Waja (all'ovest di Viti Levu) e nelle isole Tonga le donne si raccolgono a bere la kawa in ritrovi, donde gli uomini sono esclusi.
Le radici vecchie o recenti vengon liberate dalla scorza e poi tagliate in pezzetti. Poscia incomincia il processo della masticazione: questo metodo, ch'è il più diffuso, proviene dalle isole Tonga; nelle isole Fidji le radici vengono invece contuse: è però un metodo di nessun valore.
Gl'individui scelti per praticare la masticazione prima si puliscono le mani e la bocca. Sono di solito giovani o fanciulli con buoni denti: spesso vengono loro in aiuto le donne. Alle isole Fidji quando una bevuta di kawa vien fatta senza cerimoniale, sono di solito le fanciulle che masticano la kawa, e mescono la bevanda cantando. La masticazione vien fatta lentamente e solennemente, finché ciascun pezzetto di radice è ridotto a un detrito fibroso sottile. Il succo che si accumula in bocca non deve venir inghiottito.
Alcuni bianchi e meticci nelle stesse isole non usano già insalivare e masticare le radici, ma le sfregano su un ferro apposito o le macerano in acqua: ma la bevanda, che così si ottiene, a quanto vien riferito, è meno buona: si dice che un infuso acquoso delle radici contuse sta alla kawa ottenuta per masticazione come il vino di ribes sta allo Champagne.
In generale si contano due bocconi per ciascun individuo.
Tostochè la masticazione è finita, ciascuno si leva il boccone dalla bocca e lo pone in un vaso di legno fatto di un solo pezzo, che contiene da 2 a 6 litri. Poscia vi si versa sopra la quantità di acqua richiesta: un uomo agita il tutto, colle mani, per alcuni minuti: già allorché si versa l'acqua o quando si fa la mescolanza incomincia il cerimoniale, che è diverso nelle diverse isole e consiste nell'invocare gli dei, i defunti, ecc. Dopochè l'acqua è stata in contatto coi pezzetti masticati di kawa, pel tempo richiesto, la massa vegetale vien isolata dal liquido. Ciascun indigeno ha la sua tazza, che di solito non è che un mezzo guscio di noce di cocco: essa vien riempita della bevanda, che vien bevuta pure con cerimonie.
La kawa assomiglia alla vista a un infuso di caffè con latte. È d'un color grigio bruno o grigio bianco sporco, sopratutto se la si agita e quindi vi si fa così diffondere il sottile detrito vegetale grigio-giallo, di cui una parte rimane anche dopo la filtrazione quale la praticano gli isolani. Se il detrito è poco o se la bevanda vien decantata, essa è di una tinta bruna, chiara ovvero scura.
Il sapore della bevanda varia a seconda del modo di preparazione: è dolciastro o amaro assai, aromatico o piccante, saponaceo o astringente. Le differenze nel sapore dipendono dalla maggiore o minore accuratezza con cui sono stati asportati i detriti di radice insolubili.
La bevanda contiene in soluzione quantità assai piccole delle sostanze attive, sapide. Specialmente ha importanza la presenza delle sostanze resinose, di cui dirò fra poco: quanto più esse sono abbondanti tanto più intenso è il sapore.
Sembra che un'assuefazione allo speciale sapore della bevanda non accada, perché Cook ha visto che gli isolani dopo averla messa in bocca facevano delle smorfie e si scuotevano.
Sostanze attive della pianta e loro modo di azione
Prima che io intraprendessi le mie ricerche si riteneva generalmente che il segreto dell'azione della bevanda stesse nel suddescritto modo di prepararla: cioè la saliva trasformerebbe in zucchero, colla masticazione, l'amido esistente nella radice, e lo zucchero si trasformerebbe poi in alcool a causa di un fermento. Ma io ho dimostrato che questa opinione è errata in tutte le sue parti, il che non ha impedito che autori recentissimi l'abbiano ripetuta, per ignoranza.
Nella kawa si trova la metisticina (o kawahina), risp, gamma-metisticina cristallina, inattiva, e l'anidride dell'ester metilico dell'acido yangonico, cristallina, inattiva, ch'io ho chiamato yangonina, un lactone colla formula C15 H14O4.
Inoltre vi si trova una quantità di resina, che è la componente attiva. Io ho distinto in essa mediante un metodo speciale due sostanze, la resina di kawa alfa e quella beta, e ho dimostrato che alla a spetta l'azione più forte sull'organismo umano: essa possiede la proprietà di rendere insensibili le mucose, anche quelle oculari, come fa la cocaina.
Inoltre tutte e due le resine hanno delle azioni generali. Se la bevanda kawa è preparata con cura e presa in dosi piccole ha degli effetti leggieri, piacevoli: essa costituisce allora una bevanda leggermente stimolante, il cui uso rende più facile sopportare gli strapazzi: essa rinfresca il corpo dopo gli sforzi gravi, rende chiara l'intelligenza e acuisce le facoltà mentali: ci si sente, dopo averne preso, freschi, allegri e in buona condizione: l'appetito è maggiore, specialmente se si è presa la kawa mezz'ora prima del pasto.
Alcuni viaggiatori la preferiscono allo sciampagna ma ritengono che le sue azioni si sentono al completo solo nei climi caldi.
Se delle sostanze attive vien introdotta una quantità sufficiente si hanno degli effetti narcotici speciali. Nella prima relazione dei viaggi di Cook è detto, che avendo alcuni marinai bevuto la kawa si ebbero in essi gli stessi effetti di una forte dose di una bevanda alcoolica o piuttosto uno stato di sonnolenza qual è dato dall'oppio.
Se le dosi non sono state troppo alte non ha luogo eccitazione fisica o psichica alcuna, ma il soggetto prova un senso di spensieratezza gaia e di contentezza: è una vera euforia; e insieme la capacità del lavoro muscolare è aumentata; la favella è facile e libera, i sensi della vista e dell'udito sono acuiti. La bevanda svolge un'azione psichica nel senso che il soggetto non diventa già irritabile, cattivo, accattabrighe, come per l'azione dell'alcool, ma anzi più mite. Gli indigeni e i bianchi la considerano come un farmaco calmante nei casi di disgrazia. La coscienza e l'intelligenza rimangono normali.
Se vengon prese delle dosi più grandi le membra si rilasciano, i muscoli non obbediscono più come di norma alla volontà, il cammino diventa lento e incerto, il soggetto pare semi-ubbriaco; sente il bisogno di mettersi coricato: l'occhio vede bensì gli oggetti ma non vuole nè sa fissarli a dovere; così pure l'orecchio funziona senza però voler nè sapere rendersi conto delle sue percezioni. Gradatamente le impressioni oggettive vanno confondendosi: il soggetto si sente preso da una invadente mollezza e da un bisogno di dormire, che vince ogni altro sentimento: prima diventa sonnolento poi si addormenta.
Vari Europei hanno provato anch'essi quest'azione della hawa, che come per incanto paralizza i sensi e infine fa cadere nel sonno.
Spesso l'azione si esaurisce con questo stato torpido, sonnolento, accompagnato da sogni incoerenti e talora anche da visioni erotiche.
Tale sogno, simile all'ebbrezza, cui il soggetto si lascia strappare malvolontieri, se le dosi sono state moderate compare in capo a 20-30 minuti e dura circa due ore, talora però di più, persino otto ore, a seconda del grado di assuefazione. Se la bevanda è concentrata, cioè contiene grandi quantità delle resine suddette, esso si istituisce molto più prontamente. Il soggetto si ritrova addormentato nel luogo stesso, dove ha bevuto la kawa.
Prima di addormentarsi egli è talora preso da un breve tremito nervoso.
Durante il sonno la sensibilità è abbassata.
Ai sintomi suddetti non precede alcuno stato di eccitazione.
La kawa più forte vien preparata a Rotumah. Colà gl'indigeni si prendono lo spasso di ridurre i marinai, che vi sbarcano, in uno stato tale di ebbrezza che essi non son più capaci di camminare nè di stare in piedi e devono venir riportati a bordo di peso.
Si capisce che quegli Europei, che hanno avuto occasione di provare essi stessi le piacevoli azioni della kawa e riescono a procurarsela, ne fanno uso frequentemente. Da varie relazioni risulta che anche gli Europei colti difficilmente sanno sottrarsi a questo kawaismo se ne hanno avuto il godimento una volta.
Nelle isole Fidji parecchi bianchi, di stato sociale basso, vengono regolarmente visti in preda all'ebbrezza da kawa. Non si notano effetti secondarii di esso, o quasi.
Quanto alle azioni di questa passione sulla moralità del soggetto, esse sono pressochè le stesse di quelle delle passioni d'origine consimile, ad es. dell'alcoolismo, del morfinismo, ecc. Cioè il bevitore di kawa se non riesce a prepararsi la bevanda sua preferita è tormentato incessantemente dalla brama di essa. È uno spettacolo deprimente quello di individui vecchi, canuti, che essendo dediti da anni alla droga sono decaduti in ogni senso e vanno da una casa all'altra per mendicare la kawa già preparata, venendo spesso subito scacciati. Fra le conseguenze del kawaismo viene riferita anche la debolezza mentale: nei bevitori inveterati gli occhi, per quanto vien riferito, si infossano, sono fortemente arrossati, infiammati, gocciolanti, lo sguardo è torbido, la visione è alterata. Se havvi un forte dimagrimento, le mani sono tremule sicchè alla fine il soggetto non è più capace di portarsi la tazza alle labbra. Sono state attribuite all'uso della kawa le numerose malattie cutanee che si incontrano negli isolani dell'Oceano Pacifico e specialmente uno speciale processo di desquamazione per cui alla fine la pelle diventa simile alla pergamena. Ma secondo me un tale legame causale non esiste.
Note
1) L. LEWIN, Ueber Piper methysticum (kawa-kawa), Monographie, Berlin, 1886. Berlin. klin. Woch., 1886, Nr. 1.- A lecture on Piper methysticum, Detroit, 1886.